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Casa Universale di Giustizia : Libertà individuale e ordine sociale
LIBERTÀ INDIVIDUALE
E
ORDINE SOCIALE

© Copyright 1990 - Casa Editrice Bahá’í - Roma - Italia

1a edizione 1990
CASA EDITRICE BAHÁ'Í

Sede Legale: 00197 Roma, Via A. Stoppani, 10 - Tel. (06) 879647

Deposito e amm.ne: 00162 Roma, Circ.ne Nomentana, 484 - Tel. (06) 4270547

ISBN 88-7214-002-1
CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA
Centro Mondiale Bahá'í

Dipartimento della Segreteria 22 febbraio 1989

Alle Assemblee Spirituali Nazionali dei Bahá'í dell'Australia, Austria, Belgio, Canada, Isole Canarie, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Repubblica Irlandese, Islanda, Italia, Lussemburgo, Nuova Zelanda, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera e Turchia.

Cari Amici Bahá'í,

la Casa Universale di Giustizia ha recentemente avuto occasione di scrivere alla Comunità Bahá'í Americana una lettera sui diversi aspetti del rapporto fra libertà personale e ordine sociale dal punto di vista degli insegnamenti bahá'í.

Vi sono trattati temi di interesse generale che potrebbero esservi utili non solo nell'ambito delle vostre comunità bahá'í ma anche nel lavoro di insegnamento. Pertanto ci è stato chiesto di inviarvene una copia, che poi voi potrete far conoscere ai credenti sotto la vostra giurisdizione nel modo che riterrete più opportuno. L'Assemblea Spirituale Nazionale Americana la darà presto alle stampe.

Con amorevoli saluti bahá'í
per il Dipartimento della Segreteria
CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA
Centro Mondiale Bahá'í
28 dicembre 1988
Ai seguaci di Bahá'u'lláh
negli Stati Uniti d'America.
Cari amici bahá'í,

abbiamo notato con preoccupazione segni di confusione ne-gli atteggiamenti di certi amici che incontrano difficoltà ad applicare i principi bahá'í ad alcuni problemi del giorno. Da un lato, ammettono di credere in Bahá'u'lláh e nei Suoi insegnamenti; dall'altro, di fronte ad azioni di istituzioni bahá'í o compagni di fede - che non corrispondono alle loro aspettative - si appellano a norme liberal-democratiche occidentali. Alla radice di questa confusione vi sono idee errate su temi fondamentali come i diritti dell'individuo e la sua libertà di esprimersi in seno alla comunità bahá’í. Ci sembra che l'origine delle potenziali difficoltà della situazione sia l'inesatta visione bahá’í di credenti e istituzioni.

Consapevoli delle enormi difficoltà che incontrate per risolvere questa confusione, ci fermiamo a riflettere con voi su questi temi, alla ricerca di un contesto nel quale la comunità possa discutere e comprendere alcune questioni fondamentali pertinenti.

Le straordinarie capacità della nazione americana e la meravi-

gliosa conduzione della sua comunità bahá’í sono state ripetutamente magnificate negli scritti della nostra Fede. Il Centro del Patto, 'Abdu’l-Bahá, espose in Tavole e discorsi un'avvincente visione delle prospettive mondiali di quella privilegiata comunità. 'La nazione americana' affermò 'ha doti e capacità per compiere ciò che adornerà le pagine della storia, per divenire l'invidia del mondo ed essere benedetta in Oriente e in Occidente per il trionfo del suo popolo'. In un'altra frase rivolta a quella comunità bahá’í, Egli pronunziò parole di straordinaria importanza: '... la vostra missione è indicibilmente gloriosa. Se la vostra impresa avrà successo, l'America diventerà sicuramente un luogo da cui emaneranno onde di energia spirituale e in cui il trono del Regno di Dio sarà fermamente insediato nella pienezza della sua maestà e della sua gloria'.

Shoghi Effendi celebrò con varie dichiarazioni le eccezionali imprese e le glorie potenziali di quella comunità particolarmente benedetta, ma - nell'Avvento della Giustizia Divina - volle pronunziare una sentita 'parola di avvertimento' che è essenziale per comprendere correttamente il rapporto fra quella comunità bahá’í e la nazione in cui essa è sorta. 'La capacità, lo spirito, la condotta e l'alto rango dei credenti americani, come individui e come comunità organica, ripetutamente e meritatamente fatti oggetto di entusiastici elogi, non devono assolutamente essere confusi con le qualità e la natura del popolo dal quale Iddio li ha suscitati. Fra questa comunità e quel popolo dobbiamo fare una netta distinzione - accettandola risolutamente e intrepidamente - se vogliamo dare un giusto riconoscimento alla forza trasformatrice della Fede di Bahá'u'lláh nel suo impatto sulla vita e sulle qualità di coloro che hanno voluto arruolarsi sotto le Sue insegne. Altrimenti, rimarrebbe del tutto misconosciuta e completamente nascosta la suprema funzione peculiare della Sua Rivelazione, che è quella di generare una nuova razza d'uomini'. Vi in-

vitiamo a riflettere soprattutto sulle vaste e importanti trasformazioni implicite in questa distinzione.

Gli elementi per cui ci è dato il vantaggio d'avere una prospettiva e una base per la nostra fede e le nostre azioni sono il riconoscimento della sovranità di Dio e la sottomissione al Suo volere rivelato da Bahá'u'lláh, Sua suprema Manifestazione per questo Giorno promesso. Accettare il Profeta di Dio nel Suo tempo e obbedire al Suo comando sono i due doveri essenziali e inseparabili per il cui adempimento ogni anima è stata creata. La loro osservanza è una libera scelta e rappresenta la suprema espressione di quel libero arbitrio di cui ogni essere umano è stato dotato da un amorevolissimo Creatore.

In questa luminosa Età, il mezzo per l'esecuzione pratica di questi doveri è il Patto di Bahá’u’lláh: esso è, in verità, il potente strumento attraverso il quale la fede personale in Lui può essere tradotta in azioni costruttive. Il Patto comprende disposizioni divinamente concepite, necessarie per preservare l'unità organica della Causa: perciò genera una forza motivante che, come dice l'amato Maestro, 'come un'arteria pulsa nel corpo del mondo contingente'. ' È evidente' Egli afferma 'che il cardine dell'unità del mondo dell'umanità non è altro che la forza del Patto'. Grazie ad esso il significato teorico e pratico della Parola si manifesta nella vita e nelle opere di 'Abdu’l-Bahá, l'Interprete nominato, l'Esempio perfetto, il Centro del Patto. Per mezzo suo entrano in azione i processi dell'Ordine Amministrativo - 'questo incomparabile, questo meraviglioso Sistema'.

Nell'evidenziare le sue caratteristiche, Shoghi Effendi ha fatto notare come 'quest'Ordine Amministrativo sia fondamentalmente diverso da ogni altra cosa stabilita nel passato da qualsiasi altro Profeta, in quanto Bahá’u’lláh Stesso ne ha rivelato i principi, fondato le istituzioni, nominato la persona per interpretare la Sua Parola e conferito la necessaria autorità al corpo designato a integrare e applicare le Sue ordinanze legislative'. Altrove sostiene che 'Sarebbe estremamente erroneo tentare il confronto tra questo Ordine straordinario e divinamente concepito e uno dei qualsiasi diversi sistemi elaborati dalle menti degli uomini, nei vari periodi della loro storia, per governare le istituzioni umane'. 'Un simile tentativo' questo era il suo pensiero 'tradirebbe in se stesso un'assoluta mancanza d'apprezzamento dell'eccellente opera del suo grande Autore'.

La mancanza di tale apprezzamento limita la visione di chiunque faccia un confronto fra procedimenti amministrativi bahá’í e consuetudini prevalenti nella società contemporanea. Infatti, l'Ordine Amministrativo è sì incline a usare - nell'amministrazione dei suoi affari - i metodi della democrazia, ed è vero che per certi versi assomiglia ad altri sistemi; tuttavia non dev'essere considerato un semplice miglioramento di organizzazioni passate o presenti: rappresenta un'innovazione nell'origine e nel concetto. 'Quest'Ordine Amministrativo appena nato' spiega Shoghi Effendi 'incorpora nella sua struttura alcuni elementi che si possono ritrovare in ognuna delle tre riconosciute forme di governo secolare, senza essere comunque una mera replica di alcuna delle tre e senza introdurre nel suo meccanismo nessuna delle sgradevoli caratteristiche proprie di ognuna di quelle. Esso fonde e armonizza, come nessun governo foggiato da mani mortali è ancora riuscito a fare, le verità salutari che indubbiamente si trovano in ciascuno dei suddetti sistemi, senza violare l'integrità di quelle verità donate da Dio e sulle quali esso in definitiva si basa'.

Conoscete sicuramente le dissertazioni di Shoghi Effendi su questo tema. Perché mai tanta insistente enfasi? Perché quel continuo riesaminare i principi? L'enfasi, il riesame sono un invito a pensare seriamente, a conseguire giuste prospettive, ad assumere atteggiamenti corretti. Il che è impossibile senza una

profonda comprensione dei principi essenziali della nostra Fede.

Il grande rilievo dato alle caratteristiche dell'Ordine di Bahá’u’lláh non è inteso a sminuire attuali sistemi di governo. In verità, essi devono essere visti come il frutto di un lungo periodo di evoluzione sociale e come uno stadio avanzato nello sviluppo dell'organizzazione sociale. Ciò che ci spinge è la consapevolezza che la suprema missione della Rivelazione di Bahá’u’lláh, il Latore di quell'Ordine, - come Shoghi Effendi fece notare - 'altro

non è che il conseguimento di quest'organica e spirituale unità dell'intero corpo delle nazioni' che indica il 'momento in cui l'intera umanità diventa adulta'. Lo straordinario significato di tutto ciò è l'imminente prospettiva di realizzare un’antichissima speranza, resa ora finalmente possibile dalla venuta di Bahá’u’lláh. In sostanza, la Sua missione segna l'avvento di 'un'organica trasformazione nelle strutture dell'odierna società, un mutamento quale mai il mondo ha finora sperimentato'. È una nuova espressione del diretto coinvolgimento di Dio nella storia, un'ulteriore rassicurazione che i Suoi figli non sono stati lasciati andare alla deriva, un segno dell’effusione di una grazia celeste che permetterà all'intera umanità, finalmente libera da conflitti e contese, di scalare le vette della pace mondiale e della civiltà divina. Oltre a tutto questo, è una dimostrazione di quell'amore per i Suoi figli che Egli conobbe nel profondo del Suo 'essere immemorabile' e nell"antica eternità' della Sua Essenza e che Lo spinse a crearci. Nel senso più nobile, dunque, interessarsi dei requisiti del Suo Ordine Mondiale significa contraccambiare quell'amore.

È questa prospettiva che ci aiuta a comprendere il tema della libertà e la sua collocazione nel pensiero e nell'azione bahá’í. La libertà pervade - come idea e come fatto - tutto quanto concerne l'uomo, in un'infinità di concetti e forme. In verità, la libertà è essenziale in tutte le espressioni della vita umana.

Nel corso dei secoli libertà di pensiero, libertà di espressione,

libertà di azione sono state oggetto dell'appassionata attenzione dei sociologi. Ne è conseguito un insieme di profondi pensieri che hanno avuto un'enorme influenza liberatrice sulla formazione della società moderna. In nome della libertà generazioni di oppressi hanno combattuto e sono morti. Il desiderio di libertà dall'oppressione è sicuramente stato un fattore dominante nel tumulto dei tempi: si veda la grande quantità di movimenti sfociati nella rapida nascita di nuove nazioni nell'ultimo scorcio del XX secolo. Una corretta lettura degli insegnamenti di Bahá’u’lláh non lascia adito a dubbi sulla grande importanza di queste libertà per costruttivi processi sociali. Esaminiamo, per esempio, la proclamazione ai sovrani e ai governanti fatta da Bahá’u’lláh. Non si può dedurre, già da questa, che il conseguimento della libertà è fra gli scopi più significativi della Sua Rivelazione? La Sua condanna della tirannide e i Suoi pressanti appelli a favore degli oppressi ne sono un'incontrovertibile prova. Ma la libertà che la Sua Rivelazione lascia intravedere non implica più nobili e più vaste manifestazioni delle conquiste umane? non indica una relazione tanto organica fra la realtà interiore ed esteriore dell'uomo quale non è mai stata conseguita?

In un suo compendio di alcuni importanti insegnamenti bahá’í, Shoghi Effendi scrisse che Bahá’u’lláh inculca il principio della "moderazione in ogni cosa"; dichiara che "chiunque oltrepassi i limiti della moderazione" - siano anche "libertà, civiltà e simili" - finisce per "esercitare sugli uomini un 'influenza deleteria"; osserva che la civiltà occidentale ha gravemente scosso e allarmato i popoli del mondo: e predice l'avvicinarsi del giorno in cui la “fiamma" di un'incivilimento "spinto agli eccessi" "divorerà le città".'

Spiegando il tema della libertà. Bahá’u’lláh affermò che per-sonificazione e simbolo della libertà frenata è l'animale"; che 'la libertà induce l'uomo a sorpassare i limiti della rettitudine e della dignità di uomo'; che 'la vera libertà consiste nella sottomissione dell'uomo ai Miei comandamenti'; 'Noi approviamo la libertà in alcune circostanze' dichiarò 'e rifiutiamo di sanzionarla in altre'. Ma ci dette l'assicurazione che 'Se gli uomini osservassero ciò che Noi inviammo dal Cielo della Rivelazione, essi sicuramente otterrebbero libertà perfetta'. E ancora disse 'L'umanità intera deve attenersi con fermezza a tutto ciò che le è stato concesso e rivelato. Allora, e soltanto allora, raggiungerà la vera libertà'.

Le affermazioni di Bahá’u’lláh esigono sicuramente un riesa- me di alcune delle tesi correnti. Deve la libertà essere così totale

come si presuppone nel pensiero occidentale contemporaneo? In che modo le nostre possibilità di progresso sono limitate dalla libertà e fino a che punto invece sono le limitazioni che ci danno la libertà di crescere? Quali sono i limiti nello sviluppo della libertà? Così fluide ed elastiche sono le sue qualità di applicazione e di espressione, che il concetto di libertà in una data situazione può, da persona a persona, assumere dimensioni differenti: purtroppo queste qualità possono essere impiegate tanto nel bene quanto nel male. Perché dunque meravigliarci se Bahá’u’lláh ci raccomanda la sottomissione alla volontà di Dio?

Poiché qualsiasi idea costruttiva di libertà implica dei limiti, sorgono inevitabilmente altre domande: quali sono i confini della libertà nella comunità bahá’í? E questi confini, come vengono tracciati? Dato che gli esseri umani sono stati creati per far avanzare una civiltà in continuo progresso' se ne potrebbe dedurre che l'esercizio della libertà è inteso a permettere che tutti realiz-zino questo scopo nella vita personale e nelle funzioni sociali collettive. Pertanto l'ampiezza o i limiti della libertà dipendono da ciò che, di principio, occorre per raggiungere questo scopo.

Esaminando l'ammonimento di Bahá’u’lláh che qualunque cosa 'oltrepassi i limiti della moderazione cessa d'esercitare una benefica influenza', ci rendiamo conto che l'Ordine Amministrativo da Lui concepito contiene i principi operativi necessari per

preservare quella moderazione che garantisce la 'vera libertà' del genere umano. Tutto sommato, l'Ordine Amministrativo appare la struttura della libertà per la nostra Era. 'Abdu’l-Bahá ci conforta in questo pensiero, dicendo che 'negli insegnamenti di Bahá’u’lláh si trova in tutta la sua forza e la sua vastità quella libertà moderata che garantisce il benessere del mondo dell'umanità e mantiene e preserva le relazioni universali'.

All'interno di questo concetto di libertà si delinea un modello di comportamento istituzionale e individuale la cui efficacia dipende non tanto dalla forza della legge - che certo deve essere rispettata - quanto dal riconoscimento di una reciprocità di benefici e da uno spirito di collaborazione basata sulla disponibilità, il coraggio, il senso di responsabilità e l'iniziativa personale -espressioni, queste, della devozione e della sottomissione del-l'individuo alla volontà di Dio. Esiste così un equilibrio di libertà fra le istituzioni, nazionali o locali, e gli individui che ne sorreggono l'esistenza.

Consideriamo per esempio l'Assemblea Spirituale Locale, i metodi della sua formazione e il ruolo dell'individuo nella sua elezione. L'elettore vota sapendo di essere libero di eleggere –senza alcuna interferenza - chiunque la sua coscienza lo spinga a scegliere, e liberamente accetta l’autorità del risultato. Mentre vota, l'individuo sottoscrive un patto sul quale si fonda l'ordine sociale. L'Assemblea ha il dovere di guidare e dirigere la comu-nità e di decidere dei suoi affari, e ha il diritto di essere obbedita e sostenuta dai suoi membri. L'individuo ha il dovere di istituire e mantenere l'Assemblea partecipando alla sua elezione, esprimendo pareri, offrendo sostegno morale e assistenza materiale, e ha il diritto di esserne ascoltato, di riceverne guida e assistenza e di appellarsi contro qualunque decisione egli, in coscienza, ritenga ingiusta o pregiudizievole agli interessi della comunità.

Ma se ci si occupa dei meccanismi dell'Amministrazione Ba-há'í senza condividere lo spirito animatore della Causa, si è portati a una deformazione, a un'arida secolarizzazione, estranea al-la natura dell'Amministrazione. Andando avanti con il nostro esempio, nella procedura elettorale, sono altrettanto importanti la rarefatta atmosfera di preghiera e riflessione, la tranquilla dignità del processo, che non prevede candidature e campagne elettorali, per cui la libertà di scelta dell'individuo è limitata solo dalla sua coscienza, esercitata in privato in un atteggiamento che invita alla comunione con lo Spirito Santo. In questa atmosfera, l'elettore vede nel risultato un'espressione della volontà di Dio e negli eletti una responsabilità primaria verso quella volontà e non verso l'elettorato che li ha prescelti. Un'elezione così condotta rappresenta un aspetto di quell'unità organica fra la realtà esteriore e interiore della vita umana che è necessaria alla costruzione di una società matura in questa nuova Era. In nessun altro sistema gli individui godono di una così ampia libertà nel processo elettorale.

L'equilibrio di responsabilità che tutto ciò comporta presuppone maturità da parte di tutti gli interessati, una maturità che trova un'appropriata analogia nell'età adulta degli esseri umani. Quali differenze fra prima e seconda infanzia, fra adolescenza ed età matura! In un periodo storico dominato dalla sbocciante energia, dallo spirito ribelle e dall'attività frenetica dell'adolescenza, è difficile cogliere gli elementi caratteristici della società matura alla quale Bahá’u’lláh invita tutta l'umanità. I modelli del vecchio ordine mondiale oscurano la visione di ciò che deve essere percepito, poiché essi sono stati spesso ideati nella ribellione e conservano i caratteri delle rivoluzioni tipiche di un periodo adolescenziale, seppur necessario, nell'evoluzione della società umana. I filosofi che ne hanno elaborato il contenuto intellettuale - e vengono subito in mente Hobbes, Locke, Jefferson, Mill - furono ispirati dalla protesta contro le condizioni di oppressione

che le rivoluzioni intendevano correggere.

Questi caratteri sono evidentissimi, per esempio, nell'eccessivo scetticismo di fronte all'autorità e - di conseguenza - nel riluttante rispetto che i cittadini di varie nazioni mostrano verso i loro governi: sono diventati assai marcati nell'incessante promozione dell'individualismo, spesso a danno degli interessi più ampi della società. Dopo mezzo secolo, le idee di Shoghi Effendi, trasmesse dal suo segretario, si addicono ancora perfettamente alla situazione contemporanea: 'Sembra che la nostra generazione osteggi tutte le istituzioni, soprattutto a causa della loro cor-ruzione. La religione è posta sotto accusa, in quanto istituzione. Il Governo è posto sotto accusa, in quanto istituzione. Perfino il matrimonio è posto sotto accusa, in quanto istituzione. Noi Bahá’í non dobbiamo lasciarci accecare dalle idee prevalenti. Se così fosse, le Manifestazioni divine non avrebbero sempre nomi-nato qualcuno a succedere Loro. Indubbiamente, la corruzione si è introdotta in quelle istituzioni, ma ciò non dipende dalla loro natura, bensì dalla mancanza di ben precise direttive quanto ai loro poteri e alla natura del loro perpetuarsi. Bahá’u’lláh, nella Causa, non ha eliminato tutte le istituzioni, ma ha previsto le necessarie difese per eliminare la corruzione che portò al crollo di quelle del passato. Cosa siano queste difese, è molto interessante studiare e scoprire, ed è anche essenziale conoscerle'.

Con queste osservazioni non intendiamo criticare altri sistemi, vogliamo solo aprire linee di pensiero, incoraggiare un riesame delle basi della società moderna e dare una prospettiva per lo studio dei caratteri peculiari dell'Ordine di Bahá’u’lláh. Ci si potrebbe chiedere quale sia stata la natura della società che ha dato origine a queste caratteristiche e filosofie: dove abbiano condotto l'umanità; se la loro applicazione abbia soddisfatto i bisogni e le aspettative dello spirito umano. Le risposte a questi interrogativi potrebbero per contrasto rappresentare la base per un esame dell'origine e della natura delle caratteristiche e della filosofia sulle quali quest'Ordine si fonda.

Quanto alla libertà di espressione, che è uno dei principi fondamentali della Causa, l'Ordine Amministrativo prevede metodi e canali senza pari per esercitarla e preservarla. Essi sono stati ampiamente delineati negli scritti della Fede, ma gli amici non li hanno ancora ben compresi. Infatti Bahá’u’lláh ha ampliato la portata e approfondito il significato del concetto di espressione personale. Nell'innalzamento dell'arte e del lavoro - compiuti a servizio dell'umanità - ad atti di culto si possono discernere enormi prospettive di rinascita dell'espressione nella civiltà anticipata dal Suo Ordine Mondiale. Sul significato di questo principio, ora tanto ampliato dal Signore dell'Era, non si possono avere dubbi. Ma è urgente conseguire una sottile comprensione delle sue conseguenze sulla parola. Dal punto di vista bahá’í, l'esercizio della libertà di parola deve necessariamente essere disciplinato da un'esatta valutazione degli aspetti positivi e negativi della libertà da un lato e della parola dall'altro.

Bahá’u’lláh ci avverte che 'la lingua è un fuoco che cova e l'abuso di parole un veleno mortale'. 'Il fuoco materiale consuma il corpo' dice spiegando il tema 'mentre il fuoco della lingua divora tanto il cuore quanto l'anima. La forza del primo è di breve durata, mentre gli effetti dell'ultimo permangono per secoli'. Delineando la struttura della libertà di parola, Egli ancora consiglia la 'moderazione'. 'L'umana favella è una realtà che aspira a esercitare il proprio ascendente e richiede moderazione', afferma, e poi aggiunge: 'Quanto al suo ascendente, esso è condizionato dal perfezionamento, che a sua volta dipende dal distacco e dalla purezza del cuore. Quanto alla sua moderazione, essa deve essere congiunta a tatto e saggezza, come prescritto nelle Scritture e nelle Tavole Sacre'.

Ai fini di ciò che si dice e di come lo si dice è importante anche quando lo si dice. Per la parola, come per tante altre cose, vi è una stagione, concetto che Bahá’u’lláh ribadisce richiamando l'attenzione sulla massima: 'Un uomo non può svelare tutto ciò che sa, né tutto ciò che egli può svelare è da considerarsi opportuno, né ogni parola opportuna può essere reputata adeguata alle capacità di chi ascolta'.

La parola è un fenomeno potente. La sua libertà è tanto da lodare quanto da temere. Richiede un'attenta capacità di giudizio, dato che può produrre terribili conseguenze sia per difetto sia per eccesso. Così, nel sistema di Bahá’u’lláh, vi sono controlli ed equilibri necessari perché se ne possa fare buon uso nello sviluppo della società. Un attento esame dei principi della consultazione bahá’í e dei provvedimenti formali e informali da mettervi in atto ci apre nuove vedute sulle dinamiche della libertà di espressione.

Una dissertazione su questi principi è al di là delle intenzioni di questa lettera: basti pertanto ricordare brevemente alcuni dei requisiti della consultazione, in particolare per coloro che servono nelle Assemblee Spirituali. Amore e armonia, purezza di intenti, umiltà e modestia fra gli amici, pazienza e sopportazione nelle difficoltà - queste qualità caratterizzano l'atteggiamento con cui essi procedono a 'esprimersi con massima riverenza, cortesia, dignità, oculatezza e moderazione'. in tutta libertà' sia quando si esprimono, sia quando espongono 'il proprio argomento'. 'Chi viene contraddetto non deve esserne turbato, perché senza analisi o verifiche dei vari problemi l'opinione accettabile non sarà scoperta né compresa'. 'La luminosa scintilla della verità si sprigiona soltanto dallo scontro delle differenti opinioni'. Se non si raggiunge l'unanimità, le decisioni sono prese con voto di maggioranza.

Una volta presa una decisione, tutti i membri dell'istituzione consultiva, avendo avuto l'opportunità di esprimere pienamente le proprie opinioni, in completo accordo ne sostengono il risul-

tato. Cosa succede se è giusta l'opinione minoritaria? 'Trovarsi d'accordo su un argomento, anche sbagliando' 'spiega 'Abdu'l-Bahá 'è preferibile che essere nel giusto ma in disaccordo, perché questa divergenza distrugge le divine fondamenta. Se una delle parti è nel giusto, ma c'è disaccordo, ciò sarà causa di mille mali, mentre se c'è armonia pur essendo ambo le parti nell'errore, essendovi unità la verità sarà manifestata e l'errore corretto'. Implicito in questo modo di vedere l'utilità sociale del pensiero, è il profondo cambiamento nella qualità del pubblico dibattito che Bahá’u’lláh propone per una società matura.

Le doti grazie alle quali si può conseguire la disciplina personale necessaria per una fruttuosa consultazione trovano la loro piena espressione in quello che Shoghi Effendi considerava 'lo spirito di un vero bahá’í'. Riflettiamo per esempio sull'appello ri-volto alla vostra comunità in una delle sue prime lettere: 'Solo lo spirito di un vero bahá’í può sperare di conciliare il principio di misericordia e giustizia, di libertà e sottomissione, di santità del diritto dell'individuo e obbedienza, cautela, discrezione e prudenza da un lato e socievolezza, schiettezza e coraggio dall'altro'. Questo è un appello alla maturità e alla distinzione verso le quali egli orientò ripetutamente i loro pensieri.

Poiché l'oggetto dei nostri desideri è la Più Grande Pace, uno dei principali sforzi della comunità bahá’í è quello di ridurre le occasioni di conflitti e contese, categoricamente proibiti nel Più Santo Libro. Significa che non possiamo esprimere la nostra critica? Assolutamente no. Com'è possibile che nella consultazione vi sia il candore richiesto, se non v'è pensiero critico? Come potremmo fare il nostro dovere verso la Causa, se non ci fosse consentita la libertà di esprimere le nostre opinioni? Shoghi Effendi ha affermato che 'caposaldo della Causa di Dio è il principio dell'incontestabile diritto della libera espressione, la libertà personale di dichiarare ciò che la coscienza detta e di esprimere le proprie opinioni.

L'Ordine Amministrativo fornisce alcuni canali per l'espressione della critica, riconoscendo, in linea di principio, che 'ogni leale e intelligente membro della comunità ha non solo il diritto, bensì il sacro dovere di esprimere in modo franco e completo, ma con il dovuto rispetto e considerazione per l'autorità dell'Assemblea, qualsiasi suggerimento, raccomandazione o critica senta in coscienza di dover fare per migliorare o rimediare certe condizioni o tendenze esistenti nella sua comunità locale'. L'Assemblea, da parte sua, 'ha il dovere di considerare attentamente ogni opinione'.

A parte la possibilità di accedere direttamente a un'Assemblea, locale o nazionale, o a un Consigliere, o a un membro del Consiglio Ausiliare, vi sono occasioni specifiche per esprimere le proprie opinioni nella comunità. Fra queste, la più frequente per i Bahá’í è la Festa del Diciannovesimo Giorno che 'oltre ad avere un aspetto spirituale e sociale, soddisfa varie esigenze e necessità amministrative della Comunità, tra cui, in primo luogo, la necessità di critiche e discussioni aperte e costruttive sui fatti e sulle circostanze relative agli affari interni della Comunità bahá’í. Nello stesso tempo, il parere di Shoghi Effendi, espresso dal suo segretario, sottolinea che 'è necessario evitare scrupolosamente ogni critica e discussione negativa che possa dar luogo a un indebolimento dell'autorità dell'Assemblea quale istituzione, perché altrimenti verrebbe messo in pericolo l'ordine stesso della Causa e nella Comunità regnerebbero discordia e confusione'.

Chiaramente dunque c'è qualcos'altro da tenere presente oltre al diritto di critica: lo spirito unificatore della Causa di Dio va preservato, l'autorità delle sue leggi e ordinanze salvaguardata, poiché l'autorità è un aspetto indispensabile della libertà. Motivazioni, maniere e modi sono importanti; ma c'è anche l'amore:

amore per il prossimo, amore per la comunità, amore per le istituzioni.

In questo contesto assume fondamentale importanza il dovere personale di comportarsi in maniera tale da garantire la stabilità della società. Perché la critica, pur vitale per il progresso della società, è una lama a doppio taglio: molto spesso produce conflitti e contese. Gli equilibrati metodi dell'Ordine Amministrativo sono intesi a impedire che questa essenziale attività degeneri in una forma di dissenso che alimenti l'opposizione e le sue temibili conseguenze. Gli effetti negativi di critiche mal dirette sono stati incalcolabili: nelle catastrofiche divergenze create nella religione, nelle fazioni - parimenti litigiose - prodotte nei sis-temi politici, i quali hanno nobilitato il conflitto istituzionaliz-zando concetti - come quello della 'leale opposizione' - che accompagnano l'una o l'altra suddivisione dell'opinione politica - conservatrice, liberale, progressista, reazionaria e così via.

Se i Bahá’í ignorano deliberatamente i principi contenuti nell'Ordine che Bahá’u’lláh ha stabilito per rimediare alle divisioni della famiglia umana, la Causa - per la quale è stato sacrificato tanto - non potrà assolvere la sua missione di riscattare la società mondiale dalla completa distruzione. Non possiamo sempre fare riferimento al Patto, in modo da conservare la prospettiva necessaria? Infatti, in questa èra, la Causa di Bahá’u’lláh è stata protetta dai perniciosi effetti dell'abuso della critica, per mezzo dell'istituzione del Patto e attraverso un sistema amministrativo universale che incorpora in sé il meccanismo necessario a far emergere le idee costruttive degli individui e a utilizzarle a beneficio dell'intero organismo. Invitando i popoli ad appoggia-re lo scopo unificatore della Causa, Bahá’u’lláh, nel Libro del Suo Patto, rivolge loro queste solenni parole: 'Non permettete che gli strumenti dell'ordine siano fatti causa di confusione e il mezzo dell'unione divenga occasione di discordia'. Esse sottolineano un punto cruciale: nei termini del Patto, la dissidenza è una contraddizione morale e intellettuale del principale obiettivo che anima la comunità bahá’í, cioè l'instaurazione dell'unità del genere umano.

E torniamo alle straordinarie caratteristiche della parola. Contenuto, quantità, stile, tatto, saggezza, tempismo sono fattori critici da cui dipendono gli effetti della parola nel bene e nel male. Pertanto, gli amici devono sempre essere consapevoli del significato di questa facoltà che distingue gli esseri umani da altre forme di vita e devono esercitarla con giudizio. I loro sforzi in questa disciplina daranno origine a uno stile di espressione degno dell'imminente maturità della razza umana, ed essa vale tanto per la parola parlata, quanto per quella scritta, e influenza profondamente anche il funzionamento della stampa.

Quali siano il significato e il ruolo della stampa nel nuovo sistema mondiale si comprende dall'importanza che l'Ordine di Bahá’u’lláh attribuisce al fatto che l'informazione sia accessibile a tutti gli strati della società. Shoghi Effendi ci dice che Bahá’u’lláh 'fa specifico riferimento ai 'giornali che appaiono rapidamente", descrivendoli come "gli specchi del mondo" e come "un potente e meraviglioso fenomeno", e prescrive a tutti coloro che sono responsabili della loro produzione il dovere di essere purificati dalla malizia, da passione e pregiudizio, di essere giusti e imparziali, di essere accorti nelle loro inchieste e d'accertare bene i fatti di ogni situazione'.

Nel Suo trattato sociale 'Il Segreto della Civiltà Divina', 'Abdu’l-Bahá offre spunti di riflessione sull'indispensabilità della stampa nella società del futuro. Egli dice che è 'urgente scrivere articoli e libri utili, che stabiliscano chiaramente e definitivamente quali siano le attuali necessità della gente e quali cose portino alla felicità e al progresso della società'. Inoltre scrive 'La pubblicazione di pensieri nobili è la forza dinamica nelle arterie della vita, è l'anima del mondo'.

E afferma che 'L'opinione pubblica dev'essere orientata verso tutto ciò che è degno di questo giorno, e ciò non è possibile se non con l'uso di argomenti adeguati e prove chiare, esaurienti e conclusive'.

Quanto al modo e allo stile, Bahá’u’lláh esorta 'gli autori fra gli amici' a 'scrivere in modo accettabile per le anime pure e che non induca le persone a cavillare'. E pronuncia un monito: 'Abbiamo detto in passato che una parola ha l'influenza della primavera e rende i cuori freschi e verdeggianti, un'altra è come veleno che fa appassire fiori e boccioli'.

Alla luce di tutto questo, il codice di comportamento della stampa deve aderire ai principi e agli scopi della consultazione rivelati da Bahá’u’lláh. Solo in questo modo essa potrà offrire il suo contributo alla preservazione dei diritti della gente e diventare un importante strumento nel processo consultivo della società e quindi promuovere l'unità della razza umana.

Alcuni amici hanno pensato che l'emersione della Fede dall'oscurità indichi che è arrivato il momento per la comunità di smettere di osservare alcune restrizioni: si riferiscono in particolare alla temporanea necessità di revisione prima della pubblicazione.

Che la Fede nel suo insieme sia emersa dall'oscurità è certo. Questo segna sicuramente uno stadio trionfale negli sforzi della comunità tesi a informare della sua esistenza coloro che influenzano gli eventi mondiali. Considerate come, in seguito alle sofferenze e ai sacrifici degli amici in Iran, le preoccupazioni della comunità a tal proposito siano divenute tema di discussione nei più influenti parlamenti e nei più importanti luoghi internazionali di pubblico dibattito del mondo. Che questo emergere dia alla Causa la libertà di perseguire obiettivi finora irraggiungibili è innegabile: ma che segni il consegui-mento dell'attesa maturità della comunità è del tutto incerto.

Come potrebbe aver conseguito la maturità, se sappiamo dal-la chiara guida dell'amato Custode che l'oscurità è solo uno dei numerosi stadi della lunga evoluzione della Fede verso i suoi aurei destini? Non ci ha forse avvertiti che lo stadio successivo - quello dell'oppressione - deve precedere quelli dell'emancipazione e del riconoscimento del suo status di religione mondiale? Possono dimenticare gli amici lo spesso citato avvertimento di 'Abdu’l-Bahá, che la Causa sarà sottoposta a una feroce opposizione in vari Paesi di tutti i continenti? Quanto ai credenti americani, non si riferiva Shoghi Effendi a quest'imminente tempesta quando li ha definiti 'l'invincibile Esercito di Bahá’u’lláh che deve combattere - in Occidente, in uno dei suoi potenziali focolai di conflitto - una delle sue più fiere e gloriose battaglie in Suo nome e per amor Suo'?

Coloro che desiderano che ogni restrizione cessi, che invocano la libertà di parola come motivo logico per pubblicare qualunque cosa riguardi la comunità bahá'í, che chiedono l'immediata soppressione della prassi della revisione ora che la Fede è emersa dall'oscurità - hanno dimenticato queste inquietanti prospettive? Per quanto vasta sia stata la reazione del pubblico alle attuali persecuzioni in Iran, nessuno si illuda: è assolutamente certo che in molti Paesi, compreso quello che è la Culla dell'Ordine Amministrativo, l'opposizione deve ancora venire.

La Fede è tuttora nella sua infanzia. Malgrado sia emersa dall'oscurità, la vasta maggioranza della razza umana, oggi, ne ignora l'esistenza; inoltre i suoi seguaci sono quasi tutti relativamente giovani come Bahá’í. Il solo cambiamento che questo nuovo stadio nella sua evoluzione comporta è che mentre finora questa tenera pianta, nell'oscurità, era protetta dall'attenzione di elementi estranei, oggi vi è esposta e ciò induce a un più attento esame, e quest'esame finirà per generare opposizioni in varie parti. Perciò, lungi dall'assumere atteggiamenti sconsiderati, la comunità deve rendersi conto della necessità di dare, a un pubblico molto scettico, una giusta immagine di se stessa e un quadro esatto del suo scopo. Occorrono dunque uno sforzo maggiore e una più scrupolosa attenzione per garantire che la Fede sia protetta dalla malvagità degli ignoranti e dalla stoltezza degli amici.

Ricordiamo che nella lotta che combatte per prosperare, l'infante Fede di Dio è assediata dal tumulto dell'èra presente. Come un tenero germoglio a mala pena visibile sul terreno, dev'essere nutrita perché si rinforzi e maturi, deve ricevere la necessaria protezione dall'influenza nefasta di impetuosi venti e dalle insidie mortali di malerbe e ortiche. Se proprio noi, alle cui cure la giovane pianta è stata affidata, siamo insensibili alla sua delicatezza, il grande albero in cui potrebbe sicuramente svilupparsi non avrà quella crescita che gli consentirà di estendere l'ombra dei suoi rami sull'intera umanità. Tutti dobbiamo considerare da questo punto di vista i pericoli latenti per la Causa rappresentati da azioni incaute e da eccessive aspettative: e in particolare dobbiamo essere molto attenti agli effetti delle parole, specialmente quelle stampate. Ed è per questo che autori ed editori bahá’í devono essere scrupolosi ed esercitare una rigorosa disciplina su se stessi e, in questo stadio iniziale nello sviluppo della Fede, adattarsi all'esigenza della revisione.

Il diritto personale di espressione ha permeato i commenti già esposti sui vari aspetti della libertà: e tuttavia c'è ancora qualcosa da dire sulla libertà individuale. Il fondamentale atteggiamento della Fede a questo proposito è ottimamente delineato da alcune dichiarazioni di 'Abdu’l-Bahá sulla famiglia: 'Bisogna sempre tenere in considerazione l'unità del legame familiare e non bisogna violare i diritti dei singoli membri... Tutti questi diritti e prerogative devono essere conservati, ma si deve sostenere l'unità della famiglia. Il male di uno sarà considerato un male per tutti; il bene di uno, un bene per tutti; l'onore di uno, onore di tutti'.

Shoghi Effendi spiega il rapporto fra individuo e società affermando che 'Il concetto bahá’í di vita sociale si basa essenzialmente sul principio della subordinazione della volontà dell'individuo a quella della società. Tale concetto non reprime l'individuo e non lo esalta al punto da farne una creatura antisociale, una minaccia per la società. Come sempre, segue la "regola aurea"'.

Questo rapporto, così fondamentale per una vita civile, ri-chiede la massima comprensione e collaborazione fra società e individuo. E per poter favorire un clima nel quale le potenzialità inespresse dei singoli membri possano sviluppassi, questo rapporto deve lasciare 'piena libertà' perché 'l'individualità si possa esprimere' con spontaneità, iniziativa e diversità in modo da assicurare la vitalità della società. Fra i compiti assegnati alle istituzioni bahá’í che hanno una diretta influenza sulla libertà e sullo sviluppo individuali ve n'è uno che è così descritto nella Costituzione della Casa Universale di Giustizia: 'salvaguardare i diritti personali, la libertà e l'iniziativa degli individui' con il corollario occuparsi del rispetto dell'onore umano.

Si noti come nell'Ordine di Bahá’u’lláh, mentre la volontà dell'individuo è subordinata a quella della società, l'individuo stesso non si perda nella massa ma diventi il centro di uno sviluppo primario, in modo che egli trovi il proprio posto nel flusso del progresso, e la società nel suo insieme si giovi della somma dei talenti e delle capacità degli individui che la compongono. L'individuo realizza le proprie potenzialità non tanto nel soddisfare i propri bisogni quanto nel realizzare la propria completezza entrando in sintonia con l'umanità e con lo scopo della creazione voluto da Dio.

La qualità della libertà e della sua espressione - anzi, la capacità stessa di preservare la libertà nella società - dipende indubbiamente dalla conoscenza e dall'educazione degli individui e dalla loro capacità di affrontare serenamente le sfide della vita. Come ha scritto l'amato Maestro: '...qui stanno l'onore e la distinzione dell'uomo: che fra tutte le moltitudini del mondo egli divenga fonte di benessere sociale. Si può immaginare dono più grande di questo, che un uomo, guardando dentro di sé, scopra di essere divenuto, per la grazia confermatrice di Dio, causa di pace e di benessere, di felicità e di vantaggio per il suo prossimo? No, in nome dell'unico vero Dio, non v'è gioia più grande, né più completa delizia'.

Lo spirito di libertà che negli ultimi decenni ha travolto il pianeta con forza tempestosa è una manifestazione della vibrazione della Rivelazione portata da Bahá’u’lláh, Lo confermano le Sue stesse parole. 'L'Antica Bellezza' Egli scrisse in un commovente commento delle Sue sofferenze 'ha consentito di essere incatenata perché l'umanità si liberi dalla schiavitù ed ha accettato di essere fatta prigioniera in questa formidabile Fortezza perché il mondo intero possa ottenere la vera libertà'.

Potremmo ragionevolmente concludere, dunque, che la 'vera libertà' è il Suo dono d'amore alla razza umana. Considerate quello che Bahá’u’lláh ha fatto: ha rivelato leggi e principi per guidare i liberi: ha fondato un Ordine per incanalare le azioni dei liberi: ha proclamato un Patto per garantire l'unità dei liberi.

Perciò, crediamo in questo basilare concetto: Bahá’u’lláh è venuto per liberare l'umanità. La Sua Rivelazione è, in effetti, un invito alla libertà - libertà dal bisogno, libertà dalla guerra, libertà di unire, libertà di progredire, libertà nella pace e nella gioia.

Voi che vivete in un Paese dove la libertà è tanto apprezzata non dovete dunque privarvi dei suoi frutti, ma avete la sfida e l'obbligo di sostenere e dimostrare la differenza fra la licenza che limita le possibilità di vero progresso e la moderazione che assicura il godimento di una vera libertà.

La Casa Universale di Giustizia
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