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Casa Universale di Giustizia : 26-11-03 ai bahá'í dell'Iran
Giorno del Patto
26 novembre 2003
Ai seguaci di Bahá’u’lláh nella Culla della Fede
Amici amatissimi,

Sono trascorsi poco più di centoventicinque anni da quando ‘Abdu’l-Bahá inviò la Sua lettera aperta al popolo del vostro paese. A causa del Suo ruolo vitale in una comunità religiosa che era stata oggetto di forti pregiudizi, l’Autore dovette necessariamente evitare di apporre la Sua firma al documento. Ma il messaggio non avrebbe potuto essere più chiaro. Mosso da un profondo amore per una patria che non aveva più visto per tutti i lunghi anni dell’esilio sin dall’infanzia, il Maestro chiese al suo popolo, con parole appassionate, di ricordare i giorni nei quali l’Iran «era il cuore del mondo», «fonte e centro di scienze e arti, sorgente di grandi invenzioni e scoperte, ricca miniera di virtù e perfezioni umane». Era arrivato il momento, Egli sostenne fermamente, in cui gli eredi di una così grande civiltà facessero valere il loro retaggio.

Ciò che la lettera profeticamente espose è la sfida della modernità. Quella sfida è divenuta oggi un imprescindibile assillo per i popoli di tutto il pianeta non meno che per quelli del mondo islamico. Il messaggio del Maestro identificava esplicitamente il significato della modernità e le caratteristiche dell’onda crescente della sua rivoluzione culturale: il governo costituzionale e democratico, l’egemonia della legge, l’educazione universale, la protezione dei diritti umani, lo sviluppo economico, la tolleranza religiosa, la promozione delle scienze e delle tecnologie utili e di programmi per il benessere sociale. Lodando le conquiste di quello che Egli definì questo «apparato temporale e materiale della civiltà», il Maestro spiegò molto chiaramente che non stava semplicemente proponendo una pedestre imitazione dell’Occidente. Egli scrisse senza mezzi termini che la società europea stava annegando in un «mare di passione e desiderio», impegolata in una visione materialistica della realtà che non avrebbe portato altro che delusioni:

Siate giusti: può questa civiltà nominale, priva dell’appoggio di una genuina civiltà del carattere, portare la pace e il benessere del popolo o ottenere il beneplacito di Dio? O non implica piuttosto la distruzione della condizione umana e non abbatte le colonne della pace e della felicità?

I lettori erano sollecitati a guardare al di sotto dei fenomeni superficiali. Ma poiché una lunga esposizione dei processi storici avrebbe appesantito quello che voleva essere un urgente appello alla riflessione e all’azione, ‘Abdu’l-Bahá Si limitò a pochi salienti esempi dei punti che intendeva esporre. Il tema comune era il potere trasformatore che era stato responsabile di tutto lo sviluppo dell’umanità nel corso delle ere e che avrebbe poi conferito all’edizione pubblicata della lettera il suo ben noto titolo di Segreto della Civiltà Divina. Tanto nell’esaminare gli eventi della storia persiana quanto nell’accennare ad alcuni passi del santo Corano, la lettera invitava i lettori a riflettere profondamente sulla dote incomparabile che promuove l’avanzamento dell’intero benessere umano:

Considerate attentamente: tutti i multiformi fenomeni, i concetti, il sapere, i procedimenti tecnici e i sistemi filosofici, le scienze, le arti, le industrie, e le invenzioni – tutto questo è emanazione della mente umana. Chiunque si sia spinto più a fondo in codesto mare sconfinato è giunto a eccellere sugli altri. La felicità e l’orgoglio delle nazioni in ciò consistono: risplendere come il sole nell’alto firmamento del sapere.

Il Segreto della Civiltà Divina è una celebrazione del ruolo creativo che la facoltà razionale – il massimo dono di Dio all’umanità – ha svolto nel progresso della civiltà. Tra i frutti della mente sui quali Si è particolarmente soffermato, il Maestro ha posto un forte accento sullo sviluppo scientifico e tecnologico. I Suoi lettori sono incoraggiati a riflettere sui benefici che la società persiana avrebbe tratto, se si fosse correttamente giovata di tutto ciò che era stato realizzato sotto questo aspetto dai popoli di altri paesi, in Occidente o altrove. Erano stati i poteri dell’intelletto che, spaziando liberamente, avevano scoperto e sperimentato i vari vantaggi di cui potevano usufruire tutti i popoli e non c’era argomento legittimo che si potesse proporre per giustificare l’imposizione di barriere culturali o nazionali alle operazioni di questo processo universale. Le sue conquiste sono una comune proprietà dell’intera razza umana e la loro adozione da parte di una nazione o di un popolo non sminuisce i loro fruitori e non si ripercuote sulle loro specifiche capacità.

A un livello molto più profondo, il Maestro indirizzò l’attenzione dei lettori verso le forze spirituali che modellano e stimolano il lavoro della mente. In uno dei passi più acuti della lettera, Egli impugnò quegli errori fondamentali sulla natura dell’uomo e della società che già avevano prodotto disastrose conseguenze in altre terre e che, se il popolo iraniano non li avesse evitati, avrebbero indebolito la sua capacità di valutare obiettivamente la presente situazione e di cogliere le opportunità che gli si presentavano. «Alcuni immaginano», osservò ‘Abdu’l-Bahá, «che un senso innato di dignità umana impedisca all’uomo di commettere malvagità e garantisca la sua perfezione spirituale e materiale». E invece, Egli fece notare, si può facilmente osservare che lo sviluppo umano dipende dall’educazione. Poi applicò le implicazioni di questa legge allo sviluppo della società. Tutti i fatti dimostrano inconfutabilmente che il fattore principale del graduale incivilimento del carattere umano, lungi dall’essere una semplice dotazione naturale, è stato l’effetto prodotto sull’anima razionale dalla guida dei Messaggeri di Dio che si sono succeduti nel mondo. È stato grazie al loro intervento, e solo a questo, che i popoli del mondo, a qualsiasi nazione o religione appartengano, hanno appreso i valori e gli ideali che hanno conferito loro il potere di mettere le risorse materiali e gli strumenti tecnologici al servizio del miglioramento umano. Sono stati Loro che, nelle varie ere, hanno definito il significato e i bisogni della modernità. Sono stati Loro i supremi Educatori dell’umanità:

Dalla grazia delle religioni divine derivano benefici universali, poiché esse guidano i veri seguaci a perseguire sincerità d’intenti, alte mire, purezza, onore immacolato, straordinaria gentilezza e comprensione, rispetto delle promesse fatte, sollecitudine per i diritti altrui, liberalità, giustizia in ogni aspetto della vita, umanità e filantropia, valore e instancabilità negli sforzi al servizio dell’umanità. Per riassumere: la religione produce tutte le virtù umane e queste virtù sono le luminose fiaccole della civiltà.

*

Abbiamo qui concisamente esaminato l’argomento del grande messaggio di ‘Abdu’l-Bahá perché gli eventi contemporanei danno ampia conferma della sua diagnosi e delle sue prescrizioni. Le intuizioni che esso contiene fanno luce non solo sulla situazione in cui il popolo iraniano oggi si trova, ma anche sulle relative implicazioni per voi che siete i seguaci di Bahá’u’lláh in quel paese. Il messaggio invitava tanto i capi del paese quanto il suo popolo a liberarsi dalla cieca sottomissione al dogma e ad ammettere la necessità di fondamentali cambiamenti di comportamento e di atteggiamento, ma soprattutto ad accettare di subordinare gli interessi delle persone o dei gruppi agli urgenti bisogni della società nel suo complesso.

Come ben sapete, l’appello del Maestro fu ignorato. Costretti nella morsa di un’antiquata autocrazia Qájár, limitata soltanto dalla propria incompetenza, la Persia affondò sempre più nell’immobilismo. Politici venali si contendevano una parte delle declinanti ricchezze di un paese trascinato sull’orlo del fallimento. Peggio ancora, un popolo che aveva un tempo prodotto alcune delle massime menti della storia della civiltà – Ciro, Dario, Rúmí, ?áfi?, Avicenna, Rhazes e moltissimi altri – era caduto nelle mani di una casta clericale, tanto ignorante quanto corrotta, che poteva preservare i suoi meschini privilegi soltanto suscitando nelle masse sprovvedute un irragionevole timore di qualsiasi cosa sapesse di progresso.

Non c’è da meravigliarsi dunque che, approfittando del caos che seguì la prima guerra mondiale, un ambizioso ufficiale dell’esercito sia riuscito a impadronirsi del potere e a instaurare una dittatura personale. Secondo lui – come secondo suo figlio dopo di lui – la liberazione dai mali della Persia dipendeva da un sistematico programma di «occidentalizzazione». Scuole, lavori pubblici, una qualificata burocrazia e un esercito ben equipaggiato servirono ai bisogni del nuovo governo nazionale. Gli investimenti esteri furono incoraggiati come strumento dello sviluppo delle cospicue risorse nazionali del paese. Le donne furono liberate dalle peggiori restrizioni che ne avevano impedito la crescita e ammesse all’educazione e alle carriere utili. Anche se il Majlis fu sempre poco più che una facciata, si fece strada la speranza che, nel tempo, potesse trasformarsi in una genuina istituzione di un governo democratico.

E invece, con l’unidirezionale sfruttamento delle risorse petrolifere dell’Iran, accadde che si accumularono ricchezze di dimensioni quasi inimmaginabili. In mancanza di ogni parvenza di un sistema di giustizia sociale, l’effetto principale fu l’enorme arricchimento di una minoranza privilegiata e attenta solo ai propri interessi, mentre la massa della popolazione restava in una condizione solo di poco superiore a quella nella quale si trovava prima. Preziosi simboli culturali ed episodi eroici di un glorioso passato furono riesumati semplicemente per decorare la monumentale vanità di una società le cui basi morali erano state costruite sulle sabbie mobili dell’ambizione e dell’avidità. Qualsiasi protesta, anche quelle più sommesse e ragionevoli, fu soffocata da una polizia segreta svicolata da qualsiasi supervisione costituzionale.

Nel 1979 il popolo iraniano abbatté questo dispotismo e gettò le sue false pretese di modernità nella pattumiera della storia. La loro rivoluzione fu il risultato delle forze congiunte di molti gruppi, ma la sua forza motrice furono gli ideali dell’Islam. Invece di uno sfrenato permissivismo, si promise al popolo una vita di dignità e di decenza. Le macroscopiche ingiustizie di classe e di ricchezza sarebbero state vinte dallo spirito di fratellanza ingiunto da Dio. Le risorse naturali che la provvidenza aveva donato a una terra così fortunata furono dichiarate patrimonio di tutto il popolo iraniano, da utilizzare per assicurare a tutti un’occupazione e un’educazione. La nuova «Costituzione islamica» conteneva palesi e solenni garanzie di uguaglianza davanti alla legge per tutti i cittadini della repubblica. Il Governo si sarebbe coscienziosamente adoperato per abbinare i valori spirituali e i principi della scelta democratica.

Che cos’hanno a che fare queste promesse con l’esperienza descritta dopo venticinque anni dalla maggior parte della popolazione dell’Iran? Oggi si sentono dappertutto grida di protesta contro la corruzione endemica, la manipolazione politica, il maltrattamento delle donne, la vergognosa violazione dei diritti umani e la repressione del pensiero. E quale effetto hanno sulla coscienza della gente, ci si deve inoltre chiedere, gli appelli delle autorità al santo Corano per giustificare politiche che producono queste condizioni?

*

La crisi di civiltà dell’Iran non potrà essere risolta né imitando ciecamente una cultura occidentale palesemente imperfetta né rifugiandosi in un’ignoranza medievale. La risoluzione del dilemma fu enunciata sin dall’inizio della crisi, con parole chiarissime e persuasive, da un illustre Figlio dell’Iran onorato oggi in tutti i continenti del mondo, ma purtroppo non nella Sua terra natale. Il genio poetico della Persia ne coglie l’ironia: «Ho cercato l’Amato in tutto il vasto mondo, ma Lui mi aspettava nella mia stessa patria». La considerazione nella quale il mondo tiene Bahá’u’lláh venne forse più esplicitamente in luce il 29 maggio 1992, il centenario della Sua morte, quando il Parlamento brasiliano si riunì solennemente in sessione per rendere omaggio a Lui, ai Suoi insegnamenti e ai servizi che la comunità da Lui fondata ha reso all’umanità. In quell’occasione, il Presidente della Camera e i portavoce di tutti i partiti si alzarono, l’uno dopo l’altro, per esprimere la propria profonda ammirazione verso una Persona Che essi definirono nei loro discorsi l’Autore della «più colossale opera religiosa scritta dalla penna di un Uomo», un messaggio che «si rivolge all’umanità complessivamente, senza meschine differenze di nazionalità, razza, limiti o credenza».

Come ha risposto la Sua patria a una Figura la cui influenza ha portato tanto onore al nome dell’Iran? Dalla metà del XIX secolo quando Egli Si levò in difesa della Causa di Dio e malgrado la fama che la filantropia e le doti intellettuali Gli avevano procurato, Bahá’u’lláh fu oggetto di una virulenta campagna di persecuzione. Riconoscendo la Sua missione, i vostri progenitori ebbero la gloria imperitura di condividere le Sue sofferenze. Nei decenni successivi, voi che siete rimasti fedeli alla Sua Causa, che vi siete sacrificati per essa e che avete portato il suo messaggio civilizzatore nelle più remote regioni del pianeta avete conosciuto la vostra parte di maltrattamenti, lutti e umiliazioni, ogni famiglia bahá’í in Iran.

Una delle afflizioni più terribili, per le sue tragiche conseguenze, è stata la calunnia della Causa di Bahá’u’lláh perpetrata da quella casta privilegiata alla quale le masse della Persia erano state educate a chiedere guida nelle questioni spirituali. Per oltre 150 anni, ogni mezzo d’informazione del pubblico – pulpiti, stampa, radio, televisione e perfino dotte pubblicazioni – è stato manipolato per creare un’immagine della comunità bahá’í e delle sue credenze del tutto falsa, intesa unicamente a suscitare il disprezzo e l’ostilità della gente. Nessuna calunnia è stata troppo vile, nessuna menzogna troppo oltraggiosa. Mai in quei lunghi anni vi è stata data, a voi, le vittime di questo vilipendio, la sia pur minima possibilità di difendervi e di mostrare i fatti che avrebbero smascherato quel calcolato avvelenamento della mente del pubblico.

Basterà un esempio. Fra gli innumerevoli successi della Causa è stato particolarmente cospicuo il successo riportato dagli insegnamenti di Bahá’u’lláh nell’inculcare, l’una dopo l’altra, nelle successive generazioni di credenti i più alti livelli di moralità personale. Non occorrono qui discussioni per sostenere questa affermazione. La reputazione di integrità che la comunità si è fatta in tutto il mondo – presso la gente, i governi e le agenzie internazionali – parla da sé. Migliaia di vostri concittadini hanno avuto buone ragioni per constatarlo di prima mano. Eppure, trascinati da un’incontrollabile malvagità, coloro che hanno voluto esservi nemici in Iran non hanno esitato ad accusarvi di ogni forma di depravazione umana, accuse che – raccontate nelle società libere dove la Fede è ben conosciuta – non hanno fatto altro che esporre la depravazione delle menti capaci di escogitarle.

Accanto a questa campagna di diffamazione morale è stata adottata una strategia intesa a intimidire tutti coloro che, sapendo come stavano veramente le cose, si sentirono spinti a venirvi in aiuto. Dopo avervi associati nell’opinione popolare ad atteggiamenti e comportamenti pericolosi per la società, i vostri oppressori accusano ora chiunque si appelli in vostro nome di essere lui stesso un bahá’í e pertanto di non essere credibile. Gli estremi ai quali arriva questa sistematica corruzione della vita pubblica sono visibili nella propensione di coloro che muovono i fili a far apparire persino vecchi oppositori della Causa come suoi segreti sostenitori. Non sono infatti arrivati al punto da affermare che uno screditato primo ministro – il cui padre era stato espulso dalla comunità bahá’í proprio per il suo coinvolgimento nella politica delle parti, che aveva personalmente insistito fino all’ultimo respiro sulla propria identità islamica ed era stato causa di grandi difficoltà per la comunità bahá’í – era in realtà un membro clandestino della Fede?

I vostri oppressori non si sono accontentati delle calunnie. Per un secolo e mezzo avete ripetutamente subito violenze. Di recente, dopo la rivoluzione del 1979, avete visto alcuni degli uomini e delle donne più nobili che Bahá’u’lláh aveva prodotto imprigionati in base ad accuse troppo stravaganti per meritare un commento, sottoposti a mostruose torture e assassinati dopo processi farseschi, derubati delle loro proprietà dai loro persecutori e dai teppisti che li servono e li proteggono. Le Assemblee Spirituali che avete eletto, di gran lunga i più progrediti esempi di enti decisionali democratici del paese, sono state arbitrariamente sciolte, molti dei loro membri sono stati rapiti e uccisi. Quanti bambini sono stati resi orfani. Quanti giovani hanno visto i loro progetti di studio e le loro speranze di guadagnarsi da vivere brutalmente distrutti. Quanti anziani sono rimasti senza tetto, le pensioni per le quali avevano lavorato tutta la vita confiscate da fatva emanate da uomini che non meritano alcun rispetto. Quanti genitori sono stati costretti a seppellire il corpo mutilato di un figlio o di una figlia in un qualsiasi terreno desolato ad essi assegnato per questo scopo. E che dire dei fioriti cimiteri bahá’í, teneramente curati per anni e anni, scelleratamente spianati dai bulldozer, i preziosi resti di molte persone amate spazzati via fra mucchi di immondizia.

I perpetratori di queste atrocità sono subito pronti a protestare – come hanno ogni diritto di fare – se la minima offesa è fatta in altre terre a un luogo legato al sacro nome dell’Islam. Ma che cos è stato dei Santuari e degli altri Luoghi sacri bahá’í in Iran? Che cosa della preziosissima Casa del santo Báb a Shíráz, centro di pellegrinaggio per l’intero mondo bahá’í, distrutta da una squadra municipale di demolitori che agiva sotto le direttive degli ‘ulamá, i suoi sacri recinti lastricati in un’estrema dissacrazione? Parlando di persone così vili da commettere atti di tale malvagità, Bahá’u’lláh ha dichiarato: « Dio Si è totalmente liberato di loro, e anche Noi».

*

Nessuno sostiene che siete soli nelle ordalie che attraversate. Oggi le vittime dell’ingiustizia ammontano a molti milioni. Ogni anno le agende degli organismi dei diritti umani sono gremite da appelli di portavoce di minoranze oppresse di ogni genere – religiose, etniche, sociali e nazionali. Nelle parole di Bahá’u’lláh: «La Giustizia, in questo giorno, lamenta la propria sorte e l’Equità geme sotto il giogo dell’oppressione». Ciò che ha più allarmato gli osservatori più acuti di queste situazioni è stato il danno spirituale arrecato alle vittime piuttosto che la loro sofferenza fisica materiale. L’oppressione deliberata mira a disumanare coloro che sottomette e a delegittimarli in quanto membri della società, che non hanno titolo né a diritti né a considerazione. Quando queste condizioni persistono a lungo, molti di coloro che ne sono affetti perdono fiducia nella propria percezione di se stessi. Sono inesorabilmente svuotati di quello spirito d’iniziativa che è parte integrante della natura umana e si riducono al livello di oggetti da trattare come i loro governanti decidono. In verità, chi è esposto a una prolungata oppressione può essere così condizionato a una cultura di abbrutimento da essere pronto anche lui a fare violenza agli altri, se se ne presenta l’occasione.

Che cos’è dunque, il mondo sta incominciando a chiedersi, che vi ha preservato da questo genere di corrosione spirituale? Dove avete trovato le risorse che vi hanno sgombrato il cuore dal risentimento e che vi hanno fatto agire con magnanimità verso coloro che hanno partecipato ai vostri maltrattamenti? Come mai, dopo oltre un secolo di incessante persecuzione e il calcolato tentativo di genocidio degli ultimi 25 anni, ancora mantenete una fiduciosa padronanza del vostro intento morale e un duraturo amore verso la terra nella quale avete tanto sofferto? Le incomparabili parole di Bahá’u’lláh contengono la risposta:

Ogni fuoco può essere estinto tranne quello dell’Amor di Dio che si manifesta e divampa nei cuori. Ogni albero possente può essere sradicato da venti di tempesta fuorché quelli del divino frutteto e ogni lampada può essere spenta eccetto quella della Causa di Dio, che riluce nel cuore del mondo. I venti ne accrescon lo splendore e non si smorzerà mai.

Questa è la risposta che la storia darà a chi cercherà di scoprire il vostro segreto. La vostra vita è il frutto di quel divino frutteto, il prodotto della Parola creativa alla quale avete arreso il cuore. «O benamati! È stato innalzato il tabernacolo dell’unione; non vi considerate estranei l’uno all’altro. Siete frutti di un unico albero e foglie di un solo ramo». «… l’amore è luce, qualunque ne sia la dimora; e l’odio è tenebra, ovunque si annidi». «L’uomo che comprendesse la grandezza del proprio stadio e la sublimità del proprio destino non paleserebbe altro che un buon carattere, azioni pure e una condotta decorosa e lodevole». «In questo giorno, tutti devono aggrapparsi a qualunque cosa sia causa del miglioramento del mondo e della promozione del sapere fra le sue genti». «… la lingua serve a menzionare ciò che è buono, non contaminatela con discorsi sconvenienti». «Donne e uomini sono stati e sempre saranno uguali agli occhi di Dio». «Una briciola di castità vale più di centomila anni di preghiera e di un mare di sapere». «Abbiamo ingiunto che tutti si dedichino a mestieri e l’abbiamo considerato un atto di preghiera». «La fidatezza è la porta principale verso la tranquillità e la sicurezza dei popoli del mondo». «Il sapere è causa di edificazione e di progresso. Permette all’uomo di oltrepassare il mondo della polvere e innalzarsi verso i regni superni e lo porta fuori dal buio nella luce. È redentore e apportatore di vita. Dona le acque viventi dell’immortalità e impartisce il cibo celeste».

Conoscete tutti fin dall’infanzia l’esortazione di ‘Abdu’l-Bahá che così straordinariamente riassume questi ideali: «Essere bahá’í significa essere la personificazione di tutte le perfezioni umane».

Lo spirito di ingegnosità e di praticità che voi state dimostrando porta altresì grande conforto al cuore addolorato dei vostri compagni di fede in altre terre. Quando i vostri figli sono stati espulsi dalle scuole a causa della loro Fede, voi avete creato aule scolastiche nelle vostre case. I laureati dell’istituzione che avete fondato per venire incontro ai bisogni degli studenti universitari, ai quali è parimenti negata l’istruzione, si distinguono oggi in prestigiose università di altri paesi che ne hanno accettato di buon grado le credenziali. A Dio piacendo, non è molto lontano il giorno in cui anche ad altre migliaia di giovani bahá’í ancora crudelmente deprivati si presenterà l’occasione di sviluppare le proprie capacità. Il sacrificale risparmio di modesti proventi in un fondo comune sta dimostrandosi non solo sufficiente ad assicurare che i membri della comunità non versino nel bisogno, ma anche a produrre fondi necessari per attività generali. Nelle condizioni più difficili, una vibrante vita comunitaria va avanti, con la ben maggiore intensità che soltanto le prove possono produrre.

Per oltre un secolo questo spirito ha prodotto frutti in Iran e nel mondo intero. Non c’è oggi regione del pianeta nella quale le capacità dei bahá’í iraniani non abbiano dato un grande impulso all’espansione del lavoro di insegnamento e alla formazione e al consolidamento delle istituzioni della Fede. E l’impatto non è limitato alla vita spirituale della Fede. Sarebbe difficile pensare a una professione, a un campo della scienza o delle arti, in cui i bahá’í iraniani, soprattutto giovani, non stiano energicamente manifestando l’ideale dell’eccellenza tante volte indicato da ‘Abdu’l-Bahá. Queste qualità non sbocciano in un popolo nottetempo e non sono il prodotto della sola volontà umana. Nella vita e nell’opera dei pionieri persiani in tutto il mondo si vede oggi il frutto della cultura dell’apprendimento e dell’autodisciplina nella quale i loro genitori sono stati amorevolmente cresciuti nella terra dove sono nati.

Per ogni osservatore equanime, voi siete la prova vivente che la fede in Dio e la fiducia nel progresso sociale sono conciliabili sotto ogni aspetto, che la scienza e la religione sono i due inseparabili sistemi correlati di sapere che muovono il progresso della civiltà. Incominciate già vedere questa constatazione balzare agli occhi di molti musulmani di vostra conoscenza. Questi amici e questi vicini, che possono a buon diritto vantarsi di essere «un popolo che raccomanda la bontà», hanno visto con indignazione persone che sapevano innocenti di ogni crimine uccise e aggredite senza possibilità di adire a una protezione legale. Essi sono sensibili, forse ancor più di voi, allo spirito di coraggio e di pudore che avete mostrato in tutte queste tribolazioni. E anche loro stanno incominciando a vedere la vera natura di coloro le cui violenze contro di voi macchiano l’onore dell’Islam, nel cui nome quei crimini sono perpetrati. Se non siete ancora fisicamente liberi, state almeno incominciando a essere accettati come una parte rispettata e apprezzata del popolo iraniano. Verrà anche il giorno in cui i vostri concittadini riconosceranno e apprezzeranno il contributo che siete destinati a dare al recupero da parte dell’Iran del posto che gli spetta fra le nazioni del mondo.

*

Le elite dirigenti non possono commettere un errore più grave che immaginarsi che il potere del quale sono riusciti a impadronirsi costituisca un perenne baluardo contro le incessanti maree del cambiamento storico. Oggi in Iran, come in tutte le parti del mondo, queste maree irrompono con incalzante urgenza e forza tumultuosa. Non si fermano davanti alla porta di casa, salgono irresistibili dal pavimento. È impossibile deviarle. Non saranno smentite.

Questa è la vera ragione per cui Bahá’u’lláh è stato così accanitamente osteggiato dal clero e dai governanti che in Lui riconobbero – correttamente ma confusamente – la Voce di una sopravveniente società di giustizia e di lumi, nella quale loro non avrebbero trovato posto. E siate certi che questo stesso timore ha prodotto le ripetute ondate di persecuzione che avete a lungo sopportato. Chi esamina la Causa di Bahá’u’lláh con sincerità si accorge subito che la comunità bahá’í è una minoranza creativa che personifica la visione del futuro del suo Fondatore e la Sua indomita Volontà di realizzarla. Con il vostro amore, i vostri sacrifici, i vostri servizi e la vostra vita, avete dimostrato di essere i veri promotori del progresso della vostra amata patria della quale Bahá’u’lláh ha scritto:

L’orizzonte della Persia è stato illuminato dalla luce dell’Orbe celeste. Fra non molto l’Astro del superno reame brillerà così radioso da innalzare quel paese fino ad eteree altezze e fargli spargere il suo fulgore su tutta la terra. L’imperitura gloria di pregresse generazioni si manifesterà ancora una volta, in tal guisa da abbacinare e strabiliare gli occhi…

L’Iran diverrà centro focale di divini splendori. Il suo oscuro suolo diventerà luminoso e la sua terra risplenderà smagliante. Pur oggi privo di nome e di fama, diventerà famoso nel mondo. Pur ora sprovvisto, realizzerà le sue massime speranze e aspirazioni, Pur ora bisognoso e scoraggiato, otterrà copiosa grazia, conseguirà distinzione e conquisterà eterno onore.

Ogni volta che andiamo a visitare i santi Mausolei siete in prima linea nel nostro cuore e nelle nostre preghiere. La vostra lunga notte finirà e avrete la gioia di vedere con i vostri occhi la possente struttura eretta dai vostri sacrifici.

La Casa Universale di Giustizia

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