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Casa Universale di Giustizia : 19-04-01 l'unità delle nazioni e la Pace Minore
CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA
Dipartimento di Segreteria
19 aprile 2001
Caro amico bahá’í,

l’argomento principale da lei sollevato nella sua lettera è l’avvento della Pace minore, che secondo lei gli Scritti bahá’í collocherebbero al termine del ventesimo secolo e quindi alla fine del dicembre 2000.

Alleghiamo per sua informazione la copia di una relazione sul tema del conseguimento dell’unità delle nazioni e della Pace minore preparata dal Dipartimento per le Ricerche per richiesta della Casa di Giustizia. Vi si trovano numerose citazioni pertinenti tratte da testi autorevoli della Fede.

La lettura di questo materiale chiarisce che niente, negli Scritti bahá’í autorevoli, indica che la Pace minore si realizzerà prima della fine del ventesimo secolo. Vi si trovano invece alcune precise dichiarazioni secondo le quali l’unità delle nazioni, nella parole di ‘Abdu’l-Bahá, sarà «senza dubbio stabilita» nel corso del ventesimo secolo.

Come altre dichiarazioni contenute nel documento allegato, anche queste vanno lette alla luce del concetto che l’evoluzione dell’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh è un processo organico che si svolge secondo la Volontà divina ed è mosso da una realtà spirituale. ‘Abdu’l-Bahá così rispose a una domanda: «Il regno della pace, della salvezza, della giustizia e della conciliazione ha le sue fondamenta nel mondo invisibile e diverrà manifesto ed evidente per gradi grazie al potere della Parola di Dio!» Questa realtà spirituale sta gradualmente assumendo forma materiale grazie a decenni, secoli di strenui tentativi umani.

Il tema del «processo» è un evidente filo conduttore degli scritti di ‘Abdu’l-Bahá e di Shoghi Effendi sul conseguimento della pace mondiale. Il Custode, per esempio, dice che il Maestro ha affermato che certe decisioni prese alla fine della prima Guerra mondiale segnalavano «l’alba della Più Grande Pace ». Ciò contrasta con l’atteggiamento tipico della società moderna, che si preoccupa del breve termine e si concentra esclusivamente sugli eventi piuttosto che sui processi evolutivi.

Bisogna anche considerare la differenza fra unità delle nazioni e Pace minore. Shoghi Effendi, rispondendo ad alcuni credenti, chiarì che «l’unità nel campo politico», cui ‘Abdu’l-Bahá Si riferiva enunciando le sette luci dell’unità, «è un’unità conseguita da stati politicamente indipendenti e sovrani». Come si afferma nelle citazioni contenute nella relazione, la Pace minore sarà inizialmente un’unità politica cui si giungerà per decisione dei vari governi del mondo. Per unità delle nazioni si può intendere quell’unità che nascerà quando i popoli delle varie nazioni riconosceranno di appartenere a una comune famiglia umana.

Il ventesimo secolo è stato caratterizzato dalla nascita di quell’unità delle nazioni cui sia Shoghi Effendi sia la Casa di Giustizia si riferiscono nella relazione. Questo movimento, di giorno in giorno sempre più evidente, contrasta nettamente con l’impronta nazionalistica del diciannovesimo secolo ed è uno dei segni dello spirito della nuova era che fermenta nei cuori umani. Da questo punto di vista non c’è alcun dubbio che la promessa di ‘Abdu’l-Bahá si è realizzata e l’unità delle nazioni si è saldamente stabilita nel secolo appena concluso. Questa coscienza della solidarietà mondiale continuerà a diffondersi e rafforzarsi negli anni avvenire, producendo risultati nel campo politico e influenzando l’evoluzione verso un governo mondiale.

Non si pensi comunque che i processi ora in atto nel mondo non comportino sfide o difficoltà. Il cammino dell’umanità verso la nascita e il consolidamento della Pace minore subirà battute d’arresto e di tanto in tanto insorgeranno conflitti, che sfoceranno a suo tempo nell’instaurazione della Pace maggiore.

Amorevoli saluti bahá’í
Dipartimento di Segreteria
Alla Casa Universale di Giustizia
19 aprile 2001
Dal Dipartimento delle ricerche

Oggetto: Conseguimento dell’unità delle nazioni e della Pace minore

Introduzione

Gli Scritti bahá’í sulla pace mondiale vedono la Pace maggiore emergere al culmine di due distinti processi che si svolgono gradatamente in un lungo periodo di tempo. L’uno riguarda la crescita e lo sviluppo della comunità bahá’í, con l’evoluzione dell’Ordine Amministrativo e la sua fioritura nell’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh. L’altro, che è il tema di questa relazione, riguarda lo sviluppo della società e in particolare il conseguimento dell’unità delle nazioni e l’instaurazione della Pace minore.

L’unità delle nazioni e la Pace minore

Shoghi Effendi scrive che Bahá’u’lláh Si rivolse «a tutti i re della terra, invitandoli ad aderire alla Pace minore, distinta da quella Pace Suprema che solo coloro i quali sono pienamente consci del potere della Sua Rivelazione e professando apertamente i principi della Sua Fede potranno proclamare e dovranno alla fine instaurare...». Nelle parole di Bahá’u’lláh:

Ora che avete rifiutato la Più Grande Pace, tenetevi saldamente a questa, la Pace Minore, sì che possiate, almeno in una certa misura, migliorare le vostre condizioni e quelle dei vostri sudditi.

O governanti della terra! Riconciliatevi in modo da non aver più bisogno di armamenti, salvo quelli occorrenti a difendere i vostri territori e domini. Attenti a non trascurare il consiglio dell’Onnipotente, del Fedele.

Siate uniti, o re della terra! In tal modo si calmerà la tempesta della discordia fra voi e i vostri popoli troveranno riposo, se siete di coloro che comprendono. Se uno di voi prende le armi contro un altro, insorgete tutti contro di lui, poiché questa non è altro che palese giustizia.1

In un altro passo Bahá’u’lláh ha collegato la Pace minore con una riunione dei governanti del mondo in un convegno durante il quale si prenderanno provvedimenti in favore dell’unità e della concordia.

Preghiamo Dio – sia esaltata la Sua gloria – e nutriamo speranza che Si degni di assistere le manifestazioni dell’opulenza e del potere e le albe della sovranità e della gloria, i re della terra – possa Dio assisterli con la Sua corroborante grazia – a instaurare la Pace minore. In verità, essa è il mezzo più importante per assicurare la tranquillità delle nazioni. Incombe ai Sovrani del mondo – possa Dio assisterli – di aggrapparsi uniti a questa Pace, che è lo strumento principe a protezione dell’intera umanità. È nostra speranza che essi si levino a conseguire quel che apporti benessere all’uomo. È loro dovere convocare un’assemblea planetaria, alla quale parteciperanno essi stessi o i loro ministri, ove sanciranno tutte le misure necessarie per portare unità e concordia tra gli uomini. Devono deporre le armi della guerra e volgersi verso i mezzi della ricostruzione universale. Se un re insorge contro un altro, tutti gli altri sovrani devono levarsi per fermarlo. Quindi, oltre al necessario per garantire la sicurezza interna dei rispettivi Paesi, non occorreranno altre armi o armamenti. Se otterranno questo dono impareggiabile, le genti di ciascun Paese potranno dedicarsi, tranquille e appagate, alle loro occupazioni e verranno placati i gemiti e i lamenti della maggior parte degli uomini.2

Il tema della riunione per deliberare i provvedimenti necessari alla pace mondiale è ripreso in molti altri passi degli Scritti di Bahá’u’lláh, fra i quali:

Verrà il tempo in cui sarà universalmente sentita l’impellente necessità di costituire una vasta assemblea che rappresenti tutti gli uomini. I potenti e i re della terra dovranno intervenire e, partecipando alle sue deliberazioni, prendere in considerazione le vie e i mezzi su cui si baseranno le fondamenta della Grande Pace Mondiale fra gli uomini. Una simile pace esige che per amore della tranquillità dei popoli della terra, le Grandi Potenze si decidano a riconciliarsi pienamente fra di loro. Se un re si levasse in armi contro un altro, tutti dovranno sorgere uniti contro di lui ed impedirglielo. Se ciò accadrà le nazioni del mondo non avranno bisogno di alcun altro armamento oltre a quello necessario per conservare la sicurezza dei loro regni e mantenere l’ordine interno nei loro territori. Così si garantirà la pace e la serenità di tutti i popoli, i governi e le nazioni. Se ciò accadrà le nazioni del mondo non avranno bisogno di alcun armamento oltre a quello necessario per conservare la sicurezza dei loro regni e mantenere l’ordine interno nei loro territori. Così si garantirà la pace e la serenità di tutti i popoli, i governi e le nazioni.3

‘Abdu’l-Bahá precisò che uno dei frutti di questa riunione sarebbe stato un trattato globale, i cui provvedimenti avrebbero vincolato tutti i governi:

La vera civiltà dispiegherà le sue insegne nel cuore del mondo quando un certo numero dei suoi sovrani di nobile intelletto e sentimento – fulgidi esempi di devozione e determinazione – per il bene e la felicità dell’intero genere umano, si leveranno con ferma risolutezza e chiara visione a stabilire la Causa della Pace Universale. Essi debbono fare della Causa della Pace oggetto di una consultazione generale e cercare con ogni mezzo in loro potere di fondare un’Unione delle nazione del mondo. Debbono concludere un trattato vincolante e stabilire un patto, i cui provvedimenti siano efficaci, inviolabili e ben definiti e poi proclamarlo in tutto il mondo e ottenerne la sanzione dell’intera razza umana. Questa suprema e nobile impresa – una vera fonte della pace e del benessere di tutto il mondo – deve essere considerata sacra da tutti coloro che dimorano sulla terra. Tutte le forze dell’umanità devono essere mobilitate per assicurare la stabilità e la permanenza di questo Sommo Patto. In questo Accordo universale bisogna fissare chiaramente i limiti e le frontiere di ogni nazione, precisare in modo definitivo i principi regolatori delle relazioni fra i vari governi e determinare tutte le intese e gli obblighi internazionali. É parimenti necessario porre stretti limiti alle misure degli armamenti di ogni governo , perché se si permette un incremento ai preparativi di guerra e delle forze militari di una nazione, si desteranno i sospetti delle altre. Il principio fondamentale regolatore di un tal solenne Patto deve essere così ben fissato che se, più tardi, un governo violerà uno di quei provvedimenti, tutti i governi della terra si muoveranno per condurlo a completa sottomissione, anzi la stessa razza umana, come un sol uomo, risolverà d’abbattere quel governo, con ogni potere a sua disposizione. Se questo massimo tra i rimedi verrà applicato al corpo infermo del mondo, esso senza dubbio guarirà dai suoi malanni e rimarrà perpetuamente salvo e sicuro.4

Distinta da questo tema, ma ad esso strettamente correlata, è la promessa formulata sia per scritto sia verbalmente da ‘Abdu’l-Bahá, che l’unità delle nazioni, indispensabile premessa della pace mondiale, sarà conseguita nel corso del ventesimo secolo.

Come ha detto in uno Suo discorsi:

Ho grandi speranze che questi nobili pensieri generino il benessere dell’umanità. Possa questo secolo essere il sole di quelli precedenti e il suo fulgore durare in eterno, così che i tempi avvenire lo glorifichino dicendo che il ventesimo secolo è stato il secolo della luce, il secolo della vita, il secolo della pace internazionale...5

Il Montreal Daily Newspaper riporta:

È stato chiesto ad ‘Abdu’l-Bahá:«Vi sono prove che si possa raggiungere una pace duratura in tempi ragionevoli?». Egli ha risposto:«Sarà universale nel ventesimo secolo. Tutte le nazioni vi saranno costrette».6

La Casa Universale di Giustizia dichiara in una lettera scritta il 29 luglio 1974 a commento di un’altra dichiarazione di ‘Abdu’l-Bahá sul medesimo tema:

È vero che esistono affermazioni di ‘Abdu’l-Bahá che collegano il conseguimento dell’unità delle nazioni al ventesimo secolo. Per esempio:«La quinta luce è l’unità delle nazioni – unità che sarà senza dubbio stabilita in questo secolo, sì che tutti i popoli del mondo si reputeranno come cittadini di una comune patria». Nel Giorno Promesso, Shoghi Effendi commenta un’analoga dichiarazione tratta dalle Lezioni di San Giovanni d’Acri: «Questo è lo stadio al quale il mondo si sta ora avvicinando, lo stadio dell’unità mondiale, che, come ‘Abdu’l-Bahá ci assicura, sarà sicuramente instaurata in questo secolo».

Il conseguimento dell’unità delle nazioni non deve per questo essere considerato sinonimo dell’instaurazione della Pace minore. Shoghi Effendi, in una lettera scritta a suo nome nel 1946 per rispondere a una domanda sulla data della Pace minore, ha detto: «Tutto ciò che sappiano è che la Pace minore e la Pace maggiore devono arrivare. Le date esatte non le conosciamo».

E tuttavia l’unità delle nazioni può essere considerata una tappa – in verità assai significativa – del lungo processo dell’instaurazione della Pace minore. La Casa Universale di Giustizia ha dichiarato in una lettera scritta a suo nome il 31 gennaio 1985 in risposta alla domanda di un credente:

La principale missione per cui Bahá’u’lláh Si è manifestato in questo periodo della storia umana è la realizzazione dell’unità del genere umano e l’instaurazione della pace fra le nazioni. Perciò la Sua Rivelazione influenza tutte le spinte volte al conseguimento di questi fini. Sappiamo però che la pace apparirà per stadi. Prima verrà la Pace minore, quando sarà conseguita l’unità delle nazioni, poi per gradi arriverà la Pace maggiore, l’unità spirituale, sociale e politica dell’umanità, quando le fatiche dei bahá’í instaureranno il Commonwealth mondiale bahá’í, che opererà attenendosi strettamente alle leggi e alle prescrizioni del Libro Più Santo della Dispensazione bahá’í.

Quanto alla Pace minore, Shoghi Effendi ha spiegato che all’inizio essa sarà l’ una forma di unità politica realizzata per decisione dei governi delle varie nazioni. Essa non sarà instaurata per azione diretta della comunità bahá’í.

La Pace minore attraverserà diversi stadi. In un primo momento i governi agiranno completamente da soli senza alcun consapevole coinvolgimento della Fede. Poi, quando Dio vorrà, la Fede la influenzerà direttamente nei modi indicati da Shoghi Effendi nella «Meta di un Nuovo Ordine Mondiale».7

La dichiarazione scritta da Shoghi Effendi nel suo messaggio del Ri?ván 105 ai credenti orientali, che spiega la durata dell’Età formativa, chiarisce il progressivo sviluppo e consolidamento della Pace minore:

La sua durata è sconosciuta, nascosta fra i tesori della sapienza di Dio. Essa finirà quando questo perfetto e potente Ordine sarà instaurato in oriente e in occidente, e l’unità organica fra le parti che compongono la società umana apparirà luminosa, e le basi della Pace minore saranno consolidate fra i governi e le nazioni del mondo.

La Casa di Giustizia ha fornito ulteriori chiarimenti quando un credente ha chiesto delucidazioni sul seguente passo del suo messaggio del Ridván 1996:

Per quanto breve, la strada verso la pace sarà tortuosa; per quanto promettente, il previsto evento che ne traccerà il percorso dovrà maturare attraverso un lungo periodo di evoluzione, con relative prove, sconfitte e conflitti, fino al momento in cui, per diretta influenza della Fede di Dio, si mostrerà come la Più Grande Pace.

In una lettera del 29 luglio 1996 inviata a suo nome allo stesso credente, la Casa di Giustizia ha scritto:

L’inizio della Pace minore sarà chiaramente un processo graduale e indubbiamente le sue varie tappe vedranno prove, battute d’arresto, nonché notevoli progressi. Vedrà certamente anche un evento d’importanza storica: il momento in cui la maggioranza degli stati nazionali del mondo si affiderà formalmente a un ordine globale, fornito di leggi, istituzioni e mezzi necessari a far rispettare le decisioni collettive. Pur non potendo attualmente prevedere la forma precisa che questo evento assumerà, né tanto meno il momento in cui si verificherà, riconosciamo che esso è un elemento del processo della Pace minore.

A causa dell’importanza recentemente attribuita al completamento della fase attuale nella costruzione degli edifici del Centro Mondiale sulle pendici del monte Carmelo, alcuni credenti hanno chiesto se c’è un rapporto causa-effetto fra il completamento di questo progetto edilizio e l’instaurazione della Pace minore. La segreteria della Casa di Giustizia ha risposto al quesito con una lettera del 14 dicembre 1987:

La Casa Universale di Giustizia ci ha incaricati di comunicare che non è a conoscenza di alcun passo degli scritti della Fede che indichi che l’instaurazione della Pace minore dipende dal completamento dell’Arco sul monte Carmelo.

Il passo che avrebbe fatto nascere questa idea sarebbe la dichiarazione dell’amato Custode, pubblicata a pagina 74 e 75 di Messages to the Bahá’í World. Noterete che in quel brano il Custode descrive tre cose che accadranno contemporaneamente. È importante rilevare che egli non descrive avvenimenti, ma dei processi o sviluppi. Sebbene confermi che essi saranno contemporanei, un’affermazione che già di per sé costituisce un’importante guida per le istituzioni della Causa, egli non indica che dipendano l’uno dall’altro.

Gli eventi del ventesimo secolo

Sarà utile esaminare alcune dichiarazioni contenute negli scritti bahá’í relative agli eventi del ventesimo secolo che sono stadi del progresso dell’umanità verso l’unità delle nazioni e la Pace minore. Nel 1931 Shoghi Effendi definisce la nascita della mentalità globale con le seguenti parole:

Agli Stati e ai Principati che emergevano dal caos dei grandi sconvolgimenti operati da Napoleone e la cui preponderante preoccupazione consisteva nel riacquistare i propri diritti all’indipendenza ovvero nel conseguire l’unità nazionale, il concetto di solidarietà mondiale sarebbe parso non dico remoto ma addirittura inconcepibile. Si incominciò a prendere in considerazione la possibilità di un ordine mondiale, superiore alle istituzioni politiche stabilite dalle nazioni, solo dopo che alle forze del nazionalismo era riuscito di sovvertire le fondamenta di quella Santa Alleanza che aveva tentato di contenerne e dominarne il crescente potere, e non fu che dopo la Guerra Mondiale che questi esponenti di un nazionalismo arrogante cominciarono a considerare tale ordine come oggetto di un credo pernicioso tendente a scalzare quella basilare lealtà sulla quale si fondava e dipendeva l’esistenza della loro vita nazionale. Con un vigore che ricordava l’energia impiegata dai membri della Santa Alleanza per piegare lo spirito del nascente nazionalismo fra i popoli liberati dal giogo napoleonico, questi campioni delle libere sovranità nazionali hanno a loro volta operato e stanno tuttora operando per gettar discredito su principi da cui anche la loro salvezza dipende.8

Un’importantissima pietra miliare di questo processo fu, dopo la prima Guerra mondiale, la formazione della Lega delle Nazioni, evento che ‘Abdu’l-Bahá lodò pur avvertendo che

…la Lega delle Nazioni, che è stata costituita, non ha la capacità di fondare la pace universale.9

Negli anni precedenti lo scoppio della seconda Guerra mondiale, Shoghi Effendi affermò che

Per quanto ogni giorno sempre più rumoroso e insistente si faccia il frastuono che si leva dal nazionalismo postbellico, sebbene la Lega delle Nazioni si trovi ancora nel suo stadio embrionale e le tempestose nubi che si stanno ammassando possano per un certo tempo offuscarne i poteri e annullarne i meccanismi, è pur tuttavia rilevantissimo l’indirizzo in cui essa sta operando. Le voci che si levarono fin dai suoi esordi, gli sforzi esercitati e il lavoro compiuto presagiscono quel trionfo che la presente istituzioni, o un’altra che possa succederle, è destinata a raggiungere.10

Egli ricordò inoltre le «tappe più significative della sua travagliata storia», tra le quali l’importante decisione di imporre sanzioni collettive a un membro che la Lega riteneva avesse compiuto un atto di aggressione. Shoghi Fffendi fece notare che:

Per la prima volta negli annali dell’umanità il sistema della sicurezza collettiva, previsto da Bahá’u’lláh e delucidato da ‘Abdu’l-Bahá, è stato seriamente preso in considerazione, discusso e posto alla prova. Per la prima volta nella storia è stato ufficialmente riconosciuto e pubblicamente ammesso che perché tale sistema di sicurezza collettiva venga efficacemente stabilito sono necessarie tanto la fermezza quanto la flessibilità – l’una che prevede l’uso di una forza adeguata ad assicurare l’efficienza del sistema proposto, l’altra che permetta a un tal meccanismo di soddisfare alle legittime esigenze e aspirazioni di quei suoi fautori che abbian subito dei torti. Per la prima volta nella storia umana le nazioni del mondo si sono sforzate e hanno provato ad assumersi delle responsabilità collettive e ad integrare i loro impegni verbali col prepararsi effettivamente all’azione collettiva. E infine, per la prima volta nella storia, si è manifestato un movimento di opinione pubblica a sostegno del verdetto pronunciato dai capi e dai rappresentanti delle nazioni e in favore di un’azione collettiva che assicuri l’adempimento di tale decisione.11

La sua visione del significato di questa azione non fu offuscata dal fatto che evidentemente le sanzioni non riuscirono a raggiungere l’obiettivo stabilito.

Shoghi Effendi affermò che il processo per cui fu fondata la Lega delle Nazioni serviva a raggiungere «lo stadio in cui l’unicità dell’intero corpo delle nazioni diverrà il principio-guida della vita internazionale».12

Egli approfondì i dettagli di questo processo all’incirca due decenni più tardi, nel 1947, quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite prese il posto della Lega delle Nazioni e incominciò ad ampliare le sue funzioni e prerogative, prevedendo che esso

...condurrà, per quanto lungo e tortuoso il cammino, attraverso una serie di vittorie e sconfitte, all’unificazione politica dell’occidente e dell’oriente, all’emersione di un governo mondiale e all’instaurazione della Pace minore, come previsto da Bahá’u’lláh e presagito dal profeta Isaia.13

La nascita di una coscienza globale è stata un processo distinto ma strettamente collegato a quello dello sviluppo organizzativo. Già nel 1931 il Custode parlava

di graduale diffusione dello spirito di solidarietà mondiale che sta spontaneamente sorgendo frammezzo al tumulto di questa società disordinata.14

Dieci anni dopo, commentò:

In verità il mondo sta camminando verso il proprio destino. L’interdipendenza dei popoli e delle nazioni della terra, qualsiasi cosa i capi delle forze separatrici del mondo possano dire e fare, è già un fatto compiuto. La sua unità nel campo economico è ora capita e riconosciuta.15

Mentre l’umanità precipitava in una guerra mondiale, da lui descritta come «il titanico sconvolgimento presagito settant’anni fa dalla Penna di Bahá’u’lláh», la «conflagrazione mondiale da lungo tempo predetta», Shoghi Effendi fece notare ai bahá’í che questo grande conflitto era un «presupposto essenziale per l’unificazione del mondo».16

Recenti sviluppi

Negli ultimi anni, la Casa di Giustizia si è servita dei messaggi di Ri?ván per attirare l’attenzione dell’intera comunità bahá’í sul profondo significato degli eventi che accadevano nella società mentre l’umanità dimostrava una sempre maggiore coscienza dell’unità delle nazioni e dei popoli del mondo.

Particolarmente significativi sono i seguenti passi, tratti dalla dichiarazione indirizzata ai popoli del mondo nell’ottobre 1985 e intitolata La Promessa della Pace Mondiale:

Tra i presagi propizi del nostro tempo sono da annoverare: il costante incremento dei provvedimenti in direzione di un ordine mondiale, intrapresi nei primi vent’anni del nostro secolo dapprima con la creazione della Lega delle Nazioni, poi su più vasta base con la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite; il conseguimento dell’indipendenza, dopo la seconda guerra mondiale, da parte della maggioranza delle nazioni della terra (segno che ormai è giunto a termine il processo della formazione delle nazioni) e il coinvolgimento di queste giovani nazioni insieme con le più antiche in questioni di mutuo interesse; il conseguente vasto incremento di cooperazione fra popoli e gruppi fino ad ora isolati e antagonisti, cooperazione che si traduce in iniziative internazionali nei più svariati campi, scientifico, educativo, legale, economico e culturale; la nascita negli ultimi decenni di un inedito numero di organizzazioni internazionali a carattere umanitario; la diffusione dei movimenti femminili e giovanili che invocano la fine di tutte le guerre, e infine lo spontaneo proliferare di numerosi gruppi di persone comuni che cercano di comprendersi mediante la comunicazione personale.17

I passi tentati in direzione di un ordine mondiale, specialmente dolo la Seconda Guerra, offrono tuttavia alcuni segni di speranza. La crescente tendenza diffusa fra le nazioni a unirsi ufficialmente in gruppi che permettano loro di cooperare in questioni di mutuo interesse indica che alla fin fine tutte le nazioni potrebbero superare tale paralisi. L’Associazione della Nazioni del Sud-Est asiatico, la Comunità e il Mercato Comune dei Caraibi, il Mercato Comune dell’America Centrale, il Consiglio per la Mutua Assistenza Economica, le Comunità Europee, la Lega degli Stati Arabi, l’Organizzazione dell’Unità Africana, l’Organizzazione degli Stati Americani, il Forum del Pacifico Meridionale – tutti gli sforzi collettivi rappresentati da tali organizzazioni spianano la via all’ordine mondiale.18

Quel vero esercito di uomini e donne, provenienti virtualmente da ogni cultura, razza o nazione della terra, che operano nelle molteplici istituzioni delle Nazioni Unite, rappresentano un «servizio civile» planetario e i loro imponenti risultati sono indicativi di quale grado di cooperazione sia possibile conseguire anche in condizioni così avverse. Un forte impulso all’unità, quasi spirituale primavere, preme per manifestarsi in innumerevoli congressi internazionali che radunano persone provenienti da una vasta gamma di discipline; stimola appelli a progetti internazionali organizzati per fanciulli e giovani; è invero reale fonte di quello straordinario movimento ecumenico che pare irresistibilmente attirare gli uni verso gli altri membri e confessioni religiosi storicamente antagonisti. Accanto all’opposta tendenza a fenomeni quali la guerra e le espansioni contro cui esso incessantemente lotta, l’impulso all’unità mondiale è una delle diffuse caratteristiche dominanti nella vita del pianeta in questi ultimi anni del ventesimo secolo.19

Il ritmo del cambiamento accelerò sullo scorcio del ventesimo secolo. Nel 1996 la Casa di Giustizia ha scritto:

...i capi del mondo stanno spesso prendendo provvedimenti collettivi che, ad un occhio bahá’í, denotano una tendenza fra le nazioni a trovare assieme metodi per risolvere i problemi del mondo. Si pensi per esempio all’insolita frequenza delle occasioni internazionali in cui questi capi si sono riuniti dopo l’Anno Santo quattro anni fa, come la celebrazione del Cinquantenari delle Nazioni Unite, durante la quali capi di stato e di governo hanno affermato il proprio impegno per la pace mondiale. Notevoli sono inoltre la prontezza e la spontaneità per cui questi capi di governo hanno agito assieme per risolvere svariate crisi in differenti parti del mondo. Queste tendenze coincidono con i crescenti appelli lanciati da cerchie illuminate perché si esamini la possibilità di conseguire una qualche forma di governo globale. Non potremmo vedere in questo rapido intreccio di eventi le operazioni della Mano della Provvidenza, in effetti il precursore della monumentale occasione prevista nei nostri Scritti?20

Nel 1998 commentò:

....nel frastuono di una società in tumulto si può discernere una incontestabile tendenza verso la Pace minore. Un interessante indizio è offerto dal maggior coinvolgimento delle Nazioni Unite, appoggiate da potenti governi, nel prestare attenzione a pressanti problemi mondiali di vecchia data; un altro deriva dal sensazionale riconoscimento, avvenuto qualche mese fa da parte di leader mondiali, di ciò che implica la interconnessione di tutte le nazioni nel campo degli affari e della finanza, una condizione che Shoghi Effendi aveva previsto come aspetto essenziale di un mondo organicamente unificato.21

Nel Ri?ván 2000, la Casa di Giustizia dichiarò circa gli eventi mondiali più significativi occorsi negli ultimi quattro anni che «i capi del mondo avevano intrapreso passi decisivi per modellare le strutture di una pace politica globale» e che

... venivano fatti seri tentativi di mettere in atto ed elaborare i metodi della sicurezza collettiva, richiamando alla mente una delle disposizioni di Bahá’u’lláh per il mantenimento della pace; si lanciava l’appello per la creazione di un tribunale per i crimini internazionali, un’altra azione che concorda con le aspettative bahá’í; i leader del mondo prevedono di riunirsi in un Millenium Summit al fine di concentrare l’attenzione sulla necessità imperativa di un sistema adeguato per trattare i problemi mondiali; nuovi metodi di comunicazione hanno aperto a tutti la strada per comunicare con chiunque nel pianeta.22

Alcuni mesi dopo, riferendo degli incontri del millennio svoltisi nel 2000 a New York per affrontare i problemi globali relativi alla pace, a in maggio il Millennium Forum, in agosto il Millennium Peace Summit of Religious and Spiritual Leaders e in settembre l’incontro che ha visto la partecipazione dei capi di oltre centocinquanta nazioni, la Casa di Giustizia ha commentato nel suo messaggio del 24 settembre:

Per un osservatore che condivida la visione bahá’í della pace e dei relativi processi la sostanza e le implicazioni di questi recenti avvenimenti, considerati insieme con le precedenti conferenze mondiali che nell’ultimo decennio hanno visto coinvolti i capi delle nazioni, devono essere stati motivo di grande soddisfazione. E doppiamente entusiasmante deve essere stata la constatazione che, in uno stadio così precoce dell’Era bahá’í, i rappresentanti della nostra comunità internazionale hanno avuto un ruolo così notevole in questi eventi che rappresentano una pietra miliare sulla strada verso quell’Ordine Mondiale che la Penna di Bahá’u’lláh ha chiaramente profetizzato.

1 Bahá’ulláh, Spigolature dagli Scritti, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 2002, CXIX, 3-5.

2 Bahá’ulláh, Epistola al Figlio del Lupo, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1980, pp. 21, 22.

3 Bahá’u’lláh, Spigolature, CXVIII, 1.

4 ‘Abdu’l-Bahá, in Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1982, pp. 37, 38.

5 ‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace. Talks delivered by ‘Abdu’l-Bahá during His visit to the United States and Canada in 1912. Comp. Howard MacNutt. 2a ed., Bahá’í Publishing Trust, Wilmette, Illinois, 1982, pp. 125-6.

6 ‘Abdu’l-Bahá in Canada, Bahá'í Canada Pubblications, Ontario 1987, p. 35.

7 La Casa Universale di Giustizia, Messages from the Universal House of Justice, 1963-1986, Bahá’í Publishing Trust, Wilmette, Illinois 1996, pp. 655-6.

8 Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, pp. 44,45.

9 ‘Abdu’l-Bahá, Antologia, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1987, pp. 286, 287.

10 Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, p. 194.

11 Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, p. 195.

12 Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, p. 197.

13 Shoghi Effendi, Citadel of Faith: Messages to America, 1947-1957, p. 33.

14 Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh, p. 44.

15 Shoghi Effendi, Il Giorno Promesso, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1987, p. 127.

16 Shoghi Effendi, Messages to America: Selected Letters and Cablegrams to the Bahá’ís of North America, 1932-1946, Bahá’í Publishing Committee, Wilmette, Illinois 1947, p. 42.

17 La Casa Universale di Giustizia, La Promessa della Pace Mondiale, Casa Editrice Bahá’í, Roma 1985, pp. 3,4.

18 La Casa Universale di Giustizia, La Promessa della Pace Mondiale, p. 15.

19 La Casa Universale di Giustizia, La Promessa della Pace Mondiale, p. 29.

20 La Casa Universale di Giustizia, Messaggio di Ridván 153.

21 La Casa Universale di Giustizia, Messaggio di Ridván 1998.

22 La Casa Universale di Giustizia, Messaggio di Ridván 2000.


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