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Centro Internazionale d'Insegnamento : Prendere lo slancio

PRENDERE LO SLANCIO: UNA CORRETTA IMPOSTAZIONE DELLA CRESCITA

Un documento preparato dal
Centro Internazionale per l’Insegnamento
aprile 2003

Nel messaggio del 17 gennaio 2003 ai bahá’í del mondo, la Casa Universale di Giustizia presenta una calzante analisi dei progressi del mondo bahá’í nella promozione del processo dell’entrata in truppe dall’inizio del Piano quinquennale. Partendo dal messaggio del 17 gennaio come punto di riferimento per riflettere sulla nostra «esperienza collettiva», questo documento esamina l’apprendimento che ha reso possibile quell’esperienza e offre ulteriori idee sulla sfida della promozione della crescita sistematica. Il documento è suddiviso in cinque sezioni:

1. UNA VISIONE DELLA CRESCITA
1.1 La classificazione delle aree
1.2 La scelta delle priorità
1.3 Il passaggio attraverso una sequenza di corsi
1.4 Come «stimolare lo spirito d’iniziativa»

2. IL PASSAGGIO DELLE AREE DA UNO STADIO DI CRESCITA A QUELLO SUCCESSIVO

2.1 L’apertura delle aree vergini

2.2 L’introduzione del processo dell’istituto nelle aree emergenti

2.3 La promozione delle aree con un vigoroso processo di Istituto

2.4 Come accelerare l’espansione e il consolidamento nelle aree avanzate

3. IL MIGLIORAMENTO DELLA CAPACITÁ ISTITUZIONALE
3.1 La gestione del processo della crescita
3.2 La revisione delle metodologie amministrative
3.3 L’agevolazione delle iniziative personali
3.4 Come servire molte persone

4. IL CAMBIAMENTO DELLA CULTURA DELLA COMUNITÁ BAHÁ’Í

4.1 L’apprendimento e la progettazione alla base
4.2 Concentrarsi sul tema centrale
4.3 Il potenziamento delle file dei credenti
4.4 Un «orientamento rivolto verso l’esterno»
5. IL MOVIMENTO DELL’UMANITÁ VERSO BAHÁ’U’LLÁH

PRENDERE LO SLANCIO: UNA CORRETTA IMPOSTAZIONE DELLA CRESCITA

1. UNA VISIONE DELLA CRESCITA

Nei due anni trascorsi i credenti e le istituzioni di tutto il mondo hanno concentrato i propri sforzi sull’applicazione della strategia fondamentale del Piano quinquennale per creare una cultura di crescita, una strategia succintamente descritta in un messaggio della Casa Universale di Giustizia:

Il Piano quinquennale… richiede un’attenzione concentrata e sostenuta su due movimenti essenziali. Il primo è il costante flusso dei credenti attraverso la sequenza dei corsi offerti dagli istituti di formazione, al fine di sviluppare le risorse umane della Causa. Il secondo, che riceve impulso dal primo, è il movimento delle aree geografiche da uno stadio di crescita a quello successivo.1

Questi due movimenti sono stati il fulcro dell’esperienza di apprendimento del mondo bahá’í e sono il tema della presente analisi. Il primo movimento ha avuto inizio con la creazione di una rete di istituti di formazione durante il Piano quadriennale. Il secondo si è avviato solo con il Piano quinquennale, quando le comunità nazionali, seguendo le istruzioni della Casa di Giustizia, hanno incominciato a suddividere i loro territori in aree geografiche.

… le Assemblee Spirituali Nazionali hanno proceduto con relativa facilità a suddividere i territori sotto la loro giurisdizione in aree formate da località adiacenti, chiamate aree, usando criteri puramente geografici e sociali indipendenti dalla forza delle comunità locali bahá’í.2

Nel messaggio del Ri?ván 2002 la Casa di Giustizia ha spiegato come l’atto di suddividere il territorio in aree e di classificarle abbia dato alle istituzioni e ai credenti una visione della crescita sistematica: «Questa suddivisione… permette di comprendere un modello di espansione e consolidamento ben ordinati».

1.1 La classificazione delle aree

Ben consapevoli del fatto che talvolta i confini delle aree sono solo una «ragionevole approssimazione»3 che l’esperienza potrebbe indurre a modificare, le Assemblee Spirituali Nazionali hanno classificato le aree in base ad ampi stadi di sviluppo della Fede secondo le indicazioni del messaggio del 9 gennaio 2001 della Casa di Giustizia. A questo proposito la Casa di Giustizia ha sottolineato il seguente punto:

Assegnare un’area a una categoria oppure a un’altra non significa fare il punto sul suo valore. È invece un modo per valutarne la capacità di crescita, per poter poi adottare un approccio compatibile con il suo sviluppo in atto.4

Per promuovere sistematicamente il processo della crescita, le Assemblee Nazionali e i Consigli Regionali Bahá’í hanno cercato di formulare i criteri in base ai quali stabilire quando un’area debba passare da una categoria a quella successiva. Talvolta questi criteri sono stati espressi in mete numeriche, altre volte si è preferita una descrizione qualitativa. La definizione dei criteri minimi per ciascuna categoria è un processo che scaturisce soprattutto dall’esperienza. Nel messaggio del 17 gennaio 2003 la Casa di Giustizia ha descritto l’importanza di questo compito:

… il compito di raffinare i criteri necessari per una corretta valutazione si sta dimostrando una continua sfida per le istituzioni… Ogni rigidità di criteri è ovviamente controproducente, e tuttavia per compiere le valutazioni è essenziale elaborare uno schema ben preciso.5

Dovunque esistano, i Consigli Regionali si trovano in genere nella posizione migliore per stabilire in quale categoria le aree sotto la loro giurisdizione si trovino attualmente. Anche i membri del Consiglio Ausiliare e le agenzie a livello di area possono fornire utili indicazioni in merito. Secondo la Casa di Giustizia, «due criteri sembrano particolarmente importanti» in questa valutazione: la forza delle risorse umane prodotte dall’istituto di formazione per l’espansione e il consolidamento della Fede nell’area e la capacità delle istituzioni di mobilitare queste risorse nel campo del servizio.6 L’essenziale è che le istituzioni valutino periodicamente il progresso compiuto, così che le strategie applicate in un’area siano «compatibili con il suo sviluppo in atto».7 All’occorrenza, si cambia la classificazione dell’area e si stabiliscono nuove priorità.

1.2 La scelta delle priorità

Oltre a classificare le aree in base alla loro capacità di crescita, le istituzioni nazionali e regionali hanno anche stabilito le priorità sulle aree che dovevano ricevere una maggiore attenzione agli inizi del Piano. Talvolta ciò ha comportato l’apertura di aree vergini e la promozione di aree deboli, ma in genere ci si è concentrati sulle aree ben sviluppate dei vari paesi. Quando le istituzioni sono arrivate a capire i vari tipi di strategia necessari per promuovere le aree delle varie categorie, si è anche capito che era vantaggioso scegliere un certo numero di aree promettenti nelle quali le condizioni erano molto favorevoli a una rapida crescita e poi lavorare per introdurvi un programma intensivo di crescita. La seguente guida contenuta in una lettera scritta a nome della Casa di Giustizia a un’Assemblea Nazionale rispecchia i consigli dati in casi come questo:

Un’importante sfida che ora vi si prospetta è quella di fare in modo che una o due aree in Austria raggiungano un livello per cui vi si possano introdurre programmi di crescita intensiva. Questo comporterà soprattutto che aiutiate l’istituto del vostro paese a svilupparsi fino a uno stadio più avanzato, uno stadio nel quale acquisisca la capacità di accompagnare un numero significativo di persone nella sequenza dei corsi fino al punto in cui possano essere formati come facilitatori e moltiplicare il numero dei circoli di studio nelle aree prescelte. Data la recettività mostrata nel passato da alcune minoranze in Austria… è chiaro che fareste bene a scegliere almeno un’area con una larga rappresentanza di quella popolazione.8

A un’altra Assemblea Nazionale, la Casa di Giustizia ha spiegato la necessità di concentrarsi su un certo numero di aree avanzate ad alto potenziale:

In consultazione con i Consigli e con i Consiglieri, avete identificato diverse piccole aree geografiche nelle quali le comunità locali stanno rafforzandosi grazie a un forte processo dell’istituto. Nell’imminenza del secondo anno del Piano, la Casa di Giustizia spera che, se non è già stato fatto, si scelgano due o tre di queste aree e nei prossimi mesi le si facciano oggetto di una speciale attenzione così che giungano presto al punto in cui si possa prevedere di lanciare un programma intensivo di crescita in ciascuna di esse.9

1.3 Il passaggio attraverso una sequenza di corsi

Nel messaggio del 17 gennaio la Casa di Giustizia esamina il principale sforzo nel quale i credenti sono attualmente impegnati:

In quasi tutti i paesi l’attenzione è ora rivolta verso la stimolazione del movimento delle aree prioritarie dal presente stadio di crescita a quello successivo. È divenuto straordinariamente chiaro che il progresso in questo aspetto dipende soprattutto dall’efficacia del processo parallelo che si propone di aiutare un crescente numero di amici a superare la sequenza principale dei corsi offerti dall’istituto che serve l’area.10

L’impulso dato negli ultimi due anni al processo dell’istituto e in particolare al passaggio dei credenti attraverso una sequenza di corsi si è fatto sentire in tutti i continenti. Il numero dei partecipanti che hanno completato almeno un corso della sequenza di base dell’istituto continua ad aumentare, ma il risultato più significativo è che un crescente numero di amici ha superato corsi di livello superiore. Per esempio, a diciotto mesi dall’inizio del Piano quinquennale, oltre diecimila credenti avevano completato il sesto Libro dell’Istituto Ruhi, con un aumento di oltre il 500 per cento rispetto all’aprile 2001 e oltre ottomila avevano completato il settimo Libro dell’Istituto Ruhi, con un’enorme crescita del gruppo dei formatori addestrati. A poco a poco molte comunità nazionali del mondo hanno adottato per la loro sequenza principale di corsi il programma dell’Istituto Ruhi, che è stato formulato nel corso degli anni specificamente in risposta all’espansione su larga scala. Date l’attenzione e le energie dedicate alla promozione del processo dell’istituto in tutte le comunità nazionali, alcuni credenti hanno espresso la propria preoccupazione per l’importanza attribuita alla formazione e all’uso di un programma uniforme. In un così vasto tentativo di far passare tanti amici attraverso un determinato programma, ci si deve aspettare che alcuni non trovino il materiale adatto al proprio stile di apprendimento. A questo proposito, la Casa di Giustizia ha fatto il seguente commento in una lettera scritta a suo nome a un credente:

… le relazioni ricevute da paesi di diversa cultura fanno pensare che molte delle comunità nazionali bahá’í che hanno adottato i libri dell’Istituto li trovano ottimi. È naturale che un programma educativo non vada bene a tutti e che alcuni non desiderino parteciparvi.… Nondimeno, le istituzioni del suo paese hanno scelto di offrire ai credenti certi corsi nel contesto dei loro piani per promuovere il processo dell’entrata in truppe. La Casa di Giustizia è lieta di vedere dalla sua lettera che lei rispetta la decisione e che non vuole fare del suo giudizio una causa di disarmonia.11

In un’altra lettera scritta a nome della Casa di Giustizia, si chiarisce ulteriormente il rapporto fra il singolo credente e il processo dell’istituto:

Non è corretto dire che l’istituto è utile solo ai credenti di recente arruolamento e a quelli che leggono poco. Molti credenti maturi e approfonditi partecipano al processo dell’istituto, sia come studenti sia come insegnanti nei vari corsi, nello sforzo di contribuire direttamente alla promozione dell’entrata in truppe nei loro paesi. Con la loro partecipazione essi hanno approfondito la propria comprensione dei requisiti della crescita e delle azioni necessarie per mantenerla, hanno colto nuovi aspetti delle verità spirituali e hanno sviluppato i propri talenti e le proprie capacità di servizio. Lungi dall’interferire con lo studio degli Scritti, che ciascuno affronta secondo le proprie capacità e i propri bisogni, frequentare un istituto di formazione potenzia il processo. Ma è chiaro che non si richiede che tutti i bahá’í vi prendano parte e ciascuno, in ultima analisi, è libero di scegliere il modo in cui vuole servire la Fede. L’essenziale è che il processo dell’istituto sia sostenuto anche da coloro che non vi vogliono prendere parte.12

Nello stesso tempo la Casa di Giustizia ha spiegato che non si deve assegnare alcun titolo a coloro che studiano nell’istituto o che servono come facilitatori e che gli amici non devono sentire alcuna distinzione basata sulla partecipazione all’istituto:

È del tutto ragionevole aspettarsi che, per quanto riguarda la formazione nell’istituto, alcuni corsi prevedano fra i requisiti il completamento di altri corsi. Ma questa nozione non deve essere trasferita ad altre attività bahá’í e chiaramente in nessun paese si deve fare distinzione fra credenti «formati» e «non formati». È naturale che per alcuni tipi di servizio sia necessario tener conto delle qualifiche dei credenti. Ma tutti gli amici devono poter partecipare agli affari della Fede, indipendentemente dal sapere e dall’esperienza….13

Le comunità che non si sono occupate dei dettagli dei programmi, ma hanno rivolto l’attenzione alla creazione di un sistema hanno imparato più rapidamente a svolgere corsi per un gran numero di amici e a consolidare il processo dell’istituto. Ma all’inizio del Piano quinquennale i credenti di molti paesi non erano andati oltre i primi corsi dell’istituto. Il fatto che le Assemblee Spirituali Nazionali debbano promuovere il processo dell’istituto e concentrarsi con chiarezza sul punto centrale è stato convenientemente descritto in una lettera scritta a nome della Casa di Giustizia a un’Assemblea Nazionale:

Aiutare un gran numero di amici a superare una sequenza di corsi è un compito immane, che richiede di lavorare sistematicamente con un crescente numero di facilitatori, di formare circoli di studio e di provvedere al monitoraggio del progresso dei partecipanti. Gli amici che si occupano del processo devono avere le idee chiare e poter svolgere la loro missione senza distrazioni.14

1.4 Come «stimolare lo spirito d’iniziativa»

Nel corso del Piano quadriennale, le istruzioni della Casa di Giustizia avevano indicato che quando i credenti avrebbero completato i corsi superiori della sequenza, le loro capacità di servire la Fede sarebbero aumentate. Nel messaggio del 17 gennaio questa dinamica è stata confermata:

L’incremento delle attività in tutto il mondo attesta che questi corsi sono riusciti a suscitare lo spirito d’iniziativa che occorre per compiere le diverse azioni necessarie per la crescita di un’area, in qualunque stadio essa si trovi.15

Questo «incremento delle attività» è stato evidente soprattutto nell’aumento dei circoli di studio e di altre attività fondamentali. Secondo i dati disponibili al Centro Mondiale Bahá’í, il numero dei circoli di studi nel mondo è aumentato da 3.600 nell’aprile 2001 a quasi 9.000 nell’ottobre 2002. Nello stesso periodo la partecipazione individuale alle riunioni devozionali e alle classi per i bambini è aumentata dell’80 e del 63 per cento rispettivamente e il massimo aumento percentuale in entrambe le categorie si è avuto nei paesi asiatici. Questa proliferazione delle attività comunitarie è stata per lo più l’espressione di iniziative personali di credenti che hanno tradotto in azione ciò che avevano interiorizzato nei corsi dell’istituto di formazione.

2. IL PASSAGGIO DELLE AREE DA UNO STADIO DI CRESCITA A QUELLO SUCCESSIVO

2.1 L’apertura delle aree vergini

Il rinnovamento dello zelo e dello spirito di iniziativa dei credenti si è manifestato anche nell’apertura delle aree vergini. Sebbene nei primi due anni del Piano quinquennale molti paesi si siano concentrati sulla promozione dei programmi intensivi di crescita nelle aree ben sviluppate, ogni qual volta un’area vergine è stata aperta alla Fede, si sono compiuti intensi sforzi per costruire solide fondamenta per l’espansione sistematica. Memori del fatto che la Casa di Giustizia ha evidenziato quanto sia importante che i pionieri siano «esperti nei programmi dell’istituto», sedici Assemblee Nazionali hanno incoraggiato i pionieri interni (a breve e a lungo termine) che si erano sistemati in aree che non erano ancora state aperte a promuove il processo dell’istituto. In genere, quando le risorse umane hanno incominciato ad emergere, il principale strumento dell’insegnamento in quelle aree sono stati i circoli di studio assieme agli incontri devozionali e ai fireside. Questo fatto è stato accolto con entusiasmo dalla Casa di Giustizia:

Come avevamo sperato, le mete relative all’apertura delle aree vergini sono in via di rapido conseguimento grazie a entusiasti credenti che hanno partecipato ai programmi dell’istituto e, provvisti del sapere e dei talenti acquisiti durante i corsi di formazione, sono andati a introdurre la Fede in una nuova area formando nuove comunità.17

In Canada, l’Assemblea Nazionale ha annunciato la meta di insediare pionieri interni in tutte e nove le aree del paese che non erano ancora state aperte entro il Ri?ván 2002. A tal fine l’Assemblea ha organizzato due campagne nazionali per l’istituto di cinque settimane ciascuna, per cui un totale di trentanove credenti ha completato i libri nella sequenza dell’istituto. Delle nove aree meta sei sono state aperte e cinque dei pionieri sono stati formati come facilitatori entro Ri?ván 2002. Tutte le mete interne sono state raggiunte entro settembre 2002.

Fra le strategie per le aree vergini, è emersa in primo piano quella di incoraggiare i pionieri interni a formarsi come facilitatori e di adottare progetti di pionierismo interno che prevedano di introdurre in quelle aree il processo dell’istituto. Si è dimostrato talvolta vantaggioso identificare le aree meta nelle zone adiacenti ad aree ben sviluppate, perché sono più facilmente accessibili ai credenti che possono facilitare i circoli di studio. Infatti, se nelle aree ben sviluppate si formano molti facilitatori, quando questi amici si propongono per questo tipo di servizio le mete interne sono più facilmente raggiungibili. Le relazioni sul movimento dei pionieri nel primo anno del Piano quinquennale indicano che circa 725 credenti sono andati pionieri nel fronte interno, quasi la metà dei quali nelle Americhe.

2.2 L’introduzione del processo dell’istituto nelle aree emergenti

Le aree che si trovano nel livello di sviluppo successivo, delle quali il messaggio del 9 gennaio dice che hanno «alcune località e gruppi isolati», spesso comprendono una grande varietà di attività bahá’í, a seconda del paese, della storia della crescita dell’area e delle caratteristiche rurali o urbane della zona.

In questa categoria predominano due diverse condizioni. Alcune aree avevano subito in passato una crescita su larga scala senza avere alcuna Assemblea Spirituale Locale funzionante e con ben pochi credenti attivi. In molte altre aree invece, oltre a centri isolati e gruppi, c’erano anche Assemblee Locali funzionanti. Alcune di queste Assemblee avevano soltanto capacità fondamentali, altre invece avevano un’esperienza di lunga data e comunità attive, ma l’attività dell’istituto era minima o del tutto assente. In questi due tipi di aree l’orientamento generale è stato quello di rafforzare il processo dell’istituto, ma gli strumenti e il ritmo sono stati diversi a seconda delle circostanze particolari.

Nelle aree che hanno subito un’espansione su larga scala, un’impostazione che si è dimostrata valida è stata che un gruppo di insegnamento riprendesse i contatti con amici sensibili e a poco a poco introducesse nell’area i corsi dell’istituto. Nel raccomandare questa impostazione a un’Assemblea Nazionale alle prese con la sfida di aree nelle quali si trovavano molti credenti con cui essa non aveva contatti da molti anni, la Casa di Giustizia ha spiegato:

In molti paesi del mondo, se si vuole affrontare questa sfida bisogna concentrare l’attenzione sulle località nelle quali esiste un lungo elenco di credenti, i quali però con l’andar del tempo hanno cessato di svolgere qualsiasi attività bahá’í. Nel vostro caso fareste bene a stendere un programma specifico in base al quale gruppi di insegnanti capaci visitino l’una dopo l’altra tutte quelle località, dedichino un po’ di tempo ai credenti che riescono a trovare e istruiscano le anime ricettive finché non si realizzino le condizioni favorevoli perché l’istituto incominci a offrire i suoi corsi.18

In parecchie comunità nazionali asiatiche, visite di questo genere sono state compiute da credenti che avevano completato il secondo libro nella sequenza dell’istituto. Nel Bangladesh, in India e nelle Filippine, questo sforzo ha portato un certo numero di credenti a frequentare i corsi dell’istituto e le riunioni devozionali e a riattivarsi dopo molti anni. Nella lettera sopra citata, la Casa di Giustizia ha ulteriormente illustrato questa impostazione:

… lo scopo di queste campagne nelle località che sono rimaste dormienti per molti anni non è di trovare tutti i bahá’í il cui nome appare sull’elenco dei credenti e di verificarne lo stato. L’elenco dei nomi deve essere considerato un punto di partenza, che ci dà l’opportunità di incontrare persone disposte ad accettare conversazioni che abbiano un senso, a esplorare realtà spirituali e a imparare sempre più della Fede.19

Nelle aree nelle quali vi sono comunità attive ma manca una forte presenza dell’istituto, alle istituzioni e ai credenti di queste zone si è chiesto di chiarirsi le idee sul ruolo centrale dell’istituto di formazione nello svolgimento del Piano e di dedicarsi a questa priorità. Una volta capito questo concetto, queste aree possono passare molto rapidamente a sviluppare il processo dell’istituto.

In pratica, la promozione del processo dell’istituto nelle aree di questa categoria ha comportato uno sforzo per aumentare il numero dei formatori e dei circoli di studio in modo che un numero maggiore di credenti fosse coinvolto nel processo dell’istituto. Il conseguimento di questo obiettivo si può ottenere in molti modi, a seconda del livello delle risorse umane nell’area – per esempio, per mezzo di pionieri interni a breve termine che facciano da facilitatori, per mezzo di facilitatori provenienti da un’area adiacente che facilitino i circoli di studio, o per mezzo di amici di queste aree emergenti che partecipino ai corsi di formazione o di estensione incentrati nella loro area.

Quando in queste aree si forma un certo numero di circoli di studio, un crescente numero di amici si dedica allo studio dei primi uno o due libri dell’istituto. Ma la Casa di Giustizia ha messo in luce l’importanza di organizzare un sistema che consenta di portare i credenti attraverso l’intera sequenza dei corsi e l’impatto potenziale di questa organizzazione:

La sfida è di ottenere che un certo numero di persone studi non solo uno o due corsi, ma una sequenza di molti corsi mediante un efficiente sistema di educazione a distanza. E se l’istituto ci riesce, si ha un corrispondente incremento del ritmo del lavoro di insegnamento via via che il numero degli amici che si mettono al servizio della Fede cresce. Un costante flusso di nuovi credenti entra così nel programma dell’istituto e in questo modo l’intero sistema è in uno stato di costante espansione.20

2.3 La promozione delle aree con un vigoroso processo di Istituto

Per «assicurare che una o due aree… raggiungano un livello adatto all’introduzione di programmi di crescita intensiva»,21 molta attenzione è stata rivolta a sviluppare altre aree forti e a prepararle alla crescita intensiva. Gli strumenti principali per promuovere queste aree sono state le campagne per l’istituto, gli incontri di riflessione e una graduale moltiplicazione delle attività fondamentali. Quest’ultimo obiettivo è più facilmente raggiungibile se s’invitano i credenti a partecipare a queste attività. Nelle aree di questa categoria l’esperienza delle istituzioni e dei credenti è stata sostanziale e istruttiva

2.3.1 Le campagne per l’istituto

Sebbene il significato di un processo dell’istituto «vigoroso» sia stato interpretato in molti modi, gli sforzi per promuovere il processo dell’istituto nelle aree meglio sviluppate hanno comportato che un gran numero di credenti siano stati portati attraverso la sequenza dei corsi e che il numero dei facilitatori formati sia rapidamente aumentato. Talvolta lo si è ottenuto celermente ed efficacemente per mezzo di campagne per l’istituto, che hanno potenziato gli sforzi già in atto per incrementare il numero dei circoli di studio. In molti casi queste campagne miravano a permettere ai credenti che avevano già completato i primi libri della sequenza, e preferibilmente avevano servito come facilitatori, a compiere un percorso accelerato attraverso i restanti libri. Questo processo ha suscitato un grande entusiasmo e contribuito a creare un discreto gruppo di credenti capaci che hanno incominciato a comprendere «i presupposti della crescita sostenibile».22

Nella Russia asiatica una campagna per l’istituto condotta nei primi mesi del Piano quinquennale ha visto settantasei credenti completare tutti e sei i libri dell’istituto e acquisire la preparazione per fare i facilitatori per tutti i libri della sequenza. Aree urbane come Perth, Australia, Minsk, Bielorussia, Vancouver, Canada, Ulaanbaatar, Mongolia, Karachi, Pakistan e Los Angeles, Stati Uniti, e aree rurali o semi-urbane ben sviluppate, per esempio, nel Cameroon, nella Repubblica Centro-Africana, nel Kenya, in India e in Italia, hanno lanciato campagne di questo tipo e hanno visto un immediato incremento del numero dei circoli di studio nelle aree. La Casa di Giustizia ha commentato questo tipo di impresa:

È molto incoraggiante vedere che il progresso del lavoro [lo sviluppo interno delle aree] è stimolato dal processo dell’istituto di formazione, che è stato notevolmente rafforzato… dalle campagne intraprese in molti paesi per aumentare il numero dei facilitatori formati.23

Nelle zone dove vi sono credenti attivi e approfonditi, quando i membri della comunità si dedicano al processo, le persone superano velocemente la sequenza dei corsi. Un buon esempio di questa dinamica è evidente nell’esperienza dell’Australia Occidentale. In quello stato uno sforzo concentrato sul coinvolgimento di un crescente numero di amici nei corsi degli istituti, aiutato da una serie di campagne, ha portato oltre 1.500 credenti a partecipare ai corsi dell’istituto. In meno di tre mesi il numero dei circoli di studio, ai quali partecipavano anche dei ricercatori, sono raddoppiati da 52 a 103 e in seguito a questo «incremento del ritmo del lavoro di insegnamento»,36 nuovi credenti sono entrati nella Fede. Il numero dei nuovi arruolamenti è stato tre volte maggiore rispetto a quello registrato in ciascuno dei due anni precedenti.

2.3.2 La moltiplicazione delle attività fondamentali

Il passaggio di un’area allo stadio di sviluppo successivo è direttamente legato alla «moltiplicazione dei circoli di studio, delle riunioni devozionali e delle classi per i bambini e all’espansione che essi comportano».24 Con la crescita della riserva di risorse umane formate, è naturale che si abbia anche un incremento di queste e altre attività. Come si è detto, l’attenzione prestata nei due anni trascorsi alla formazione di un maggior numero di facilitatori ha avuto un effetto quantificabile sul numero dei circoli di studio in tutto il mondo. I circoli di studio sono ora diecimila e per di più un terzo dei partecipanti stanno studiando i libri più progrediti nella sequenza dell’istituto. Gli sforzi compiuti per far entrare nel processo dell’istituto nuovi credenti e ricercatori ha creato nelle aree una nuova dinamica. Quando un numero crescente di nuovi dichiarati frequenta i corsi dell’istituto, «tutto il sistema entra in uno stato di costante espansione».25

La crescente riserva di risorse umane generata dal processo dell’istituto ha permesso di avviare un crescente numero di altre due attività fondamentali: le riunioni devozionali e le classi per i bambini.

Le riunioni devozionali incominciano a fiorire, via via che fra i credenti di un’area la consapevolezza della dimensione spirituale dell’esistenza umana cresce grazie ai corsi dell’istituto.26

In varie parti del mondo, gli sforzi speciali per aumentare il numero delle riunioni devozionali spesso incominciano incoraggiando i credenti ispirati dal corso dell’istituto sulla vita spirituale a organizzare personalmente quel tipo di incontri. Un’altro orientamento che ha comportato un’inattesa espansione numerica è stata quello di tenere riunioni devozionali nelle case di non bahá’í, che talvolta organizzano le riunioni essi stessi. Seguendo questo orientamento per un periodo di sei mesi, i credenti della Malesia sono riusciti a decuplicare le riunioni devozionali nelle aree progredite e ad aumentare del 40 per cento il livello della partecipazione.

La moltiplicazione delle riunioni devozionali è avvenuta con evidente facilità sia nelle zone rurali sia in quelle urbane. In soli diciotto mesi, il numero dei partecipanti alle riunioni devozionali è cresciuto di quasi il 200 percento in Asia e del 50 per cento nelle Americhe e in Europa.

Da tutti i continenti sono giunte notizie di un notevole aumento delle classi per i bambini a conferma del fatto che anch’esse sono «un risultato naturale della formazione ricevuta all’inizio della sequenza principale».27 Gli sforzi per moltiplicare le classi per i bambini nelle aree forti dipendono dalla formazione di una buona squadra di insegnanti per tali classi e di solito richiede un’apertura concordata all’intera comunità, perché spesso i bambini bahá’í sono pochi. Il maggiore incremento nelle classi per i bambini è stato registrato in Africa, dove il numero è quasi raddoppiato fra l’aprile 2001 e l’ottobre 2002.

Si è visto che la moltiplicazione delle attività fondamentali nelle aree ben sviluppate, scaturita da una maggiore iniziativa personale, è un importante passo avanti verso un programma di crescita intensiva. Come ha scritto la Casa di Giustizia:

La coerenza così conseguita grazie all’instaurazione dei circoli di studio, delle riunioni devozionali e delle classi per i bambini fornisce l’impulso iniziale per la crescita delle aree, un impulso che prende forza con il moltiplicarsi di queste fondamentali attività.28

2.3.3 Gli incontri di riflessione

Uno strumento naturale per la moltiplicazione delle attività fondamentali sono stati gli incontri di riflessione. Questi incontri a livello di area sono stati particolarmente validi nelle aree ben stabilite dove esiste una crescente riserva di risorse umane. In questi incontri le istituzioni e i credenti, molti dei quali partecipano al processo dell’istituto, studiano i documenti pertinenti del Piano quinquennale, condividono esperienze e si consultano sui risultati e sulle forze all’interno dell’area. Evitando «piani grandiosi ed elaborati»,29 gli amici ottengono un consenso sulle mete a breve termine che rispecchia gli impegni di iniziative personali e di azioni collettive emersi dalla consultazione. In genere queste mete sono incorporate in un calendario di attività che diventa il quadro di riferimento dei due o tre mesi successivi. In molte aree del mondo, l’organizzazione di incontri di riflessione produttivi e piacevoli è divenuta un importante elemento di apprendimento.

2.3.4 Come raggiungere tutti gli abitanti

Ciò che ha aiutato le aree con un forte processo di istituto a entrare nel successivo stadio di sviluppo è stato lo sforzo che i bahá’í hanno compiuto per aprire le loro comunità al pubblico e per guidare alla Causa un crescente numero di anime pronte. In alcune di queste aree avanzate, molti dei partecipanti al primo corso dell’istituto erano ricercatori.

È dunque evidente che l’approccio sistematico alla formazione ha aperto ai bahá’í una strada verso la società che li circonda, per condividere il messaggio di Bahá’u’lláh con amici, familiari, vicini e collaboratori ed esporli alla ricchezza dei Suoi insegnamenti. Questo orientamento verso l’esterno è uno dei frutti più belli dell’apprendimento in atto fra tutti i credenti.30

A questo proposito la Casa di Giustizia richiama l’attenzione sulle promettenti opportunità offerte dalle riunioni devozionali e dalle classi per i bambini:

Una volta aperte alla comunità più estesa, grazie a una varietà di strumenti ben congegnati e ingegnosi, le due attività attraggono un crescente numero di ricercatori che, il più delle volte, sono desiderosi di partecipare ai fireside e ai circoli di studio. Molti poi arrivano a dichiarare la propria fede in Bahá’u’lláh e fin dall’inizio vedono il proprio ruolo nella comunità come quello di attivi partecipanti a un dinamico processo di crescita.31

Dall’Alaska all’Australia, dall’Irlanda all’India, i bahá’í hanno prodotto geniali opuscoli per attrarre i ricercatori alle loro riunioni devozionali. Familiari, vicini di casa e perfino persone che hanno risposto ad annunci sui quotidiani si sono uniti ai bahá’í per recitare preghiere e leggere brani delle sacre Scritture, spesso sottolineati da musiche e seguiti da rinfreschi. Relazioni pervenute dal 75 per cento delle comunità nazionali indicano che a tutto ottobre 2002, dei partecipanti alle riunioni devozionali circa 12.000 – il 20 percento – non erano bahá’í.

Una forma altrettanto valida di apertura all’esterno è stata l’estensione attiva delle classi per i bambini bahá’í alla comunità esterna. Genitori di ogni provenienza e strato sociale condividono il desiderio di guidare i figli verso una vita migliore. La risposta alle offerte dei bahá’í di fornire un’educazione spirituale ai bambini della loro zona è stata estremamente incoraggiante. In base ai rapporti pervenuti dai due terzi delle comunità nazionali, oltre 27.000, ossia il 40 per cento dei bambini che oggi frequenta le classi bahá’í provengono da famiglie non bahá’í. In paesi come il Botswana, il Lesotho, la Repubblica Dominicana, il Nicaragua, Panama, il Paraguay, Puerto Rico, le Isole Andamane e Nicobare, il Myanmar, il Nepal, la Tailandia, le Isole Marianne, l’Albania e la Romania, in ottobre 2002, il 75 percento o più dei partecipanti alle classi per i bambini provenivano da famiglie non bahá’í.

L’esperienza nello stato del Tamil Nadu in India è un esempio di un metodo che ha avuto successo. Alcuni bahá’í che avevano completato nell’istituto la formazione per insegnanti delle classi per i bambini hanno visitato alcuni villaggi selezionati nella loro area e hanno tenuto pubblici incontri durante i quali hanno presentato al pubblico, servendosi di sketch e manifesti, i pericoli che circondano i bambini nella società moderna e l’importanza dell’educazione spirituale. Decine di genitori hanno iscritto i figli alle classi bahá’í, con un conseguente enorme aumento delle classi per i bambini nelle aree meta. In cinque aree, nelle quali prima ce n’erano solo ventotto, le classi sono poi salite a 136.

I risultati sono stati altrettanto incoraggianti anche quando ci si è sistematicamente sforzati di invitare alle classi bahá’í genitori ricettivi che avevano figli o ai circoli di studio persone che partecipavano alle riunioni devozionali. Per queste anime, l’introduzione alla Fede Bahá’í è stata innanzi tutto e soprattutto un’introduzione alla Parola di Dio. Mettere i ricercatori immediatamente a contatto con gli Scritti di Bahá’u’lláh è stata una metodologia sempre efficace, il che ci ricorda il consiglio del Custode: «siamo invitati a indirizzare continuamente il ricercatore verso la Parola».32

È stato anche rassicurante notare che quando capiscono che non vi sono né pressioni né proselitismi, ma solo un genuino desiderio da parte dei bahá’í di condividere il sostentamento spirituale degli Insegnamenti di Bahá’u’lláh, i non bahá’í rispondono positivamente e sono pronti a ritornare spontaneamente agli incontri bahá’í. Un programma recentemente condotto a Medchal, India, è un notevole esempio di questo tipo di risposta. A ottanta insegnanti e studenti dell’Istituto governativo di formazione industriale è stata offerta una presentazione delle idee della Fede Bahá’í sull’educazione morale. In seguito a questo evento, oltre la metà dei presenti ha deciso di iscriversi a un circolo di studio. Anche in Lussemburgo alla fine di un pubblico incontro sull’educazione spirituale dei bambini organizzato dai bahá’í dieci persone residenti nel luogo si sono iscritte a un circolo di studio bahá’í.

2.4 Come accelerare l’espansione e il consolidamento nelle aree avanzate

2.4.1 I requisiti della crescita intensiva

Alla fine del Piano quinquennale, sono stati identificate circa 150 aree nel mondo nelle quali le condizioni sono favorevoli alla crescita intensiva. In molte di queste aree l’accelerazione del processo dell’istituto ha comportato che il 50 – 60 per cento dei credenti sia totalmente coinvolto nei corsi dell’istituto e che un numero significativo di essi abbia completato l’attuale sequenza. Questi amici fortemente motivati, stimolati e nutriti dall’incoraggiamento delle Assemblee Spirituali Locali e dei membri del Consiglio Ausiliare, hanno intrapreso un crescente numero di iniziative personali nel campo dell’insegnamento. In queste aree il numero delle attività fondamentali sembra essere cresciuto in modo esponenziale e questi «portali per l’entrata in truppe» sono divenuti i canali della maggior parte dei nuovi arruolamenti nelle comunità bahá’í.

Fra le caratteristiche delle aree pronte ad affrontare un programma di crescita intensiva vi sono anche un grande entusiasmo e un forte senso di appropriazione. Gli incontri di riflessione sono molto frequentati e la partecipazione è vivace. Il senso di appropriazione del processo si è anche manifestato in un aumento delle contribuzioni al Fondo. Pur trovandosi in gravi difficoltà economiche, gli amici delle aree ben sviluppate della Moldavia e dell’Ucraina contribuiscono ora con maggiore generosità a tutti i fondi della Fede. In un’area avanzata prioritaria del Nepal, le contribuzioni dei credenti al Fondo nazionale sono aumentate del 100 per cento rispetto all’anno precedente.

2.4.2 L’intensificazione del lavoro di insegnamento

Nel messaggio del 9 gennaio 2001 la Casa di Giustizia ha detto che il fulcro dei programmi di crescita intensiva deve essere «un processo solido e continuo di espansione, unito ad un ugualmente forte processo di sviluppo delle risorse umane». Il lavoro di insegnamento deve includere «una gamma di attività di insegnamento che comprendano sia attività intraprese dal singolo sia campagne promosse dalle istituzioni».33

In una lettera a un’Assemblea Nazionale, la Casa di Giustizia ha spiegato che la realizzazione di progetti di insegnamento accuratamente concepiti,

che siano collegati alla sistematica formazione al servizio della Fede di un gran numero di credenti, … è un importante passo avanti che rinvigorisce e sostiene la crescita della Causa.34

Nel messaggio del 17 gennaio la Casa di Giustizia ha specificamente detto che i progetti di insegnamento sono un passo avanti verso la crescita intensiva:

… all’esistente modello di crescita si vanno aggiungendo progetti accuratamente concepiti per raggiungere popolazioni recettive e portare il tasso dell’espansione a un livello più alto.35

In molte parti del mondo, «portare molte persone nei ranghi dei seguaci di Bahá’u’lláh non è stato tradizionalmente un compito difficile».36 Ora che nelle aree avanzate il sistema dell’istituto è pronto ad assorbire un periodico afflusso di nuovi dichiarati, è il momento di avviare in quelle aree specifici progetti di insegnamento a breve termine per «portare il tasso dell’espansione a un livello più alto». Una recente campagna di insegnamento di cinque giorni nell’area di Medak nell’Andhra Pradesh, India, ha visto 194 persone abbracciare la Fede, 114 delle quali si sono immediatamente iscritte al primo livello del corso dell’istituto. Nel messaggio del 17 gennaio, la Casa di Giustizia ha lodato questo tipo di azione nel caso delle aree più sviluppate:

Questi progetti accelerano il ritmo dell’insegnamento, già in aumento grazie agli sforzi personali. E là dove incominciano a prodursi arruolamenti su vasta scala, si sta provvedendo ad assicurare che una certa percentuale dei nuovi credenti entri immediatamente nel programma dell’istituto, perché, come abbiamo fatto notare in molti messaggi, questi amici saranno chiamati a provvedere ai bisogni di una popolazione bahá’í in continua crescita.37

Quando una discreta parte dei nuovi credenti che si sono arruolati durante i progetti di insegnamento si sono iscritti ai corsi dell’istituto e si sono integrati nelle attività fondamentali, si possono intraprendere altri progetti analoghi. Periodici progetti di insegnamento agiscono da catalizzatori della crescita e la persistenza di questo ciclo di espansione e consolidamento contribuisce ad accelerare e a mantenere il processo della crescita.

I progetti di insegnamento sono particolarmente validi se sono «accuratamente concepiti» e raggiungono specifici segmenti della popolazione dell’area. Le metodologie e i materiali d’insegnamento possono essere confezionati su misura per persone che abbiano, per esempio, una particolare occupazione (insegnanti, studenti universitari, legali), o che appartengano a una certa etnia (aborigeni, cinesi, zingari) o religione (animisti, buddhisti, cristiani, musulmani), oppure per le donne e per i giovani. Dopo essersi fatta una discreta esperienza sul campo quanto ai metodi e ai contesti per insegnare a certe popolazioni, i bahá’í coinvolti in questo lavoro possono aiutare l’istituto progettando un corso specifico per un particolare gruppo. Il corso potrebbe essere offerto come un ramo del corso fondamentale dell’istituto su come diventare un buon insegnante.

2.4.3 Le dinamiche della crescita intensiva

Una domanda spesso posta dagli amici è come faranno a sapere quando la loro area è pronta a un programma intensivo di crescita. Un indizio da non trascurare è la crescita stessa – l’aumento del numero dei bahá’í dell’area. E la crescita è prodotta da un vigoroso processo dell’istituto, dalla moltiplicazione e dall’integrazione delle attività fondamentali, dal successo nell’aprirsi agli abitanti del luogo, da un crescente numero di iniziative di insegnamento personali e collettive, da una vita comunitaria vibrante e dall’impegno in un continuo processo di apprendimento. La crescita comprende tanto i nuovi arruolamenti quanto la riattivazione di bahá’í stimolati dallo spirito e dalle attività che hanno ritrovato nella loro zona. È naturale che anche questi elementi creino e favoriscano quelle condizioni per i programmi intensivi di crescita che nel messaggio del 9 gennaio 2001 la Casa di Giustizia definisce «spiccato spirito di collaborazione» fra le istituzioni e «un grado ragionevole di capacità amministrativa».

Un programma intensivo di crescita suggerisce solo questo, l’intensificazione, un’intensificazione di attività che contribuisce alla crescita sistematica. Gli amici nelle aree avanzate percepiscono un sensibile cambiamento nell’intensità delle attività nella loro area e questo si riflette nel tipo di crescita. Un programma intensivo di crescita implica un modello progressivamente accelerato e pienamente sostenuto.

3. IL MIGLIORAMENTO DELLA CAPACITÁ ISTITUZIONALE

Il processo della suddivisione di un paese in aree intrapreso nel primo anno del Piano quinquennale ha permesso alle istituzioni della Fede «di realizzare un modello ben organizzato di espansione e consolidamento».38 Le Assemblee Nazionali e i Consigli Regionali hanno formulato piani di azione, sostenuti da un sistema per la formazione delle necessarie risorse umane, nell’intento di portare le aree da uno stadio di sviluppo a quello successivo. E quando in un’area sono presenti gli elementi necessari e si registrano nuovi arruolamenti, è l’istituzione che conferma che quell’area è pronta ad affrontare un programma intensivo di crescita.

Per ottenere e mantenere la crescita intensiva occorrono diverse capacità e nuove impostazioni da parte delle istituzioni bahá’í. Le relazioni indicano che la formazione delle capacità, pur graduale, è più immediata quando i membri delle istituzioni hanno avuto un’esperienza di prima mano delle dinamiche dello sviluppo delle aree e dei processi che contribuiscono alla crescita.

3.1 La gestione del processo della crescita

Nel promuovere e nel dirigere il processo della crescita, le istituzioni bahá’í hanno dimostrato svariate capacità motivazionali e organizzative. Questi talenti aumentano quando prevalga un atteggiamento di apprendimento e si comprenda la fondamentale armonia fra iniziativa personale e azione collettiva.

3.1.1 Favorire un ambiente incoraggiante

Il principale requisito per motivare i credenti e alimentare la cultura della crescita è la capacità di favorire un ambiente incoraggiante nel quale, come la Casa Universale di Giustizia ha scritto nel messaggio del 9 gennaio, «l’insegnamento è la passione dominante della vita dei credenti» e «le norme che prevalgono sono appoggio reciproco, impegno ad apprendere e valutazione della diversità nelle azioni». Nello stesso messaggio, la Casa di Giustizia ha anche detto che un notevole aumento delle attività di insegnamento dipende da un «continuo incoraggiamento».

Nelle aree che si preparano alla crescita intensiva, si è osservato che le istituzioni che collaborano si sono dimostrate capaci di creare un’atmosfera di reciproca fiducia con gli amici, di utilizzare i talenti, di lodare i risultati e di sorvolare sui piccoli errori. Questi sono i segni dell’emergente cultura bahá’í e il successo di questo Piano dipende in gran parte dalla misura in cui individui e istituzioni dimostrano di avere queste capacità. In una lettera scritta a suo nome a un’Assemblea Nazionale, Shoghi Effendi ha fatto un commento sull’incoraggiamento che riguarda le istituzioni a tutti i livelli della Causa:

… l’Istituzione nazionale è come il battito di un cuore sano in seno alla Comunità, che pompa amore spirituale, energia e incoraggiamento a tutti i membri.39

3.1.2 Il coordinamento a livello dell’area

Il lavoro pratico della promozione del processo di crescita nelle aree richiede capacità di organizzazione e coordinamento. Queste funzioni si svolgono in una nuova struttura collaborativa, descritta dalla Casa di Giustizia:

La realizzazione di un programma di questo tipo [di crescita intensiva] richiederà la stretta collaborazione dell’istituto, dei membri del Consiglio Ausiliario e dei loro assistenti e del Comitato Insegnamento di Area.40

Nella misura in cui, grazie a una valida collaborazione, sono riuscite ad ampliare sistematicamente la riserva di risorse umane nell’area e a mobilitare quelle risorse per l’insegnamento e altri atti di servizio queste istituzioni sono anche riuscite a portare l’area verso un programma di crescita intensiva. Alla base dei loro sforzi c’era la consapevolezza del fatto che il successo sarebbe dipeso «dal modo in cui vengono integrate linee di azione e dal modo di apprendimento che viene adottato».41

Nelle aree nelle quali vi sono Assemblee Spirituali Locali ben funzionanti, il ruolo di un Comitato di area per l’insegnamento o per la crescita in quanto agenzia di collaborazione con i membri del Corpo ausiliare e con l’istituto è stato talvolta sostituito da un comitato coordinatore. In ogni caso, la risposta alle sfide della promozione del processo dell’istituto e la promozione della crescita sistematica hanno richiesto maggiori capacità amministrative, fra le quali spicca per importanza una buona consultazione. Anche la capacità di organizzare incontri di riflessione produttivi e gradevoli è stata una delle caratteristiche delle aree ben sviluppate.

3.1.3 Una continua raccolta delle statistiche

La gestione del processo di crescita richiede alcune capacità pratiche come la raccolta delle statistiche, perché il monitoraggio della crescita è essenziale per poterla misurare. Gli amici stanno imparando a tenere una corretta banca dei dati alla base registrando regolarmente informazioni come il numero delle persone che superano la sequenza dei corsi dell’istituto, il numero delle attività fondamentali, il numero delle persone che vi hanno preso parte e il numero dei nuovi arruolamenti. Spesso gli amici a livello dell’area hanno bisogno di una speciale formazione nella raccolta delle statistiche. Questo compito deve essere svolto in modo tale da fornire dati sufficienti alla pianificazione e all’identificazione delle misure necessarie per accelerare la crescita senza sovraccaricare le comunità. Particolare importanza è stata attribuita nelle aree più promettenti alla raccolta delle statistiche a intervalli di circa tre mesi, in modo da poter prendere gli opportuni provvedimenti per portare quelle aree verso la crescita intensiva.

3.2 La revisione delle metodologie amministrative

Le Assemblee Spirituali Nazionali stanno a poco a poco arrivando a capire che le strutture amministrative che esse istituiscono nelle loro comunità nazionali devono rispecchiare e sostenere lo scopo primario del Piano. Mentre nei primi anni si sono formati comitati e task force nazionali per varie attività ed eventi di proclamazione locali e nazionali, l’attuale concentrazione sulla promozione della crescita sistematica ha influenzato la natura e il numero dei comitati che le Assemblee Nazionali vogliono nominare. Alcune Assemblee, soprattutto nei paesi con comunità nazionali piccole, hanno trovato utile ridurre il numero dei comitati nazionali per lasciare più tempo e più energie alle priorità del Piano quinquennale. L’eliminazione di alcuni comitati e il consolidamento dei comitati meno vitali ha anche permesso alle Assemblee Nazionali di svolgere meglio i loro compiti di monitoraggio della crescita complessiva della Fede nel paese e ha lasciato i credenti liberi per le attività di insegnamento.

Un importante sviluppo che ha consentito a diverse Assemblee Spirituali Nazionali di modificare l’impostazione del lavoro è stata l’istituzione dei Consigli Regionali Bahá’í. Sotto la guida della Casa di Giustizia, quelle Assemblee Nazionali stanno a poco a poco imparando a delegare responsabilità e autorità a questa nuova istituzione. Incaricati di sovrintendere ai piani per l’espansione e il consolidamento nelle loro regioni, i Consigli possono analizzare specifici orientamenti da adottare nell’esecuzione del Piano quinquennale e progettare piani di azione che consistono «essenzialmente nei provvedimenti necessari per aiutare ciascuna area della regione a passare dal presente stadio di crescita a quello successivo».42 Anche in questo caso il risultato è stato che le Assemblee Nazionali sono libere di concentrarsi sui grandi temi strategici e su altri temi urgenti e che i piani di insegnamento e le priorità sono diventate più sensibili alle condizioni e alle risorse della base. I vantaggi del principio del decentramento sono evidenti anche nei paesi nei quali l’organizzazione del lavoro di insegnamento è stata fatta da Comitati regionali per l’insegnamento, sotto la supervisione di un Comitato nazionale per l’insegnamento.

La delegazione dell’autorità è stata praticata dalle Assemblee Nazionali e dai Consigli Regionali anche nei confronti dei Direttivi dell’istituto. In una lettera scritta a suo nome, la Casa di Giustizia ha dato il seguente consiglio sulla delegazione delle responsabilità e sull’amministrazione del processo dell’istituto:

Nel caso dei direttivi degli istituti regionali… una delle sfide che si pongono ai Consigli Regionali Bahá’í è quella di delegare ai direttivi le funzioni che sono di loro pertinenza e di dare loro la libertà necessaria per espletarle. Anche i direttivi devono lasciare abbastanza spazio ai coordinatori degli istituti e investirli di un’autorità sufficiente, perché possano svolgere bene il lavoro quotidiano…

… Il coordinatore deve poter operare a livello esecutivo, svolgendo piani e attività giornalieri e assicurando l’espletamento delle funzioni fondamentali dell’istituto – con l’assistenza dei facilitatori e del personale necessario. Il direttivo sovrintende al processo dell’istituto nel suo insieme, soprattutto per mezzo di periodiche relazioni del coordinatore e di consultazioni occasionali. Vorrà rendersi facilmente accessibile al coordinatore, creando un’atmosfera adatta perché egli possa condividere idee, chiedere al direttivo le sue opinioni sulle possibilità e sulle sfide dell’istituto e giovarsi del suo consiglio. Per svolgere questo ruolo, non occorre che il direttivo si riunisca spesso, come deve fare un comitato incaricato di svolgere una serie di compiti specifici.

Quanto al Consiglio Regionale, esso è naturalmente interessato a sapere se un’agenzia sotto la sua egida importante come l’istituto svolge i compiti per cui è stata creata e funziona nelle sue piene capacità. Ancor più importante, il Consiglio deve assicurare che, quando i ranghi dei devoti sostenitori della Fede si ingrossano grazie al processo dell’istituto, costoro siano impiegati nel campo del servizio, rafforzando il lavoro dell’espansione e del consolidamento su larga scala. Questa moltiplicazione e questo impiego delle risorse umane devono aver luogo, naturalmente, nel contesto di un piano regionale per portare ogni area della regione dal suo presente stadio a quello immediatamente più avanzato.43

L’esperienza ha dimostrato che quando hanno una misura sufficiente di autonomia nell’amministrazione del lavoro, i Direttivi dell’istituto sono più efficienti nel promuovere il processo dell’istituto di quelli nei paesi in cui le Assemblee o i Consigli cercano di tenere il processo saldamente in pugno.

3.3 L’agevolazione delle iniziative personali

L’aumento delle schiere degli amici che desiderano trovare la propria strada nel servizio ha avuto delle ripercussioni sul ruolo delle Assemblee Spirituali Locali nel Piano quinquennale e oltre. La Casa di Giustizia richiama l’attenzione sulla sfida:

Tutto ciò offre brillanti opportunità alle Assemblee Spirituali Locali. Ad esse va la sfida di utilizzare, in collaborazione con i membri dei Consigli Ausiliari che le consigliano e le assistono, le energie e i talenti delle crescenti risorse umane disponibili nelle rispettive aree di giurisdizione per creare una vita comunitaria vibrante e per incominciare a influenzare la società che li circonda.44

La crescita intensiva dipende dall’incoraggiamento dei singoli a espletare un numero rapidamente crescente di attività fondamentali e di altre imprese e le Assemblee Locali sono state di valido aiuto in questo processo. Grazie alla loro ispirazione e al loro sostegno è stata intrapresa una grande quantità di azioni personali e collettive. Le Assemblee che riconoscono e facilitano le iniziative di molti amici che superano i corsi dell’istituto, nonché di altri devoti servitori nelle comunità, hanno incominciato ad adottare lo stile di leadership raccomandato dal Custode:

La prima qualità per la leadership, tanto fra le persone quanto fra le Assemblee, è la capacità di usare le energie e le competenze che esistono nelle file dei suoi seguaci.45

Dato che l’ambito della pianificazione si è ora esteso a livello dell’area, che comprende spesso parecchie Assemblee Locali e l’attiva partecipazione dei credenti alla formulazione delle mete a breve termine, l’ambito degli interessi delle Assemblee ha ora incominciato a valicare i propri confini. La visione si è allargata, le risorse sono aumentate e le opportunità si sono moltiplicate. Nel descrivere il carattere degli incontri di area, la Casa di Giustizia accenna alla caratteristiche di questa più ampia prospettiva:

La Casa Universale di Giustizia spera che le consultazioni che si svolgono negli incontri periodici a livello dell’area producano tale unità di pensiero sulla crescita della Fede che, nei casi in cui le linee di azione coinvolgano località dotate di Assemblee Locali, il requisito di ricevere la loro approvazione sia rapidamente soddisfatto. Si deve ricordare che lo scopo di queste consultazioni, oltre ad affrontare certe considerazioni pratiche, è quello di mantenere un alto livello di entusiasmo e di creare uno spirito di servizio e di cameratismo fra i presenti. Le discussioni non devono impantanarsi in un’indebita preoccupazione di carattere procedurale, ma devono concentrarsi su quello che si può ottenere e sulla gioia di vedere i frutti di un duro lavoro e di un diligente sforzo.46

3.4 Come servire molte persone

Le sfide della crescita metteranno alla prova e svilupperanno le capacità delle nostre istituzioni a tutti i livelli, ma in ultima analisi esse sono state progettate per servire un gran numero di gente. In effetti «molto della possibilità che la Fede sviluppi la capacità di costruire comunità dipende dal numero dei nostri membri».47 Shoghi Effendi ci ha assicurato che la crescita è la risposta al completamento delle potenzialità del nostro ordine Amministrativo:

I problemi che i credenti devono attualmente affrontare, siano essi sociali, spirituali, economici o amministrativi, si risolveranno a poco a poco, via via che il numero e le risorse degli amici si moltiplicano e la loro capacità di servizio… si sviluppa.48

E nella stessa vena, la Casa Universale di Giustizia afferma:

Dobbiamo ottenere una massiccia espansione della comunità bahá’í, molto al di sopra di qualunque passata esperienza…. È una necessità cruciale, perché‚ se ciò non avverrà, le laboriosamente erette istituzioni dell’Ordine Amministrativo non avranno le dimensioni necessarie per sviluppare e adeguatamente dimostrare la loro intrinseca capacità di provvedere agli urgenti bisogni dell’umanità nell’ora della più intensa disperazione.49

La capacità di guidare e sostenere il processo di crescita contribuisce alla capacità e alla maturazione delle istituzioni a tutti i livelli. La Casa di Giustizia ha illustrato questo punto nel messaggio di Ri?ván all’inizio del Piano quadriennale:

… la maturità dell’Assemblea Spirituale non si misura solo dalla regolarità degli incontri e dall’efficienza del funzionamento, ma anche dalla continuità della crescita del numero dei membri bahá’í.50

Questa maturazione si realizza grazie al miglioramento delle capacità delle istituzioni bahá’í mentre si dedicano alla promozione della crescita, rispondono ai bisogni di aumentare il numero dei credenti e di facilitare il loro servizio alla Causa.

4. IL CAMBIAMENTO DELLA CULTURA DELLA COMUNITÁ BAHÁ’Í

Alla fine del Piano quadriennale la Casa Universale di Giustizia ha scritto che «la cultura della comunità bahá’í [aveva] subito un cambiamento».51 I «nuovi modelli di pensiero e azione»52 introdotti dagli istituti di formazione stavano avendo un grande impatto su individui, istituzioni e comunità. Fondamentale in questo nuovo orientamento era un atteggiamento di apprendimento, affiancato dalla una comprensione della sistematicità e della concentrazione sul tema centrale, dall’impegno di arruolare un gran numero di credenti nel lavoro della Causa e da una consapevole apertura a tutta la società. A livello di area e di comunità, dove la cultura dell’apprendimento sta prendendo piede, è emersa una nuova dinamica per cui gli amici partecipano ad azioni che sono significative, sistematiche e galvanizzanti.

4.1 L’apprendimento e la progettazione alla base

Sull’esperienza della suddivisione del lavoro per aree si possono fare due considerazioni importanti ai fini della prosecuzione del Piano quinquennale. Primo, gli incontri di riflessione sono divenuti la matrice dell’apprendimento nelle aree. Queste periodiche consultazioni hanno permesso ai credenti di «riflettere sulle problematiche, [di] prendere in considerazione modifiche e [di] tenere vivi entusiasmo e unità di pensiero».53 Il valore delle mete a breve termine è subito riconosciuto, poiché i risultati e le sfide possono essere regolarmente valutati, «gli ostacoli [possono essere] rimossi, le risorse moltiplicate e le lezioni apprese»54 e si possono apportare modifiche alle mete senza perdere la continuità dell’azione. La flessibilità e la pazienza sono incoraggiate come requisiti essenziali del processo di apprendimento. Gli amici incominciano a capire che è impossibile trovare tutte le risposte in anticipo e che spesso si può trovarle solo con l’esperienza. Nel descrivere questo processo la Casa di Giustizia ha scritto:

Le riunioni di consultazione a livello delle aree servono ad accrescere la consapevolezza delle possibilità e a produrre entusiasmo. Qui, liberi dalle esigenze di un processo decisionale formale, i partecipanti riflettono sull’esperienza fatta, condividono idee, esplorano metodologie e acquisiscono una migliore comprensione del modo in cui ciascuno può contribuire a raggiungere lo scopo del Piano. In molti casi, questa interazione porta al consenso su un insieme di mete a breve termine, personali e collettive. L’apprendimento nell’azione sta diventando la principale caratteristica dell’emergente modo operativo.55

Un secondo elemento fondamentale della suddivisione del lavoro per aree è lo spostamento della pianificazione verso la base. La Casa di Giustizia dice che questo è uno degli scopi dell’esercizio della suddivisione in aree, ma le sue conseguenze sul ruolo dei singoli e delle istituzioni locali nello svolgimento del Piano stanno solo incominciando a farsi sentire. Piuttosto che ridursi a «una semplice enumerazione di mete»56 spesso scollegate dalla realtà delle risorse dell’area, la pianificazione durante gli incontri di riflessione si basa sulle risorse umane effettivamente disponibili. L’impatto dell’istituto di formazione sul processo della pianificazione e sulla stimolazione dell’iniziativa personale è stato ampiamente verificato. Area dopo area, armati di nuove idee, talenti e capacità, i singoli si sono assunti vari compiti a sostegno del piano dell’area. Grazie all’incoraggiamento delle istituzioni, in particolare dei membri del Consiglio Ausiliare, si è generato un entusiasmo per il servizio che è stato poi guidato «verso i canali di uno sforzo sistematico».57

4.2 Concentrarsi sul tema centrale

Durante gli incontri istituzionali e altre riunioni bahá’í in tutti i paesi del mondo, si è colpiti da una chiara e comune concentrazione sul tema centrale, dimostrata dagli amici nei loro sforzi per promuovere il processo dell’entrata in truppe. La Casa di Giustizia ha associato questo sviluppo al cambiamento di cultura:

… sin dall’inizio del Piano quadriennale, l’intero mondo bahá’í ha subito un profondo cambiamento di cultura richiesto dal tema centrale dei piani globali nell’ultima parte del primo secolo dell’Era formativa della Fede – promuovere il processo dell’entrata in truppe.58

Abituati a perseguire una grande varietà di mete a livello nazionale e locale, molti bahá’í hanno affrontato la sfida di concentrare le attività di insegnamento e altre forme di servizio più direttamente sulla promozione di questa meta primaria del Piano. Pur aspettandosi una «diversità di azione», la guida della Casa di Giustizia ha esplicitamente fornito un quadro per quell’azione e i credenti hanno capito che certi «vecchi modi di pensare, pur validi sotto molti aspetti, non avevano comportato una rapida crescita».59

Oltre alla concentrazione sulla promozione del processo dell’entrata in truppe vi è una crescente consapevolezza della necessità della sistematicità nell’azione. La crescita non deve essere esplosiva e di breve durata, ma costante e sostenuta. Per definizione, processo significa una sistematica serie di azioni volte verso un fine specifico. L’impostazione sistematica della formazione delle risorse umane sta già producendo sostanziosi risultati e l’organizzazione sistematica del lavoro dell’insegnamento nel movimento delle aree sta dimostrando la propria efficacia. Come si è detto all’inizio di questo documento, è «l’attenzione concentrata e sistematica» verso questi due movimenti che ci porterà al conseguimento della meta del Piano quinquennale.

4.3 Il potenziamento delle file dei credenti

Definiti il «principale propellente» del cambiamento della cultura, gli istituti di formazione, con la loro capacità di produrre un crescente numero di risorse umane, hanno radicalmente modificato l’orientamento delle comunità bahá’í nei confronti dei compiti di cui si occupa. Le file dei credenti sono più che mai coinvolte in un importante, vitale servizio alla Causa. Nell’organizzazione delle riunioni devozionali, nella facilitazione dei circoli di studio o nell’attività di insegnamento nelle classi per i bambini, un gran numero di amici hanno trovato vie di servizio che non dipendono dalla capacità di parlare in pubblico. Gli istituti di formazione hanno fornito «idee spirituali», «conoscenza» e «talenti» che hanno permesso ai credenti di «facilitare il processo dell’entrata in truppe con efficienza e amore».60 Di questo risultato la Casa di Giustizia ha rimarcato:

È particolarmente gratificante rilevare l’alto grado di partecipazione dei credenti ai vari aspetti del processo di crescita. Area dopo area, il numero di coloro che si addossano il compito dell’espansione e del consolidamento è in costante crescita.61

La fiducia e la dedizione dei credenti, che si sono manifestate in un «fiorire di iniziative personali»,62 stanno acquistando slancio nel Piano quinquennale. A questo proposito la Casa di Giustizia ha assicurato agli amici che

via via che i credenti prendono fiducia nella propria capacità di servire attraverso il processo dell’istituto, nel mondo bahá’í incomincia ad apparire un’espressione molto più ricca dei diversi talenti degli amici – una ricchezza che promette bene per il futuro progresso della Causa.63

4.4 Un «orientamento rivolto verso l’esterno»

Quando all’inizio del Piano quinquennale la Casa Universale di Giustizia ha chiesto ai bahá’í di aprire i circoli di studio, le classi per i bambini e le riunioni devozionali «a tutti gli abitanti del luogo», quella frase ha dato inizio a un cambiamento nella cultura delle comunità bahá’í, un cambiamento che è strettamente legato agli sforzi compiuti dalla Fede per crescere e abbracciare il genere umano.

Nell’aprirci a tutti gli abitanti di un luogo ci ispiriamo alle parole di Bahá’u’lláh: «In questo Giorno s’è spalancata una porta più larga della terra e del cielo insieme».64 Compiere uno sforzo concertato per aprire al mondo esterno i portali della vita della nostra comunità richiede coraggio e immaginazione. Molte sono le storie sulle misure creative che le comunità bahá’í di tutto il mondo stanno utilizzando per attrarre i ricercatori verso le loro attività.

Oltre ad aprire le porte della comunità bahá’í al mondo esterno, i credenti stanno anche cercando di andare verso gli altri. I bahá’í stanno cercando di allargare la propria cerchia sociale e alla fin fine le loro amicizie, poiché l’amicizia è la base più sicura per toccare i cuori. Per perseguire queste mete, le persone hanno incominciato a esaminare le priorità, compresi i servizi che essi svolgono per la Fede, e a riorganizzare la propria vita in modo da concedersi più tempo per interagire con i familiari, gli amici e i colleghi. In ultima analisi, a che cosa serve sforzarsi di diventare migliori insegnanti se non si incontrano persone alle quali insegnare?

Avere un «orientamento rivolto verso l’esterno» suggerisce anche che è importante che i bahá’í comprendano meglio quali forze operino sulla scena del mondo e quali siano le soluzioni offerte dalla Rivelazione di Bahá’u’lláh. Abbiamo il compito di far capire ai ricercatori che viviamo tutti nello stesso mondo, che dobbiamo affrontare prove comuni e cercare di realizzare identiche, antiche aspirazioni per la razza umana. L’espressione della nostra solidarietà verso il prossimo deve essere concepita in termini sinceri e genuinamente sentita.

5. IL MOVIMENTO DELL’UMANITÁ VERSO BAHÁ’U’LLÁH

Una premessa sulla quale si fondano i nostri attuali sforzi di insegnamento è la consapevolezza che tutta l’umanità sta muovendosi verso Bahá’u’lláh.

Non v’è dubbio che ciò che vediamo è l’accelerazione del processo dell’entrata dell’umanità in truppe nella Causa, previsto nella Tavola di Bahá’u’lláh al re della Persia, trepidamente anticipato dal Maestro e descritto dal Custode come il necessario preludio alla conversione di massa.65

Non tutti imparano o reagiscono con lo stesso ritmo, ma la strada verso di Lui è abbastanza larga da accogliere tutti indipendentemente dal ritmo. La frase «Nella Causa di Dio c’è posto per tutti»66 indica non solo che le varie persone sono tutte benvenute ma anche che esse si possono trovare in momenti diversi della propria comprensione e accettazione della Fede. Assumere un atteggiamento di apertura e di inclusione contribuisce a sfumare la linea netta che i credenti hanno talvolta teso a tracciare fra se stessi e la gente.

In tutto il mondo i bahá’í sanno bene che gli eventi esterni alla Fede servono, come la Casa Universale di Giustizia ha scritto, a risvegliare «nel cuore di coloro con cui dividiamo il pianeta un anelito di unità e di giustizia cui solo la Causa di Dio può rispondere».67 Tutti i piani, le campagne e gli incontri di riflessione mirano a trovare come condividere il Messaggio divino con le masse in attesa. Soprattutto gli amici devono essere incoraggiati a ricordare l’invito di Bahá’u’lláh: «Questo è il giorno in cui si deve parlare»68 e l’esortazione di ‘Abdu’l-Bahá «che noi, tutti noi, ci adopriamo con tutto il cuore per sacrificarci, per guidare gli altri alla Sua via e per educare le anime degli uomini».69

Riferimenti

1 Messaggio del 22 dicembre 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia agli amici riuniti per l’ottavo Convegno asiatico dei giovani in Tailandia.

2 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

3 Lettera del 12 dicembre 2001 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti.

4 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

5 Ivi.
6 Ivi.
7 Ivi.

8 Lettera del 20 marzo 2002 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale dell’Austria.

9 Lettera del 8 aprile 2002 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale della Bolivia.

10 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

11 Lettera del 3 giugno 2001 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia a un credente.

12 Lettera del 31 maggio 2001 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia a un credente.

13 Lettera del 4 ottobre 2000 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale delle Isole Andamane e Nicobare.

14 Lettera del 23 ottobre 2000 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale del Kenya.

15 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

16 Messaggio del 9 gennaio 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia al Convegno dei Corpi Continentali dei Consiglieri, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 1 (gennaio 2001), pag. 2-4.

17 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

18 Lettera del 3 giugno 2001 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale dell’Unione del Myanmar.

19 Ivi.

20 Lettera del 8 settembre 2000 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale dell’Eritrea.

21 Lettera del 20 marzo 2002 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale dell’Austria.

22 Messaggio del 9 gennaio 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia al Convegno dei Corpi Continentali dei Consiglieri, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 1 (gennaio 2001), pag. 2-4.

23 Ri?ván 2002, messaggio scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 13-14 (marzo-aprile 2002), pag. 1-2.

24 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

25 Lettera del 8 settembre 2000 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale dell’Eritrea.

26 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

27 Ivi.
28 Ivi.

29 Messaggio del 9 gennaio 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia al Convegno dei Corpi Continentali dei Consiglieri, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 1 (gennaio 2001), pag. 2-4.

30 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

31 Ivi.

32 Lettera del 4 giugno 1957 scritta a nome di Shoghi Effendi all’Assemblea Spirituale Nazionale del Canada, pubblicata in The Gift of Teaching (Bahá’í Publishing Trust, England 1977), pag. 35, traduzione italiana: Insegnamento. Compilazione (Casa Editrice Bahá’í, Roma 1979) pag. 47.

33 Messaggio del 9 gennaio 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia al Convegno dei Corpi Continentali dei Consiglieri, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 1 (gennaio 2001), pag. 2-4.

34 Lettera del 3 aprile 2000 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale della Guyana.

35 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

36 Ivi.
37 Ivi.

38 Ri?ván 2002, messaggio scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 13-14 (marzo-aprile 2002), pag. 1-2.

39 Lettera del 30 giugno 1957 scritta a nome di Shoghi Effendi all’Assemblea Spirituale Nazionale dell’Alaska, pubblicata in High Endeavors (National Spiritual Assembly of the Bahá’ís of Alaska 1976), pag. 35–6.

40 Messaggio del 9 gennaio 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia al Convegno dei Corpi Continentali dei Consiglieri, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 1 (gennaio 2001), pag. 2-4.

41 Ivi.

42 Lettera del 12 dicembre 2001 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti.

43 Lettera del 23 Dicembre 2001 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale del Brasile.

44 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

45 Lettera del 30 agosto 1930 scritta a nome di Shoghi Effendi all’Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti e del Canada, pubblicata in Lights of Guidance (Bahá’í Publishing Trust, New Delhi 1996), pag. 19.

46 Lettera del 9 dicembre 2001 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia all’Assemblea Spirituale Nazionale delle Seychelles.

47 Lettera del 20 agosto 2002 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia a un credente.

48 Nota autografa di Shoghi Effendi in calce alla lettera del 11 marzo 1933 scritta a suo nome a un credente, citata in un messaggio del 20 ottobre 1983 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, pubblicato in Readings on Bahá’í Social and Economic Development (Palabra Publications, Florida 2000), pag. 7.

49 Ri?ván 150 [1993], messaggio scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno11, n. 5 (maggio 1993), pag. 1-3.

50 Ri?ván 153 [1996], messaggio scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno14, n. 5 (maggio 2000), inserto redazionale.

51 Ri?ván 2000, messaggio scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno18, n. 3-4 (marzo-aprile 2000), pag. 1-5.

52 Ivi.

53 Messaggio del 9 gennaio 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia al Convegno dei Corpi Continentali dei Consiglieri, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 1 (gennaio 2001), pag. 2-4.

54 L’istituzione dei Consiglieri, documento preparato dalla Casa Universale di Giustizia (Bahá’í World Centre, Haifa 2001), pag. 24.

55 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

56 L’istituzione dei Consiglieri, pag. 24.
57 Ivi, pag. 20.

58 Lettera del 12 agosto 2002 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia a un credente.

59 Lettera del 14 agosto 2002 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia a un credente.

60 Ri?ván 153 [1996], messaggio scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno14, n. 5 (maggio 2000), inserto redazionale.

61 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

62 Ri?ván 2000, messaggio scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno18, n. 3-4 (marzo-aprile 2000), pag. 1-5.

63 Lettera del 26 giugno 2002 scritta a nome della Casa Universale di Giustizia a un credente.

64 Bahá’u’lláh, citato in Shoghi Effendi, The Advent of Divine Justice (Bahá’í Publishing Trust, Wilmette 1990), pag. 78, traduzione italiana: L’Avvento della Giustizia Divina, 2a ed. riv. (Casa Editrice Bahá’í, Roma 1986), pag. 60.

65 Messaggio del 17 gennaio 2003 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai bahá’í del mondo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno 21, n. 1-2 (gennaio-febbraio 2003), pag. 1-2.

66 Lettera del 10 dicembre 1942 scritta a nome di Shoghi Effendi a due credenti, pubblicata in Lights of Guidance, pag. 67.

67 Messaggio del 24 maggio 2001 scritto dalla Casa Universale di Giustizia ai credenti riuniti per le celebrazioni del completamento dei progetti del monte Carmelo, traduzione italiana: Note bahá’í, anno19, n. 4-5 (aprile-maggio 2001), pag. 4-5.

68 Bahá’u’lláh, citato in Shoghi Effendi, The Advent of Divine Justice, pag. 82, traduzione italiana: L’Avvento della Giustizia Divina, pag. 64.

69 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia (Casa Editrice Bahá’í, Roma 1987), pag. 256.

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