Risposte a quesiti, raccolte e tradotte dal persiano
daCollected and translated from the Persian by Laura Clifford Barney
1a edizione italiana 1961Prefazione dell’autore (prima edizione inglese, 1908)
PARTE PRIMAPer chiarire alcuni quesiti sorti sulle Lezioni di San Giovanni d’Acri e su come fu scritto, Laura Clifford Barney, l’interlocutrice alla quale ‘Abdu’l-Bahá rispose, ha fatto sapere all’editore quanto segue:
I colloqui fra ‘Abdu’l-Bahá e Laura Clifford Barney ebbero luogo in anni difficili, 1904-1906, nei quali il governo turco Lo teneva confinato nella città di ‘Akká consentendoGli di ricevere solo qualche ospite. In quel tempo ‘Abdu’l-Bahá Si trovava sotto la costante minaccia di essere bandito in qualche lontano deserto.
L’interlocutrice, la signorina Barney, dispose che uno dei generi di ‘Abdu’l-Bahá, o uno dei tre illustri persiani che Gli facevano da segretari in quel periodo, fosse presente durante i colloqui per assicurare la fedeltà della registrazione delle Sue risposte alle domande che Gli erano poste. ‘Abdu’l-Bahá lesse poi le trascrizioni, correggendo talvolta con la Sua penna rossa una parola o una linea. La signorina Barney provvide poi a tradurle in inglese. I testi originali persiani fanno oggi parte degli archivi bahá’í di Haifa. Per ulteriori commenti su questa opera, si veda Dio passa nel mondo di Shoghi Effendi, VII, 9, XVI, 17, XVII, 11, XX, 25 e XXV, 17.
‘Abdu’l-Bahá fu infine liberato nel 1908 dopo la rivoluzione nell’Impero Ottomano e il rovesciamento del Sultano. Qualche anno dopo Si recò in Egitto, in Europa e nel Nord America, dove accolse persone di tutte le religioni e le classi sociali, incontrò eminenti personalità e parlò davanti a folti gruppi in templi, università, centri religiosi e missioni, nonché riunioni nelle case degli amici.
PREFAZIONE DELL’AUTORE«Vi ho dato i miei momenti di stanchezza», furono le parole di ‘Abdu’l-Bahá mentre Si alzava da tavola dopo aver risposto a una delle mie domande.
Come quel giorno fu anche in seguito; negli intervalli fra le ore di lavoro la Sua stanchezza trovava sollievo in una rinnovata attività. Talora poteva parlare a lungo. Ma spesso, anche quando l’argomento avrebbe richiesto più tempo, Lo chiamavano dopo pochi istanti e poi passavano giorni, o intere settimane senza che avesse occasione di istruirmi. Ma potevo ben essere paziente, perché avevo sempre davanti a me la lezione più grande, quella della Sua vita personale.
Durante le mie numerose visite a ‘Akká, queste risposte furono annotate in persiano mentre ‘Abdu’l-Bahá parlava, senza alcuna intenzione di pubblicarle, ma semplicemente per averle e poterle studiare in seguito. In un primo momento dovettero essere adattate alla traduzione verbale dell’interprete e, in seguito, quando ebbi acquisito una minima conoscenza del persiano, al mio limitato vocabolario. Questo spiega la ripetizione di immagini e frasi, perché nessuno può competere con ‘Abdu’l-Bahá nell’uso appropriato di espressioni felici. Ma in queste lezioni Egli è il maestro che Si adatta all’allievo, non l’oratore o il poeta.
Questo libro presenta solo alcuni aspetti della Fede Bahá’í, che trasmette un messaggio universale e offre a ogni ricercatore la risposta adatta ai suoi bisogni e al suo particolare sviluppo.
Nel mio caso gli insegnamenti sono stati semplificati, perché potessero meglio corrispondere alle mie conoscenze rudimentali. Pertanto non sono completi ed esaurienti, come l’indice potrebbe suggerire. L’indice serve unicamente a dare un rapido quadro degli argomenti trattati. Ma credo che ciò che è stato tanto prezioso per me possa essere utile anche ad altri, perché tutti gli esseri umani, malgrado le loro differenze, sono uniti nella ricerca della realtà. Per questa ragione ho chiesto ad ‘Abdu’l-Bahá il permesso di pubblicare queste conversazioni.
In origine le risposte sono state date senza un ordine particolare, ma ora sono state riordinate a vantaggio del lettore. Il testo persiano è stato strettamente seguito talvolta anche a detrimento dell’inglese, essendoci permessa qualche libertà solo là dove la traduzione letterale sembrava troppo complicata od oscura. Comunque, le parole interpolate per chiarire il testo non sono state mai indicate, per evitare troppo frequenti interruzioni del pensiero a causa di segni tecnici o esplicativi. Molti nomi arabi e persiani sono stati scritti nella forma più semplice senza strettamente aderire a un sistema scientifico che confonderebbe il lettore medio.
LAURA CLIFFORD BARNEYNella traduzione italiana abbiamo preferito seguire il sistema scientifico adottato dalla comunità bahá’í. Si osservi che i e u si pronunciano e e o chiuse. Le vocali lunghe sono indicate da un accento acuto. Le consonanti hanno in genere la pronuncia inglese (sh = sc, ch = c, eccetera). Kh è come ch tedesco in Nacht. Dh e d vanno pronunciate z francese, th come s italiano in sera.
PARTE ILa Natura è quella condizione, quella realtà, che apparentemente consiste nella vita e nella morte o, in altre parole, nella composizione e nella decomposizione di tutte le cose.
La Natura è soggetta a un’organizzazione assoluta, a leggi determinate, a un ordine completo, a un disegno ben preciso dai quali non si scosta mai, a tal punto che, se osservate attentamente e con occhio acuto il mondo dell’esistenza, dal più piccolo atomo invisibile ai corpi più grandi, come il globo del sole o le altre grandi stelle e sfere luminose, qualsiasi aspetto ne studiate, la sistemazione, la composizione, la forma o il moto, scoprirete che sono tutti soggetti al più alto grado di organizzazione e sottoposti a una legge dalla quale non si discostano mai.
Ma se osservate la Natura, noterete che essa non ha né intelligenza né volontà. Per esempio, la natura del fuoco è di ardere ed esso arde senza volontà o intelligenza. La natura dell’acqua è la fluidità ed essa scorre senza volontà o intelligenza. La natura del sole è la radiosità ed esso brilla senza volontà o intelligenza. La natura del vapore è di salire ed esso sale senza volontà o intelligenza. È chiaro dunque che tutti i movimenti naturali delle cose sono coatti e che non esistono movimenti volontari tranne quelli degli animali e, soprattutto, dell’uomo. L’uomo è capace di resistere e di opporsi alla Natura, perché scopre la costituzione delle cose e in questo modo s’impone sulle forze della Natura. Tutte le invenzioni umane sono dovute alla scoperta della costituzione delle cose. Per esempio, l’uomo ha inventato il telegrafo che è un mezzo di comunicazione fra l’oriente e l’occidente. È dunque evidente che l’uomo domina la natura.
Ora, vedendo nell’esistenza questa organizzazione, queste disposizioni e queste leggi, potreste dire che esse siano un effetto della Natura, quando essa non ha né intelligenza né percezione? Se così non è, è evidente che la Natura, che non possiede né percezione né intelligenza, è soggetta a un Dio Onnipotente, Che è il Sovrano del mondo della Natura. Qualunque cosa Egli voglia, fa sì che la Natura la manifesti.
Una delle cose apparse nel mondo dell’esistenza, che sono fra i requisiti della Natura, è la vita umana. Considerato da questo punto di vista, l’uomo è il ramo e la natura la radice. È mai possibile che la volontà, l’intelligenza e le perfezioni presenti nel ramo siano assenti nella radice?
Diciamo allora che la Natura, nella sua essenza, è soggetta al potere di Dio, Che è l’Eterno Onnipotente. Egli la mantiene nell’ambito di regole e leggi ben precise e la governa.1
IIUna delle prove e delle dimostrazioni dell’esistenza di Dio è il fatto che l’uomo non si è creato da se stesso, ma è stato creato e plasmato da qualcun altro.
È certo e incontrovertibile che il creatore dell’uomo non è uguale all’uomo, perché una creatura impotente non può creare un altro essere. Per poter creare, l’artefice, il creatore, deve possedere tutte le perfezioni.
È mai possibile che la creazione sia perfetta e il creatore imperfetto? È possibile che un quadro sia un capolavoro e il pittore imperfetto nell’arte? Infatti, il quadro è arte e creazione del pittore. Ma è anche impossibile che il quadro sia come il pittore, altrimenti il quadro si sarebbe creato da se stesso. Per quanto perfetto, il quadro, paragonato al pittore, è al massimo grado dell’imperfezione.
Il mondo contingente è la sorgente delle imperfezioni. Dio è l’origine delle perfezioni. Le imperfezioni del mondo contingente sono di per sé una prova delle perfezioni di Dio.
Per esempio, se considerate l’uomo, vedete che egli è debole. La debolezza della creatura è una prova della forza dell’Eterno Onnipotente, perché se non esistesse la forza, non si potrebbe immaginare la debolezza. Quindi, la debolezza della creatura è una prova della forza di Dio. Infatti, se non esistesse la forza, non esisterebbe nemmeno la debolezza. Perciò dalla debolezza diviene evidente che nel mondo esiste la forza. Nel mondo contingente esiste anche la povertà. Quindi, essendo la povertà evidente nel mondo, deve necessariamente esistere anche la ricchezza. Nel mondo contingente esiste l’ignoranza. Se esiste l’ignoranza, esiste necessariamente anche il sapere, perché se non esistesse il sapere, non esisterebbe nemmeno l’ignoranza. L’ignoranza è l’ine-sistenza del sapere e, se non ci fosse l’esistenza, non si potrebbe capire l’inesistenza.
È certo che tutto il mondo contingente è soggetto a leggi e norme alle quali non può disobbedire. Anche l’uomo è costretto a sottostare alla morte, al sonno e ad altre condizioni. Vale a dire, in alcuni particolari l’uomo è governato e la sua condizione di governato implica necessariamente l’esistenza di un governatore. Infatti fra le caratteristiche degli esseri contingenti vi è la dipendenza e la dipendenza è una necessità essenziale. Pertanto deve esistere un essere indipendente la cui indipendenza è essenziale.
Analogamente, dalle persone ammalate si può capire che esistono persone sane, perché se non esistesse la salute, sarebbe impossibile dimostrare la malattia.
Diventa perciò evidente che esiste un Eterno Onnipotente Che possiede tutte le perfezioni, perché se non le possedesse sarebbe uguale alla Sua creatura.
In tutto il mondo dell’esistenza è sempre la stessa cosa. La minima cosa creata dimostra l’esistenza di un creatore. Per esempio, questo pezzo di pane dimostra che esiste un panettiere.
Sia lodato Iddio! Il minimo cambiamento che si produce nella forma della minima cosa dimostra l’esistenza di un creatore. Com’è dunque possibile che questo grande, infinito universo si sia creato da sé e sia venuto all’esistenza per opera della materia e degli elementi? Questa supposizione è chiaramente sbagliata.
Questi ovvi argomenti sono addotti per anime deboli. Ma se la percezione interiore si dischiude, centomila prove lampanti diventano palesi. Perciò l’uomo che percepisce l’onnipresente spirito non ha bisogno di argomenti per dimostrarne l’esistenza. Ma per coloro cui manca il dono dello spirito, è necessario addurre argomentazioni esteriori.
IIIQuando consideriamo l’esistenza, vediamo che i mondi, minerale, vegetale, animale e umano, hanno tutti bisogno di un educatore.
La terra incolta diventa una giungla dove crescono inutili erbacce. Ma se arriva un coltivatore a lavorarla, produce raccolti che nutrono le creature viventi. È evidente, perciò, che la terra ha bisogno di un agricoltore che la coltivi. Considerate gli alberi. Incolti non danno frutti e senza frutti sono inutili. Ma se ricevono le cure di un giardiniere, gli alberi sterili fruttificano e, una volta coltivati, fertilizzati e innestati, alberi che producevano frutti amari producono frutti dolci. Queste sono prove razionali e nella nostra èra i popoli del mondo hanno bisogno di argomentazioni razionali.
Altrettanto dicasi degli animali. Notate come un animale addestrato diventi domestico e come l’uomo, lasciato senza educazione, diventi una bestia e, abbandonato alla legge della natura, diventi inferiore a un animale. Ma, educato, diventa un angelo. La maggior parte degli animali non divorano i membri della propria specie. Ma fra i negri nel Sudan, nelle regioni dell’Africa Centrale, c’è chi uccide e mangia i propri simili.
Riflettete. L’educazione assoggetta l’oriente e l’occi-dente all’autorità dell’uomo. L’educazione produce meravigliose industrie. L’educazione diffonde arti e scienze grandiose. L’educazione divulga nuove scoperte e istituzioni. Se non ci fosse un educatore, non ci sarebbero comodità, civiltà o umanità. Abbandonato in un luogo deserto, dove non vedesse nessuno dei propri simili, qualsiasi uomo diverrebbe sicuramente un bruto. È quindi evidente che è necessario avere un educatore.
Ma l’educazione è di tre specie: materiale, umana e spirituale. L’educazione materiale riguarda il progresso e lo sviluppo del corpo, assicurandone il sostentamento, le comodità e gli agi materiali. Essa è comune agli animali e all’uomo.
Educazione umana significa civiltà e progresso, vale a dire governo, amministrazione, opere filantropiche, commerci, arti e artigianato, scienze, grandi invenzioni, scoperte ed elaborate istituzioni, che sono le attività essenziali che distinguono gli uomini dagli animali.
L’educazione divina è quella del Regno di Dio. Essa consiste nell’acquisizione di perfezioni divine ed è la vera educazione, perché, in questa condizione, l’uomo diventa il centro delle grazie divine, la manifestazione delle parole: «Facciamo l’uomo alla nostra immagine e secondo la nostra somiglianza».2 Questo è lo scopo del mondo dell’umanità.
Ci occorre dunque un educatore che sia al tempo stesso un educatore materiale, umano e spirituale, la cui autorità sia valida in tutte le condizioni. Pertanto chi dicesse: «Sono perfettamente dotato di intelligenza e comprensione e non mi occorre nessun educatore» negherebbe ciò che è chiaro ed evidente. È come se un bambino dicesse: «Non ho bisogno di educazione. Agirò secondo ragione e intelligenza e così conseguirò le perfezioni dell’esi-stenza», o come se un cieco dicesse: «Non mi occorre la vista, perché molti altri ciechi vivono senza difficoltà».
È dunque chiaro ed evidente che l’uomo ha bisogno di un educatore, che sia indiscutibilmente e indubbiamente perfetto sotto tutti gli aspetti e superiore a tutti gli uomini. Altrimenti, se fosse come il resto dell’umanità, non potrebbe essere il loro educatore, soprattutto perché dev’es-sere nello stesso tempo educatore materiale, umano e spirituale. In altre parole, deve insegnare agli uomini come organizzare e svolgere le attività materiali e come formare un ordine sociale, per promuovere la collaborazione e l’aiuto reciproco nella vita, così che gli affari materiali siano ben organizzati e regolati per tutte le evenienze che si possano presentare. Nello stesso modo, deve anche provvedere all’educazione umana, cioè, deve educare l’intelligenza e il pensiero in modo tale che giungano a completo sviluppo, così che giorno dopo giorno il sapere e la scienza progrediscano, la realtà delle cose, i misteri degli esseri e le proprietà dell’esistenza possano essere scoperti, l’istruzione, le invenzioni e le istituzioni migliorino e dalle cose percepite dai sensi si traggano conclusioni nell’ambito intellettuale.
Egli deve anche impartire l’educazione spirituale, così che l’intelligenza e la comprensione penetrino il mondo metafisico, traggano beneficio dalle santificanti brezze dello Spirito Santo ed entrino in contatto con le Coorti Supreme. Deve educare la realtà umana in modo tale che essa divenga il centro dell’apparizione divina, a tal punto che gli attributi e i nomi di Dio risplendano nello specchio della realtà dell’uomo e sia realizzato il santo versetto: «Faremo l’uomo alla nostra immagine, secondo la nostra somiglianza».3
È evidente che il potere umano non è capace di svolgere un così alto ufficio e che la ragione non può, da sola, addossarsi la responsabilità di una missione così grande. Come può una persona, da sola, senza aiuto, senza sostegno, costruire le fondamenta di una struttura così nobile? Per essere in grado di svolgere una missione come questa, essa deve dipendere dall’aiuto del potere spirituale e divino. Un’Anima Santa, da sola, dà vita al mondo umano, modifica l’aspetto del globo terrestre, fa progredire l’in-telligenza, vivifica le anime, pone le basi di una nuova esistenza, costruisce nuove fondamenta, organizza il mondo, porta le nazioni e le religioni all’ombra di un’unica bandiera, libera l’uomo dal mondo dell’imper-fezione e del vizio e infonde in lui il desiderio e il bisogno di perfezioni naturali e acquisite. Sicuramente, solo un potere divino può compiere un’opera così grande. Dobbiamo considerare tutto ciò con equità, perché questa è la funzione dell’equità.
Un’Anima Santa può, da sola, promuovere senza aiuto né sostegno una Causa che nessun governo e nessun popolo del mondo, con tutto il loro potere e i loro eserciti, può promulgare e diffondere! È possibile fare una cosa del genere con mezzi umani? No, in nome di Dio! Per esempio, Cristo issò da solo e senza aiuto il vessillo della pace spirituale e della rettitudine, un’opera che nessun governo vittorioso con tutti i suoi eserciti è in grado di compiere. Considerate quale fu il destino dei numerosi imperi e popoli: l’Impero Romano, la Francia, la Germania, la Russia, l’Inghilterra, eccetera, sono stati tutti riuniti sotto la stessa tenda. Vale a dire, l’appa-rizione di Cristo unificò queste varie nazioni, alcune delle quali divennero talmente unite sotto l’influenza del Cristianesimo da sacrificare vita e ricchezze l’una per l’altra. Dopo l’epoca di Costantino, che fu il difensore del Cristianesimo, quelle nazioni entrarono in conflitto. Il punto è questo: Cristo le unificò, ma dopo un certo tempo i loro governi divennero causa di discordia. Quello che intendo dire è che Cristo sostenne una Causa che nessuno dei re della terra era riuscito a promuovere! Egli unificò varie religioni e modificò antichi costumi. Pensate alle grandi divergenze che esistevano fra i Romani, i Greci, i Siriani, gli Egizi, i Fenici, gli Israeliti e gli altri popoli europei. Cristo le eliminò e divenne motivo d’amore fra quelle comunità. Anche se la loro unità fu poi distrutta dai governi, pure l’opera di Cristo fu compiuta.
Perciò l’Educatore Universale dev’essere nello stesso tempo un educatore materiale, umano e spirituale. Egli dev’essere dotato di un potere soprannaturale tale da poter sostenere la posizione di educatore divino. Se non mostra questo potere divino, non è capace di educare, perché se è imperfetto, come può impartire un’educazione perfetta? Se è ignorante, come può rendere saggi gli altri? Se è ingiusto, come può rendere giusti gli altri? Se è terreno, come può rendere celestiali gli altri?
Dobbiamo ora valutare le cose con giustizia. Rispondevano le Manifestazioni divine4 che sono apparse a tutti questi requisiti? Se non erano dotate di questi requisiti e perfezioni, allora non erano veri Educatori.
È dunque nostro compito dimostrare agli uomini di pensiero il rango profetico di Mosè, di Cristo e delle altre Manifestazioni divine, mediante argomentazioni razionali. E le prove e le testimonianze che daremo non si basano su argomenti tradizionali, ma razionali.
È stato ora dimostrato con argomenti razionali che il mondo dell’esistenza ha un grandissimo bisogno di un educatore e che quell’educazione dev’essere impartita da un potere divino. Non v’è dubbio che quel santo potere è la rivelazione e che il mondo dev’essere educato da quel potere, che è superiore al potere umano.
IVFra coloro Che ebbero questo potere e ne furono assistiti vi fu Abramo. Prova ne è che nacque in Mesopotamia, da una famiglia che ignorava l’Unicità di Dio. Egli si mise contro la sua nazione, il suo popolo e la sua stessa famiglia, rinnegando tutti i loro dei. Da solo e senza aiuto resistette a una potente tribù, il che non è né semplice né facile. È come se ai nostri giorni qualcuno andasse presso un popolo cristiano, legato alla Bibbia, e rinnegasse il Cristo, o se alla Corte papale – Dio non voglia – imprecasse violentemente contro il Cristo e si opponesse alla gente.
Quei popoli non credevano in un solo Dio, ma a molte divinità alle quali attribuivano miracoli. Perciò tutti insorsero contro Abramo e nessuno lo appoggiò, tranne Lot, figlio di suo fratello, e una o due altre persone di scarsa importanza. Alla fine, ridotto in condizioni di estrema difficoltà per l’opposizione dei Suoi nemici, fu costretto a lasciare la Sua patria. In realtà i Suoi nemici Lo esiliarono, affinché fosse sconfitto e distrutto e di Lui non rimanesse traccia.
Abramo Si recò allora in Terra Santa. I Suoi nemici pensavano che l’esilio L’avrebbe portato alla distruzione e alla rovina, giacché sembrava impossibile che un uomo, fosse pure un re, esiliato dal suo paese, privato dei suoi diritti e vessato da ogni parte, potesse sfuggire alla distruzione. Ma Abramo resistette e dette prova di straordinaria fermezza. E Dio fece in modo che l’esilio divenisse per Lui un eterno onore, finché non introdusse l’Unità di Dio fra generazioni politeiste. Quell’esilio fu la causa del progresso dei discendenti di Abramo, ai quali fu data la Terra Santa. Di conseguenza gli insegnamenti di Abramo si diffusero al di fuori del Suo paese, fra i Suoi discendenti apparvero un Giacobbe e un Giuseppe, che divenne uno dei notabili d’Egitto. Per effetto del Suo esilio, fra i Suoi discendenti si manifestarono un Mosè e una creatura come Cristo e sorse un’Agar, dalla quale nacque Ismaele, fra i cui discendenti vi fu Muhammad. Per effetto del Suo esilio, fra i Suoi discendenti apparve il Báb5 e nella Sua discendenza figurano anche i Profeti d’Israele. E così continuerà per sempre. Per effetto del Suo esilio, infine, tutta l’Europa e parte dell’Asia si posero sotto l’ombra protettrice del Dio d’Israele. Vedete dunque quale potere permise a un Uomo, un fuggiasco, di fondare una tale famiglia, di istituire una tale fede e di promulgare tali insegnamenti! Si può forse dire che ciò avvenne accidentalmente? Dobbiamo essere equi. Fu o non fu quest’Uomo un Educatore?
Dato che l’esilio di Abramo da Ur ad Aleppo in Siria, produsse questi risultati, dobbiamo pensare quale sarà l’effetto dell’esilio di Bahá’u’lláh, nei Suoi vari spostamenti da Teheran a Baghdad e quindi a Costantinopoli, alla Rumelia (Adrianopoli) e alla Terra Santa.
Vedete che perfetto Educatore fu Abramo!Mosè fece a lungo il pastore nel deserto. Esteriormente, fu un Uomo allevato in un ambiente tirannico, noto fra la gente come un omicida che si era messo a fare il pastore. Era molto odiato e detestato dalla corte e dal popolo del Faraone.
Eppure quell’Uomo liberò dalle catene della schiavitù una grande nazione, rese felice il Suo popolo, lo portò fuori dall’Egitto e lo condusse in Terra Santa.
Dagli abissi della degradazione quel popolo fu portato alle vette della gloria. Era prigioniero e divenne libero, era il più ignorante di tutti e divenne il più saggio. Grazie alle istituzioni che gli furono date da Mosè, quel popolo si fece una posizione onorevole fra le nazioni e la sua fama si propagò in tutti i paesi, a tal punto che, se nei paesi circostanti si voleva lodare una persona, si diceva: «È sicuramente un israelita». Mosè instaurò leggi e ordinanze che dettero vita al popolo d’Israele e lo portarono al massimo grado della civiltà possibile in quei tempi.
Gli Israeliti raggiunsero un tale livello di sviluppo, che i filosofi greci vanivano ad acquisire il sapere dai dotti d’Israele. Uno di questi fu Socrate, che visitò la Siria e apprese dai figli d’Israele gl’insegnamenti dell’Unità di Dio e dell’immortalità dell’anima. Ritornato in Grecia, egli vi diffuse questi insegnamenti. Ma poi il popolo greco insorse contro di lui, lo accusò di empietà, lo citò davanti all’Areopago e lo condannò a morire di veleno.
Ora, com’è possibile che un Balbuziente, allevato nella casa del Faraone, un noto assassino, che per la paura si era tenuto a lungo nascosto, mettendosi a fare il pastore, abbia fondato una Causa così grande, quando i più saggi filosofi della terra non hanno mostrato la millesima parte della Sua influenza? Questo è un vero prodigio.
Un Balbuziente, Che non era neppure in grado di parlare correttamente, è riuscito a sostenere una Causa così grande! Se non fosse stato assistito da un potere divino, Egli non sarebbe mai riuscito a eseguire questo grande compito. Sono fatti innegabili. I filosofi materialisti, i pensatori greci, i grandi romani divennero famosi nel mondo per essersi specializzati in un solo ramo del sapere. Così Galeno e Ippocrate divennero celebri nella medicina, Aristotele nella logica e nel ragionamento e Platone nell’etica e nella teologia. Come fece un pastore ad acquisire tutta quella sapienza? È stato indubbiamente assistito da una forza onnipotente.
Considerate anche le prove e le difficoltà per la gente. Per prevenire un atto di crudeltà, Mosè uccise un egizio, dopo di che divenne noto fra gli uomini come omicida, tanto più che l’uomo che aveva ucciso apparteneva alla comunità dominante. Quindi fuggì e, dopo tutto questo, fu innalzato al rango di Profeta!
Malgrado la cattiva reputazione, Egli fu meravigliosamente guidato da un potere soprannaturale a instaurare le sue grandi istituzioni e le sue leggi!
VIPoi venne Cristo Che disse: «Sono nato dallo Spirito Santo». Oggi per i cristiani è facile credere alla Sua affermazione, ma in quel tempo era molto difficile. Secondo il testo del Vangelo i Farisei dissero: «Costui non è egli il figliuol di Giuseppe di Nazaret che noi conosciamo? Come può dunque dire: Io son disceso dal cielo?».6
Ebbene, quest’Uomo che apparentemente e agli occhi di tutti era di umili origini, si erse con un potere così grande da abrogare una religione che durava da mille e cinquecento anni, in un’epoca in cui la minima deviazione da essa esponeva il trasgressore a pericoli o alla morte. Inoltre, ai tempi di Cristo la moralità del mondo e le condizioni degli Israeliti erano divenute totalmente confuse e corrotte e Israele era precipitato in uno stato di massima degradazione, miseria e asservimento. Gli Israeliti erano stati prima sottomessi dai Caldei e dai Persiani, poi ridotti in schiavitù dagli Assiri, poi erano divenuti soggetti e vassalli dei Greci e infine erano dominati e disprezzati dai Romani.
Assistito da un potere soprannaturale, questo Giovane, Cristo, abrogò l’antica Legge mosaica, riformò la moralità generale e, ancora una volta, pose fondamenta di eterna gloria per gl’Israeliti. Annunciò inoltre all’umanità la lieta novella della pace universale e diffuse insegnamenti non soltanto per Israele, ma per la felicità generale di tutta l’umanità.
I primi che cercarono di disfarsi di Lui furono gl’Israeliti, i Suoi concittadini. Apparentemente Lo sconfissero, riducendoLo nel più miserevole stato. Alla fine Lo incoronarono di spine e Lo crocefissero. Ma mentre sembrava versare nella massima sventura e afflizione, Cristo proclamò: «Questo Sole risplenderà, questa Luce brillerà, la Mia grazia circonderà il mondo e tutti i Miei nemici saranno debellati». E ciò che disse avvenne, perché nessuno dei re della terra riuscì a resisterGli. Anzi, i loro vessilli furono tutti abbattuti, mentre lo stendardo di quell’Oppresso arrivò allo zenit.
Ma ciò contrasta con tutte le norme della ragione umana. È dunque chiaro ed evidente che quell’Essere glorioso era un vero Educatore del mondo dell’umanità e che fu aiutato e confermato da un potere divino.
VIIE ora veniamo a Muhammad. Gli americani e gli europei hanno udito sul conto del Profeta molte leggende che hanno creduto vere, sebbene i loro narratori fossero o ignoranti o Suoi nemici. Si trattava per lo più di preti, oppure di musulmani incompetenti i quali ripetevano tradizioni infondate che credevano erroneamente tornassero a Sua gloria.
Fu così che alcuni musulmani ottenebrati fecero della Sua poligamia il cardine delle loro lodi, la credettero un portento, un miracolo. E la maggior parte degli storici europei si sono basati sulle favole di quegli ignoranti.
Per esempio, uno stolto disse a un prete che vera prova di grandezza sono il valore e la capacità di uccidere e che in una sola giornata sul campo di battaglia un seguace di Muhammad aveva tagliato un centinaio di teste! Questo fece dedurre erroneamente al prete che l’omicidio è reputato un mezzo per dimostrare la propria fede in Muhammad, il che è pura fantasia. Al contrario, le spedizioni militari di Muhammad, furono sempre azioni difensive. Lo dimostra il fatto che il Profeta e i Suoi discepoli sopportarono per tredici anni alla Mecca le più brutali persecuzioni. In quel periodo furono bersagliati da strali di odio. Alcuni Suoi compagni furono uccisi e le loro proprietà furono confiscate. Altri emigrarono in paesi stranieri. Muhammad fuggì a Medina nel cuore della notte, dopo aver sopportato le più spietate persecuzioni da parte dei Quraysh, i quali alla fine avevano deciso di ucciderlo. Ma neppure allora i Suoi nemici smisero di perseguitarLo e Lo inseguirono a Medina e infierirono sui Suoi discepoli perfino in Abissinia.
Queste tribù arabe vivevano in condizioni di tale inciviltà e barbarie che, a confronto, i selvaggi africani e i feroci indiani d’America erano progrediti quanto Platone. I selvaggi americani non seppellivano vivi i figli come gli Arabi facevano con le figlie, gloriandosene come di cosa onorevole.7 Così molti dei loro uomini minacciavano le mogli, dicendo: «Se partorisci una femmina ti uccido». Ancora ai nostri giorni, gli Arabi detestano le figlie. Inoltre, agli uomini era permesso prendere fino a mille mogli e la maggior parte dei mariti ne avevano in casa più di dieci. Quando queste tribù scendevano in guerra, il vincitore catturava le donne e i bambini della tribù sconfitta e li trattava come schiavi.
Quando un uomo che aveva dieci mogli moriva, i figli entravano in possesso delle rispettive madri. Se uno di loro gettava il mantello sulla testa della moglie del padre gridando: «Questa donna è mia legittima proprietà », la sventurata diventava immediatamente sua prigioniera e schiava. E lui poteva farne tutto ciò che voleva. Poteva ucciderla, imprigionarla in un pozzo, picchiarla, insultarla e torturarla finché la morte non venisse a liberarla. Secondo le abitudini e gli usi degli Arabi, ne era il padrone. È evidente che tra le mogli e i figli di una stessa famiglia sorgevano asti, gelosie, odi e inimicizie ed è quindi inutile dilungarsi su questo tema. Pensate come vivevano quelle donne oppresse! Inoltre, le tribù arabe vivevano di rapine e di saccheggi, cosicché erano perpetuamente impegnati a combattere lotte e guerre, a uccidere, saccheggiare e devastare le reciproche proprietà, a rapire donne e bambini da vendere agli stranieri. Accadeva molto spesso che le figlie e i figli di un emiro, trascorsa una giornata negli agi e nel lusso, al calar della notte si ritrovassero a vivere nella vergogna, nella povertà e nella prigionia! Ieri erano principi, oggi prigionieri, ieri grandi dame, oggi schiave.
Muhammad ricevette la Rivelazione divina fra queste tribù e dopo aver sopportato tredici anni di persecuzioni da parte loro, fuggì.8 Ma quella gente non cessò di opprimerLo. Si unirono per annientare Lui e i Suoi seguaci. In quelle circostanze Muhammad fu costretto a impugnare le armi. Questa è la verità. Non essendo personalmente fanatici, non vogliamo difenderLo, ma, essendo giusti, diciamo quello che è giusto. Considerate i fatti con equità. Se Cristo Si fosse trovato in circostanze analoghe, fra tribù così prepotenti e barbare, se per tredici anni Egli e i Suoi discepoli avessero pazientemente sopportato queste prove, fino a fuggire dalla terra dove erano nati, e se, malgrado ciò, quelle tribù di fuorilegge avessero continuato a perseguitarLo, a uccidere i Suoi seguaci, a saccheggiare le loro proprietà e a catturare le loro donne e i loro bambini, come Si sarebbe comportato Gesù nei loro riguardi? Se l’oppressione avesse colpito Lui solo, li avrebbe perdonati e quell’atto di perdono sarebbe stato encomiabile. Ma se avesse visto che quei feroci e crudeli assassini intendevano uccidere, saccheggiare e opprimere i Suoi seguaci e catturare le donne e i bambini, è certo che li avrebbe protetti e avrebbe opposto resistenza ai tiranni. Che cosa si può dunque imputare alle azioni di Muhammad? Forse di non esserSi sottomesso con i Suoi seguaci e le loro mogli e i loro figli a quelle tribù selvagge? Liberare quelle tribù dalla loro ferocia fu un atto di grande bontà e disciplinarle e frenarle una vera grazia. Erano come un uomo che ha una coppa di veleno in mano e che, quando sta per berlo, trova un amico che la rompe salvandolo. Se Cristo Si fosse trovato nelle condizioni di Muhammad, è certo che, con potere trionfante, avrebbe liberato uomini, donne e bambini dagli artigli di quei lupi feroci.
Muhammad non combatté mai contro i Cristiani, ma li trattò con gentilezza e dette loro piena libertà. A Najrán una comunità cristiana viveva sotto la Sua cura e protezione. Muhammad disse: «Se qualcuno viola i loro diritti, Io stesso sarò Suo nemico e lo accuserò davanti a Dio». Negli editti che promulgò è detto chiaramente che la vita, le proprietà e le leggi dei cristiani e degli ebrei erano sotto la protezione di Dio e che i musulmani che avessero sposato una donna cristiana non avrebbero dovuto né impedirle di andare in chiesa né obbligarla a portare il velo e che in caso di morte avrebbero dovuto affidare i suoi resti mortali alle cure del clero cristiano. Se i cristiani desideravano costruire una chiesa, l’Islam doveva aiutarli. In caso di guerra fra l’Islam e i suoi nemici, i cristiani erano esonerati dall’obbligo di combattere, a meno che, trovandosi sotto la protezione dell’Islam, non volessero farlo di loro spontanea volontà per difenderlo. In cambio di questa immunità, dovevano pagare annualmente una modesta somma di danaro. In breve, su questo tema vi sono sette editti con norme particolareggiate, copie dei quali esistono ancora a Gerusalemme. È un fatto accertato, indipendente dalla mia affermazione. Il decreto del secondo Califfo,9 affidato alla custodia del Patriarca ortodosso di Gerusalemme, esiste ancora. È un fatto certo.10
Ciò nonostante, dopo qualche tempo, a causa di trasgressioni tanto da parte musulmana quanto da quella cristiana, sorsero odio e inimicizia. A parte questo, tutti i racconti dei musulmani, dei cristiani e di altri sono pure e semplici invenzioni nate dal fanatismo o dall’ignoranza, se non da profonda inimicizia.
Per esempio, i Musulmani dicono che Muhammad spaccò la luna e che essa cadde su una montagna della Mecca, pensando che la luna sia un piccolo corpo che Muhammad divise in due, gettandone una parte su una montagna e l’altra su un’altra.
Queste storie sono puro fanatismo. Anche le tradizioni citate dai preti e gli avvenimenti sui quali essi trovano da ridire sono tutti esagerati, quando non sono del tutto infondati.
In breve, Muhammad apparve nel deserto dell’?ijáz nella penisola araba, una landa desolata e sterile, sabbiosa e disabitata. Alcune località, come la Mecca e Medina, sono estremamente calde. Gli abitanti sono nomadi, hanno gli usi e costumi della gente del deserto e sono del tutto privi di istruzione e di scienza. Anche Muhammad era analfabeta e il Corano fu originariamente scritto su scapole di pecora o foglie di palma. Questi particolari sono un indice delle condizioni del popolo al quale Muhammad fu inviato. La prima domanda che Egli rivolse alle Sue genti fu: «Perché non accettate il Pentateuco e il Vangelo e perché non credete in Cristo e in Mosè?». Questa domanda li mise in difficoltà e così ribatterono: «I nostri avi non credevano nel Pentateuco e nel Vangelo. Vuoi dirci perché?». Ed Egli rispose: «Furono sviati. Dovete ripudiare coloro che non credono nel Pentateuco e nel Vangelo anche se sono vostri padri e vostri avi».
In un simile paese e fra tribù così barbare, un Analfabeta rivelò un libro nel quale spiegò gli attributi e le perfezioni divine, il rango profetico dei Messaggeri di Dio, le leggi divine e alcuni fatti scientifici, in uno stile perfetto ed eloquente.
Per esempio, sapete che prima delle osservazioni dei tempi moderni, e cioè nei primi secoli dell’èra cristiana fino al Seicento, tutti i matematici del mondo erano d’accordo nel ritenere che la terra fosse il centro dell’universo e che il sole si muovesse. Il celebre astronomo che enunciò la nuova teoria scoprì che la terra si muoveva e il sole stava fermo.11 Fino ad allora tutti gli astronomi e i filosofi del mondo avevano seguito il sistema tolemaico e chiunque l’avesse contraddetto sarebbe stato considerato un ignorante. Sebbene la teoria che lo spostamento annuale del sole nello zodiaco non procede dal sole, ma dal movimento della terra attorno ad esso, fosse stata adottata da Pitagora e da Platone negli ultimi anni della sua vita, essa fu completamente dimenticata e il sistema tolemaico fu accettato da tutti i matematici. Ma alcuni versetti rivelati del Corano contraddicono la teoria del sistema tolemaico. Uno di questi dice: «Il sole si muove in un punto fisso»,12 indicando così la fissità del sole e il suo movimento attorno a un asse. E un altro versetto dice: «E ogni stella si muove nel suo proprio cielo».13 Si spiegano così i movimenti del sole, della luna, della terra e degli altri corpi. Quando il Corano apparve, tutti i matematici derisero queste affermazioni che attribuirono a ignoranza. Gli stessi dottori dell’Islam, quando videro che questi versetti contraddicevano il sistema tolemaico accettato da tutti, furono costretti a giustificarli.
Solo dopo il quindicesimo secolo dell’era cristiana, circa novecento anni dopo Muhammad, un famoso astronomo14 fece nuove osservazioni e importanti scoperte con l’aiuto del telescopio da lui inventato, dimostrando categoricamente la rotazione della terra, la fissità del sole e il suo moto attorno a un asse. Fu così evidente che i versetti del Corano concordavano con i fatti accertati e che il sistema tolemaico era un’invenzione.
Infine, molti popoli orientali sono stati educati per tredici secoli all’ombra della religione di Muhammad. Nel Medio Evo, quando l’Europa si trovava nella massima barbarie, i popoli arabi erano superiori agli altri popoli della terra nella cultura, nelle arti, nella matematica, nella civiltà, nell’arte del governo e in altre scienze. Il Dispensatore di luce e l’Educatore di queste tribù arabe, il Fondatore della civiltà e delle perfezioni dell’umanità fra quelle svariate razze, fu un analfabeta, Muhammad. Fu quell’illustre Uomo un grande Educatore oppure no? S’impone un giudizio equo.
VIIIQuanto al Báb (possa la mia anima essere sacrificata per Lui!), Egli Si fece avanti a proclamare la Sua Causa nella giovinezza, raggiunto cioè il venticinquesimo anno della Sua vita benedetta.15 Gli sciiti hanno universalmente ammesso che non aveva frequentato nessuna scuola e non aveva acquisito sapere da nessun maestro. Tutta la popolazione di Shíráz lo attesta. Ma, a un tratto, Egli Si presentò al popolo dotato della più perfetta erudizione. Sebbene fosse solo un mercante, confuse tutti gli ‘ulamá persiani.16 Completamente solo, difese la Causa fra i Persiani, il cui fanatismo religioso è ben noto, in un modo che supera qualsiasi immaginazione. Questa nobile Anima Si levò con tale forza da scuotere le fondamenta della religione e della moralità, le condizioni, le abitudini e i costumi della Persia, instaurando nuove norme, nuove leggi e una nuova religione. Sebbene le maggiori autorità dello Stato, quasi tutto il clero e gli uomini pubblici abbiano cercato distruggerLo e annientarLo, Egli resistette da solo e sconvolse tutta la Persia.
Molti ‘ulamá e uomini politici, nonché altre persone affrontarono il martirio sacrificando gioiosamente la vita alla Sua Causa.
Il governo, la nazione, i teologi e i più alti personaggi tentarono di spegnere la Sua luce senza riuscirvi. Infine il Suo astro si innalzò, la Sua stella brillò, le Sue fondamenta furono saldamente poste e il Suo oriente divenne luminoso. Il Báb impartì un’educazione divina a una moltitudine cieca ottenendo risultati meravigliosi sul pensiero, sulla moralità, sulle abitudini e sulle condizioni di vita dei Persiani. Annunziò ai Suoi seguaci le liete novelle della manifestazione del Sole di Bahá preparandoli a credere in Lui.
L’apparizione di questi segni meravigliosi, i grandi risultati ottenuti, gli effetti prodotti sulla mente popolo e sulle idee prevalenti, la costruzione delle fondamenta del progresso e l’organizzazione dei principi fondamentali della prosperità per opera di un giovane Mercante sono la più grande prova che Egli fu un Educatore perfetto. Una persona equa non può esitare a crederlo.
IXBahá’u’lláh17 apparve in un tempo in cui l’Impero Persiano era decaduto in un profondo oscurantismo, immerso nell’ignoranza e smarrito nel più cieco fanatismo.
Avrete senza dubbio letto nei libri di storia europei dettagliati resoconti sulla moralità, sui costumi e sulle idee dei Persiani degli ultimi secoli. Non serve ripeterli. In breve, diremo che la Persia era caduta così in basso che tutti i viaggiatori stranieri si rammaricavano che una nazione, in passato così gloriosa e civile, fosse ora così corrotta, decaduta e sconvolta e che il suo popolo avesse perduto ogni dignità.
Fu allora che apparve Bahá’u’lláh. Suo padre non era un ‘ulamá, ma un visir. Come tutti sanno in Persia, Egli non aveva mai studiato in una scuola, né aveva frequentato gli ‘ulamá o i sapienti. Trascorse la prima parte della Sua vita nella massima felicità. I Suoi compagni e i Suoi amici erano Persiani del più alto rango, ma non certo eruditi.
Non appena il Báb Si manifestò, Bahá’u’lláh disse: «Questo grand’Uomo è il Signore dei giusti e dobbiamo tutti avere fede in Lui». Così Egli Lo appoggiò e produsse numerose testimonianze e precise dimostrazioni della Sua verità, quantunque gli ‘ulamá della religione dì stato, dopo aver indotto il governo persiano a opporsi al Báb, avessero anche emesso decreti che ordinavano di massacrare, depredare, perseguitare ed espellere i Suoi seguaci. In tutte le province, si incominciò a uccidere, massacrare e depredare i convertiti e ad aggredire perfino le donne e i bambini. Noncurante di tutto ciò, Bahá’u’lláh proclamò la parola del Báb con massima fermezza ed energia. Non Si nascose mai, ma Si mescolò apertamente ai Suoi nemici, occupandoSi di addurre argomenti e prove e fu riconosciuto come Araldo della Parola di Dio. In molte circostanze incorse in grandi sventure e fu sempre esposto al rischio del martirio.
Fu messo in catene e segregato in una segreta. Le Sue vaste proprietà furono saccheggiate e i Suoi beni ereditari confiscati. Per quattro volte fu esiliato da una terra all’altra e trovò tregua soltanto nella «Più Grande Prigione».18
Nonostante tutto, Egli non cessò per un solo istante di proclamare la grandezza della Causa di Dio e diede prova di virtù, sapere e perfezioni tali da diventare motivo di meraviglia per tutto il popolo persiano. A tal punto che a Teheran, Baghdad, Costantinopoli, in Rumelia e anche in ‘Akká qualunque dotto e scienziato, amico o nemico, fosse ammesso alla Sua presenza ricevette sempre la più esauriente e convincente risposta a qualsiasi domanda. Tutti riconobbero che Bahá’u’lláh possedeva, solo e unico, ogni perfezione.
A Baghdad accadde più volte che ‘ulamá musulmani, rabbini ebrei e fedeli cristiani s’incontrassero con studiosi europei in una delle riunioni benedette. Ciascuno di loro aveva una domanda da rivolgere a Bahá’u’lláh e, malgrado i diversi gradi di cultura, ciascuno di loro ricevette risposte esaurienti e convincenti e se ne andò soddisfatto. Gli ‘ulamá persiani che abitavano a Karbilá e a Najaf scelsero un dotto maestro e lo inviarono in missione presso di Lui. Il suo nome era Mullá ?asan Amú. Costui giunse alla santa Presenza e pose per conto degli ‘ulamá vari quesiti, ai quali Bahá’u’lláh rispose. Allora ?asan Amú disse: «Gli ‘ulamá ammettono e riconoscono senza esitazioni il sapere e le virtù di Bahá’u’lláh e sono unanimemente convinti che nessuno possa eguagliarNe il sapere. È anche evidente che Egli non ha mai studiato o acquisito questo sapere. Ma gli ‘ulamá dicono: “Non siamo ancora soddisfatti. Non riconosciamo la realtà della Sua missione in virtù della Sua saggezza e della Sua rettitudine. Perciò gli chiediamo di mostrarci un miracolo per soddisfare e tranquillizzare i nostri cuori”».
Bahá’u’lláh rispose: «Sebbene non abbiate alcun diritto di chiederlo, poiché sta a Dio mettere alla prova le Sue creature e non alle creature mettere alla prova Iddio, tuttavia acconsento e accolgo la richiesta. Ma la Causa di Dio non è un’esibizione teatrale che si possa ripetere ad ogni ora e della quale si possano chiedere ogni giorno nuove versioni. Se così fosse, la Causa di Dio diverrebbe un gioco da ragazzi.
«Perciò, gli ‘ulamá devono riunirsi, scegliere di comune accordo un miracolo e mettere per iscritto che dopo l’esecuzione di quel miracolo non avranno più dubbi su di Me e riconosceranno e confesseranno la verità della Mia Causa. Sigillino il documento e Me lo portino. Questo dev’essere il criterio accettato. Se il miracolo sarà compiuto, non avranno più dubbi, altrimenti saremo incolpati di impostura». Il dotto ?asan Amú si alzò e rispose: «Non ho altro da dire». Poi, sebbene non fosse un credente, baciò il ginocchio del Benedetto e andò via. Riuniti gli ‘ulamá, riferì loro il sacro messaggio. Essi si consultarono e dissero: «Costui è un mago. Forse produrrà una magia e non potremo più dire nulla». Fondandosi su questa ipotesi, non osarono mandare avanti la cosa.19
In seguito Hasan Amú raccontò i fatti in molte riunioni. Dopo aver lasciato Karbilá, andò a Kirmánsháh e a Teheran e diffuse dappertutto un particolareggiato resoconto dell’accaduto facendo notare il timore e la rinuncia degli ‘ulamá.
In breve, tutti gli avversari di Bahá’u’lláh in Oriente Ne riconobbero la grandezza, la maestà, la sapienza e la virtù e, sebbene Gli fossero nemici, Lo chiamarono sempre il «famoso Bahá’u’lláh».
Non appena questa grande Luce sorse all’orizzonte della Persia, ministri, ‘ulamá e persone di altre classi si levarono tutti contro di Lui, perseguitandoLo con la massima animosità e proclamarono «che quest’Uomo mirava a sopprimere e distruggere la religione, la legge, la nazione, e l’impero». Altrettanto si disse di Cristo. Ma Bahá’u’lláh, da solo e senza alcun aiuto, resistette a tutti senza mai dar cenno della minima debolezza. Alla fine i Suoi nemici dissero: «Finché costui rimarrà in Persia, non ci sarà pace e tranquillità. Perché in Persia ritorni la calma, lo dobbiamo esiliare».
Perciò Gli usarono violenza per obbligarLo a chiedere il permesso di lasciare la Persia, pensando così di spegnere la luce della Sua verità. Ma il risultato fu diametralmente opposto. La Causa si allargò e la sua fiamma divenne più viva. All’inizio era diffusa solo in Persia, ma l’esilio di Bahá’u’lláh la propagò in altre terre. Allora i Suoi nemici dissero: «L’‘Iráq Arabo20 non è abbastanza lontano dalla Persia; dobbiamo mandarlo in un regno più distante». Per questa ragione il Governo persiano decise di mandare Bahá’u’lláh dall’‘Iráq a Costantinopoli. Ancora una volta gli eventi dimostrarono che la Causa non ne era stata minimamente indebolita e ancora una volta essi dissero: «Costantinopoli è un luogo di passaggio e di soggiorno di molte razze e di molti popoli; fra loro vi sono molti persiani». Perciò Bahá’u’lláh fu ulteriormente esiliato in Rumelia, ma, quando vi fu giunto, la fiamma divenne più viva e la Causa più eccelsa. Infine i Persiani dissero: «Nessuno qui è immune dalla sua influenza. Dobbiamo mandarlo in un luogo dove sia ridotto all’im-potenza e la sua famiglia e i suoi seguaci debbano sottostare alle più dure afflizioni». Scelsero pertanto la prigione di ‘Akká esclusivamente riservata agli assassini, ai ladri e ai banditi e in verità Lo consideravano a quella stregua. Ma il potere di Dio si manifestò. La parola di Bahá’u’lláh fu promulgata, la Sua grandezza divenne evidente e da quella prigione e in quelle umilianti circostanze Egli fece progredire la Persia da una condizione a un’al-tra. Sconfisse spiritualmente tutti i Suoi nemici e dimostrò loro che non potevano resistere alla Causa. I Suoi santi insegnamenti penetrarono in tutte le regioni e la Sua Causa si affermò.
In verità, i Suoi nemici insorsero contro di Lui con l’odio più vivo in tutta la Persia, imprigionando, uccidendo e picchiando i Suoi seguaci e bruciando e radendo al suolo migliaia di abitazioni, tentando con ogni mezzo di sterminare e schiacciare la Sua Causa. Ma malgrado tutto, da quella prigione di assassini, banditi e ladri, la Causa divenne eccelsa. Gli insegnamenti di Bahá’u’lláh si diffusero e le Sue esortazioni toccarono molti di coloro che erano stati più carichi di odio, trasformandoli in solidi credenti. Lo stesso Governo persiano si ricredette, deplorando quanto era accaduto per colpa degli ‘ulamá.
Quando Bahá’u’lláh giunse in questa prigione in Terra Santa, i saggi si resero conto che le liete novelle annunciate da Dio per bocca dei Profeti due o tremila anni prima si erano nuovamente manifestate e che Dio era fedele alla promessa; poiché aveva rivelato ad alcuni dei Profeti la buona notizia che «il Signore degli Eserciti si sarebbe manifestato in Terra Santa». Tutte queste promesse si realizzarono e non si vede come Bahá’u’lláh avrebbe potuto essere costretto a lasciare la Persia e a piantare la Sua tenda in Terra Santa, se non per le persecuzioni dei Suoi nemici, per la Sua condanna e per il Suo esilio. I Suoi nemici volevano che la Sua prigionia distruggesse e annientasse la Causa benedetta, ma, in realtà, quella prigionia fu di grandissimo aiuto e divenne lo strumento del suo sviluppo. La divina rinomanza di Bahá’u’lláh si sparse in oriente e in occidente e i raggi del Sole della Verità illuminarono tutto il mondo. Sia lodato Iddio! Sebbene fosse prigioniero, piantò la Sua tenda sul Monte Carmelo e poté muoverSi dappertutto con grandissima maestà. Chiunque giungesse alla Sua presenza – amico o straniero – esclamava: «Costui non è un prigioniero, ma un principe».
Non appena fu giunto nella prigione,21 Bahá’u’lláh inviò un’epistola a Napoleone tramite l’ambasciatore francese.22 Il suo contenuto diceva: «Chiedi quale sia il Nostro delitto e perché Ci troviamo confinati in questa prigione, in questa spelonca». Napoleone non dette risposta. Allora Bahá’u’lláh scrisse una seconda epistola, che è contenuta nella Súriy-i-Haykal.23 Il sunto della lettera è: «O Napoleone, poiché non hai ascoltato la Mia proclamazione e non hai risposto, fra non molto il tuo dominio ti sarà tolto e sarai annientato». L’epistola fu inviata a Napoleone per posta tramite Cesar Ketaphakou,24 come tutti i compagni d’esilio di Bahá’u’lláh ben sapevano. Il testo dell’ammo-nimento giunse in tutta la Persia, poiché fu proprio in quel periodo che il Kitáb-i-Haykal si diffuse nel paese e l’epistola era parte del suo contenuto. Ciò accadde nel 1869 e poiché la Súriy-i-Haykal circolava in Persia e in India ed era nelle mani di tutti i credenti, questi erano in attesa di vedere che cosa sarebbe accaduto. Non molto tempo dopo, nel 1870, scoppiò la guerra tra la Germania e la Francia e, sebbene in quel momento nessuno prevedesse la vittoria della Germania, Napoleone fu sconfitto e disonorato, si arrese al nemico e la sua gloria si trasformò in grande umiliazione.
Altre Tavole25 furono inviate ad altri sovrani, fra queste, una lettera a Sua Maestà Ná?iri’d-Dín Sháh. In quel-l’epistola Bahá’u’lláh diceva: «FamMi convocare, riunisci gli ‘ulamá e chiedi prove e argomentazioni, così che si conoscano la verità e l’errore». Ná?iri’d-Dín Sháh inviò la santa epistola agli ‘ulamá e propose loro di svolgere quella missione, ma essi non ne ebbero il coraggio. Allora lo Scià chiese a sette fra i più celebri di loro di scrivere una risposta alla sfida. Ma, dopo qualche tempo, essi restituirono la santa lettera dicendo: «Costui è un oppositore della religione e un nemico dello Scià ». Molto infastidito Sua Maestà lo Scià di Persia osservò: «È una questione di prove e di argomenti, di verità o di errore, che cosa c’entra l’ostilità verso il Governo? Ahimè! Quanto abbiamo onorato questi ‘ulamá, che ora non sanno neppure rispondere a un’epistola!».
In breve, tutto ciò che è scritto nelle Tavole ai Sovrani si sta avverando. Se a partire dal 1870 esaminiamo gli eventi occorsi, troviamo che tutto ciò che è accaduto è avvenuto com’era stato predetto. Restano solo poche cose che si manifesteranno in seguito.
Così anche molti stranieri e altre sette non credenti attribuirono a Bahá’u’lláh molti prodigi. Alcuni Lo reputavano un santo26 e altri scrissero trattati su di Lui. Uno di costoro, Siyyid Dávúdí, un dotto sunnita di Baghdad, scrisse un trattatello nel quale riportava alcuni atti soprannaturali di Bahá’u’lláh. Anche ora in tutto l’Oriente vi sono persone che, pur non credendo nella Sua manifestazione, nondimeno Lo reputano un santo e raccontano miracoli attribuiti a Lui.
Per riassumere, oppositori e sostenitori, nonché tutti coloro che furono ricevuti nel sacro luogo, riconobbero e attestarono la grandezza di Bahá’u’lláh. Pur non credendo in Lui, riconobbero la Sua maestà e appena entrati nel sacro luogo, la presenza di Bahá’u’lláh produceva sulla maggior parte di loro un effetto tale che non riuscivano a dire una parola. Quante volte accadde che uno dei Suoi più fieri nemici decidesse tra sé e sé: «Quando sarò alla Sua presenza, dirò questo e quello e disputerò e argomenterò con Lui in questo modo», ma una volta entrato alla Sacra Presenza si ritrovava sorpreso e confuso e rimaneva senza parole.
Bahá’u’lláh non aveva mai studiato l’arabo, non aveva mai avuto precettori o insegnanti, non era mai entrato in una scuola. Eppure l’eloquenza e l’eleganza dei Suoi santi discorsi, nonché dei Suoi scritti in arabo suscitarono meraviglia e stupore fra i più fini studiosi arabi e tutti riconobbero e dichiararono che Egli era incomparabile e ineguagliabile.
Se esaminiamo accuratamente il testo della Torà, vediamo che nessuna Manifestazione divina ha mai detto a coloro che La negavano: «Sono disposto a fare qualunque miracolo desideriate e Mi sottoporrò a qualunque prova propiniate». Ma nell’Epistola allo Scià Bahá’u’lláh disse chiaramente: «Riunisci gli ‘ulamá e convocaMi, affinché le evidenze e le prove possano essere stabilite».27
Per cinquant’anni Bahá’u’lláh affrontò i Suoi nemici come una montagna. Tutti desiderarono annientarLo e cercarono di sopprimerLo. Mille volte progettarono di crocifiggerLo e di distruggerlo e per cinquant’anni fu in costante pericolo.
Oggi la Persia è in un tale stato di decadenza e di rovina che tutte le persone intelligenti, persiane o straniere, che si rendono conto di come stiano veramente le cose, riconoscono che il suo progresso, la sua civiltà e la sua ricostruzione dipendono dalla promulgazione degli insegnamenti e dallo sviluppo dei principi di questo grande Personaggio.
Nel suo Giorno benedetto, Cristo in realtà educò soltanto undici uomini. Il più grande di loro fu Pietro, che tuttavia, messo alla prova, Lo rinnegò tre volte. Ciò nonostante la Causa di Cristo in seguito pervase il mondo. Finora Bahá’u’lláh ha educato migliaia di anime che, sotto la minaccia della spada, hanno innalzato nel più alto dei cieli il grido di «Yá Bahá’u’l-Abhá»28 e nel fuoco delle prove i loro visi hanno brillato luminosi come l’oro. Riflettete quindi su quel che accadrà in futuro!
In conclusione, dobbiamo essere giusti e riconoscere quale Educatore sia stato questo Essere glorioso, quali segni meravigliosi siano stati da Lui manifesti, quale forza e quale potenza si sia prodotta nel mondo grazie a Lui.
XOggi, a tavola, parliamo un po’ di prove. Se foste venuti in questo luogo benedetto nei giorni della Manifestazione della Luce Evidente,29 se foste pervenuti alla corte della Sua presenza e aveste visto la Sua luminosa bellezza, avreste compreso che i Suoi insegnamenti e la Sua perfezione non avevano bisogno di ulteriori testimonianze.
Il solo onore di accedere alla Sua presenza condusse molte anime a diventare credenti. Non ebbero bisogno di altre prove. Perfino coloro che Lo rifiutavano e Lo odiavano accanitamente, quando Lo conobbero, Ne attestarono la grandezza dicendo: «Che splendido uomo. Peccato che faccia una simile affermazione! Altrimenti, tutto quello che dice è accettabile».
Ma ora che la Luce della Realtà è tramontata, tutti hanno bisogno di prove, perciò ci siamo impegnati di dimostrare logicamente la verità della Sua affermazione. Ricordiamo un’altra prova, che da sola basterà a tutti coloro che sono equi e che nessuno potrà negare. Bahá’u’lláh innalzò la sua Causa nella «Più Grande Prigione».30 Da quella prigione la Sua luce si è diffusa dappertutto, la Sua fama ha conquistato il mondo e la proclamazione della Sua gloria è giunta in oriente e in occidente, un fatto che non si è mai verificato prima.
Se ci fosse giustizia, questo fatto dovrebbe essere riconosciuto. Ma purtroppo esistono persone che non giudicherebbero con giustizia neppure davanti a tutte le prove del mondo.
Così nazioni e stati con tutta la loro forza non riuscirono a resisterGli. In verità, completamente solo, imprigionato e oppresso, Egli ha fatto tutto quello che desiderava.
Non voglio menzionare i miracoli di Bahá’u’lláh, perché si potrebbe obiettare che sono tradizioni, che possono essere vere o false come i racconti dei miracoli di Cristo nei Vangeli, che ci vengono dagli apostoli e non da altri e che sono negati dagli ebrei. Ma se li volessi menzionare, gli atti soprannaturali di Bahá’u’lláh sono molti. Molti li ammettono in Oriente, perfino i non bahá’í. Ma questi racconti non sono prove e testimonianze decisive per tutti. L’ascoltatore potrebbe anche dire che il racconto non corrisponde a ciò che è accaduto, poiché è noto che anche altre sette raccontano miracoli compiuti dai loro fondatori. Per esempio i seguaci del Bramanesimo raccontano miracoli. In base a quale prova possiamo sapere che quei miracoli sono falsi e questi veri? Se gli uni sono favole, lo sono anche gli altri. Se gli uni sono generalmente accettati, anche gli altri lo sono. Di conseguenza, questi racconti non sono prove soddisfacenti. Sì, i miracoli sono una prova solo per i testimoni oculari. E anche costoro possono considerarli un’opera di magia e non un miracolo. Si raccontano fatti straordinari anche di negromanti.
In breve, intendo dire che Bahá’u’lláh ha compiuto molti portenti, ma non li raccontiamo, perché non costituiscono una prova e un’evidenza per tutti i popoli della terra e non sono una prova decisiva nemmeno per coloro che li hanno visti, perché possono aver pensato che si trattasse di opere di magia.
Inoltre, la maggior parte dei miracoli dei Profeti di cui si fa menzione hanno un significato nascosto. Per esempio nei Vangeli è scritto che quando Cristo fu martirizzato, scesero le tenebre, la terra tremò, la tenda del Tempio si squarciò e i morti uscirono dalle tombe. Se questi eventi fossero accaduti, sarebbero stati veramente sconvolgenti e le storie dei tempi li avrebbero certamente registrati. Sarebbero stati causa di grandi turbamenti nei cuori. I soldati avrebbero deposto Cristo dalla croce o sarebbero fuggiti. Ma nessuna storia lo racconta. Perciò è evidente che non devono essere interpretati alla lettera, ma che hanno un significato nascosto.31
Non intendiamo negare i miracoli. Vogliamo solo dire che non sono una prova decisiva, ma hanno un significato nascosto.
Di conseguenza, oggi a tavola accenneremo alla spiegazione delle prove tradizionali che si trovano nei Libri Sacri. Finora abbiamo parlato soltanto di prove logiche.
L’atteggiamento in cui ci si dovrebbe porre per cercare seriamente la verità è quello di un’anima ardente e assetata, desiderosa dell’acqua della vita, l’atteggiamento del pesce che lotta per raggiungere il mare, dell’infermo che cerca il vero medico per ottenere una cura divina, della carovana sperduta che cerca di trovare la strada giusta, della nave smarrita alla deriva che si sforza di raggiungere la sponda della salvezza.
Perciò, il ricercatore dev’essere dotato di certe qualità. Innanzi tutto dev’essere giusto e distaccato da tutto fuorché Dio. Il suo cuore dev’essere interamente rivolto verso l’Oriz-zonte Supremo. Dev’essere libero da schiavitù a vizi e passioni, perché tutto questo è un ostacolo. Inoltre, dev’essere capace di resistere a ogni avversità, assolutamente puro e consacrato e libero da amore e odio verso gli abitanti della terra. Perché? Perché l’amore per una persona o una cosa potrebbe impedirgli di riconoscere la verità in altre e, allo stesso modo, l’odio potrebbe essergli d’ostacolo nel discernere la verità. Questa è la condizione della vera ricerca e il ricercatore deve possedere queste qualità e attributi. Finché non sia giunto a questa condizione, non gli sarà possibile raggiungere il Sole della Realtà.
Ritorniamo ora al nostro tema.Tutti i popoli del mondo attendono due Manifestazioni, Che devono essere contemporanee. Tutti attendono l’adempimento di questa promessa. Nella Bibbia, gli ebrei hanno la promessa del Signore degli Eserciti e del Messia. Nei Vangeli si promette il ritorno di Cristo e di Elia.
Nella religione di Muhammad c’è la promessa del Mihdí e del Messia e analoghe promesse si riscontrano nella religione zoroastriana e in altre fedi. Scendere nei dettagli richiederebbe troppo tempo. Il fatto essenziale è che in tutte le religioni c’è la promessa di due Manifestazioni, che verranno l’una dopo l’altra. È stato profetizzato che al tempo di queste due Manifestazioni la terra si trasformerà, il mondo dell’e-sistenza si rinnoverà e gli esseri indosseranno nuove vesti. La giustizia e la carità pervaderanno il mondo, l’inimicizia e l’o-dio scompariranno, tutte le cause di divisione fra i popoli, le razze e le nazioni svaniranno e apparirà la causa dell’unione, dell’armonia e della concordia. Il negligente si risveglierà, il cieco vedrà, il sordo udrà, il muto parlerà, l’ammalato guarirà e il morto risorgerà. La guerra si piegherà alla pace, l’ini-micizia sarà vinta dall’amore, le cause di dispute e di contese saranno interamente rimosse e si conseguirà la vera felicità. Il mondo diverrà lo specchio del Regno celeste, l’umanità sarà il Trono della Divinità. Tutte le nazioni diverranno una sola nazione, tutte le religioni si uniranno, tutti gli uomini apparterranno a una sola famiglia, a un’unica specie. Tutte le regioni della terra diverranno unite, le superstizioni prodotte dalle razze, dalle nazioni, dagli individui, dalle lingue e dalle politiche, scompariranno. Tutti gli uomini conseguiranno la vita eterna all’ombra del Signore degli Eserciti.
Dobbiamo ora dimostrare in base alle Sacre Scritture che queste due Manifestazioni sono venute e dobbiamo interpretare il significato delle parole dei Profeti, poiché vogliamo prove tratte dalle Sacre Scritture.
Alcuni giorni fa, a tavola ricordammo alcune prove logiche che dimostravano la verità di queste due Manifestazioni.
Per concludere, nel Libro di Daniele32 dalla ricostruzione di Gerusalemme al martirio di Cristo si contano settanta settimane, perché, col martirio di Cristo, il sacrificio è compiuto e l’altare distrutto. Questa è la profezia della manifestazione di Cristo. Le settanta settimane incominciano dalla restaurazione e dalla ricostruzione di Gerusalemme, per le quali tre sovrani hanno emanato quattro editti.
Il primo editto, emanato da Ciro nel 536 a.C., è registrato nel primo capitolo del libro di Esdra. Il secondo editto per la ricostruzione di Gerusalemme è quello di Dario di Persia nel 519 a.C., registrato nel sesto capitolo del libro di Esdra. Il terzo è quello di Artaserse, nel settimo anno del suo regno, cioè nel 457 a.C., registrato nel settimo capitolo del libro di Esdra. Il quarto è quello di Artaserse nel 444 a.C., registrato nel secondo capitolo di Neemia.
Ma Daniele si riferisce specificamente al terzo editto emanato nel 457 a.C. Settanta settimane corrispondono a 490 giorni. Secondo il testo del Libro, ogni giorno è in realtà un anno. Infatti la Bibbia dice: «Il giorno del Signore è un anno».33 Perciò 490 giorni sono 490 anni. Il terzo editto di Artaserse fu emanato 457 anni prima della nascita di Cristo e Cristo aveva 33 anni, quando fu martirizzato e ascese al cielo. Se aggiungete 33 a 457, il risultato è 490, ossia il tempo annunciato da Daniele per la manifestazione di Cristo.
Ma il versetto 25 del nono capitolo del libro di Daniele lo esprime in un altro modo, dice cioè sette settimane e sessantadue settimane. Il che evidentemente differisce dalla prima frase. Molti sono rimasti sconcertati davanti a queste differenze e hanno cercato di conciliare le due affermazioni. Com’è possibile che in una frase siano giuste settanta settimane e in un’altra sessantadue settimane e sette settimane? Le due affermazioni non concordano.
Ma Daniele menziona due date. Una data incomincia con l’ordine di Artaserse a Esdra di ricostruire Gerusalemme. Sono le settanta settimane che si conclusero con l’ascensione di Cristo, quando, con il Suo martirio, cessarono il sacrificio e l’offerta.
Il secondo periodo, che si trova nel versetto 26, significa che dalla fine della ricostruzione di Gerusalemme fino all’ascensione di Cristo passeranno sessantadue settimane. Le sette settimane indicano la durata della ricostruzione di Gerusalemme, che richiese quarantanove anni. Se aggiungete queste sette settimane alle sessantadue, ne avrete sessantanove e nell’ultima settimana (69-70) ebbe luogo l’ascensione di Cristo. Così si completano le settanta settimane e non c’è più contraddizione.
Ora che abbiamo dimostrato la manifestazione di Cristo in base alle profezie di Daniele, documenteremo le manifestazioni di Bahá’u’lláh e del Báb. Finora abbiamo menzionato soltanto prove logiche. Ora parleremo di prove tradizionali.
Nell’ottavo capitolo del Libro di Daniele, versetto 13, è detto: «Ed io udii un santo, che parlava; e un altro santo disse a quel tale che parlava: Fino a quando durerà la visione intorno al servigio continuo, e al misfatto desertante? infino a quando saranno il santuario e l’esercito esposti ad esser calpestati?». Egli rispose: (v. 14) «Fino a duemilatrecento giorni di sera, e mattina; poi il santuario sarà giustificato». (v. 17) «Ed egli mi disse... questa visione è per lo tempo della fine». Il che significa: quanto dureranno questa sventura, questa rovina, questa umiliazione e degradazione? Per dire, quando verrà l’alba della Manifestazione? Allora egli rispose: «Due-milatrecento giorni di sera, e mattina; poi il santuario sarà giustificato». In breve, il significato di questo passo è che egli stabilisce 2300 anni, poiché secondo la Bibbia ogni giorno è un anno. Quindi, dalla data della emanazione dell’editto di Artaserse per la ricostruzione di Gerusalemme fino al giorno della nascita di Cristo corrono 456 anni e dalla nascita di Cristo fino al giorno della manifestazione del Báb vi sono 1844 anni. Se aggiungete 456 anni a questo numero il risultato è 2300 anni. Cioè l’adempimento della visione di Daniele avvenne nell’anno 1844 d.C., anno che è appunto quello della manifestazione del Báb secondo il testo del libro di Daniele. Osservate con quanta chiarezza Daniele determini l’anno della manifestazione. Non vi potrebbe essere profezia più evidente di questa.
In Matteo, capitolo XXIV, versetto 3, Cristo dice chiaramente che con questa profezia Daniele intendeva la data della manifestazione. Ecco il versetto: «Essendosi Egli posto a sedere sopra il monte degli Ulivi, i discepoli Gli si accostarono da parte dicendo: Dicci, quando avverranno queste cose? e quale sarà il segno della Tua venuta, e della fin del mondo?». Una delle spiegazioni che Egli dette loro fu questa: (v. 15) «Quando adunque avrete veduta l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il Profeta Daniele, posta nel luogo santo (chi legge intenda)». Con questa risposta Egli Si riferiva all’ottavo capitolo del libro di Daniele, dicendo che chiunque lo legga può comprendere che questo è il tempo di cui si parla. Considerate con quanta chiarezza nel Vecchio Testamento e nei Vangeli si parli della manifestazione del Báb.
Per concludere, spieghiamo ora la data della manifestazione di Bahá’u’lláh secondo la Bibbia. La data di Bahá’u’lláh è calcolata secondo gli anni lunari a partire dalla missione e dall’égira34 di Muhammad, perché nella religione musulmana si segue l’anno lunare, anche per quanto riguarda tutte le prescrizioni del culto.
In Daniele, capitolo XII, versetto 6, è detto: «E l’uno d’essi disse all’uomo vestito di panni lini, il quale era sopra le acque del fiume: Quando sarà infine il compimento di queste meraviglie? Ed io udii l’uomo vestito di panni lini, ch’era sopra le acque del fiume, il quale, levata la man destra, e la sinistra, al cielo, giurò per Colui che vive in eterno, che tutte queste cose sarebbero compiute infra un tempo, de’ tempi, e la metà di un tempo; e allora, che colui avrebbe finito di dissipar le forze del popolo santo».35
Avendo già spiegato il significato della espressione «un giorno», non sarà necessario dare ulteriori spiegazioni. Ricorderemo brevemente che ogni giorno del Padre conta per un anno e che ogni anno consiste di dodici mesi. Pertanto tre anni e mezzo fanno quarantadue mesi e quarantadue mesi sono 1260 giorni. Il Báb, precursore di Bahá’u’lláh, apparve nell’anno 1260 dell’Ègira di Muhammad, secondo i calcoli dell’Islam.
Poco oltre, nel versetto 11, è detto: «Ora, dal tempo che sarà stato tolto il sacrificio continuo, e sarà stata posta l’abominazione desertante, vi saranno mille dugennovanta giorni. Beato chi aspetterà pazientemente, e giungerà a mille trecentotrentacinque giorni!».36
L’inizio di questo computo lunare va dal giorno della proclamazione dello stato profetico di Muhammad nel-l’?ijáz, avvenuta tre anni dopo la sua missione, perché lo stato profetico di Muhammad fu inizialmente tenuto segreto e nessuno ne sapeva nulla tranne Khadíjah e Ibn-Nawfal.37 Esso fu annunciato dopo tre anni. E Bahá’u’lláh rese nota la Sua manifestazione nell’anno 1290 dalla proclamazione della missione di Muhammad.38
XIAll’inizio dell’undicesimo capitolo dell’Apocalisse di san Giovanni è detto:
«Poi mi fu data una canna, simile ad una verga. E l’angelo si presentò a me, dicendo: Levati, e misura il tempio di Dio, e l’altare, e quelli che adorano in quello.
«Ma tralascia il cortile di fuori del tempio, e non misurarlo; perciocché egli è stato dato a’ Gentili, ed essi calcheranno la santa città lo spazio di quarantadue mesi».
Questa canna è un Uomo Perfetto Che è paragonato a una canna e il senso del paragone è questo: come l’interno di una canna, quando sia vuota e libera da tutto, può produrre melodie meravigliose dato che il suono e le melodie non provengono dalla canna ma dal flautista che la suona, così il cuore santificato di quest’Essere benedetto è libero e vuoto di tutto eccetto Dio, puro ed esente da legami con condizioni umane ed è il compagno dello Spirito Divino. Quello che dice non proviene da Lui ma dal vero flautista ed è ispirato da Dio. Ecco perché è paragonato a una canna e la canna è come un bastone, cioè l’aiuto di ogni impotente e il sostegno degli esseri umani. È la verga del Pastore divino con la quale Egli pasce il Suo gregge e lo guida verso i pascoli del Regno.
Poi è detto: «E l’angelo si presentò a me, dicendo: Levati e misura il tempio di Dio, e l’altare, e quelli che adorano in quello», cioè paragona e misura. Misurare significa scoprire la proporzione. Così l’Angelo disse: confronta il tempio di Dio e l’altare e coloro che vi pregano, cioè, cerca quale sia la loro vera condizione, scopri in quale grado e stato si trovino, quali condizioni e perfezioni, quale condotta e qualità posseggano e informati dei misteri delle anime che dimorano nel Santo dei Santi in purezza e santità.
«Ma tralascia il cortile di fuori del tempio, e non misurarlo; perciocché egli è stato dato a’ Gentili».
Al principio del VII secolo dell’era cristiana, quando Gerusalemme fu conquistata, il Santo dei Santi, cioè il tempio edificato da Salomone, fu risparmiato. Ma all’esterno del Santo dei Santi, il cortile esterno, fu preso e dato ai gentili. «Ed essi calcheranno la santa città lo spazio di quarantadue mesi», vale a dire i gentili governeranno e controlleranno Gerusalemme per quarantadue mesi, che equivalgono a 1260 giorni. Essendo ogni giorno equivalente a un anno, con questo calcolo si giunge a 1260 anni, che è la durata del ciclo coranico. Poiché secondo i testi del Libro Sacro ogni giorno equivale a un anno, come è detto nel quarto capitolo, versetto 6, di Ezechiele: «porterai l’iniquità della casa di Giuda per quaranta giorni; io ti ordino un giorno per un anno».
Questo profetizza la durata della Dispensazione islamica quando Gerusalemme fu calpestata, cioè perse la sua gloria fino al 1260 – ma il Santo dei Santi fu risparmiato, protetto e rispettato. Questi 1260 anni sono una profezia della manifestazione del Báb, la «Porta» di Bahá’u’lláh, che ebbe luogo nel 1260 dell’Ègira di Muhammad. Essendo terminato il periodo di 1260 anni, Gerusalemme, la Città Santa, si avvia a ridiventare prospera, popolosa e fiorente. Chiunque abbia visto Gerusalemme sessant’anni fa e la veda ora riconosce che è ritornata a essere popolosa e fiorente e che è nuovamente onorata.
Questo è il significato esteriore dei versetti dell’Apoca-lisse di san Giovanni. Ma essi hanno anche un’interpretazio-ne e un significato simbolico, come segue. La legge di Dio si divide in due parti. Una è la base fondamentale che comprende tutte le cose spirituali. Vale a dire, essa si riferisce alle virtù spirituali e alle qualità divine, non cambia e non si modifica, è il Santo dei Santi, l’essenza della legge di Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Cristo, Muhammad, il Báb e Bahá’u’lláh e dura e si mantiene in tutti i cicli profetici. Essa non sarà mai abrogata, poiché non è una verità materiale, ma spirituale. Essa è fede, sapienza, certezza, giustizia, pietà, virtù, fiducia, amore di Dio, pace interiore, purezza, abnegazione, umiltà, dolcezza, pazienza, costanza. Mostra pietà verso i poveri, protegge gli oppressi, dona ai derelitti e risolleva i caduti.
Queste qualità divine, questi comandamenti eterni non saranno mai abrogati. Dureranno e rimarranno per sempre. Queste virtù dell’umanità saranno rinnovate nei vari cicli poiché, alla fine di ogni ciclo, la Legge spirituale di Dio, cioè le virtù umane, scompare e ne sussiste soltanto la forma.
Così, alla fine del ciclo di Mosè, che coincide con la manifestazione cristiana, la Legge di Dio scomparve fra gli ebrei e rimase soltanto una forma senza spirito. Il Santo dei Santi si allontanò da loro, ma il cortile esterno di Gerusalemme – che è l’espressione usata per la forma della religione – cadde nelle mani dei gentili. Allo stesso modo i principi fondamentali della religione di Cristo, che sono le massime virtù dell’umanità, sono scomparsi e dalle mani del clero e dei preti ne è rimasta la forma. Così anche i fondamenti della religione di Muhammad sono scomparsi e nelle mani degli ‘ulamá ufficiali ne è rimasta la forma.
Questi fondamenti della Religione di Dio, che sono spirituali e che sono le virtù dell’umanità, non possono essere abrogati. Sono immutabili ed eterni e si rinnovano nel ciclo di ogni Profeta.
La seconda parte della Religione di Dio, che si riferisce al mondo materiale e comprende il digiuno, la preghiera, le pratiche del culto, il matrimonio, il divorzio, l’abolizione della schiavitù, i processi legali, le transazioni, le indennità per omicidio, violenze, ladrocini e oltraggi, questa parte della Legge dì Dio che si riferisce alle cose materiali, è modificata e trasformata in ogni ciclo profetico a seconda delle esigenze dei tempi.
In breve, ciò che s’intende col termine Santo dei Santi è la legge spirituale che non sarà mai modificata, alterata o abrogata, mentre la Città Santa significa la legge materiale che può essere abrogata. E questa Legge materiale, chiamata Città Santa, sarebbe stata calpestata per 1260 anni.
«E io darò a’ miei due testimoni di profetizzare; e profetizzeranno milledugensessanta giorni, vestiti di sacchi».39 Questi due testimoni sono Muhammad, il Messaggero di Dio, e ‘Alí, figlio di Abú ?álib.
Nel Corano è detto che Dio, rivolgendoSi a Muhammad, il Messaggero di Dio, disse: «Noi t’abbiamo inviato come testimone e nunzio di buone novelle e mònito»,40 cioè: Ti abbiamo designato come testimone, latore di buone novelle e portatore della collera di Dio.41 «Testimone» significa colui in base alla cui testimonianza le cose possono essere vagliate. Gli ordini di questi due testimoni dovevano essere eseguiti per 1260 giorni, un anno per un giorno. Ora Muhammad era la radice e ‘Alí il ramo, come Mosè e Giosuè. È detto che essi sarebbero stati «vestiti di sacchi» per indicare che essi, esteriormente, non avrebbero indossato abiti nuovi, ma vecchi. In altre parole, al principio non avrebbero brillato agli occhi dei popoli e la loro Causa non sarebbe apparsa nuova. E infatti la Legge spirituale di Muhammad corrisponde a quella di Cristo nel Vangelo e la maggior parte delle Sue leggi relative alle cose materiali corrisponde a quelle del Pentateuco. Questo è il significato degli abiti vecchi.
Poi è detto: «Questi sono i due ulivi, e i due candellieri che stanno nel cospetto del Dio della terra».42 Queste due anime sono paragonate a due ulivi, perché in quel tempo tutte le lampade erano alimentate con olio d’oliva. Il significato è due persone dalle quali si sprigiona lo spirito della saggezza di Dio, che è la causa dell’illuminazione del mondo. Queste luci di Dio dovevano rifulgere e risplendere e perciò sono paragonate a due candelieri. Il candeliere è la sede della luce che ne irradia. Allo stesso modo la luce della guida divina doveva risplendere e irradiarsi da queste due anime illuminate.
Poi è detto: «stanno nel cospetto di Dio», ossia si sono posti al servizio di Dio, educano le creature di Dio, come fecero con le selvagge tribù nomadi arabe della penisola arabica, che educarono a tal punto che in quel periodo esse raggiunsero il massimo grado della civiltà e la loro fama e la loro rinomanza si sparsero in tutto il mondo.
«E se alcuno li vuole offendere, fuoco esce della bocca loro, e divora i lor nemici».43 Ossia, nessuno potrà resistere loro e chi vorrà sminuire i loro insegnamenti e la loro legge sarà avvolto e annientato da quella stessa legge che esce dalle loro bocche. E chiunque tenterà di opporsi a loro, o di danneggiarli, o di odiarli, sarà annientato da un comando uscito dalle loro bocche. E così avvenne. Tutti i loro nemici furono sconfitti, volti in fuga e annientati. Dio li aiutò in modo così evidente.
È anche detto: «Costoro hanno podestà di chiudere il cielo, che non cada alcuna pioggia a’ dì della lor profezia»,44 per dire che in quel ciclo essi sarebbero stati come sovrani. La Legge e gli insegnamenti di Muhammad e le spiegazioni e i commenti di ‘Alí sono un dono celeste. Se essi desiderano elargire quel dono, hanno il potere di farlo. Se non lo desiderano, la pioggia non cadrà. In questo caso pioggia sta per dono.
Poi è detto: «hanno parimenti podestà sopra le acque, per convertirle in sangue»,45 intendendo che il potere profetico di Muhammad era identico a quello di Mosè e il potere di ‘Alí identico a quello di Giosuè. Se volevano, potevano trasformare le acque del Nilo in sangue per gli egizi e per coloro che li rinnegavano. Questo significa che ciò che per loro era causa di vita poteva – per ignoranza o per orgoglio – diventare causa di morte. Così il regno, la ricchezza e il potere del Faraone e del suo popolo, che erano causa della vita della nazione, in seguito alla loro opposizione, al loro rifiuto e al loro orgoglio, divennero causa di morte, distruzione, disperazione, degradazione e miseria. Perciò i due testimoni avevano il potere di distruggere le nazioni.
Poi è detto: «e di percuoter la terra di qualunque piaga, ogni volta che vorranno»,46 per indicare che essi avrebbero avuto il potere e la forza materiale necessari per educare i malvagi, gli oppressori e i tiranni, poiché Dio aveva concesso a questi due testimoni il potere, esteriore e interiore, di educare e correggere i feroci, sanguinari e dispotici nomadi arabi che vivevano come predoni.
«E quando avranno finita la loro testimonianza»47 vuol dire quando avranno fatto ciò che è stato loro comandato e trasmesso il messaggio divino, diffondendo la Legge di Dio e divulgando gli insegnamenti celesti, sì che i segni della vita spirituale si manifestino nelle anime e la luce delle virtù dell’umanità risplenda fino a realizzare il completo sviluppo delle tribù nomadi.
«La bestia che sale dall’abisso farà guerra con loro, e li vincerà, e li ucciderà»:48 questa «bestia» indica gli Ommiadi che li assalirono dall’abisso dell’errore e insorsero contro la religione di Muhammad e contro la realtà di ‘Alí, in altre parole contro l’amore di Dio.
È detto: «la bestia fece guerra con questi due testimoni»,49 cioè una guerra spirituale, per dire che la bestia avrebbe agito contro gli insegnamenti, le consuetudini e le istituzioni di questi due testimoni, a tal punto che le virtù e le perfezioni diffuse fra i popoli e le tribù dal potere di quei due testimoni sarebbero state annientate e la natura animale e i desideri carnali avrebbero prevalso. Così, questa bestia che li avrebbe combattuti avrebbe vinto, intendendo con questo che le tenebre dell’errore provenienti dalla bestia sarebbero prevalse sugli orizzonti del mondo e avrebbero ucciso i due testimoni. In altre parole, avrebbero distrutto la vita spirituale che essi avevano divulgata fra le nazioni, sopprimendo le leggi e gli insegnamenti divini, calpestando la Religione di Dio. Sarebbe poi rimasto soltanto un corpo senza vita e senza spirito.
«E i lor corpi morti giaceranno in su la piazza della gran città, la quale spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto; dove ancora è stato crocifisso il Signor nostro».50 «I lor corpi» significa la religione di Dio e «la piazza» significa sotto gli occhi di tutti. Il significato di «Sodoma ed Egitto», il luogo «dove ancora è stato crocifisso il Signor nostro», è la Siria e soprattutto Gerusalemme dove gli Ommiadi ebbero i loro domini. E furono proprio quelle le prime regioni in cui scomparvero la Religione di Dio e gli insegnamenti divini e rimase un corpo morto privo dello spirito. «I lor corpi» sono la Religione di Dio, che rimase come un cadavere senza spirito.
«E gli uomini d’infra i popoli, e tribù, e lingue, e nazioni, vedranno i lor corpi morti lo spazio di tre giorni e mezzo; e non lasceranno che i lor corpi morti sieno posti in monumenti».51
Com’è già stato spiegato, secondo la terminologia dei Libri Sacri tre giorni e mezzo equivalgono a tre anni e mezzo, tre anni e mezzo sono pari a quarantadue mesi e quarantadue mesi corrispondono a 1260 giorni. Poiché secondo il Libro Sacro ogni giorno sta per un anno, ciò significa che per 1260 anni, che è la durata del ciclo coranico, le nazioni, le tribù e i popoli guarderanno ai loro corpi, cioè, ridurranno la Religione di Dio a uno spettacolo. Ma pur non agendo secondo i suoi dettami, non sopporteranno che i loro corpi, cioè la Religione di Dio, siano posti in un sepolcro. Ciò vuol dire che, in apparenza, essi si atterranno alla Religione di Dio e non permetteranno che essa scompaia fra loro e che il suo corpo sia interamente distrutto e annientato. In realtà la abbandoneranno, mentre apparentemente ne preserveranno il nome e il ricordo.
Quelle «tribù, e lingue, e nazioni» sono coloro che sono riuniti sotto l’ombra del Corano, i quali, avendo conservato la preghiera e il digiuno, non permettono che la Causa e la Legge di Dio siano esteriormente del tutto distrutte e annientate, ma i principi fondamentali della Religione divina, ossia la morale e la buona condotta, sono scomparsi assieme alla conoscenza dei misteri divini. La luce delle virtù dell’umanità, che è il risultato dell’amore e della conoscenza di Dio, si è spenta e hanno vinto le tenebre della tirannide, dell’oppressione, delle passioni e dei desideri satanici. Il corpo della Legge di Dio è stato esposto al pubblico come un salma per 1260 giorni, ogni giorno equivalente a un anno e questo periodo corrisponde al ciclo di Muhammad.
La gente abbandonò tutto ciò che i due testimoni avevano stabilito e che rappresentava il fondamento della Legge di Dio e distrusse le virtù dell’umanità, che sono i doni divini e lo spirito religioso, a tal punto che la sincerità, la giustizia, l’amore, l’unione, la purezza, la santità, il distacco, l’abne-gazione e tutte le qualità divine scomparvero. Della religione restarono soltanto le preghiere e il digiuno e questo stato di cose proseguì per 1260 anni, che è la durata del Furqán.52 Era come se questi due esseri fossero morti e i loro corpi fossero rimasti senza spirito.
«E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro, e ne faranno festa, e si manderanno presenti gli uni agli altri; perciocché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra».53 «Gli abitanti della terra» sta per le altre nazioni e le altre razze, come i popoli dell’Europa e della lontana Asia, i quali, visto che il carattere dell’Islam era completamente cambiato, che la Legge di Dio era stata abbandonata, che le virtù, lo zelo e l’onore se ne erano allontanati e che le sue qualità erano decadute, furono felici e si rallegrarono che la corruzione dei costumi avesse contagiato i popoli dell’Islam, che di conseguenza sarebbero stati vinti da altre nazioni. Così è avvenuto. Guardate quanto sia degradato e sconfitto questo popolo che aveva toccato l’apice del potere.
Le altre nazioni «si manderanno presenti gli uni agli altri» significa che si aiuteranno reciprocamente, «perciocché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra», cioè avevano vinto e sottomesso le altre nazioni e gli altri popoli.
«E in capo di tre giorni e mezzo, lo spirito della vita, procedente da Dio, entrò in loro, e si rizzarono in piè, e grande spavento cadde sopra quelli che li videro».54 Tre giorni e mezzo, come abbiamo già detto, corrispondono a 1260 anni. Queste due persone, i cui corpi giacevano privi di spirito, sono gli insegnamenti e le leggi istituiti da Muhammad e promulgati da ‘Alí, dai quali, però, era scomparsa la verità, rimanendone soltanto la forma. Lo spirito ritornò in loro significa che quei fondamenti e quegli insegnamenti furono ripristinati. In altre parole, la spiritualità della Religione di Dio si era trasformata in materialismo e le virtù in vizi, l’amore di Dio era diventato odio, la luce tenebre, le qualità divine sataniche, la giustizia tirannide, la misericordia inimicizia, la sincerità ipocrisia, la salvezza perdizione e la purezza sensualità. Poi, dopo tre giorni e mezzo, che secondo la terminologia dei Libri Sacri significa 1260 anni, quegli insegnamenti divini, quelle virtù celestiali, quelle perfezioni e quei doni spirituali furono rinnovati dalla manifestazione del Báb e dalla devozione di Jináb-i Quddús.55
Le sante brezze soffiarono, la luce della verità rifulse, giunse la stagione della primavera vivificatrice e spuntò l’alba della salvezza. Questi due corpi esanimi ritornarono in vita e questi due grandi – uno, il fondatore, l’altro il promulgatore – si presentarono come due candelieri, poiché illuminarono il mondo con la luce della verità.
«Ed essi udirono una gran voce dal cielo che disse loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo»,56 cioè, dal cielo invisibile essi udirono la voce di Dio che diceva: Avete fatto tutto ciò che era giusto e conveniente per propagare gli insegnamenti e le buone novelle. Avete trasmesso alla gente il Mio messaggio e proclamato l’appello di Dio e avete fatto il vostro dovere. Adesso, come Cristo, dovete sacrificare la vita per il Benamato e diventare martiri. E quel Sole della Realtà e quella Luna della Salvezza,57 tutti e due come Cristo, tramontarono all’orizzonte del supremo martirio e ascesero al Regno di Dio.
«E i lor nemici li videro»,58 cioè molti dei loro nemici, dopo aver visto il loro martirio, compresero la sublimità del loro stadio e l’eccellenza della loro virtù e ne attestarono la grandezza e perfezione.
«E in quell’ora si fece un gran tremoto, e la decima parte della città cadde, e settemila persone furono uccise in quel tremoto».59
Quel terremoto avvenne a Shíráz dopo il martirio del Báb. La città fu in subbuglio e molti perirono. Vi fu inoltre una grande agitazione a causa di malattie, colera, carestia, miseria, mancanza di viveri e afflizioni tali che mai prima si erano avute.
«E il rimanente fu spaventato, e diede gloria all’Iddio del cielo».60
Quando vi fu il terremoto nel Fárs, i superstiti gemettero e piansero giorno e notte, intenti solo a glorificare e pregare Iddio. Erano così afflitti e spaventati che la notte non riuscivano a dormire o riposare.
«Il secondo Guaio è passato; ed ecco, tosto verrà il terzo Guaio».61 Il primo Guaio è l’apparizione del Profeta Muhammad, figlio di ‘Abdu’lláh – la pace sia con Lui! Il secondo guaio è quello del Báb – gloria e lode a Lui! Il terzo guaio è il gran giorno della Manifestazione del Signore degli Eserciti e la radiosità della Bellezza del Promesso. La spiegazione della parola «guaio» si trova nel capitolo XXX di Ezechiele, dove è detto: «La parola del Signore mi fu ancora indirizzata, dicendo: Figliuol d’uomo, profetizza, e di’: Così ha detto il Signore Iddio: Urlate, e dite: Ohimè lasso! qual giorno è questo! Perciocché vicino è il giorno, vicino è il giorno del Signore!».62
È dunque evidente che il giorno del guaio è il giorno del Signore, poiché quel giorno sarà un guaio per i negligenti, i peccatori, gli ignoranti. «Il secondo Guaio è passato; ed ecco, tosto verrà il terzo Guaio». Questo terzo guaio è il giorno della manifestazione di Bahá’u’lláh, il giorno di Dio ed è vicino al giorno della manifestazione del Báb.
«Poi il settimo angelo sonò, e si fecero gran voci nel cielo, che dicevano: Il regno del mondo è venuto ad esser del Signor nostro, e del suo Cristo, ed egli regnerà ne’ secoli de’ secoli».63
Il settimo angelo è un uomo adorno di attributi celestiali, che sorgerà con qualità e carattere angelici. Si leveranno voci, sì che l’apparizione della Manifestazione divina sarà proclamata e divulgata. Nel giorno della manifestazione del Signore degli Eserciti, all’epoca del ciclo divino dell’Onni-potente promesso in tutti i libri e gli scritti dei Profeti – in quel giorno di Dio sarà fondato il Regno spirituale e divino e il mondo sarà rinnovato. Un nuovo spirito sarà alitato nel corpo della creazione, verrà la stagione della primavera divina, dalle nubi della misericordia cadrà la pioggia, il sole della realtà risplenderà, spirerà la brezza vivificatrice, il mondo umano indosserà una nuova veste, la terra diverrà un paradiso sublime, l’umanità sarà educata, le guerre, le dispute, le contese e la cattiveria scompariranno e appariranno la sincerità, la rettitudine, la pace e il culto di Dio. L’unione, l’amore e la fraternità riempiranno il mondo e Dio regnerà per sempre, per dire che sarà fondato il Regno spirituale ed eterno. Questo è il giorno di Dio. I giorni venuti e passati erano i giorni di Abramo, di Mosè e di Cristo o di altri Profeti, ma questo giorno è il giorno di Dio, poiché il Sole della Realtà vi si leverà con tutto il suo calore e il suo splendore.
«E i ventiquattro vecchi, che sedevano nel cospetto di Dio in sui lor troni, si gettarono giù sopra le lor facce, e adorarono Iddio,
«Dicendo: Noi Ti ringraziamo, o Signore Iddio Onnipotente, Che sei, Che eri, e Che hai da venire; che hai presa in mano la Tua gran potenza, e Ti sei messo a regnare».64
In ogni ciclo i custodi e le anime sante sono stati dodici. Così Giacobbe ebbe dodici figli; al tempo di Mosè vi furono dodici condottieri o capi tribù, al tempo di Cristo si ebbero dodici Apostoli e al tempo di Muhammad vi furono dodici Imám. Ma in questa gloriosa Manifestazione ce ne sono ventiquattro, un numero doppio rispetto agli altri, perché la grandezza di questa Manifestazione lo esige. Queste sante anime sono alla presenza di Dio, assise sui loro troni; per dire che regnano in eterno.
Questi ventiquattro grandi, sebbene siano assisi sui troni del potere eterno, adorano l’apparizione della Manifestazione universale, sono umili e sottomessi e dicono: «Ti ringraziamo, o Signore Iddio Onnipotente, Che sei, Che eri, e Che hai da venire; che hai presa in mano la Tua gran potenza, e Ti sei messo a regnare». Il che significa: promulgherai i Tuoi insegnamenti, riunirai tutti i popoli della terra sotto la Tua ombra, porterai tutti gli uomini all’ombra di una sola tenda. E sebbene sia l’eterno Regno di Dio ed Egli abbia sempre avuto ed abbia un Regno, qui Regno significa la manifestazione di Lui stesso.65 Ed Egli emanerà tutte le leggi e gli insegnamenti che sono lo spirito del mondo dell’umanità e della vita eterna. E questa Manifestazione universale non assoggetterà il mondo con guerre e battaglie, ma con il potere dello spirito. Non lo farà con la spada e con le armi, ma in pace e tranquillità. Non instaurerà il suo Regno divino con il potere della guerra, ma con il vero amore. Non diffonderà questi insegnamenti divini con le armi e la violenza, ma con la gentilezza e la giustizia. Educherà così le nazioni e i popoli che, nonostante le loro varie condizioni, i loro differenti costumi e caratteri, le loro diverse religioni e razze, com’è detto nella Bibbia, diventeranno amici e compagni come il lupo e l’agnello, il leopardo e il capretto, il lattante e il serpente. I conflitti di razza, le diatribe religiose e le barriere fra le nazioni saranno completamente abolite e tutti conseguiranno una perfetta unione e riconciliazione all’ombra dell’Albero Benedetto.
«E le nazioni si sono adirate», poiché i Tuoi insegnamenti erano contrari alle passioni degli altri popoli, «ma l’ira Tua è venuta»,66 cioè, tutti saranno colpiti da grave rovina, perché non seguendo i Tuoi precetti, i Tuoi consigli e i Tuoi insegnamenti, rimarranno privi della Tua grazia eterna e separati come da un velo dalla luce del Sole della Realtà.
«E il tempo de’ morti nel quale conviene ch’essi sieno giudicati»67 significa: coloro che sono privi dello spirito dell’amore di Dio e non partecipano alla vita eterna santificata saranno giudicati con giustizia, intendendo con ciò che riceveranno quello che meritano. E la realtà dei loro segreti diverrà evidente, dimostrando quale basso grado occupino nel mondo dell’esistenza e che in realtà sono sotto il governo della morte.
«Che Tu dii il premio a’ Tuoi servitori profeti, ed a’ santi, ed a coloro che temono il Tuo nome, piccoli e grandi»,68 cioè, Egli premierà i giusti con infiniti doni facendoli risplendere, come e stelle del cielo, sull’orizzonte dell’eterno onore. Li aiuterà dotandoli di buona condotta e azioni che sono la luce dell’umanità, causa di salvezza e strumenti di vita eterna nel Regno divino.
«E che Tu distrugga coloro che distruggon la terra»69 significa che Egli priverà completamente i negligenti, perché la cecità dei ciechi diverrà manifesta e la vista dei veggenti diverrà evidente, l’ignoranza e la mancanza di sapere di coloro che vivono nell’errore saranno riconosciute e la sapienza e la saggezza di coloro che sono guidati saranno palesi, di conseguenza, i distruttori saranno distrutti.
«E il tempio di Dio fu aperto nel cielo»70 significa che la divina Gerusalemme è stata trovata e che il Santo dei Santi è divenuto visibile. Secondo la terminologia dei saggi, il Santo dei Santi è l’essenza della Legge divina, gli insegnamenti celestiali e veritieri del Signore che, com’è stato già detto, non sono stati modificati in nessun ciclo profetico. Il santuario di Gerusalemme è paragonato alla realtà della Legge di Dio, che è il Santo dei Santi, e tutte le leggi, le convenzioni, i riti e gli ordinamenti materiali sono la città di Gerusalemme – per questo la chiamano la Gerusalemme celeste. In breve, dato che in questo ciclo il Sole della Realtà farà brillare la luce di Dio nel massimo splendore, l’essenza degli insegnamenti di Dio si realizzerà nel mondo dell’esistenza e le tenebre dell’ignoranza e dell’insipienza saranno dissipate. Il mondo diventerà un mondo nuovo e la luce prevarrà. Cosi apparirà il Santo dei Santi.
«E il tempio di Dio fu aperto nel cielo»71 significa anche che, diffusi gli insegnamenti divini, apparsi questi misteri celestiali e sorto il Sole della Realtà, si apriranno dappertutto porte di successo e prosperità e appariranno chiari segni di bontà e benedizioni celesti.
«E apparve l’arca del Suo Testamento nel Suo tempio»72 vuol dire che il Libro del suo Testamento apparirà nella sua Gerusalemme, che l’Epistola del Patto73 sarà redatta e il significato del Testamento e del Patto diverrà evidente. La fama di Dio si spargerà in oriente e in occidente e la proclamazione della Causa di Dio riempirà il mondo. I violatori del Patto saranno destituiti e dispersi e i fedeli saranno venerati e glorificati, perché si attengono al Libro del Testamento e restano saldi e incrollabili nel Patto.
«E si fecero folgori, e suoni, e tuoni, e tremoto, e gragnuola grande»74 significa che, dopo l’apparizione del Libro del Testamento, vi sarà una gran tempesta ed esploderanno i fulmini dell’ira e della collera di Dio, risuonerà il boato del tuono della violazione del Patto, vi sarà il terremoto dei dubbi; la grandine dei tormenti si abbatterà sui violatori del Patto e anche coloro che professano la fede incorreranno in prove e tentazioni.
XIINell’undicesimo capitolo di Isaia, dal versetto 1 al 10, è detto: «Ed uscirà un Rampollo dal tronco di Isai [Jesse], ed un Ramo spunterà dalle sue radici. E lo spirito del Signore riposerà sopra esso; lo spirito di sapienza e d’intendimento; lo spirito di consiglio e di fortezza; lo spirito di conoscimento e di timor del Signore. E lo farà di veloce intendimento nel timor del Signore, ed egli non giudicherà secondo la veduta de’ suoi occhi, e non renderà ragione secondo l’udita de’ suoi orecchi. Anzi giudicherà i poveri in giustizia, e renderà ragione in dirittura a’ mansueti della terra; e percoterà la terra con la verga della sua bocca, ed ucciderà l’empio col fiato delle sue labbra. E la giustizia sarà la cintura de’ suoi lombi, e la verità la cintura de’ suoi fianchi. E il lupo dimorerà con l’agnello, e il pardo giacerà col capretto; e il vitello, e il leoncello, e la bestia ingrassata staranno insieme; ed un piccol fanciullo li guiderà. E la vacca e l’orsa pasceranno insieme; e i lor figli giaceranno insieme; e il leone mangerà lo strame come il bue. E il bambino di poppa si trastullerà sopra la buca dell’aspido, e lo spoppato stenderà la mano sopra la tana del basilisco. Queste bestie, in tutto il Mio santo monte, non faran danno, né guasto; perciocché la terra sarà ripiena della conoscenza del Signore, a guisa che le acque coprono il mare».
Questo rampollo del tronco di Jesse potrebbe correttamente applicarsi a Cristo, perché Giuseppe era discendente di Jesse, padre di Davide. Ma siccome Cristo venne all’esistenza attraverso lo Spirito di Dio, Egli Si disse Figlio di Dio. Se non l’avesse fatto, questa descrizione si riferirebbe a Lui. Inoltre gli eventi da lui indicati che sarebbero accaduti nei giorni del Rampollo, interpretati simbolicamente, si adempirono in parte, ma non tutti, nei giorni di Cristo. Ma se non s’interpretano simbolicamente, nessuno di essi è apparso. Per esempio, il leopardo e l’agnello, il leone e il vitello, il bimbo e l’aspide sono metafore e simboli che indicano nazioni, popoli, sette antagonistiche e razze ostili, che sono rivali e nemici come il lupo e l’agnello. Noi diciamo che, grazie al soffio dello Spirito di Cristo, tutti trovarono concordia e armonia, furono vivificati e vissero assieme.
Ma «in tutto il Mio santo monte, non faran danno, né guasto; perciocché la terra sarà ripiena della conoscenza del Signore, a guisa che le acque coprono il mare». Queste condizioni non si sono verificate all’epoca della manifestazione di Cristo, perché ancora oggi esistono nel mondo varie nazioni rivali e ostili: pochissime nazioni riconoscono il Dio d’Israele e la maggioranza è priva della conoscenza di Dio. Allo stesso modo, la pace universale non si affermò ai tempi di Cristo, vale a dire non vi fu né pace né concordia fra nazioni rivali e ostili, le dispute e i disaccordi non cessarono e non apparvero riconciliazione e sincerità. Così ancora oggi le sètte e le nazioni cristiane sono divise da inimicizie, odi e acerrime ostilità.
Ma questi versetti si applicano parola per parola a Bahá’u’lláh. Similmente in questo ciclo meraviglioso la terra si trasformerà e il mondo dell’umanità sarà ordinato in tranquillità e bellezza. Dispute, liti e assassini saranno sostituiti dalla pace, dalla verità e dalla concordia, fra le nazioni, i popoli, le razze e i paesi appariranno amore e amicizia. Si instaureranno cooperazione e unità e la guerra sarà finalmente e completamente soppressa. Quando saranno applicate le leggi del Più Santo Libro, le contese e le dispute saranno definitivamente giudicate con assoluta giustizia davanti a un tribunale generale delle nazioni e dei regni e le difficoltà che sorgeranno saranno risolte. I cinque continenti del mondo ne formeranno uno solo, le numerose nazioni diverranno una sola, la superficie della terra diverrà un’unica contrada e l’umanità un’unica comunità. Le relazioni fra i paesi, la mescolanza, l’unione e l’amicizia dei popoli e delle comunità arriveranno a tal punto che la razza umana sarà come una famiglia. La luce dell’amore celestiale risplenderà e le tenebre dell’inimi-cizia e dell’odio scompariranno dal mondo. La pace universale pianterà le tende al centro della terra e il benedetto Albero della Vita crescerà e si svilupperà tanto da coprire con la sua ombra l’oriente e l’occidente. Forti e deboli, ricchi e poveri, sètte antagoniste e nazioni ostili, simili al lupo e all’agnello, al leopardo e al capretto, al leone e al vitello, si comporteranno con massimo amore, amicizia, giustizia ed equità reciproche. Il mondo sarà pieno di scienza, di conoscenza della realtà dei misteri degli esseri e di conoscenza di Dio.
Ora, considerate quanto siano progrediti la scienza e il sapere, quanti segreti dell’esistenza siano stati scoperti, quante grandi invenzioni siano state portate alla luce e si moltiplichino giorno dopo giorno, in questo grande secolo che è il ciclo di Bahá’u’lláh. Fra non molto, la scienza e il sapere materiali, come la conoscenza di Dio, compiranno un tale progresso e mostreranno tali meraviglie che tutti ne saranno stupiti. E allora il versetto d’Isaia, «perciocché la terra sarà ripiena della conoscenza del Signore», diverrà chiaramente evidente.
Riflettete inoltre come nel breve periodo di tempo trascorso dall’apparizione di Bahá’u’lláh, i popoli di tutti i paesi, le nazioni e le razze si siano posti sotto l’ombra di questa Causa. Cristiani, ebrei, zooroastriani, buddhisti, indù e persiani si associano tutti nella massima amicizia e amore, come se fossero stati uniti da migliaia d’anni, sono come padre e figlio, madre e figlia, sorella e fratello. Questo è uno dei significati dell’amicizia del lupo e dell’agnello, del leopardo e del capretto, del leone e del vitello.
Uno dei più grandi eventi che dovrà verificarsi nel giorno della manifestazione di quel Ramo incomparabile (Bahá’u’lláh) è che lo Stendardo di Dio sarà innalzato su tutte le nazioni. Con ciò s’intende che tutte le nazioni e le tribù saranno riunite all’ombra di questa Bandiera Divina, che non è altri che il Ramo del Signore, e diventeranno un’unica nazione. Gli antagonismi religiosi e settari, le ostilità fra razze e popoli e le divergenze fra le nazioni saranno eliminati. Tutti gli uomini aderiranno a una sola religione, avranno una fede comune, si fonderanno in un’unica razza e diverranno un unico popolo. Tutti abiteranno in un’unica patria comune, questo pianeta. Fra le nazioni vi saranno pace e concordia universali e quel Ramo incomparabile riunirà tutto Israele; ciò significa che in questo ciclo Israele sarà riunito in Terra Santa e il popolo ebraico, ora disperso in oriente e in occidente, nel sud e nel nord, sarà riunito assieme.
Vedete ora, questi eventi non ebbero luogo nel ciclo cristiano perché le nazioni non si riunirono sotto quello Stendardo che è il Ramo Divino. Ma in questo ciclo del Signore degli Eserciti, tutte le nazioni e tutti i popoli si porranno sotto l’ombra di questa Bandiera. Similmente, Israele, disperso in tutto il mondo, non si radunò in Terra Santa durante il ciclo cristiano, ma con l’inizio del ciclo di Bahá’u’lláh questa promessa divina, chiaramente affermata in tutti i Libri dei Profeti, ha incominciato a manifestarsi. Potete osservare come gruppi di ebrei arrivino in Terra Santa da tutte le parti del mondo, vivano in villaggi e terre di cui si appropriano e, di giorno in giorno, aumentino a tal punto che la Palestina diverrà presto la loro patria.
XIIIAbbiamo spiegato prima che ciò che più spesso si intende per Città Santa, la Gerusalemme di Dio, cui si fa cenno nel Libro Sacro, è la Legge di Dio. A volte essa è paragonata a una sposa, altre volte a Gerusalemme e altre volte ancora al nuovo cielo e alla nuova terra. Così nel capitolo XXI dell’Apocalisse di san Giovanni (versetti 1, 2 e 3) è detto: «Poi vidi nuovo cielo e nuova terra; perciocché il primo cielo, e la prima terra erano passati, e il mare non era più. Ed io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo, d’appresso a Dio, acconcia come una sposa, adorna per il suo sposo. Ed io udii una gran voce dal cielo, che diceva: Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini, ed Egli abiterà con loro; ed essi saranno il Suo popolo, e Iddio Stesso sarà con essi, Iddio loro».
Notate quanto sia chiaro ed evidente che il primo cielo e la prima terra significano la Legge antica. Infatti è detto che il primo cielo e la prima terra erano passati e il mare non era più. Ciò significa che la terra è il luogo del giudizio e che, su questa terra del giudizio, non v’è mare, il che vuol dire che gli insegnamenti e la Legge di Dio si diffonderanno su tutta la terra, che tutti gli uomini entreranno nella Causa di Dio, che la terra sarà tutta abitata da credenti e perciò non vi sarà più mare, perché dimora e abitazione dell’uomo è la terra ferma. In altre parole, in quell’epoca, il campo della legge diverrà il luogo di ricreazione dell’uomo. Quella terra è solida, i piedi non vi possono inciampare.
La Legge di Dio è descritta anche come la Città Santa, la nuova Gerusalemme. È evidente che la nuova Gerusalemme che discende dal cielo non è una città di pietra, calce, mattoni, terra e legno. È la Legge di Dio che discende dal cielo ed è chiamata nuova. Infatti è chiaro che la Gerusalemme fatta di pietre e di terra non discende dal cielo e non si rinnova, mentre ciò che si rinnova è la Legge di Dio.
La Legge di Dio è paragonata inoltre a una sposa abbigliata che appare con i suoi ornamenti più belli, com’è detto nel XXI capitolo dell’Apocalisse di san Giovanni: «Ed io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo, d’appresso a Dio, acconcia come una sposa, adorna il suo sposo».75 E nel dodicesimo capitolo, nel primo versetto, è detto: «Poi apparve un gran segno nel cielo: una donna intorniata del sole, di sotto a’ cui piedi era la luna, e sopra la cui testa era una corona di dodici stelle». Questa donna è quella sposa, la Legge di Dio, che discese su Muhammad. Il sole di cui era vestita e la luna sotto i suoi piedi sono le due nazioni che si trovano all’ombra di questa Legge, i regni persiano e turco, poiché l’emblema della Persia è il sole e quello della Turchia la mezzaluna. Così il sole e la luna sono gli emblemi dei due regni che si trovano sotto il potere della Legge di Dio. Poi è detto: «Sopra la sua testa c’è una corona di dodici stelle». Quelle dodici stelle sono i dodici Imam, che furono i promotori della legge di Muhammad, educatori del popolo, che brillarono come stelle nel cielo della guida divina.
Poi nel secondo versetto è detto: «Ed essendo incinta, gridava», il che significa che questa Legge si trovò in gravi difficoltà e sopportò grandi tribolazioni e afflizioni finché non fu prodotto un figlio perfetto, cioè la Manifestazione avvenire, il Promesso, che è il figlio perfetto, allevato nel seno di questa Legge, che è come una madre. Il fanciullo cui si fa riferimento è il Báb, il Punto Primo, che in verità nacque dalla Legge di Muhammad, cioè la santa Realtà, Che è figlia e prodotto della Legge di Dio, sua madre, e Che è promessa da quella religione e trova realtà nel regno di quella Legge. Ma a causa del dispotismo del drago, il fanciullo fu innalzato a Dio. Dopo 1260 giorni il drago fu distrutto e il figlio della Legge di Dio, il promesso, divenne manifesto.
I versetti 3 e 4 dicono: «Apparve ancora un altro segno nel cielo: Ed ecco un gran dragone rosso, che avea sette teste e dieci corna; e in su le sue teste v’erano sette diademi. E la sua coda strascinava dietro a sé la terza parte delle stelle del cielo, ed egli le gettò in terra».76 Questi segni alludono alla dinastia degli Ommiadi che dominarono la religione musulmana. Sette teste e sette diademi significano i sette paesi sui quali gli Ommiadi ebbero potere. Erano i possedimenti romani attorno a Damasco, i possedimenti persiani, arabi ed egiziani, assieme ai possedimenti dell’Africa, cioè la Tunisia, il Marocco e l’Algeria, il territorio dell’Andalusia, che è ora la Spagna, e il territorio dei Turchi della Transoxania.77 Gli Ommiadi esercitavano il potere su questi paesi. Le dieci corna significano i nomi dei sovrani ommiadi, cioè i dieci nomi dei comandanti e dei capi, dal primo Abú Sufyán, all’ultimo, Marwán; ma molti di loro avevano lo stesso nome. Così vi furono due Mu‘ávíya, tre Yazíd, due Valíd e due Marván. Ma se si contano i nomi senza ripeterli, sono dieci. Gli Ommiadi, il primo dei quali fu Abú Sufyán, l’Emiro della Mecca e il fondatore della dinastia degli Ommiadi e l’ultimo dei quali fu Marván, distrussero un terzo della santa e benedetta discendenza di Muhammad, che erano come stelle del cielo.
Versetto 4: «E il dragone si fermò davanti alla donna che avea da partorire, acciocché, quando avesse partorito, egli divorasse il suo figliuolo».78 Come abbiamo già spiegato, la donna è la Legge di Dio. Il dragone stava vicino alla donna per divorarne il figlio e il bimbo era la manifestazione promessa, il rampollo della legge di Muhammad. Gli Ommiadi erano sempre in attesa d’impossessarsi del Promesso che doveva apparire dal lignaggio di Muhammad, per distruggerlo e annientarlo, poiché essi temevano molto l’apparizione della Manifestazione promessa e cercarono di uccidere ogni discendente di Muhammad che potesse godere di grande stima.
Versetto 5: «Ed ella partorì un figliuol maschio, Il Quale ha da reggere tutte le nazioni con verga di ferro». Questo grande figlio è la Manifestazione promessa, nata dalla Legge di Dio ed educata nel seno degli insegnamenti divini. La verga di ferro è il simbolo del potere e della forza, e non una spada, e significa che Egli guiderà tutte le nazioni della terra con il divino potere. Questo «figlio» è il Báb.
Versetto 5: «E il figliuolo d’essa fu rapito, e portato appresso Dio, ed appresso al Suo trono». Questa profezia riguarda il Báb che ascese al regno celeste, al Trono di Dio e al centro del Suo Regno. Considerate come tutto corrisponda a quanto è accaduto.
Versetto 6: «E la donna fuggì nel deserto», cioè la Legge di Dio fuggì nel deserto, che è il vasto deserto dell’?ijáz e della Penisola Arabica.
Versetto 6: «Dove aveva un luogo apparecchiato da Dio»,79 la Penisola Arabica divenne la dimora e l’abita-zione del centro della Legge di Dio.
Versetto 6: «Acciocché sia quivi nudrita milledugensessanta giorni». Nella terminologia del Libro Santo, questi milleduecentosessanta giorni significano i milleduecentosessanta anni durante i quali la Legge di Dio fu insediata nel deserto d’Arabia, il grande deserto dal quale è venuto il Promesso. Dopo milleduecentosessanta anni, quella Legge non avrà più alcuna influenza, poiché i frutti di quell’albero saranno apparsi e i risultati saranno stati prodotti.
Considerate come le profezie corrispondano fra loro. Nell’Apocalisse l’apparizione del Promesso è fissata dopo quarantadue mesi e Daniele la esprime con i termini tre tempi e mezzo,80 che è anche quarantadue mesi, che sono milleduecentosessanta giorni. In un altro passo dell’Apocalisse di Giovanni si parla chiaramente di milleduecentosessanta giorni e nel Libro Santo è detto che un giorno significa un anno. Nulla è più chiaro della concordanza fra queste profezie. Il Báb apparve nell’anno 1260 dell’Ègira di Muhammad, che è l’inizio dell’èra universalmente riconosciuta dall’Islam. Nessuna Manifestazione dispone di prove più evidenti di questi passi dei Libri Santi. Per chi è equo, la concordanza dei tempi indicati dalle lingue dei Grandi è la prova più conclusiva. Queste profezie non hanno altra possibile spiegazione. Benedette le anime giuste che cercano la verità. Ma venendo meno la giustizia, la gente aggredisce, disputa e nega apertamente l’evidenza, come fecero i Farisei che, alla Manifestazione di Cristo, negarono con massima ostinazione le spiegazioni di Cristo e dei Suoi discepoli. Oscurarono davanti al popolo ignorante la Causa di Cristo, dicendo: «Queste Profezie non sono di Gesù ma del Promesso che verrà in seguito, secondo le condizioni menzionate nella Bibbia». Alcune di queste condizioni erano che Egli doveva avere un regno, insediarsi sul trono di Davide, applicare la Legge della Bibbia e manifestare tale giustizia che il lupo e l’agnello si sarebbero ritrovati alla stessa sorgente.
Così i Farisei impedirono al popolo di conoscere Cristo.
Nota. In queste ultime conversazioni, ‘Abdu’l-Bahá vuole conciliare in una nuova interpretazione le profezie apocalittiche degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani, piuttosto che evidenziarne il carattere soprannaturale. Sul potere dei profeti, vedi: «Potere e influenza delle Manifestazioni divine», cap. XL e «Visioni e comunicazioni con gli spiriti», cap. LXXI.
XIVIn questo mondo materiale, il tempo è ciclico, i luoghi cambiano con l’alternarsi delle stagioni e per le anime vi è progresso, regresso e educazione.
Una volta è primavera, un’altra volta autunno, poi è ancora estate o inverno.
In primavera vi sono nubi che spargono pioggia preziosa, brezze muschiate e zefiri vivificanti. L’aria è perfettamente temperata, piove, il sole splende, il vento fecondatore sospinge le nubi, il mondo si rinnova e il soffio della vita appare nelle piante, negli animali e negli uomini. Gli esseri terreni passano da una condizione a un’altra. Tutte le cose indossano abiti nuovi e la nera terra si ricopre d’erba. Montagne e pianure si adornano di vegetazione, gli alberi si coprono di foglie e di gemme, i giardini producono fiori ed erbe profumate. Il mondo diventa un altro e attinge un nuovo spirito vivificante. La terra, che era come un corpo esanime, trova un rinnovato spirito e produce bellezza, grazia e freschezza infinite. Così la primavera è causa di nuova vita e infonde un nuovo spirito.
Poi, quando il calore aumenta, arriva l’estate e la crescita e lo sviluppo arrivano al massimo. L’energia della vita nel regno vegetale giunge a perfezione, appaiono i frutti e sopraggiunge il tempo del raccolto. Il seme diventa covone e si mette da parte cibo per l’inverno. Poi arriva il tumultuoso autunno in cui soffiano venti insalubri e sterili. È la stagione in cui tutte le cose appassiscono e l’aria balsamica si corrompe. Le brezze primaverili si trasformano in venti autunnali, gli alberi fertili e verdi appassiscono e si spogliano, i fiori e le erbe profumate scompaiono, il bel giardino diventa un mucchio di polvere. Poi sopravviene la stagione invernale, con il freddo e le bufere. Nevica, piove, grandina, fa tempesta, tuona, lampeggia e gela, le piante muoiono e gli animali languono e sono prostrati.
A questo punto ritorna una vivificante primavera e il ciclo si rinnova. La stagione primaverile con le sue schiere di freschezza e di bellezza spiega le tende sulle pianure e sulle montagne con gran pompa e magnificenza. La forma delle creature ancora una volta si rinnova e la creazione degli esseri ricomincia da capo. I corpi crescono e si sviluppano, le pianure e le campagne diventano verdi e fertili, gli alberi gemmano e la primavera dell’anno precedente ritorna nella massima pienezza e gloria. Tali sono, e tali devono essere, il ciclo e la successione dell’esistenza. Tali sono il ciclo e la rivoluzione del mondo materiale.
Lo stesso accade per i cicli spirituali dei Profeti. Cioè il giorno dell’apparizione delle sante Manifestazioni è la primavera spirituale, lo splendore divino, l’elargizione celestiale, la brezza della vita, l’alba del Sole della Realtà. Gli spiriti ne sono vivificati, i cuori rinfrescati e rinvigoriti, le anime diventano buone, l’esistenza si mette in moto, le realtà umane si rallegrano, crescono e si sviluppano producendo qualità e perfezioni. Si ha un progresso generale e ha luogo un rinnovamento, perché è il giorno della resurrezione, tempo di eccitamento e di fermento e stagione di gioia, felicità e intenso rapimento.
Poi la primavera vivificante si conclude in una feconda estate. La Parola di Dio è esaltata, la Legge di Dio promulgata; tutto giunge a perfezione. La mensa celestiale è imbandita, le sante brezze profumano l’oriente e l’occidente, gli insegnamenti di Dio conquistano il mondo, gli uomini diventano istruiti, si ottengono risultati lodevoli, nel mondo dell’umanità appare il progresso universale e i doni divini pervadono ogni cosa. Il Sole della Realtà sorge all’oriz-zonte del Regno in massimo potere e calore. Quando tocca lo zenit, incomincia a calare e declinare e all’estate spirituale segue l’autunno, il tempo in cui la crescita e lo sviluppo si arrestano. Le brezze si trasformano in venti devastanti e la cattiva stagione cancella la bellezza e la freschezza dei giardini, delle pianure e dei pergolati. Cioè, l’attrazione e la benevolenza non permangono, le qualità divine mutano, la radiosità dei cuori si offusca, la spiritualità delle anime si altera, le virtù sono sostituite da vizi, la santità e la purezza scompaiono. Rimangono soltanto il nome della Religione di Dio e le forme esteriori degli insegnamenti divini. Le fondamenta della Religione di Dio sono distrutte e annientate e non esiste nient’altro che forme e usanze. Appaiono divisioni, la fermezza si trasforma in incostanza, lo spirito muore, i cuori languono, le anime diventano inerti e sopraggiunge l’inverno, cioè il gelo dell’ignoranza avvolge il mondo e prevale l’oscurità dell’errore umano. Dopo, sopraggiungono l’indifferenza, la disobbedienza, la sconsideratezza, l’indolenza, la bassezza, l’istinto animale, la freddezza e l’insensibilità delle pietre. È come la stagione invernale quando il globo terrestre, privo dell’effetto del calore del sole, diventa tetro e desolato. Quando il mondo dell’intelligenza e del pensiero arriva a questo stadio, non resta nient’altro che morte continua e perpetua inesistenza.
Quando la stagione dell’inverno ha prodotto i suoi effetti, ritorna la primavera spirituale e appare un nuovo ciclo. Soffiano brezze spirituali, l’alba rifulge luminosa, le nuvole divine danno pioggia, i raggi del Sole della Realtà risplendono, il mondo contingente riceve nuova vita e indossa un abito meraviglioso. In questa nuova stagione ricompaiono tutti i segni e i doni della trascorsa primavera, forse con uno splendore ancor più grande.
I cicli spirituali del Sole della Realtà sono come i cicli del sole materiale: ruotano e si rinnovano incessantemente. Come il sole materiale, anche il Sole della Realtà sorge in diversi luoghi del cielo: un giorno sorge sotto il segno del Cancro, un altro sotto quello della Bilancia o dell’Ac-quario, un altro ancora splende nel segno dell’Ariete. Ma il sole è un’unica realtà. Il popolo della conoscenza è amante del sole e non si lascia affascinare dai luoghi dai quali l’astro sorge e albeggia. Il popolo della percezione è ricercatore della verità e non dei luoghi della sua apparizione o della sua alba. Perciò adora il Sole, in qualunque punto dello zodiaco esso appaia, e cerca la Realtà, qualunque Anima santificata la manifesti. Quel popolo trova sempre la verità e non si lascia separare come con un velo dal Sole del Mondo divino. Così l’amante del Sole e il ricercatore della luce tendono sempre verso il sole, brilli dal segno dell’Ariete, o dispensi il suo dono dal segno del Cancro, o risplenda dai Gemelli. Ma gli ignoranti e gli stolti amano i segni zodiacali e sono innamorati e affascinati dai punti da cui il sole sorge e non dall’astro stesso. Quando il sole fu nel segno del Cancro, essi si volsero verso di esso, anche se poi il sole passò nel segno della Libra. Poiché amavano il segno zodiacale, si rivolsero verso di esso e ad esso si attaccarono, privandosi delle influenze del sole semplicemente perché l’astro aveva cambiato posto. Per esempio, una volta il Sole della Realtà irradiò i suoi raggi dal segno di Abramo, poi albeggiò dal segno di Mosè, illuminando l’orizzonte. Poi sorse nel massimo del potere della luminosità dal segno di Cristo. Coloro che erano ricercatori della Realtà adorarono quella Realtà ovunque la vedessero, ma quando esso brillò sul Sinai e illuminò la realtà di Mosè, coloro che erano attaccati ad Abramo si privarono dei suoi influssi. E quando il Sole della Realtà brillò in Cristo nel pieno della sua radiosità e del suo regale splendore, anche coloro che si aggrapparono a Mosè furono avvolti da un velo e così via.
L’uomo deve quindi essere un ricercatore della Realtà e allora la troverà in ciascuna delle Anime santificate. Dev’essere affascinato, estasiato e attratto dal dono divino. Dev’essere come la farfalla che ama la luce da qualunque lampada brilli e come l’usignolo che ama la rosa in qualunque giardino sbocci.
Se il sole nascesse a occidente, sarebbe sempre il sole. Non bisogna allontanarsene a seconda del luogo in cui sorge o considerare l’occidente il luogo nel quale esso sempre tramonta. Allo stesso modo bisogna cercare i doni celesti e l’Aurora divina. Dovunque essa appaia, bisogna innamorarsene perdutamente. Considerate che se non avessero continuato a rivolgersi verso l’orizzonte di Mosè, ma avessero guardato soltanto verso il Sole della Realtà, gli Ebrei avrebbero senza dubbio riconosciuto il Sole nel pieno splendore divino nell’oriente della Realtà di Cristo. Ma, ahimè, mille volte ahimè, aggrappandosi alle parole esteriori di Mosè, essi si privarono dei doni divini e degli splendori regali!
XVL’onore e l’esaltazione di tutti gli esseri esistenti dipende da cause e circostanze.
L’eccellenza, l’ornamento e la perfezione della terra consistono nell’essere verdeggiante e fertile grazie al dono delle nuvole primaverili. Le piante crescono, sbocciano fiori ed erbe profumate, gli alberi da frutta germogliano e producono frutti nuovi e freschi. I giardini diventano belli, i prati si adornano, le montagne e le pianure indossano un abito verde e i giardini, i campi, i villaggi e le città si abbigliano. Così è la prosperità del mondo minerale.
Il culmine dell’esaltazione e della perfezione del mondo vegetale è che un albero cresca sulle rive di un corso d’acqua fresca, che vi soffi una brezza gentile, che vi risplenda il calore del sole, che un giardiniere si curi di coltivarlo e che l’albero cresca e produca frutti giorno dopo giorno. Ma la sua vera prosperità è che progredisca nel mondo animale e umano e sostituisca ciò che si è esaurito nel corpo degli animali e degli uomini.
L’eccellenza del mondo animale consiste nell’avere membra, organi e facoltà perfette e tutti i propri bisogni soddisfatti. Questa è la sua prima gloria, il suo onore e la sua esaltazione. Così la suprema felicità di un animale consiste nell’avere un prato verde e fertile, acqua corrente perfettamente pura e una bella foresta verdeggiante. Se dispone di queste cose, non si può immaginare per lui prosperità maggiore. Per esempio, se un uccello fa il nido in una foresta verde e piena di frutti, in un bel posto elevato, su un albero robusto e in cima a un alto ramo e trova tutti i semi e tutta l’acqua di cui ha bisogno, questa è la sua perfetta prosperità.
Ma per un animale la vera prosperità consiste nel passare dal mondo animale a quello umano, come gli esseri microscopici che, attraverso l’acqua e l’aria, penetrano nel-l’uomo e ne sono assimilati e sostituiscono ciò che si è consumato nel suo corpo. Questo è il massimo onore e la massima prosperità per il mondo animale. Non si può concepire un onore più grande.
Perciò, è chiaro ed evidente che la ricchezza, la comodità e l’abbondanza materiale costituiscono la perfetta prosperità dei mondi minerale, vegetale e animale. Non v’è ricchezza, abbondanza, conforto o comodità del mondo materiale che sia pari alla ricchezza di un uccello. Sua dimora sono tutte le zone pianeggianti e montagnose, suo cibo e ricchezza tutti i semi e i raccolti, suoi possedimenti tutte le terre, i villaggi, i prati, i pascoli, le foreste e i deserti. Ora, chi è più ricco, quest’uccello o l’uomo più facoltoso? Infatti, per quanti semi l’uccello prenda o dia, la sua ricchezza non diminuisce.
È quindi chiaro che l’onore e l’esaltazione dell’uomo devono essere qualcosa di più delle ricchezze materiali. I beni materiali sono soltanto un ramo, ma la radice del-l’esaltazione dell’uomo si trova nelle qualità e nelle virtù che sono l’ornamento della sua realtà. Queste qualità sono le apparizioni divine, i doni celestiali, le emozioni sublimi, l’amore e la conoscenza di Dio, la saggezza universale, la percezione intellettuale, le scoperte scientifiche, la giustizia, l’equità, la fedeltà, la benevolenza, il coraggio naturale e la forza innata, il rispetto dei diritti, degli accordi e dei patti, la rettitudine in tutte le circostanze, la capacità di servire la verità in ogni condizione, il sacrificio della vita per il bene altrui, la gentilezza e la stima verso tutte le nazioni, l’obbedienza agli insegnamenti di Dio, il servizio nel Regno divino, la guida delle genti e l’educazione delle nazioni e delle razze. Questa è la prosperità del genere umano! Questa l’esaltazione dell’uomo nel mondo! Questa la vita eterna e l’onore celestiale!
Queste virtù non appaiono dalla realtà dell’uomo se non per il potere di Dio e per gli insegnamenti divini, poiché per manifestarsi essi hanno bisogno di una forza soprannaturale. Può essere che nel mondo della natura appaiano tracce di questa perfezione; ma sono instabili ed effimere, come raggi di sole su una parete.
Poiché Iddio compassionevole ha posto sul suo capo una corona così meravigliosa, l’uomo deve fare in modo che i suoi luminosi gioielli divengano visibili nel mondo.
PARTE IIUn punto di importanza essenziale1 per la comprensione dei temi cui accennavamo e di altri di cui stiamo per parlare, affinché si possa comprendere l’essenza dei problemi, è questo: la conoscenza umana è di due specie. Una è la conoscenza delle cose percepibili attraverso i sensi, cioè cose che l’occhio, l’orecchio, l’olfatto, il gusto o il tatto possono percepire e che si chiamano oggettive o sensibili. Così si dice che il sole è oggettivo, perché può essere visto. Allo stesso modo i suoni sono sensibili, perché le orecchie possono udirli. I profumi sono sensibili, perché possono essere odorati e il senso dell’olfatto li percepisce. I cibi sono sensibili, perché il palato ne assapora la dolcezza, l’acidità o la salinità. Il caldo e il freddo sono sensibili, perché il senso del tatto li percepisce. Si dice che queste sono realtà sensibili.
L’altra specie di conoscenza umana è intellettuale, cioè è una realtà dell’intelletto, non ha forma esteriore né luogo e non è percepibile attraverso i sensi. Per esempio, il potere dell’intelletto non è sensibile. Nessuna delle qualità interiori dell’uomo è cosa sensibile. Esse sono invece realtà intellettuali. Così l’amore non è una realtà sensibile, ma mentale, perché questa realtà le orecchie non la odono, gli occhi non la vedono, l’olfatto non la percepisce, il gusto non la discerne e il tatto non la sente. Anche la sostanza eterea, ossia quelle forze che in fisica si chiamano calore, luce, elettricità e magnetismo, non è una realtà sensibile, ma intellettuale. Allo stesso modo, anche la natura è in essenza una realtà intellettuale e non sensibile e così lo spirito non è una realtà sensibile, ma intellettuale. Per spiegare queste realtà intellettuali si è costretti a descriverle per mezzo di figure sensibili perché nell’esistenza esteriore non esiste nulla che non sia materiale. Di conseguenza, per spiegare le realtà dello spirito, le sue condizioni e i suoi stadi, si è costretti a dare spiegazioni sotto forma di cose sensibili, perché tutto ciò che esiste nel mondo esterno è sensibile. Per esempio, i dolori e le gioie sono cose intellettuali e se volete esprimere queste qualità spirituali, dite: «Ho il cuore oppresso, ho il cuore gonfio», benché il cuore dell’uomo non si opprima né si gonfi. È uno stato intellettuale o spirituale, ma per spiegarlo siete costretti a ricorrere a figure sensibili. Un altro esempio, si dice: «Costui ha fatto grandi progressi», benché quegli rimanga nello stesso posto. Si dice anche: «la posizione del tale è veramente eccelsa», sebbene costui cammini sulla terra, come chiunque altro. Questa eccellenza e questo progresso sono condizioni spirituali e realtà intellettuali, ma per spiegarli si è costretti a ricorrere a figure sensibili, perché nel mondo esteriore non esiste nulla che non sia sensibile.
Così la luce è simbolo di sapere e l’oscurità di ignoranza. Ma, riflettete, il sapere è forse luce sensibile o l’ignoranza oscurità percepibile? No, sono soltanto simboli, stati intellettuali. Ma se volete esprimerli esteriormente, chiamate luce il sapere e oscurità l’ignoranza. Si dice: «Il mio cuore era all’oscuro e si è illuminato». Ora, la luce del sapere e l’oscurità dell’ignoranza non sono realtà sensibili, ma intellettuali. Ma quando cerchiamo di tradurle in parole siamo costretti a dar loro una forma sensibile.
È dunque evidente che la colomba che scese su Cristo non era una colomba materiale, ma uno stato spirituale. Per renderlo comprensibile, fu descritto per mezzo di una figura sensibile. Così il Vecchio Testamento dice che Dio apparve come una colonna di fuoco: questo non significa una forma materiale, è una realtà intellettuale descritta per mezzo di un’immagine sensibile.
Cristo disse: «Il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre». Era Cristo in Dio o Dio in Cristo? No, in nome di Dio! È invece uno stato intellettuale descritto per mezzo di una figura sensibile.
Veniamo ora alla spiegazione delle parole di Bahá’u’lláh quando dice: «O Re! Non ero che un uomo come gli altri addormentato sul Mio giaciglio, quand’ecco, le brezze del Gloriosissimo furono alitate su di Me e Mi insegnarono la sapienza di tutto ciò che è stato. Questo non procede da Me, ma da Uno Che è Onnipotente e Onnisciente».2 Questo è lo stato della manifestazione: non è percepibile attraverso i sensi, è una realtà intellettuale, esente e libera dal tempo, passato, presente e futuro, è una spiegazione, una similitudine, una metafora e non deve essere preso alla lettera. Non è uno stato che possa essere pienamente compreso dall’uomo. Il sonno e la veglia sono un passaggio da uno stato all’altro. Il sonno è la condizione del riposo, la veglia la condizione del moto. Il sonno è lo stato del silenzio, la veglia lo stato del discorso. Il sonno è lo stato del mistero, la veglia lo stato della manifestazione.
Per esempio i Persiani e gli Arabi dicono che la terra dormiva, che la primavera è venuta svegliarla, oppure che la terra era morta e la primavera è venuta a resuscitarla. Queste espressioni sono metafore, allegorie, spiegazioni mistiche nel mondo del significato.
In breve, le sante Manifestazioni sono sempre state e sempre saranno Realtà luminose. Nella loro essenza non si producono cambiamenti o variazioni. Prima di dichiarare la loro manifestazione, erano silenziose e tranquille come una persona addormentata. Poi, dopo essersi manifestate, parlano e sono illuminate, come una persona sveglia.
XVIIDomanda: Come fece Cristo a nascere dallo Spirito Santo?
Risposta: I teologi e i materialisti non sono d’accordo su questo punto. I teologi credono che Cristo sia nato dallo Spirito Santo, i materialisti credono che ciò sia impossibile e inammissibile e che Egli abbia avuto sicuramente un padre umano.
Nel Corano è detto: «E noi le inviammo il Nostro Spirito che apparve a lei sotto forma d’uomo perfetto»,3 volendo significare che lo Spirito Santo assunse sembianze umane, come un’immagine riflessa in uno specchio, e parlò a Maria.
I materialisti credono che vi debba essere stato un matrimonio e dicono che un corpo vivente non può essere creato da un corpo inanimato e che senza un maschio e una femmina non può esservi fecondazione. E credono che ciò sia impossibile non soltanto nell’uomo, ma anche negli animali e nelle piante, poiché l’unione del maschio e della femmina esiste in tutti gli esseri viventi e nelle piante. Questo accoppiamento delle cose è dimostrato anche nel Corano: «Sia gloria a Colui che ha creato tutte le coppie, di quel che produce la terra, e loro stessi; e quel che non sanno»,4 cioè, uomini, animali e piante sono tutti in coppia «e di ogni cosa abbiamo creato due forme»,5 vale a dire abbiamo creato tutti gli esseri con l’accoppiamento.
In breve, essi dicono che è impossibile immaginare un uomo senza un padre umano. I teologi rispondono: «Non è impossibile e irraggiungibile, non si è mai visto. E c’è una bella differenza fra una cosa impossibile e una cosa sconosciuta. Per esempio, nei tempi passati il telegrafo, che fa comunicare l’Oriente con l’Occidente, era sconosciuto, ma non impossibile, la fotografia e il fonografo erano sconosciuti, ma non impossibili».
I materialisti insistono nello loro convinzione e i teologi rispondono: «Questo globo è eterno o fenomenico?». I materialisti rispondono che, secondo la scienza e le importanti scoperte, è stabilito che è fenomenico. Al principio era un globo fiammeggiante e gradualmente è divenuto temperato. Attorno ad esso si è formata una crosta e su questa crosta sono venuti all’esistenza le piante, poi gli animali e infine l’uomo.
I teologi dicono: «Allora, dalla vostra affermazione, appare chiaro ed evidente che l’esistenza dell’umanità sul globo non è eterna, ma fenomenica. Dunque sicuramente il primo uomo non ebbe né padre né madre, perché l’esistenza del-l’uomo è fenomenica. E la creazione di un uomo senza né padre né madre, anche se è avvenuta gradualmente, non è forse più difficile della creazione di un uomo semplicemente senza padre? Poiché ammettete che il primo uomo è venuto all’esistenza senza padre e senza madre – sia ciò accaduto per gradi o tutto in una volta – non può esservi alcun dubbio che un uomo senza padre umano sia altrettanto possibile e ammissibile. Non potete considerarlo impossibile; altrimenti sareste illogici. Per esempio, se dite che questa lampada si è accesa una volta senza stoppino e senza olio e poi dite che è impossibile accenderla senza stoppino, questo è illogico». Cristo ebbe una madre, il primo uomo, come credono i materialisti, non ebbe né padre né madre.6
XVIIIUn grand’uomo è grande, sia egli nato da un padre terreno o no. Se l’essere senza padre è una virtù, Adamo è più grande e più eccellente di tutti i Profeti e i Messaggeri, poiché non ebbe né padre né madre. Ciò che porta onore e grandezza è lo splendore e il dono delle perfezioni divine. Il sole nasce dalla sostanza e dalla forma, che si possono paragonare al padre e alla madre ed è la perfezione assoluta. Ma il buio non ha né sostanza, né forma, né padre né madre ed è imperfezione assoluta. La sostanza della vita fisica di Adamo era terra, ma la sostanza di Abramo era puro seme. È certo che il puro e casto seme è superiore alla terra.
Inoltre, nel primo capitolo del Vangelo secondo Giovanni, versetti 12 e 13, è detto: «Ma a tutti coloro che l’hanno ricevuto, i quali credono nel Suo nome, Egli ha dato questo potere, d’esser fatti figliuoli di Dio;
«I quali non di sangue, né di volontà di carne, né di volontà d’uomo, ma son nati da Dio».7
Da questi versetti è ovvio che l’essere dei discepoli non è creato da una forza fisica, ma dalla realtà spirituale. L’onore e la grandezza di Cristo non è dovuta al fatto ch’Egli non avesse un padre terreno, ma alle Sue perfezioni, ai Suoi doni e alla Sua gloria divina. Se la grandezza di Cristo consistesse nel non avere un padre, allora Adamo sarebbe più grande di Cristo, perché non aveva né padre né madre. Nel Vecchio Testamento è detto: «E il Signore Iddio formò l’uomo della polvere della terra, e gli alitò nelle nari un fiato vitale; e l’uomo fu fatto anima vivente».8 Si osservi che è detto che Adamo fu generato dallo Spirito della vita. Inoltre le parole che Giovanni usa a proposito degli apostoli dimostrano che anche loro ebbero un Padre Celeste. È dunque evidente che la sacra realtà, cioè la vera essenza di ogni grande uomo, proviene da Dio e deve l’esistenza al soffio dello Spirito Santo.
Il significato è questo: se il non avere un padre è la più grande gloria umana, allora Adamo è il più grande di tutti perché non ebbe né padre né madre. È meglio per un uomo essere creato a partire da una sostanza vivente o dalla terra? Certamente è meglio essere creato a partire da una sostanza vivente. Ma Cristo nacque e ricevette l’esistenza dallo Spirito Santo.
Per concludere: la gloria e l’onore delle anime sante e delle Manifestazioni divine provengono dalle loro perfezioni, dai loro doni e dalle loro glorie celesti e da null’altro.
XIXDomanda: Nel Vangelo secondo Matteo, terzo capitolo, versetti 13, 14, 15, è detto: «Allora venne Gesù di Galilea al Giordano a Giovanni, per essere da lui battezzato. Ma Giovanni lo divietava forte, dicendo: Io ho bisogno di esser battezzato da Te; e Tu vieni a me! E Gesù, rispondendo, gli disse: Lascia al presente; perciocché così ci conviene adempire ogni giustizia. Allora Giovanni Lo lasciò fare».
Qual è la saggezza di tutto questo? Perché Gesù, che aveva tutte le perfezioni essenziali, aveva bisogno del battesimo?
Risposta: Il principio del battesimo è la purificazione attraverso il pentimento. Giovanni ammoniva ed esortava il popolo e lo induceva a pentirsi, poi lo battezzava. Perciò è evidente che il battesimo è il simbolo del pentimento da ogni peccato. Il suo significato è espresso in queste parole: «O Dio! Come il mio corpo si è purificato e deterso dalle impurità fisiche, così purifica e santifica il mio spirito dalle impurità del mondo della natura, che non sono degne della Soglia della Tua Unità!» Il pentimento è il ritorno dalla disobbedienza all’obbedienza. Dopo la lontananza e la privazione di Dio, l’uomo si pente e sottostà alla purificazione. E questo è un simbolo che significa: «O Dio! Fa’ che il mio cuore sia buono e puro, libero e santificato da tutto fuorché dall’amore per Te».
Poiché Cristo desiderava che questa istituzione di Giovanni fosse praticata da tutti in quel tempo, vi si conformò anche Lui per risvegliare il popolo e completare la legge della religione precedente. Sebbene fosse un’istitu-zione di Giovanni, la pratica del pentimento era, in realtà, praticata nella Religione di Dio anche prima.
Cristo non aveva bisogno del battesimo. Ma poi ché in quel tempo il battesimo era un’azione accettabile e degna di lode e un segno della lieta novella dell’avvento del Regno, perciò Egli lo confermo. Ma in seguito Cristo affermò che il vero battesimo non è con l’acqua materiale, ma con lo spirito e con l’acqua. In questo caso acqua non significa acqua materiale, poiché altrove è detto esplicitamente che il battesimo è con lo spirito e con il fuoco. È quindi chiaro che non ci si riferisce al fuoco e all’acqua materiali, perché il battesimo con il fuoco è impossibile.
Perciò lo spirito è il dono di Dio, l’acqua è la conoscenza e la vita e il fuoco è l’amore di Dio. L’acqua materiale, infatti, non purifica il cuore dell’uomo, no, pulisce il corpo. Ma l’acqua celestiale e lo spirito, che sono conoscenza e vita, rendono buono e puro il cuore umano. Il cuore che riceve una parte del dono dello Spirito si santifica, diventa buono e puro. Cioè la realtà dell’uomo si purifica e si santifica dalle impurità del mondo della natura. Queste impurità naturali sono le cattive qualità: la collera, la lussuria, la mondanità, l’orgoglio, la menzogna, l’ipo-crisia, la frode, l’egoismo, eccetera.
L’uomo non può liberarsi dalla furia delle passioni carnali se non con l’aiuto dello Spirito Santo. Ecco perché egli dice che il battesimo con lo spirito, con l’acqua e con il fuoco è necessario ed essenziale. Ciò vuol dire: lo spirito del dono divino, l’acqua della conoscenza e della vita e il fuoco dell’amore di Dio. L’uomo dev’essere battezzato con questo spirito, quest’acqua e questo fuoco, per essere colmato del dono eterno. Altrimenti, a che serve battezzare con l’acqua materiale? No, quel battesimo con l’acqua era un simbolo di pentimento e di ricerca di perdono dei peccati.
Ma nel ciclo di Bahá’u’lláh non c’è più bisogno di questo simbolo, perché se ne comprende e afferma la realtà, che è quella di essere battezzati con lo spirito e l’amore di Dio.
XXDomanda: L’abluzione del battesimo è utile e necessaria, oppure è inutile e superflua? Nel primo caso, se è utile, perché fu abrogata? E nel secondo caso, se è inutile, perché Giovanni la praticò
Risposta: I cambiamenti delle condizioni, le modificazioni e le trasformazioni sono necessità dell’essenza degli esseri e le necessità essenziali non possono essere separate dalla realtà delle cose. Così è assolutamente impossibile separare il calore dal fuoco, l’umidità dall’acqua o la luce dal sole, poiché ne sono necessità essenziali. Come il cambiamento e la modificazione delle condizioni sono necessità degli esseri, così anche le leggi cambiano e si modificano secondo i cambiamenti e le modificazioni dei tempi. Per esempio, ai tempi di Mosè, la Sua legge era conforme e adatta alle condizioni dell’epoca; ma ai tempi di Cristo le condizioni erano cambiate e mutate a tal punto che la Legge mosaica non era più consona e adatta alle necessità dell’umanità e perciò fu abrogata. Così Cristo violò il sabato e proibì il divorzio. Dopo Cristo, quattro discepoli, fra i quali Pietro e Paolo, permisero l’uso di cibi animali proibiti dalla Bibbia, ma non di cibarsi di animali strangolati o sacrificati agli idoli o di sangue9 e proibirono anche la fornicazione. Mantennero questi quattro comandamenti. In seguito Paolo permise di cibarsi di animali strangolati, sacrificati agli idoli e di sangue e mantenne soltanto la proibizione della fornicazione. Così nel capitolo XIV, versetto 14, della sua Epistola ai Romani, Paolo scrive: «Io so, e son persuaso nel Signor Gesù, che non niuna cosa per se stessa è immonda; ma, a chi stima alcuna cosa essere immonda, ad esso è immonda».
Anche nell’Epistola di Paolo a Tito, primo capitolo, versetto 15: «Ogni cosa è pura per i puri; ma per i contaminati e gli infedeli, niente è puro; anzi e la mente e la coscienza loro è contaminata».
Ora, il cambiamento, le modificazioni e l’abrogazione sono dovuti all’impossibilità di paragonare il tempo di Cristo a quello di Mosè. Le condizioni e le esigenze del periodo posteriore erano completamente cambiate e modificate. Le precedenti leggi dovevano perciò essere abrogate.
L’esistenza del mondo può essere paragonata a quella dell’uomo e i Profeti e i Messaggeri di Dio ad abili medici. È impossibile che l’essere umano rimanga nelle stesse condizioni. Si possono presentare varie malattie ciascuna delle quali ha un proprio rimedio. L’abile medico non somministra la stessa medicina per curare ogni infermità e malattia, ma cambia i rimedi e le medicine a seconda delle differenti malattie e costituzioni. Una persona può avere una grave malattia causata dalla febbre e il bravo dottore gli somministra cure antipiretiche. E in un altro momento, quando le condizioni di questa persona sono cambiate e alla febbre è subentrato il freddo, il bravo dottore scarta sicuramente gli antipiretici e consente l’uso di farmaci piretogeni. Il cambiamento e la modifica sono imposti dalle condizioni del paziente e sono una prova evidente della bravura del medico.
Considerate, la Legge del Vecchio Testamento potrebbe essere applicata in questa epoca e di questi tempi? No, in nome di Dio! Sarebbe impossibile e inapplicabile; perciò certissimamente al tempo di Cristo Dio abrogò le leggi del Vecchio Testamento. Considerate inoltre come nei giorni di Giovanni Battista il battesimo sia stato usato per risvegliare e ammonire la gente a pentirsi da tutti i peccati e a vegliare in attesa dell’apparizione del Regno di Cristo. Ma oggi, in Asia, le Chiese cattoliche e ortodosse immergono i neonati in acqua mescolata a olio d’oliva e molti bambini si ammalano per il trauma. Al momento del battesimo si divincolano e si agitano. Altrove i sacerdoti spruzzano l’acqua battesimale sulla fronte. Ma i bambini non traggono alcun beneficio spirituale né dalla prima né dalla seconda usanza. Allora che risultato si ottiene da questa usanza? Gli altri popoli si meravigliano e si chiedono perché l’infante sia immerso nell’acqua, dal momento che ciò non è causa del suo risveglio spirituale, né della sua fede o conversione, ma è soltanto un’usanza seguita dalla gente. Al tempo di Giovanni Battista non era così, no, all’inizio Giovanni esortava la gente e la guidava a pentirsi dal peccato e la colmava di desiderio di attendere la manifestazione di Cristo. Chiunque ricevesse l’ablu-zione del battesimo e si pentisse dei peccati in assoluta umiltà e mitezza purificava e puliva il proprio corpo da impurità esteriori. Con perfetto desiderio aspettavano notte e giorno la manifestazione di Cristo e l’ingresso nel Regno dello Spirito di Dio.10
Ricapitolando: intendiamo dire che il cambiamento e la modificazione delle condizioni e il mutamento delle esigenze dei diversi secoli ed epoche sono la causa dell’abrogazione delle leggi, poiché viene un momento in cui le leggi non sono più confacenti e adatte alle condizioni. Considerate quanto differenti siano le esigenze dei primi secoli, del Medio Evo e dei tempi moderni. Sarebbe possibile applicare oggi le leggi dei primi secoli? È evidente che sarebbe impossibile e irrealizzabile. Allo stesso modo, trascorsi alcuni secoli, le esigenze del tempo presente non saranno le stesse del futuro e vi saranno sicuramente cambiamenti e modificazioni. In Europa le leggi mutano e cambiano incessantemente. Negli anni passati, quante leggi esistevano nelle organizzazioni e nei complessi europei, che sono ora abrogate! I cambiamenti e le modificazioni sono dovuti alla variazione e al cambiamento del pensiero, delle condizioni e dei costumi. Se non fosse così, il benessere del mondo dell’umanità andrebbe distrutto.
Per esempio, nel Pentateuco c’è la legge per cui chiunque violi il sabato è condannato a morte. Inoltre, nel Pentateuco vi sono dieci sentenze di morte. Sarebbe possibile mantenere queste leggi nei nostri tempi? È evidente che sarebbe assolutamente impossibile. Di conseguenza vi sono mutamenti e modificazioni delle leggi, che costituiscono una prova sufficiente della suprema saggezza di Dio.
Questo argomento richiede un profondo pensiero. Allora la causa dei cambiamenti sarà evidente e manifesta.
Benedetti coloro che riflettono.Domanda: Cristo disse: «Io sono il vivo pane, ch’è disceso dal cielo, acciocché chi ne avrà mangiato non muoia».11 Qual è il significato di queste parole?
Risposta: Questo pane indica il cibo celeste e le perfezioni divine. Così «Se un uomo mangia di questo pane» significa che se un uomo acquista la grazia celeste, se riceve la luce divina oppure se condivide la perfezione di Cristo, ottiene la vita eterna. Il sangue significa anche lo spirito della vita e le perfezioni divine, lo splendore regale e il dono eterno. Infatti le membra del corpo ricevono la sostanza vitale dalla circolazione del sangue.
Nel Vangelo secondo Giovanni, sesto capitolo, versetto 26, è detto: «Voi mi cercate, non perciocché avete veduti miracoli; ma perciocché avete mangiato di que’ pani, e siete stati saziati».
È evidente che il pane che i discepoli mangiarono e dal quale furono saziati era la grazia celeste, poiché, nel versetto 33 del medesimo capitolo, è detto: «Perciocché il pan di Dio è Colui che scende dal cielo, e dà vita al mondo». È chiaro che il corpo di Cristo non discese dal cielo, ma venne dal grembo di Maria e che ciò che discese dal cielo di Dio fu lo spirito di Cristo. I Giudei pensavano che Cristo parlasse del Suo corpo e perciò obiettarono, come è detto nel versetto 42 del medesimo capitolo: «E dicevano: Costui non è egli Gesù, figliuol di Giuseppe, di cui noi conosciamo il padre e la madre? come adunque dice costui: Io son sceso dal cielo?»
Riflettete quanto sia chiaro che Cristo chiamava pane celeste il Suo spirito, i Suoi doni, le Sue perfezioni e i Suoi insegnamenti; poiché è detto nel versetto 63: «Lo spirito è quel che vivifica, la carne non giova nulla».
È dunque evidente che lo spirito di Cristo è una grazia celeste che scende dal cielo. Chiunque riceva luce in abbondanza da quello spirito, cioè gli insegnamenti celestiali, ottiene la vita eterna. Ecco perché è detto nel versetto 35: «E Gesù disse loro: Io sono il pan della vita; chi viene a Me non avrà fame, e chi crede in Me non avrà giammai sete».
Notate come il «venire a Lui» sia espresso come «mangiare» e il «credere in Lui», come «bere». È quindi evidente che per cibo celeste s’intendono i doni divini, gli splendori spirituali, gli insegnamenti celestiali, il significato universale del Cristo. Mangiare significa avvicinarsi a Lui, bere credere in Lui, poiché Cristo aveva un corpo composto di elementi e una forma celestiale. Il corpo costituito da elementi fu crocefisso, ma la forma celestiale è viva ed eterna ed è causa di vita eterna. Il primo era la natura umana, la seconda era la natura divina. Alcuni credono che l’Eucaristia sia la realtà di Cristo e che la Divinità e lo Spirito Santo discendano ed esistano in essa. Orbene, l’Eucaristia, una volta presa, dopo pochi momenti è disintegrata e completamente trasformata. Come si può concepire un simile pensiero? Dio non voglia! È sicuramente una pura fantasia.
Per concludere: grazie alla manifestazione di Cristo, gli insegnamenti divini, che sono una grazia eterna, si diffusero dappertutto, la luce della guida brillò e lo spirito della vita fu conferito all’uomo. Chiunque trovò la via acquistò la vita, chiunque si perse fu colto dalla morte eterna. Questo pane che discese dal cielo era il corpo divino di Cristo, i Suoi elementi spirituali, che i discepoli ne mangiarono, acquistando così la vita eterna.
I discepoli avevano ricevuto molti pasti dalle mani di Cristo. Che cosa distinse l’ultima cena dalle altre? È evidente che il pane celeste non significava il pane materiale, ma il nutrimento divino del corpo spirituale di Cristo, le grazie divine e le perfezioni celestiali che i discepoli condivisero e delle quale furono riempiti.
Ugualmente, riflettete come quando benedì il pane e lo diede ai discepoli dicendo: «Quest’è il Mio corpo»12 e fece loro grazia, Cristo fosse con loro nella persona, nella presenza e nella forma. Non fu trasformato in pane e vino. Se fosse stato trasformato in pane e in vino, non sarebbe rimasto con i discepoli nel corpo, nella persona e nella presenza.
È chiaro quindi che il pane e il vino erano simboli che significavano: vi ho dato i Miei doni e le Mie perfezioni e, ricevendo questo dono, avete guadagnato la vita eterna e ottenuto la vostra parte di nutrimento divino.
XXIIDomanda: È riportato che Cristo fece dei miracoli. I racconti di questi miracoli devono essere accettati alla lettera, oppure hanno un altro significato? La scienza esatta ha dimostrato che l’essenza delle cose non cambia e che tutti gli esseri sono sottoposti a una legge e a un’organizzazione universali dalle quali non possono allontanarsi. Perciò tutto ciò che è contrario alla legge universale è impossibile.
Risposta: Le Sante Manifestazioni sono la sorgente di miracoli e gli iniziatori di segni portentosi. Ogni cosa difficile e irrealizzabile è per loro possibile e facile. Grazie a un potere soprannaturale da Loro appaiono portenti e grazie a questo potere, che è sovrannaturale, Essi influenzano il mondo della natura. Cose meravigliose sono apparse da tutte le Manifestazioni.
Ma nei Libri Santi si usa una terminologia speciale e per le Manifestazioni questi miracoli e questi segni portentosi non hanno alcuna importanza. Esse non vogliono neppure menzionarli. Infatti, se consideriamo i miracoli una grande prova, in realtà essi sono una prova e un argomento soltanto per coloro che erano presenti al momento in cui furono compiuti e non per gli assenti.
Per esempio, se raccontiamo a un ricercatore, estraneo a Mosè e a Cristo, alcuni segni meravigliosi, egli li negherà dicendo: «La testimonianza di molte persone attribuisce segni portentosi a falsi dèi e i Libri li affermano. I Bramini hanno scritto un libro sui meravigliosi prodigi di Brama». Dirà inoltre: «Come possiamo sapere se gli Ebrei e i Cristiani dicono la verità e i Bramini mentono? Infatti, entrambi partono da tradizioni generalmente ammesse raccolte nei libri, delle quale si può pensare che siano vere o false». Altrettanto si potrebbe dire di altre religioni. Se una è vera, tutte sono vere. Se ne accettiamo una, bisogna accettarle tutte. Perciò i miracoli non costituiscono una prova, poiché se sono prove per i presentì, non lo sono per gli assenti.
Ma nel giorno della Manifestazione la gente dotata d’intuito vede che tutte le condizioni della Manifestazione sono un miracolo, in quanto esse sono superiori a tutti gli altri, il che è, di per sé, un miracolo assoluto. Rammenta che Cristo, da solo, senza aiuto o protezione, senza eserciti o legioni, sottoposto alla massima oppressione, innalzò il vessillo di Dio davanti a tutti i popoli del mondo, resistette loro e finalmente li sconfisse tutti, sebbene, esteriormente, sia stato crocefisso. Ora questo è un vero miracolo che non potrà mai essere negato. Non occorre altra prova per dimostrare la verità di Cristo.
I miracoli esteriori non hanno importanza per la gente della Realtà. Per esempio, se un cieco riacquista la vista, alla fine ridiventerà cieco, perché morirà e sarà privato di tutti i sensi e di tutti i poteri. E perciò, ridare la vista a un cieco è cosa relativamente di poca importanza, perché alla fine la facoltà della vista scomparirà. A quale scopo resuscitare il corpo di un morto, se quel corpo morirà nuovamente? Ma è invece importante dare la percezione e la vita eterna, cioè la vita spirituale e divina, perché la vita fisica non è immortale e la sua esistenza equivale all’inesistenza. Ecco perché Cristo disse a uno dei suoi discepoli: «Lascia i morti seppellire i loro morti», poiché «ciò che è nato della carne è carne; ma ciò che è nato dello Spirito è spirito».13
Osservate: Cristo considerò morti coloro che erano apparentemente vivi, poiché la vita è la vita eterna e l’esistenza la vera esistenza. Quando nei Libri Sacri si parla di resuscitare i morti, il significato è che i morti ricevettero la benedizione della vita eterna. Quando si dice che ai ciechi fu restituita la vista, il significato è che ottennero la vera comprensione. Dove si dice che a un sordo fu ridato l’udito, il significato è che egli acquisì l’udito spirituale e celestiale. Questo è provato dal testo del Vangelo, là dove Cristo dice: «Essi sono come coloro di cui Isaia dice: Hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, e io li ho guariti».14
Ciò non significa che le Manifestazioni siano incapaci di compiere miracoli, poiché Esse posseggono ogni potere. Ma per loro la visione interiore, la guarigione spirituale e la vita eterna sono le cose più preziose e importanti. Di conseguenza, quando si narra nei Libri Sacri che uno era cieco e riebbe la vista, il significato è che era interiormente cieco e ottenne la vista spirituale o che era ignorante e divenne saggio, che era negligente e divenne attento, che apparteneva al mondo e divenne celestiale.
Essendo eterne, la visione, l’udito, la vita e la guarigione interiori sono di somma importanza. In confronto, quale importanza, quale valore e quale pregio ha questa vita animale con i suoi poteri? Essa svanisce in pochi giorni come un pensiero fugace. Per esempio, se si riaccende una lampada spenta, essa ben presto si rispegnerà; ma la luce del sole è sempre luminosa. Questo è importante.
XXIIIDomanda: Qual è il significato della resurrezione di Cristo dopo tre giorni?
Risposta: La resurrezione delle Manifestazioni divine non è del corpo. Il loro stato, le loro condizioni, i loro atti, l’ordine che hanno promulgato, i loro insegnamenti, le loro espressioni, le loro parabole e le loro istituzioni hanno un significato spirituale e divino e non hanno alcun collegamento con le cose materiali. Un esempio è il tema della venuta di Cristo dal cielo. In vari passi del Vangelo si afferma chiaramente che il Figlio dell’Uomo venne dal cielo, è in cielo e salirà al cielo. Così, nel sesto capitolo, versetto 38 del Vangelo secondo Giovanni, è scritto: «Perciocché Io son disceso dal cielo», mentre nel versetto 42 troviamo: «E dicevano: Costui non è egli Gesù figliuol di Giuseppe, di cui noi conosciamo il padre e la madre? come dunque dice costui: Io son disceso dal cielo?». Anche in Giovanni, terzo capitolo, versetto 13, è detto: «Or niuno è salito in cielo, se non colui ch’è disceso dal cielo, cioè: il Figliuol dell’Uomo, ch’è nel cielo».
Osserva come sia detto: «il Figliuol dell’Uomo ch’è in cielo», mentre a quel tempo Cristo era sulla terra. Nota pure come sia detto che Cristo venne dal cielo, sebbene egli venisse dal grembo di Maria e il suo corpo sia nato da Maria. È evidente, dunque, che nel dire che il Figliuol dell’Uomo venne dal cielo, questo non ha un significato esteriore, ma interiore, non era un fatto materiale, ma spirituale. Il significato era che, sebbene apparentemente Cristo fosse nato dal grembo di Maria, in verità Egli era venuto dal cielo, dal centro del Sole della Realtà, dal Mondo divino, dal Regno spirituale. E siccome è evidente che Cristo venne dal cielo spirituale del Regno divino, la Sua scomparsa sotto terra per tre giorni ha un significato interiore e non è un avvenimento esteriore. Allo stesso modo, anche la Sua resurrezione dal seno della terra è simbolica. Non è un fatto materiale, ma spirituale e divino. E così anche la Sua ascensione al cielo, non è un’ascensione materiale, ma spirituale.
Oltre a queste spiegazioni, la scienza ha stabilito e dimostrato che il cielo visibile è un area illimitata, vacua e vuota, nella quale ruotano innumerevoli stelle e pianeti.
Diciamo quindi che il significato della resurrezione di Cristo è il seguente: dopo il martirio di Cristo i discepoli erano smarriti e afflitti. La Realtà di Cristo, che significa i Suoi insegnamenti, i Suoi doni, le Sue perfezioni e i Suoi poteri spirituali, rimase occultata e nascosta per due o tre giorni dopo il Suo martirio e non fu risplendente ed evidente. Anzi, era perduta poiché i credenti erano pochi, angosciati e afflitti. La Causa di Cristo era come un corpo senza vita e quando, dopo tre giorni, i discepoli divennero sicuri e saldi, incominciarono a servire la Causa di Cristo e decisero di diffondere gli insegnamenti divini, mettendo in pratica i Suoi consigli e levandosi a servirLo, la Realtà di Cristo risplendette, il Suo dono apparve, la Sua religione ebbe vita e i Suoi insegnamenti e ammonimenti divennero evidenti e visibili. In altri termini, la Causa di Cristo fu come un corpo senza vita finché la vita e il dono dello Spirito Santo non la pervasero.
Questo è il significato della resurrezione di Cristo e questa fu la vera resurrezione. Ma siccome il clero non comprese né il significato né i simboli dei Vangeli, è stato detto che la religione è in contrasto con la scienza e la scienza in opposizione con la religione, come, per esempio, questo argomento dell’ascensione di Cristo al cielo visibile con un corpo costituito di elementi e contraria alle scienze matematiche. Ma quando la verità di questo argomento diventa evidente e ne è spiegato il simbolo, la scienza non lo contraddice affatto, anzi, al contrario, la scienza e l’intelligenza lo affermano.
XXIVDomanda: Quali sono il modo e il significato della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli descritta nei Vangeli?
Risposta: La discesa dello Spirito Santo non è come la penetrazione dell’aria nell’uomo. È un’espressione e una similitudine piuttosto che un’immagine letterale. È come l’ingresso dell’immagine del sole in uno specchio, cioè, vi appare il suo splendore.
Dopo la morte di Cristo, i discepoli erano angosciati. Le loro idee e i loro pensieri erano discordanti e contradditori. Poi divennero saldi e uniti e in occasione della Pentecoste si riunirono, distaccandosi dalle cose di questo mondo. Incuranti di se stessi, rinunziarono al benessere e alla felicità del mondo sacrificando anima e corpo per il loro amato Maestro, abbandonando la propria casa, andando raminghi e senza tetto, dimentichi della loro stessa esistenza. Fu allora che ricevettero l’aiuto da Dio e che il potere dello Spirito Santo si manifestò. La spiritualità di Cristo trionfò e l’amore di Dio regnò. Essi allora ricevettero aiuto, si dispersero in diverse direzioni insegnando la Causa di Dio e dandone prove ed evidenze.
Così la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli significa la loro attrazione verso lo spirito di Cristo acquistandone stabilità e saldezza. Per mezzo dello spirito dell’amor di Dio essi ottennero nuova vita e videro Cristo, vivo, aiutarli e proteggerli. Erano come una goccia e divennero un mare, erano come deboli falene e divennero aquile maestose, erano fragili e divennero forti. Erano come uno specchio davanti al sole. In verità una parte della luce si manifestò in loro.
XXVRisposta: Lo Spirito Santo è il Dono di Dio e i raggi luminosi che emanano dalle Manifestazioni, poiché il centro focale dei raggi del Sole della Realtà fu Cristo e da questo centro glorioso, che è la Realtà del Cristo, il Dono di Dio si riverberò sugli altri specchi che erano la realtà degli Apostoli. La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli significa che i gloriosi doni divini si rispecchiarono e apparvero nella loro realtà. Inoltre ingresso ed egresso, discesa e ascesa non sono caratteristiche dello spirito, ma dei corpi. Cioè, le realtà sensibili vanno e vengono, ma le sottigliezze intellettuali e le realtà mentali, come l’intelli-genza, l’amore, la conoscenza, l’immaginazione e il pensiero non entrano, non escono, non discendono, ma sono direttamente collegati.
Per esempio, la conoscenza, che è uno stadio conseguito dall’intelligenza, è una condizione intellettuale e il suo ingresso nella mente e la sua uscita da essa sono condizioni immaginarie, ma la mente è collegata all’acqui-sizione della conoscenza come un’immagine riflessa in uno specchio.
È quindi chiaro ed evidente che le realtà intellettuali non entrano e non discendono ed è assolutamente impossibile che lo Spirito Santo salga e scenda, entri, esca o penetri. Lo Spirito Santo può solo apparire nel suo splendore, come il sole appare in uno specchio.
In alcuni passi dei Libri Sacri si parla dello Spirito per indicare una determinata persona, così come correntemente si dice, parlando e conversando, che una persona è spirito personificato o che è la personificazione della misericordia e della generosità. In questo caso noi guardiamo alla luce e non allo specchio.
Nel Vangelo secondo Giovanni, parlando del Promesso che sarebbe venuto dopo Cristo, è detto, al capitolo XVI, versetti 12 e 13: «Io ho ancora cose assai a dirvi, ma voi non le potete ora portare. Ma, quando Colui sarà venuto, cioè lo Spirito di verità, Egli vi guiderà in ogni verità; perciocché Egli non parlerà da Se Stesso, ma dirà tutte le cose che avrà udite».
Considerate ora attentamente che, da queste parole «perciocché egli non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che avrà udite, e vi annunzierà le cose da venire», appare evidente che lo Spirito della Verità si è presentato in un uomo Che ha un’individualità, orecchi per udire e lingua per parlare. Alla stessa stregua, il nome di «Spirito di Dio» è usato in relazione a Cristo, così come si parla di una luce intendendo tanto la luce quanto la lampada.
XXVINei Libri Sacri si dice che Cristo ritornerà e che la Sua venuta dipende dalla realizzazione di alcuni segni: quando verrà, sarà accompagnato da questi segni. Per esempio: «Il sole scurerà, e la luna non darà il suo splendore, e le stelle caderanno dal cielo... Ed allora apparirà il segno del Figliuol dell’uomo, nel cielo; allora ancora tutte le nazioni della terra faran cordoglio, e vedranno il Figliuol dell’uo-mo venir sopra le nuvole del cielo, con potenza e grande gloria».15 Bahá’u’lláh ha spiegato questi versetti nel Kitáb-i-Íqán.16 Non occorre ripetersi; consultatelo e comprenderete queste parole.
Ma ho qualcos’altro da dire su questo argomento. Anche nella prima venuta Cristo venne dal cielo, come è esplicitamente dichiarato nei Vangeli. Cristo dice: «Or niuno è salito in cielo, se non Colui ch’è disceso dal cielo, cioè il Figliuol dell’uomo, ch’è nel cielo».17
È chiaro a tutti che Cristo venne dal cielo, sebbene apparentemente sia venuto dal grembo di Maria. Alla Sua prima venuta Egli venne dal cielo, sebbene apparentemente sia venuto da grembo umano. Allo stesso modo anche nella seconda venuta verrà dal cielo, anche se apparentemente verrà da grembo umano. Le condizioni indicate nel Vangelo per la seconda venuta di Cristo sono le stesse di quelle menzionate per la prima venuta, come abbiamo già detto.
Il Libro di Isaia annuncia che il Messia conquisterà l’Oriente e l’Occidente, che tutte le nazioni del mondo si porranno sotto la Sua ombra, che il suo Regno sarà fondato, che Egli verrà da un luogo sconosciuto, che i peccatori saranno giudicati e che la giustizia prevarrà, a tal punto che il lupo e l’agnello, il leopardo e il capretto, il lattante e l’aspide si riuniranno tutti presso la stessa sorgente, in un solo prato, in un’unica dimora.18 Anche la prima venuta si verificò in queste circostanze, sebbene esteriormente nessuna di esse sembrasse realizzarsi. Perciò gli Ebrei respinsero Cristo, e, Dio non voglia, chiamarono il Messia masíkh,19 considerandoLo il distruttore dell’edificio di Dio, il violatore del Sabato e della Legge, e Lo condannarono a morte. Ciò nonostante, ciascuna di queste condizioni aveva un significato che gli Ebrei non capirono: perciò si privarono della possibilità di comprendere la verità di Cristo.
Anche la seconda venuta di Cristo avverrà in modo analogo: tutti i segni e le condizioni di cui si è parlato hanno un significato e non devono essere interpretati letteralmente. Tra le altre cose, è detto che le stelle cadranno sulla terra. Le stelle sono infinite e innumerevoli e i matematici moderni hanno stabilito e dimostrato scientificamente che il globo del sole è stato calcolato essere circa un milione e mezzo di volte più grande della terra e ciascuna delle stelle fisse, mille volte più grande del sole. Se le stelle dovessero cadere sulla superficie della terra, come potrebbero trovarvi posto? Sarebbe come se mille milioni di Himalaya cadessero sopra un granello di senape. La ragione e la scienza dicono che questo è assolutamente impossibile. Quello che è ancora più strano è che Cristo disse: «Forse Io verrò quando sarete ancora addormentati, perché la venuta del Figlio dell’Uomo è come la venuta di un ladro».20 Forse il ladro sarà in casa e il padrone non lo saprà.
È chiaro ed evidente che questi segni hanno un significato simbolico e non sono letterali. Essi sono pienamente spiegati nel Libro della Certezza. Consultatelo.
XXVIIDomanda: Qual è il significato della Trinità, delle Tre Persone in una?
Risposta: La Realtà Divina, che è purificata e santificata dalla comprensione degli esseri umani e che non potrà mai essere immaginata dalle persone sagge e intelligenti, è esente da ogni concezione. Quella regale Realtà non ammette divisioni, poiché la divisione e la molteplicità appartengono alle creature che sono esistenze contingenti e non sono accidenti che accadano a ciò che esiste di per sé.
La Realtà divina è libera dalla singolarità e quindi tanto più dalla pluralità. La discesa di quella regale Realtà nelle condizioni e nei gradi equivarrebbe a imperfezione e sarebbe contraria alla perfezione ed è perciò assolutamente impossibile. La Realtà divina è perennemente stata ed è nell’eccellenza della santità e della purezza. Tutto ciò che si dice delle Manifestazioni e delle Aurore di Dio indica il riflesso divino e non una discesa nelle condizioni del-l’esistenza.21
Dio è pura perfezione e le creature non sono altro che imperfezione. Se discendesse nelle condizioni dell’esi-stenza, Dio sarebbe la massima imperfezione. Al contrario la Sua manifestazione, la Sua apparizione e la Sua ascesa sono come il riflesso del sole in uno specchio nitido, terso e levigato. Tutte le creature sono evidenti segni di Dio, come tutti gli esseri terreni, sui quali risplendono i raggi del sole. Ma sulle pianure, sulle montagne, sugli alberi e sui frutti risplende soltanto una parte della luce, grazie alla quale essi divengono visibili, sono nutriti e conseguono lo scopo dell’esistenza, mentre l’Uomo perfetto22 si trova nella condizione di uno specchio terso, nel quale il Sole della Realtà diventa visibile e manifesto con tutte le sue qualità e perfezioni. Così la Realtà di Cristo era uno specchio terso e levigato della massima purezza e bellezza. Il Sole della Realtà, l’Essenza della Divinità, vi si rifletteva e vi manifestava la propria luce e il proprio calore. Ma il Sole non discese dall’eccellenza e dal paradiso della sua santità ad abitare e a dimorare nello specchio. No, esso continua a sussistere nella sua eccellenza e sublimità, pur apparendo e diventando manifesto nello specchio in bellezza e perfezione.
Adesso, se diciamo di aver visto il Sole in due specchi – uno, il Cristo e l’altro, lo Spirito Santo – cioè che abbiamo visto tre Soli, uno in cielo e gli altri due sulla terra, diciamo il vero. E se diciamo che c’è un unico Sole e che esso è pura singolarità senza compagni ed eguali, diciamo ancora il vero.
Il succo del discorso è che la realtà di Cristo era uno specchio terso e il Sole della Realtà, cioè l’Essenza del-l’Unicità divenne visibile in esso con le Sue infinite perfezioni e attributi. Ciò non significa che il Sole, che è l’essenza della Divinità, si sia suddiviso e moltiplicato, essendo uno, ma apparve nello specchio. Ecco perché Cristo disse: «Il Padre è nel Figlio», volendo dire che il Sole è visibile e manifesto in quello specchio.
Lo Spirito Santo è il Dono di Dio che diventa visibile ed evidente nella Realtà del Cristo. Lo stadio di Figlio appartiene al cuore di Cristo e lo Spirito Santo è lo stadio dello spirito di Cristo. Con ciò è accertato e dimostrato che l’Essenza della Divinità è assolutamente unica e che non ha né eguale, né simile, né equivalente.
Questo è il significato delle Tre Persone della Trinità. Se fosse altrimenti, le fondamenta della Religione di Dio poggerebbero su una proposizione illogica che la mente non potrebbe concepire. E come può la mente essere costretta a credere una cosa che non può concepire? Una cosa non può essere assimilata dall’intelligenza se non quando sia sotto una forma intelligibile, altrimenti non è che uno sforzo dell’immaginazione.
Dopo questa spiegazione il significato delle Tre Persone della Trinità è chiaro. È stata anche dimostrata l’Unicità di Dio.
XXVIII«Ora dunque, Tu Padre, glorificami presso Te Stesso, della gloria che ho avuto presso di Te, avanti che il mondo fosse».23
Vi sono due generi di priorità: una è essenziale e non è preceduta da alcuna causa, ma esiste per se stessa. Per esempio, il sole ha la luce in se stesso, perché il suo splendore non dipende dalla luce di altre stelle. Questa si chiama luce essenziale. Ma la luna riceve luce dal sole, in quanto la luce della luna dipende dal sole. Perciò per quanto riguarda la luce, il sole è la causa e la luna è l’ef-fetto. Il primo è l’antico, il precedente, l’antecedente, la seconda è la preceduta e l’ultima.
Il secondo genere di preesistenza è la preesistenza temporale che non ha principio. La Parola di Dio24 è santificato dal tempo. In relazione a Dio, passato, presente e futuro sono tutti uguali. Ieri, oggi e domani non esistono nel sole.
Allo stesso modo c’è una priorità nei riguardi della gloria, cioè, il più glorioso precede il glorioso. Perciò la Realtà di Cristo, che è la Parola di Dio, per quanto riguarda l’essenza, gli attributi e la gloria, precede certamente le creature. Prima di apparire in forma umana, la Parola di Dio, esisteva in massima santità e gloria, in perfetta bellezza e splendore, nell’alto della sua magnificenza. Quando grazie alla saggezza dell’Altissimo brillò dalle vette della gloria nel mondo del corpo, la Parola di Dio, in quel corpo, fu oppresso, tanto che cadde nelle mani degli Ebrei, divenne prigioniero degli ignoranti e dei tiranni e, alla fine, fu crocefisso. Ecco perché Si rivolse a Dio dicendo: «Liberami dai legami del mondo corporale, liberami da questa gabbia, così che io possa ascendere alle vette dell’onore e della gloria, giungere all’antica grandezza e potenza che esistevano prima del mondo corporale, così che io possa godere nel mondo eterno e ascendere alla dimora originaria, il mondo oltre lo spazio, il regno invisibile».
È così vedi che anche nel regno di questo mondo – cioè nel reame delle persone e dei paesi – la gloria e la grandezza di Cristo apparvero su questa terra dopo la Sua ascensione. Quando era nel mondo corporale, Egli fu esposto al disprezzo e alle beffe della più debole nazione del mondo, gli Ebrei, che pensarono bene di porre una corona di spine sul Suo santo capo. Ma dopo la Sua ascensione le corone ingioiellate di tutti i re si umiliarono e prostrarono davanti alla corona di spine.
Guardate quale gloria la Parola di Dio raggiunse anche in questo mondo!
XXIXDomanda: Nel versetto 22 del capitolo XV della prima Epistola ai Corinzi è scritto: «Imperocché, siccome in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno vivificati». Qual è il significato di queste parole?
Risposta: Sappi che nell’uomo vi sono due nature: la natura fisica e quella spirituale. La natura fisica è ereditata da Adamo e quella spirituale è ereditata dalla Realtà della Parola di Dio, che è la spiritualità di Cristo. La natura fisica nasce da Adamo, ma quella spirituale nasce dal dono dello Spirito Santo. La prima è fonte di ogni imperfezione, la seconda è fonte di ogni perfezione.
Cristo Si sacrificò affinché gli uomini fossero liberati dalle imperfezioni della natura fisica e potessero possedere le virtù della natura spirituale. Questa natura spirituale, che venne all’esistenza grazie al dono della Realtà divina, è il compendio di tutte le perfezioni e appare grazie al soffio dello Spirito Santo. È perfezione divina, luce, spiritualità, guida, esaltazione, alte aspirazioni, giustizia, amore, grazia, gentilezza verso tutti, filantropia, è l’essenza della vita. Essa è il riflesso dello splendore del Sole della Realtà.
Il Cristo è il punto centrale dello Spirito Santo. Egli è nato dallo Spirito Santo, è nutrito dallo Spirito Santo, è il discendente dello Spirito Santo. Cioè, la Realtà di Cristo non discende da Adamo, no, nasce dallo Spirito Santo. Perciò questo versetto nell’epistola ai Corinzi: «siccome in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti saranno vivificati» significa, secondo questa terminologia, che Adamo25 è il padre degli uomini, cioè è la causa della vita fisica dell’umanità. La sua fu una paternità fisica. Egli è un’anima vivente, ma non è il donatore della vita spirituale, mentre Cristo è la sorgente della vita spirituale dell’uomo e, nei riguardi dello spirito, la Sua fu una paternità spirituale. Adamo è un’anima vivente, Cristo è uno spirito vivificatore.
Questo mondo fisico dell’uomo è soggetto al potere della libidine e il peccato è la conseguenza di questo potere, che non obbedisce alle leggi della giustizia e della santità. Il corpo dell’uomo è prigioniero della natura e agisce in conformità con qualunque cosa la natura gli ordini. È quindi certo che nel mondo fisico esistono peccati come l’ira, la gelosia, le contese, l’avidità, l’avarizia, l’igno-ranza, il pregiudizio, l’odio, l’orgoglio e la tirannia. Tutte queste qualità brutali esistono nella natura dell’uomo. Un uomo che non abbia ricevuto un’educazione spirituale è un bruto, come i selvaggi dell’Africa, le cui azioni, abitudini e moralità sono puramente sensuali e che agiscono secondo le necessità della natura a un punto tale che si sbranano e si divorano reciprocamente. È quindi evidente che il mondo fisico dell’uomo è un mondo di peccato. In questo mondo fisico, l’uomo non si distingue dall’ani-male.
Ogni peccato proviene dalle esigenze della natura e queste esigenze, che dipendono dalle qualità fisiche, non sono considerate un peccato per gli animali, ma lo sono per l’uomo. L’animale è fonte di imperfezioni come l’odio, la sensualità, la gelosia, l’avarizia, la crudeltà, l’orgoglio. Tutti questi difetti che si trovano negli animali non costituiscono un peccato. Ma nell’uomo sono un peccato.
Adamo è la causa della vita fisica dell’uomo, ma la Realtà di Cristo, cioè la Parola di Dio, è la causa della vita spirituale. Esso è «uno spirito vivificatore», il che significa che tutte le imperfezioni che provengono dalle esigenze della vita fisica dell’uomo sono trasformate in perfezioni umane dagli insegnamenti e dall’educazione di quello spirito. Cristo fu quindi uno spirito vivificatore e causa di vita per tutta l’umanità.
Adamo fu la causa della vita fisica e poiché il mondo fisico dell’uomo è un mondo di imperfezioni e le imperfezioni sono un equivalente della morte, così Paolo paragona le imperfezioni fisiche alla morte.
Ma la massa dei Cristiani crede che Adamo, avendo mangiato dall’albero proibito, abbia peccato in quanto disobbedì e che le disastrose conseguenze di questa disobbedienza siano state trasmesse ai suoi discendenti e siano rimaste fra loro come un’eredità. Perciò Adamo divenne la causa della morte dell’umanità. Questa spiegazione è irragionevole, anzi è evidentemente sbagliata, perché significa che tutti gli uomini, anche i Profeti e i Messaggeri di Dio, senza aver commesso colpa o peccato, ma semplicemente in quanto discendenti di Adamo, sono diventati senza ragione peccatori colpevoli e trattenuti prigionieri nell’inferno in condizioni di dolorose sofferenze fino al giorno del sacrificio di Cristo. Tutto ciò è contrario alla giustizia di Dio. Se Adamo era un peccatore, qual è il peccato di Abramo? Quale la colpa d’Isacco, o di Giuseppe? Di che cosa è colpevole Mosè?
Ma Cristo, Che è la Parola di Dio, Si sacrificò. Questo ha due significati: un significato esteriore e uno esoterico. Il significato esteriore è questo: l’intenzione di Cristo era di presentare e promuovere una Causa che doveva educare il mondo umano, vivificare i figli di Adamo e illuminare tutta l’umanità. E poiché rivelare una Causa così grande – una Causa che era in antagonismo con tutte le genti, tutte le nazioni e tutti i regni del mondo, significava che Egli sarebbe stato ucciso e crocefisso – così Cristo nel proclamare la Sua missione sacrificò la vita. Egli considerò la croce come un trono, la ferita come un balsamo, il veleno come zucchero e miele. Egli Si levò per insegnare ed educare gli uomini e Si sacrificò per dare lo spirito della vita. Morì nel corpo, per vivificare gli altri nello spirito.
Il secondo significato del sacrificio è questo: Cristo era come un seme e il seme sacrificò la propria forma, affinché l’albero potesse crescere e svilupparsi. Sebbene la forma del seme sia andata distrutta, la sua realtà si è manifestata in perfetta maestà e bellezza nella forma di un albero.
La posizione di Cristo era quella della perfezione assoluta. Egli fece brillare le Sue perfezioni divine su tutte le anime credenti come il sole e i doni della luce brillarono e irradiarono sulla realtà degli uomini. Ecco perché dice: «Io sono il pane ch’è disceso dal cielo; chi mangerà di questo pane non morrà».26 Ciò significa che chiunque mangerà questo divino alimento giungerà alla vita eterna, cioè chi avrà parte di questo dono e riceverà queste perfezioni troverà la vita eterna, otterrà favori preesistenti, sarà liberato dal buio dell’errore e illuminato dalla luce della Sua guida.
La forma del seme fu sacrificata per l’albero, ma, grazie a questo sacrificio, le sue perfezioni divennero apparenti ed evidenti, l’albero, i rami, le foglie e i germogli trovandosi nascosti nel seme. Quando la forma del seme fu sacrificata, le sue perfezioni apparvero nella perfetta forma delle foglie, dei germogli e dei frutti.
XXXDomanda: Qual’è la verità della storia di Adamo che mangiò il frutto dell’albero?
Risposta: Nella Bibbia è scritto che Dio pose Adamo nel giardino dell’Eden, affinché lo coltivasse e ne avesse cura, e gli disse: «Mangia pur d’ogni albero del giardino. Ma non mangiar dell’albero del bene e del male, perché se ne mangerai morrai».27 Poi è detto che Dio addormentò Adamo, prese una delle Sue costole e creò la donna, perché fosse la Sua compagna. Dopo di ciò è detto che il serpente indusse la donna a mangiare dall’albero, dicendo: «Dio ti ha proibito di mangiare il frutto di quest’albero, affinché i tuoi occhi non siano aperti e tu non possa distinguere il bene dal male».28 Allora Eva mangiò dall’albero, e ne dette ad Adamo Che pure ne mangiò. I loro occhi si aprirono e scoprirono di essere nudi e si coprirono il corpo di foglie. A causa di questo atto furono rimproverati da Dio. Dio disse ad Adamo: «Hai mangiato dall’albero proibito?». Adamo rispose: «Eva mi ha tentato e io ne ho mangiato». Dio allora rimproverò Eva. Eva disse: «Il serpente mi ha tentata e io ne ho mangiato». Per questo il serpente fu maledetto e vi fu discordia fra il serpente ed Eva e fra i loro discendenti. Dio disse: «L’uomo è divenuto simile a Noi, avendo conoscenza del bene e del male, e forse mangerà dall’albero della vita e vivrà in perpetuo». Così Dio protesse l’albero della vita.29
Se prendiamo questa storia nel suo significato apparente, secondo l’interpretazione popolare, è davvero strana. L’intelligenza non può né accettarla, né confermarla, né immaginarla, perché quelle disposizioni, quei dettagli, quei discorsi e quei rimproveri sono tutt’altro che quelli di una persona intelligente e tanto meno della Divinità, una Divinità che ha organizzato questo infinito universo nella forma più perfetta e i suoi innumerevoli abitanti con ordine, forza e perfezione assoluti.
Dobbiamo soffermarci a riflettere. Se il significato letterale di questa storia fosse attribuito a un saggio, tutti negherebbero logicamente che questa trama e questa invenzione potessero provenire da un essere intelligente. Perciò la storia di Adamo ed Eva che mangiarono dell’albero e furono espulsi dal Paradiso dev’essere considerata semplicemente un simbolo. Essa contiene misteri divini e significati universali ed è suscettibile di meravigliose spiegazioni. Solo coloro che sono iniziati ai misteri, coloro che sono vicini alla Corte del Potentissimo, sono consci di questi segreti. Questi versetti della Bibbia hanno quindi numerosi significati.
Ne spiegheremo almeno uno dicendo: Adamo significa lo spirito celestiale di Adamo ed Eva la sua anima umana. Infatti in alcuni passi dei Libri Sacri dove si accenna alla donna, essa rappresenta l’anima dell’uomo. L’albero del bene e del male significa il mondo umano, poiché il mondo spirituale e divino è pura bontà e assoluta luminosità, ma nel mondo umano luce e oscurità, bene e male coesistono come condizioni opposte.
Il significato del serpente è l’attaccamento al mondo umano. Questo attaccamento dello spirito al mondo umano condusse l’anima e lo spirito di Adamo dal mondo della libertà a quello dell’asservimento e Lo fece volgere dal Regno dell’Unità al mondo umano. Quando l’anima e lo spirito di Adamo entrarono nel mondo umano, Egli uscì dal paradiso della libertà e cadde nel mondo dell’as-servimento. Dalle vette della purezza assoluta e della perfetta bontà entrò nel mondo del bene e del male.
L’albero della vita è il grado supremo del mondo dell’esistenza, la posizione della Parola di Dio, la Manifestazione suprema. Questa posizione è stata pertanto preservata ed è divenuta chiara ed evidente all’apparizione della più nobile Manifestazione suprema. Infatti la posizione di Adamo, nei riguardi dell’apparizione e della manifestazione delle perfezioni divine, era una condizione embrionale, la posizione dl Cristo era la condizione della maturità e dell’età della ragione e la nascita del Più Grande Astro30 era la condizione della perfezione dell’essenza e delle qualità. Ecco perché nel supremo Paradiso l’albero della vita esprime il centro dell’assoluta purezza e santità, cioè, della suprema Manifestazione divina. Dai giorni di Adamo fino ai giorni di Cristo, le Manifestazioni parlarono poco della vita eterna e delle perfezioni celestiali universali. L’albero della vita era la posizione della Realtà di Cristo. Grazie alla Sua manifestazione esso fu piantato e adornato di frutti imperituri.
Considera ora quanto questo significato sia conforme alla realtà. Infatti quando si attaccarono al mondo umano, lo spirito e l’anima di Adamo passarono dal regno della libertà a quello dell’asservimento e i Suoi discendenti continuarono nell’asservimento. L’attaccamento dell’anima e dello spirito al mondo umano, che è il peccato, fu ereditato dai discendenti di Adamo ed è il serpente che è sempre fra gli spiriti e i discendenti di Adamo e in aperta inimicizia con loro. Questa inimicizia perdura, perché l’attaccamento al mondo è divenuto causa dell’asservimento dello spirito e questo asservimento è identico al peccato, che è stato trasmesso da Adamo alla Sua posterità. A causa di questo attaccamento gli uomini sono stati privati della spiritualità essenziale e della loro elevata posizione.
Quando le santificanti brezze di Cristo e la santa luce del Sommo Astro31 si diffusero dappertutto, le realtà umane, cioè coloro che si volsero verso la Parola di Dio e ricevettero la profusione dei Suoi doni, furono salvati dall’attaccamento e dal peccato, ottennero la vita eterna, furono liberi dalle catene dell’asservimento e giunsero al mondo della libertà. Furono liberati dai vizi del mondo umano e benedetti dalle virtù del Regno di Dio. Questo è il significato delle parole di Cristo: «Ho dato il mio sangue per la vita del mondo»,32 il che vuoi dire: ho scelto tutte queste tribolazioni, sofferenze e calamità, perfino il martirio supremo, per raggiungere questo scopo, la remissione dei peccati (cioè il distacco dello spirito dal mondo umano e la sua attrazione verso il mondo divino), cosicché possano sorgere anime che siano la guida dell’umanità e la manifestazione delle perfezioni del Regno supremo.
Osservate che se il significato fosse preso in senso essoterico, secondo l’ipotesi della Gente del Libro,33 si avrebbe assoluta ingiustizia e completa predestinazione. Se Adamo peccò nell’accostarsi all’albero proibito, quale fu il peccato del nobile Abramo e quale l’errore di Mosè, l’Interlocutore? Quale fu il crimine di Noè, il Profeta? In che cosa trasgredì Giuseppe il Sincero? Quali iniquità commisero i Profeti di Dio e quali sono i torti di Giovanni il Casto? Potrebbe la giustizia di Dio aver permesso che a causa del peccato di Adamo queste illuminate Manifestazioni soffrissero i tormenti dell’inferno, finché non giunse Cristo a salvarli, sacrificandoSi, da atroci torture? Quest’idea è al di là di ogni legge e regola e non può essere accettata da nessuna persona intelligente.
No, il significato è quello già chiarito: Adamo è lo spirito di Adamo ed Eva la sua anima. L’albero è il mondo umano e il serpente l’attaccamento al mondo, che è il peccato, che ha infettato i discendenti di Adamo. Cristo salvò gli uomini da questo attaccamento e li liberò da questo peccato con le Sue sante brezze. Il peccato di Adamo è relativo alla Sua posizione. Sebbene abbia portato molti risultati, tuttavia in confronto con l’attaccamento al mondo spirituale, l’attaccamento al mondo terreno è considerato un peccato. Le buone opere dei probi sono come i peccati degli Eletti. Questo è confermato. Così confrontata con la forza spirituale, la forza fisica non è soltanto manchevole, in confronto con essa è debolezza. Allo stesso modo, paragonata alla vita eterna nel Regno di Dio, la vita fisica è considerata morte. Così Cristo chiamò morte la vita fisica e disse: «Lascia i morti seppellire i loro morti».34 Sebbene quelle anime avessero la vita fisica, ai Suoi occhi quella vita era morte.
Questo è uno dei significati della storia biblica di Adamo. Rifletti fino a scoprirne altri.
Salute a te.Domanda: «Perciò, io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà rimessa agli uomini; ma la bestemmia contro allo Spirito non sarà loro rimessa. E a chiunque avrà detta alcuna parola contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a niuno che l’abbia detta contro allo Spirito Santo, sarà perdonato, né in questo mondo, né nel futuro» (Matteo XII, 31-32).
Risposta: Le sante realtà delle Manifestazioni di Dio hanno due posizioni spirituali. Una è il luogo della manifestazione, che può essere paragonato alla posizione del globo del sole, l’altra è lo splendore della manifestazione, che è come la sua luce e la sua radiosità. Queste sono le perfezioni di Dio, in altre parole, lo Spirito Santo. Infatti per Spirito Santo si intende i doni divini e le perfezioni regali e queste perfezioni divine sono simili ai raggi e al calore del sole. I fulgidi raggi del sole costituiscono il suo essere e senza di essi non vi sarebbe sole. Se la manifestazione e il riflesso delle perfezioni divine non fossero esistite in Cristo, Gesù non sarebbe stato il Messia. Egli è una Manifestazione perché rispecchia le perfezioni divine. I Profeti di Dio sono manifestazioni delle loro perfezioni regali; cioè lo Spirito Santo apparente in Loro.
Se un’anima rimane lontana dalla manifestazione, può, ciò malgrado, risvegliarsi, perché non ha riconosciuto la manifestazione delle perfezioni divine. Ma se odia le perfezioni, in altre parole lo Spirito Santo, è evidente che è come un pipistrello che odia la luce.
L’odio della luce non ha rimedio e non può essere perdonato, cioè, in quelle condizioni è impossibile avvicinarsi a Dio. Questa lampada è una lampada a causa della luce, senza luce non sarebbe una lampada. Ora, l’anima che provi avversione per la luce della lampada è, per così dire, cieca e non può comprendere la luce e la sua cecità è causa di eterna lontananza da Dio.
È evidente che le anime ricevono la grazia dal dono dello Spirito Santo che appare nelle Manifestazioni di Dio e non dalla personalità delle Manifestazioni. Perciò, l’anima che non riceva la grazia dai doni dello Spirito Santo rimane priva del dono divino e l’esilio la mette fuori dalla portata del perdono.
Ecco perché molte persone che erano nemiche delle Manifestazioni e non le riconobbero, una volta che Le ebbero conosciute, divennero Loro amiche. Cosi l’inimicizia verso la Manifestazione non fu causa di eterno esilio, perché coloro che vi indulgevano erano nemici dei portatori della luce, ignorando che essi erano le scintillanti luci di Dio, non erano nemici della luce. E quando capirono che il portatore della luce era anche il luogo della manifestazione della luce, ne divennero sinceri amici.
Il significato è questo: rimanere lontani da chi porta la luce non implica un esilio eterno, perché si può diventare vigili e desti. Ma l’ostilità verso la luce è causa di eterno esilio e quest’ostilità non ha rimedio.
XXXIIDomanda: Nel Vangelo, Cristo disse: «Molti son chiamati, ma pochi eletti»35 e nel Corano è scritto: «Egli conferirà particolare misericordia a chi gli piacerà».36 Quale saggezza c’è in tutto questo?
Risposta: Sappi che l’ordine e la perfezione dell’intero universo richiedono che l’esistenza appaia sotto innumerevoli forme. Gli esseri viventi non potrebbero incarnarsi in un unico grado, stadio, genere, specie e classe. Le differenze di grado, le distinzioni di forma e le varietà di genere e specie sono indubbiamente necessari. Cioè, i gradi delle sostanze minerali, vegetali, animali e dell’uomo sono inevitabili, perché il mondo non potrebbe diventare ordinato, bello, organizzato e perfetto con l’uomo soltanto. Allo stesso modo, con i soli animali o le sole piante o i minerali soltanto, questo mondo non potrebbe sfoggiare la bellezza dei suoi scenari, la sua perfetta organizzazione e i suoi squisiti ornamenti. È indubbio che l’esistenza risplende nella massima perfezione a causa della varietà dei gradi, delle condizioni, delle specie e delle classi.
Per esempio, se quest’albero fosse tutto frutti, la perfezione vegetale non potrebbe essere conseguita, perché le foglie, le gemme e i frutti sono tutti ugualmente necessari, affinché l’albero possa adornarsi in perfetta bellezza e perfezione.
Allo stesso modo, considera il corpo dell’uomo. Dev’essere composto di diversi organi, parti e membra. La bellezza e la perfezione umana richiedono l’esistenza dell’orecchio, dell’occhio, del cervello e anche quella delle narici e dei capelli. Se l’uomo fosse tutto cervello, tutto occhi, orecchie, eccetera, sarebbe imperfetto. Così l’as-senza dei capelli, delle sopracciglia, dei denti, delle unghie sarebbe un vero difetto, sebbene, in confronto con l’occhio, essi non abbiano sensibilità e rassomiglino in questo ai minerali e alle piante. Ma la loro assenza dal corpo dell’uomo è pur sempre difettosa e sgradevole.
Poiché i gradi dell’esistenza sono vari e diversi, alcuni esseri sono più in alto di altri nella scala. Perciò è per volontà e desiderio di Dio che alcune creature sono assegnate ai gradi più alti, come l’uomo, mentre altre sono poste in mezzo, come il vegetale, e altre lasciate al grado più basso, come il minerale.
È per dono di Dio che l’uomo è assegnato al livello più alto. E anche le differenze fra gli uomini quanto al progresso spirituale e alle perfezioni celestiali sono dovute alla scelta del Compassionevole, perché la fede, che è vita eterna, è segno di un dono e non effetto della giustizia. In questo mondo di terra e di acqua, la fiamma del fuoco dell’amore giunge per il potere dell’attrazione e non grazie a uno sforzo e a una ricerca. Tuttavia, con lo sforzo e con la perseveranza, si possono acquisire la perseveranza, la conoscenza, la scienza e altre perfezioni. Ma solo la luce della Bellezza divina può trasportare e muovere gli spiriti mediante la forza dell’attrazione. Perciò è stato detto: «Molti son chiamati, ma pochi eletti».
Ma gli esseri materiali non sono disprezzati, giudicati e ritenuti responsabili del loro grado e della loro condizione. Per esempio, minerali, vegetali e animali, nei loro vari stadi, sono accettabili: Ma se rimangono imperfetti nel loro grado, sono riprovevoli, il grado essendo di per se stesso puramente perfetto.
Le differenze fra gli uomini sono di due specie. Una è la differenza di condizione e questa non è da biasimare. L’altra è la differenza di fede e di certezza. La perdita di queste è biasimevole, in quanto l’anima è sopraffatta da desideri e passioni, che la privano di queste benedizioni e le impediscono di percepire la forza dell’attrazione dell’amore di Dio. Sebbene un uomo sia encomiabile e accettabile nel suo stadio, se è privo delle perfezioni del suo grado, diventa fonte di imperfezioni e ne è ritenuto responsabile.37
XXXIIIRisposta: Bahá’u’lláh lo ha spiegato pienamente e chiaramente nell’Íqán.38 Leggetelo e la verità su questo tema vi apparirà chiaramente. Ma, poiché me lo chiedete, ve lo spiegherò in breve. Incominceremo a spiegarlo dal Vangelo, perché esso dice chiaramente che quando Giovanni, figlio di Zaccaria, apparve e annunciò agli uomini la lieta novella del Regno di Dio, gli chiesero: «Chi sei? Sei il promesso Messia?». Ed Egli rispose: «Non sono il Messia». Allora gli chiesero: «Sei Elia?». Ed egli disse: «No».39 Queste parole dimostrano che Giovanni, figlio di Zaccaria, non era il promesso Elia. Ma il giorno della trasfigurazione sul monte Tabor, Cristo disse chiaramente che Giovanni, figlio di Zaccaria, era il promesso Elia.
Nel nono capitolo del Vangelo secondo Marco, versetti 11-13, è detto: «Poi Lo domandarono, dicendo: Perché dicono gli Scribi, che convien che prima venga Elia? Ed Egli, rispondendo, disse loro: Elia veramente deve venir prima, e ristabilire ogni cosa; e siccome egli è scritto del Figliuol dell’uomo, conviene che patisca molte cose, e sia annichilato. Ma io vi dico che Elia è venuto, e gli hanno fatto tutto ciò che hanno voluto; siccome era scritto di lui».
Nel capitolo XVII di Matteo, versetto 13, è detto: «Allora i discepoli intesero ch’Egli avea loro detto ciò di Giovanni Battista».
Chiesero a Giovanni Battista; «Sei Elia?». Ed egli rispose: «No, non lo sono», sebbene il Vangelo dica che Giovanni era il promesso Elia e anche Cristo lo abbia detto chiaramente.40 Se Giovanni era Elia, perché disse: «Non lo sono»? E se non era Elia, perché Cristo disse che lo era?
La spiegazione è questa: non s’intende qui la personalità, ma la realtà delle perfezioni, cioè le stesse perfezioni che erano in Elia esistevano in Giovanni Battista ed erano riconoscibili in lui. Perciò Giovanni Battista era il promesso Elia. In questo caso non si considera l’essenza,41 ma le qualità. Per esempio, l’anno scorso c’era un fiore e anche quest’anno c’è un fiore. Dico che il fiore dell’anno scorso è ritornato. Non intendo dire che è ritornato lo stesso fiore nella sua esatta individualità. Ma giacché questo fiore ha le stesse qualità del fiore dell’anno scorso, giacché ha lo stesso profumo, la stessa delicatezza, lo stesso colore e la stessa forma, dico che il fiore dell’anno scorso è ritornato e che questo fiore è il fiore precedente. Quando viene la primavera, diciamo che è ritornata la primavera dello scorso anno, perché tutto ciò che esisteva nella primavera dello scorso anno esiste anche in questa. Ecco perché Cristo disse: «Vedrete tutto quello che accadde nei giorni dei Profeti precedenti».
Daremo un’altra spiegazione: Il seme dello scorso anno è seminato, crescono rami e foglie, appaiono fiori e frutti e tutto ritorna ancora una volta al seme. Quando questo secondo seme sarà piantato, ne crescerà un albero e ritorneranno nuovamente quei rami, quelle foglie, quei fiori e quei frutti e quell’albero riapparirà perfetto. Giacché c’era un seme al principio e c’è un seme alla fine, diciamo che il seme è ritornato. Se guardiamo alla sostanza dell’albero, la sostanza è un’altra, ma se guardiamo ai fiori, alle foglie e ai frutti, vediamo la stessa fragranza, la stessa delicatezza e lo stesso sapore. Perciò la perfezione dell’albero è ritornata una seconda volta.
Allo stesso modo, se consideriamo il ritorno dell’in-dividuo, è un altro individuo. Ma se ne consideriamo le qualità e le perfezioni, esse sono ritornate. Perciò quando Cristo disse: «È Elia», intendeva dire: questa persona è una manifestazione del dono, delle perfezioni, del carattere, delle qualità e delle virtù di Elia. Giovanni Battista disse: «Non sono Elia». Cristo considerava le qualità, le perfezioni, il carattere e le virtù di entrambi e Giovanni considerava la sostanza e l’individualità. È come questa lampada. Era qui ieri sera e anche stasera è accesa. E anche domani brillerà. Diciamo quindi che la lampada di questa sera è la stessa luce di quella di ieri sera e che essa è ritornata. Ci si riferisce alla luce e non all’olio, allo stoppino o al sostegno.
Questo tema è spiegato completamente e chiaramente nel Kitáb-i-Íqán.
XXXIVDomanda: Nel Vangelo secondo Matteo è detto: «Tu sei Pietro, e sopra questa pietra Io edificherò la Mia chiesa».42 Qual è il significato di questo versetto?
Risposta: Questa espressione di Cristo è una conferma di quanto Pietro affermò, quando Cristo chiese: Chi credete che io sia? E Pietro rispose: credo che «Tu sei il Figliuol dell’Iddio vivente». Allora Cristo gli disse: «Tu sei Pietro»43 – poiché Cefa in aramaico significa pietra – «e sopra questa pietra Io edificherò la Mia chiesa», perché gli altri risposero a Cristo dicendo che Egli era Elia e qualcuno disse Giovanni Battista e altri Geremia o uno dei Profeti.44
Cristo desiderava confermare le parole di Pietro, per suggerimento o per allusione. Così, poiché il nome, Pietro, era appropriato, disse: «E sopra questa pietra Io edificherò la Mia chiesa», volendo dire: la tua convinzione che Cristo è il figlio del Dio vivente sarà la base della Religione di Dio e su questa convinzione poggeranno le fondamenta della chiesa di Dio, che è la Legge di Dio.
L’esistenza della tomba di Pietro a Roma è dubbia, non è stata provata. Alcuni dicono che si trovi in Antiochia.
Inoltre, confrontiamo la vita di alcuni papi con la religione di Cristo. Cristo, affamato e senza tetto, Si cibava di erbe selvatiche ed era contrario a ferire i sentimenti di chicchessia. Il Papa si sposta con una carrozza coperta di ori e trascorre le sue giornate nel massimo splendore, fra piaceri e lussi, ricchezze e adorazione, tali quali i re non hanno mai avuto.
Cristo non fece male a nessuno, ma alcuni papi uccisero persone innocenti: Studiate la storia. Quanto sangue i papi hanno versato unicamente per mantenere il potere temporale! Per una semplice differenza di opinione fecero arrestare, imprigionare e sopprimere migliaia di servitori del mondo dell’umanità e dotti che avevano scoperto i segreti della natura. A che punto ostacolarono la verità!
Riflettete sulle istruzioni di Cristo ed esaminate le abitudini e le usanze dei papi. Considerate: vi è qualche somiglianza fra le istruzioni di Cristo e il modo di governare dei papi? Non ci piace criticare, ma la storia del Vaticano è veramente inconsueta. Il significato del nostro ragionamento è questo, che le istruzioni di Cristo sono una cosa e i metodi del governo pontificio sono tutt’altro. Non concordano. Quanti protestanti sono stati uccisi per ordine dei papi, quante tirannie e oppressioni sono state viste, quante punizioni e torture sono state inflitte! Si possono ritrovare in queste azioni le dolci fragranze di Cristo? No, in nome di Dio! Questa gente non obbedì a Cristo mentre santa Barbara, il cui ritratto è davanti a noi, obbedì a Cristo, seguì le Sue orme e mise in pratica i Suoi comandamenti. Fra i papi vi furono anche anime benedette che seguirono le orme di Cristo, specialmente nei primi secoli dell’èra cristiana, quando non c’erano beni temporali e le prove di Dio erano dure. Ma quando i papi entrarono in possesso del potere temporale e acquisirono onori mondani e prosperità, il governo papale, completamente dimentico di Cristo, si occupò del potere, delle grandezze, degli agi e dei lussi del mondo. Uccise, si oppose alla diffusione della cultura, tormentò gli uomini di scienza, ostacolò la luce del sapere e ordinò di uccidere e saccheggiare. Migliaia di anime, di uomini di scienza e di cultura, di innocenti, perirono nelle prigioni di Roma. Con tutti questi metodi e azioni, come si può credere al Vicariato di Cristo?
La Sede papale ha costantemente ostacolato il sapere. Perfino in Europa si ammette che la religione si oppone alla scienza e che la scienza distrugge le fondamenta della religione. E invece la religione di Dio è promotrice della verità, fondatrice della scienza e del sapere, è piena di benevolenza per gli uomini di cultura, è la civilizzatrice dell’umanità, la scopritrice dei segreti della natura e illumina gli orizzonti del mondo. Di conseguenza, come si può dire che si oppone al sapere? Dio non voglia! Anzi, in nome di Dio, il sapere è il più munifico dono dell’uomo e la più nobile delle perfezioni umane. Opporsi al sapere è da ignoranti e chi detesta il sapere e la scienza non è un uomo, ma un animale privo di intelligenza. Perché il sapere è luce, vita, felicità, perfezione, bellezza e uno strumento per avvicinarsi alla Soglia dell’Unità. Il sapere è l’ono-re e la gloria del mondo dell’umanità e il più grande dono di Dio. Il sapere è guida, l’ignoranza è vero errore.
Felici coloro che dedicano i loro giorni ad accrescere il proprio sapere, a scoprire i segreti della natura e a penetrare le sottigliezze della pura verità! Guai a coloro che vivono contenti dell’ignoranza, coloro i cui cuori si rallegrano in futili imitazioni, che sono caduti negli infimi abissi dell’ignoranza e della stoltezza e che hanno sprecato la vita!
XXXVDomanda: Se Dio è a conoscenza di un’azione che qualcuno compirà e che è stata scritta sulla Tavola del Destino, è possibile opporvisi?
Risposta: La prescienza di una cosa non è causa della sua realizzazione. Infatti la conoscenza essenziale di Dio circonda, allo stesso modo, la realtà delle cose, tanto prima quanto dopo la loro esistenza e non diventa causa della loro esistenza. È una delle perfezioni di Dio. Ma ciò che è stato profetizzato per ispirazione di Dio per bocca dei Profeti, sull’apparizione del Promesso della Bibbia, non fu la causa della manifestazione di Cristo.
I segreti nascosti del futuro furono rivelati ai Profeti, i quali vennero a conoscenza degli eventi futuri che annunciarono. Questa conoscenza e queste profezie non furono però la causa di quegli eventi. Per esempio, stasera tutti sanno che fra sette ore il sole sorgerà; ma questa prescienza generale non è la causa del sorgere e dell’apparire del sole.
Perciò la conoscenza di Dio nel regno della contingenza non produce la forma delle cose. Al contrario, è purificata dal passato, dal presente e dal futuro. È identica alla realtà delle cose, ma non è la causa del loro verificarsi.
Allo stesso modo, la registrazione e la menzione di una cosa nel Libro non diventa la causa della sua esistenza. I Profeti sapevano, per ispirazione divina, quello che sarebbe successo. Per esempio, sapevano per ispirazione divina che Cristo sarebbe stato martirizzato e lo annunciarono. Ora la loro conoscenza e il loro annuncio furono la causa del martirio di Cristo? No, questa conoscenza era una perfezione dei Profeti e non causò il martirio.
I matematici sanno, grazie a calcoli astronomici, che a un certo momento si produrrà un’eclisse di luna o di sole. Sicuramente questa scoperta non provoca l’eclisse. Questa, naturalmente, è soltanto un’analogia e non un’imma-gine precisa.
PARTE IIISappiate che, in termini generali, vi sono cinque divisioni dello spirito. Primo, lo spirito vegetale: è il potere che deriva dalla combinazione degli elementi e dalla mescolanza delle sostanze per decreto del Dio Supremo e per influenza, effetto e connessione di altre esistenze. Quando quelle sostanze e quegli elementi si separano l’uno dall’altro, anche il potere della crescita cessa di esistere. Così, per usare un altro paragone, l’elettricità risulta dalla combinazione di elementi e quando quegli elementi si separano, l’energia elettrica va dispersa e perduta. Questo è lo spirito vegetale.
Viene poi lo spirito animale, che deriva anch’esso dalla combinazione e dalla mescolanza di vari elementi. Ma questa combinazione è più completa e, per volontà di Dio Onnipotente, si ottiene una perfetta mescolanza e si produce lo spirito animale o in altri termini la facoltà dei sensi. Essa percepisce la realtà delle cose da ciò che può essere visto, udito, mangiato, toccato e annusato. Naturalmente anche questo spirito scompare con la dissoluzione e la decomposizione degli elementi combinati. È come questa lampada che vedete. Quando finisce l’olio o si consuma lo stoppino, anche la luce finisce e si perde.
Lo spirito umano può essere paragonalo al dono del sole che risplende su uno specchio. Il corpo umano, composto di elementi, è combinato e amalgamato nella forma più perfetta, è la più solida costruzione, la combinazione più nobile, l’esistenza più perfetta. Esso cresce e si sviluppa grazie allo spirito animale. Questo corpo perfetto può essere paragonato a uno specchio e lo spirito umano al sole. Tuttavia, se lo specchio si rompe, il dono del sole permane. Se lo specchio si rompe o cessa di esistere, nessun male accade al dono del sole che è eterno. Questo spirito ha il potere di fare scoperte. Circonda tutte le cose. Tutti questi segni meravigliosi, le scoperte scientifiche, le grandi imprese e gli eventi di importanza storica che conoscete, sono dovuti allo spirito umano. Grazie a un potere spirituale, esso le ha trasportate dal regno dell’invisibile e dell’occulto al piano visibile. Così, l’uomo è sulla terra, eppure fa scoperte nel cielo. Partendo da realtà conosciute, cioè da cose note e visibili, egli scopre cose sconosciute. Per esempio, l’uomo si trova in questo emisfero ma, come Colombo, mediante il potere della ragione, scopre un altro emisfero fino ad allora sconosciuto – l’America. Il suo corpo pesa, ma con l’aiuto di veicoli da lui inventati è capace di volare. È lento negli spostamenti, ma grazie a veicoli da lui inventati viaggia con grande rapidità da oriente a occidente. In breve, questo potere abbraccia tutte le cose.
Ma lo spirito umano ha due aspetti: uno divino e uno satanico, cioè esso è capace della massima perfezione o della massima imperfezione. Se acquisisce virtù, è il più nobile degli esseri esistenti, se acquisisce vizi, diventa l’essere più abietto.
Il quarto grado dello spirito è lo spirito celestiale, lo spirito della fede e il dono di Dio. Esso proviene dal soffio dello Spirito Santo e grazie al potere divino diventa causa di vita eterna. È il potere che rende celestiale l’uomo terreno e perfetto l’uomo imperfetto. Rende puro l’impuro ed eloquente il taciturno. Purifica e santifica coloro che sono stati imprigionati dai desideri carnali. Rende saggi gli ignoranti.
Il quinto spirito è lo Spirito Santo. Questo Spirito Santo è il mediatore fra Dio e le Sue creature. È come uno specchio posto davanti al sole. Come uno specchio terso riceve luce dal sole e ne trasmette il dono ad altri, così lo Spirito Santo è il mediatore della Santa Luce del Sole della Realtà, che esso trasmette alle realtà santificate. Esso è adorno di tutte le perfezioni divine. Ogni qual volta appare, il mondo si rinnova e ha inizio un nuovo ciclo. Il corpo del mondo dell’umanità indossa una nuova veste. Può essere paragonato alla primavera. Al suo arrivo, il mondo passa da una condizione a un’altra. Con l’avvento della primavera, la nera terra, i campi e i deserti, verdeggiano e fioriscono, cresce ogni sorta di fiori e di erbe profumate. Gli alberi hanno nuova vita, nuovi frutti appaiono e ha inizio un nuovo ciclo. L’apparizione dello Spirito Santo è proprio così. Ogni volta che appare, rinnova il mondo dell’umanità e conferisce un nuovo spirito alle realtà umane. Adorna il mondo dell’esistenza di mirabili vesti, dissipa l’oscurità dell’ignoranza e irradia la luce delle perfezioni. Cristo ha rinnovato questo ciclo col Suo potere. La primavera celestiale ha steso la sua tenda nel mondo dell’umanità con massima freschezza e dolcezza e brezze vivificanti hanno deliziato le narici degli illuminati.
Allo stesso modo, l’apparizione di Bahá’u’lláh è stata come una nuova primavera che apparve con le sante brezze, con le schiere della vita eterna e con poteri celestiali. Ha posto il Trono del Regno divino nel centro del mondo e, grazie al potere dello Spirito Santo, ha vivificato le anime e inaugurato un nuovo ciclo.
XXXVIIDomanda: Qual è il legame fra la Realtà della Divinità e i regali luoghi delle Albe e degli Orienti divini?
Risposta: Sappi che la Realtà della Divinità o la sostanza dell’Essenza dell’Unicità è pura santità e divinità assoluta, cioè è santificata e scevra da ogni lode. In confronto con questo stadio, tutti gli attributi supremi dei gradi dell’esistenza sono pura immaginazione. L’Essenza divina è invisibile, incomprensibile, inaccessibile, pura essenzialità che non può essere descritta, perché circonda tutte le cose. In verità ciò che circonda è più grande di ciò che è circondato e ciò che è circondato non può contenere ciò da cui è circondato, né comprenderne la realtà. Per quanto progredisca, raggiunga pure il grado ultimo dell’intendimento, il limite della comprensione, la mente non vede i segni e gli attributi divini nel mondo di Dio, ma in quello della creazione, perché l’essenza e gli attributi del Signore dell’Unità sono sulle vette della santità e per le menti e per la comprensione non c’è modo di avvicinarsi a quella posizione. «La via è chiusa ed è proibito cercarla».
È evidente che la comprensione umana è una qualità dell’esistenza dell’uomo e che l’uomo è un segno di Dio. Come può una qualità del segno comprendere il creatore del segno? Cioè, come può la comprensione, che è una qualità dell’esistenza dell’uomo, comprendere Dio? Perciò la Realtà della Divinità è nascosta alla comprensione e celata alla mente degli uomini. È assolutamente impossibile ascendere a quel piano. Vediamo che tutto ciò che è inferiore è incapace di comprendere la realtà di ciò che è superiore. Così la pietra, la terra, l’albero, per quanto si evolvano, non possono comprendere la realtà dell’uomo e immaginare che cosa siano i poteri della vista, dell’udito e degli altri sensi, sebbene siano tutti ugualmente creati. Perciò, come può l’uomo, la creatura, comprendere la realtà della pura Essenza del Creatore? Questo piano è inavvicinabile alla comprensione. Nessuna spiegazione basta a spiegarlo e non c’è potere che possa indicarlo. Che cosa ha a che fare un atomo di polvere con il mondo della purezza e che rapporto c’è fra la mente limitata e il mondo infinito? Le menti sono incapaci di comprendere Dio e le anime si smarriscono nel tentativo di spiegarLo. «Non L’afferrano gli sguardi ed Egli tutti gli sguardi afferra. È di sguardo sottile e di tutto ha notizia».1
Di conseguenza, riguardo a questo piano dell’esi-stenza, ogni affermazione e spiegazione è manchevole, ogni lode e descrizione è indegna, ogni concezione è vana e ogni meditazione futile. Ma per questa Essenza delle essenze, per questa Verità delle verità, per questo Mistero dei misteri vi sono riflessi, aurore, apparizioni e splendori nel mondo dell’esistenza. I luoghi dell’alba di questi splendori, i punti di questi riflessi e l’apparizione di queste manifestazioni sono le Sante Albe, le Realtà Universali e gli Esseri Divini, Che sono i veri specchi dell’Essenza santificata di Dio. Tutte le perfezioni, i doni, gli splendori provenienti da Dio sono visibili ed evidenti nella Realtà delle sante Manifestazioni, come il sole che risplende in un chiaro specchio levigato con tutte le sue perfezioni e i suoi doni. Se si dicesse che gli specchi sono le manifestazioni del sole e gli orienti dell’astro sorgente, ciò non significherebbe che il sole è disceso dalle vette della sua santità e si è incorporato nello specchio, né che la Realtà Illimitata è limitata a questo luogo di apparizione. Dio non voglia! Questa è la credenza dei seguaci dell’an-tropomorfismo. No, tutte le lodi, le descrizioni e le esaltazioni si riferiscono alle sante Manifestazioni, cioè, tutte le descrizioni, le qualità, i nomi e gli attributi che menzioniamo si riferiscono alle Manifestazioni divine. Ma poiché nessuno ha raggiunto la realtà dell’Essenza della Divinità, nessuno è capace di descriverla, spiegarla, lodarla o glorificarla. Perciò tutto ciò che la realtà umana conosce, scopre e comprende dei nomi, degli attributi e delle perfezioni di Dio si riferisce a queste sante Manifestazioni. Non v’è altro accesso: «La via è chiusa ed è proibito cercarla».
Ciò nonostante, parliamo dei nomi e degli attributi della Realtà Divina, la lodiamo e le ascriviamo vista, udito, forza, vita e conoscenza. Non menzioniamo questi nomi e attributi per dimostrare le perfezioni di Dio, ma per negare che Egli sia capace di imperfezioni. Quando guardiamo il mondo dell’esistenza, vediamo che l’igno-ranza è imperfezione e la conoscenza è perfezione. Perciò diciamo che la santificata Essenza di Dio è saggezza. La debolezza è imperfezione e la forza perfezione. Di conseguenza diciamo che la santificata Essenza di Dio è il culmine della potenza. Non possiamo comprendere il Suo sapere, la Sua vista, la Sua forza e la Sua vita, perché esse trascendono la nostra comprensione, perché i nomi e gli attributi essenziali di Dio sono identici alla Sua Essenza e la Sua Essenza è al di sopra di ogni comprensione. Se gli attributi non fossero identici all’Essenza, ci sarebbe anche una molteplicità di preesistenze e ci sarebbero anche differenze fra gli attributi e l’Essenza. Ma poiché la Preesistenza è necessaria, la successione delle preesistenze diverrebbe infinita. Il che è un evidente errore.
Di conseguenza, tutti questi attributi, questi nomi e queste lodi si riferiscono ai Luoghi della Manifestazione e tutto quello che immaginiamo e supponiamo al di là di esse è pura immaginazione, perché non abbiamo mezzi per comprendere ciò che è invisibile e inaccessibile. Ecco perché è stato detto: «Tutto quello che avete distinto con l’illusione dell’immaginazione nelle vostre sottili immagini mentali non è che una creazione come voi e a voi ritorna».2 È chiaro che se vogliamo immaginare la Realtà della Divinità, questa immaginazione è ciò che è circondato e noi siamo ciò che circonda. Ed è certo che ciò che circonda è più grande di quanto è circondato. Da questo appare certo ed evidente che, se immaginiamo una Realtà Divina al di fuori delle sante Manifestazioni, è pura immaginazione; perché non c’è via per raggiungere la Realtà Divina che non ci sia preclusa e tutto quello che immaginiamo è mera supposizione.
Perciò pensate che diversi popoli del mondo girano attorno a immaginazioni e adorano idoli di pensieri e congetture. Ma non lo sanno e considerano le loro immaginazioni alla stregua della Realtà, che è invece estranea ad ogni comprensione e purificata da ogni descrizione. Considerano se stessi il popolo dell’Unità e gli altri popoli adoratori di idoli. Ma gli idoli almeno hanno un’esistenza minerale, mentre gli idoli del pensiero e dell’immagi-nazione umana non sono altro che fantasie, non hanno nemmeno un’esistenza minerale. «Prendete esempio, o voi che avete occhi a guardare!»3
Sappiate che gli attributi della perfezione, lo splendore dei doni divini e le luci dell’ispirazione sono visibili ed evidenti in tutte le sante Manifestazioni. Ma la gloriosa Parola di Dio, Cristo, e il Più Grande Nome, Bahá’u’lláh, sono manifestazioni ed evidenze al là dell’immagina-zione; perché possiedono tutte le perfezioni delle Manifestazioni precedenti e, inoltre, possiedono alcune perfezioni che rendono le altre Manifestazioni dipendenti da loro. Così tutti i Profeti di Israele furono centri di ispirazione. Anche Cristo ricevette un’ispirazione; ma quale differenza fra l’ispirazione della Parola di Dio e le rivelazioni di Isaia, Geremia ed Elia!
Riflettete, la luce è l’espressione delle vibrazioni del-l’etere, i nervi dell’occhio sono toccati da queste vibrazioni e si produce la vista. La luce della lampada esiste per la vibrazione dell’etere e altrettanto avviene per quella del sole; ma quale differenza fra la luce del sole e quella delle stelle o della lampada!
Lo spirito dell’uomo appare e si manifesta nello stato embrionale e anche in quello dell’infanzia e della maturità ed è risplendente ed evidente nella condizione della perfezione. Lo spirito è uno, ma nello stato embrionale il potere della vista e dell’udito mancano. Nello stato della maturità e della perfezione esso appare in pieno splendore e nella massima lucentezza. Allo stesso modo il seme al-l’inizio diviene foglia ed è il luogo in cui appare lo spirito vegetale. Nella condizione di frutto si manifesta lo stesso spirito, cioè appare la capacità di crescita nella massima perfezione. Ma quale differenza fra la condizione della foglia e quella del frutto! Dal frutto appaiono centomila foglie, sebbene tutte crescano e si sviluppino grazie allo stesso spirito vegetale. Notate la differenza fra le virtù e le perfezioni di Cristo, gli splendori e la lucentezza di Bahá’u’lláh e le virtù dei Profeti di Israele come Ezechiele o Samuele. Erano tutti manifestazioni dell’ispirazione, ma fra loro c’è un’infinita differenza. Saluti!
XXXVIIISappi che le sante Manifestazioni, sebbene abbiano infiniti gradi di perfezioni, pure, in generale, hanno solo tre condizioni. La prima condizione è quella fisica; la seconda è quella umana, cioè quella dell’anima razionale, la terza condizione è quella dell’apparizione divina e dello splendore celestiale.
La condizione fisica è fenomenica. È costituita di elementi e necessariamente ogni cosa composta è soggetta a decomposizione. È impossibile che una composizione non si disintegri.
La seconda è la condizione dell’anima razionale, che è la realtà umana. Anche questa è fenomenica e le sante Manifestazioni la condividono con tutta l’umanità.
Sappiate che, pur essendo esistita sulla terra per lunghe ère ed epoche, l’anima umana è fenomenica.4 Ma essendo un segno divino, una volta entrata nell’esistenza, è eterna. Lo spirito dell’uomo ha un inizio, ma non ha fine, permane in eterno. Allo stesso modo, le specie esistenti sulla terra sono fenomeniche; perché è assodato che un tempo queste specie non esistevano sulla faccia della terra. Inoltre, la terra non è sempre esistita, ma il mondo dell’esistenza è sempre esistito, perché l’universo non è limitato a questo globo terrestre. Ciò significa che, pur essendo fenomeniche, nondimeno le anime umane sono immortali, eterne e perpetue, perché il mondo delle cose è il mondo dell’imperfezione in confronto con quello dell’uomo e il mondo dell’uomo è il mondo della perfezione in confronto con quello delle cose. Raggiunto il grado della perfezione, le imperfezioni diventano eterne.5 Questo è un esempio di cui dovete comprendere il significato.
La terza condizione è quella dell’apparizione divina e dello splendore celestiale; è la Parola di Dio, il Dono Eterno, lo Spirito Santo. Essa non ha né inizio né fine, perché queste cose sono in relazione con il mondo delle contingenze e non con il mondo divino. Per Dio la fine è uguale al principio. Così il calcolo dei giorni, delle settimane, dei mesi e degli anni, di ieri e di oggi, è legato al globo terrestre, ma nel sole non esiste – non ci sono né ieri, né oggi, né domani e neppure mesi o anni – tutto è uguale. Allo stesso modo la Parola di Dio è purificata da tutte queste condizioni ed è esente dai confini, dalle leggi e dai limiti del mondo contingente. Perciò la realtà dello stato profetico, che è la Parola di Dio e la condizione perfetta della manifestazione, non ha avuto inizio e non avrà fine. Il suo sorgere è diverso da tutti gli altri ed è simile a quello del sole. Per esempio, la sua alba nel segno di Cristo avvenne nel massimo splendore e radiosità ed è eterna e senza fine. Guardate quanti re vittoriosi, quanti uomini di stato e quanti principi, potenti organizzatori sono esistiti. Tutti scomparsi, mentre le brezze di Cristo soffiano ancora, la Sua luce brilla, la Sua melodia risuona, il Suo stendardo sventola, i Suoi eserciti combattono, la Sua voce celestiale è ancora dolce e melodiosa, le Sue nuvole versano ancora gemme, il Suo lampo è ancora abbagliante, il Suo riflesso è ancora chiaro e brillante, il Suo splendore ancora radioso e luminoso e altrettanto dicasi per le anime che sono sotto la Sua protezione e brillano della Sua luce.
È quindi evidente che le Manifestazioni possiedono tre condizioni: la condizione fisica, la condizione dell’anima razionale e la condizione dell’apparizione divina e dello splendore celestiale. La condizione fisica si decompone certamente, ma la condizione dell’anima razionale, pur avendo un principio, non ha fine, è dotata di vita eterna. Ma la Santa Realtà, di cui Cristo dice: «Il Padre è nel Figlio»,6 non ha né inizio né fine. Quando si parla di inizio, si indica lo stato della manifestazione e, simbolicamente, la condizione del silenzio è paragonata al sonno. Per esempio, un uomo dorme. Quando incomincia a parlare, è sveglio, ma, dorma o sia sveglio, è sempre la stessa persona, non si è prodotta nessuna differenza nella sua condizione, nella sua elevazione, nella sua gloria, nella sua realtà o nella sua natura. Lo stato del silenzio è paragonato al sonno e quello della manifestazione alla veglia. Dorma o sia sveglio, un uomo è lo stesso uomo. Il sonno è uno stato e la veglia è un altro stato. Il tempo del silenzio è paragonato al sonno e la manifestazione e la guida sono paragonati alla veglia.
Nel Vangelo è detto: «Nel principio la Parola era, e la Parola era presso Dio».7 Da ciò è evidente e chiaro che Cristo non raggiunse lo stato messianico e le sue perfezioni soltanto all’epoca del battesimo, quando lo Spirito Santo discese su di Lui in forma di colomba. Anzi, la Parola di Dio è stato per tutta l’eternità e sarà sempre nella sublimità della santificazione.
XXXIXAbbiamo detto che le Manifestazioni hanno tre condizioni. Prima, la realtà fisica, che dipende dal corpo, seconda, la realtà individuale, cioè l’anima razionale, terza, l’apparizione divina, cioè le perfezioni divine, causa della vita dell’esistenza, dell’educazione delle anime, della guida delle genti e dell’illuminazione del mondo contingente.
La condizione fisica è lo stato umano che perisce, in quanto è composto di elementi e tutto ciò che è composto di elementi deve necessariamente decomporsi e disperdersi.
Ma la realtà individuale delle Manifestazioni di Dio è una realtà divina e perciò è santificata e, per quanto riguarda la sua natura e la sua qualità, è distinta da tutte le altre cose. È come il sole che produce luce per natura essenziale e non può essere paragonato alla luna, come le particelle che costituiscono il globo del sole e non possono essere paragonate a quelle che costituiscono la luna. Le particelle e l’organizzazione del sole producono raggi, ma le particelle che compongono la luna non producono raggi, bensì hanno bisogno di ricevere luce. Cosi le altre realtà umane sono quelle anime che prendono luce dal sole come la luna, ma quella santa Realtà è luminosa di per Se stessa.
La terza condizione di quell’Essere8 è il Dono divino, lo splendore della Bellezza preesistente e la radiosità della luce dell’Onnipotente. Le realtà individuali delle Manifestazioni divine non sono separate dal Dono di Dio e dallo Splendore sovrano. Allo stesso modo il disco del sole non è separato dalla luce. Perciò si può dire che l’ascensione della Santa Manifestazione è semplicemente l’abbandono della forma costituita di elementi. Per esempio, se una lampada illumina questa nicchia e la sua luce cessa di farlo perché la nicchia va distrutta, il dono della lampada non cessa. In breve, nelle sante Manifestazioni il Dono preesistente è come la luce, l’individualità è rappresentata dal globo di vetro e il corpo umano è come la nicchia. Se la nicchia va distrutta, la lampada continua ad ardere. Le Manifestazioni divine sono tanti specchi diversi, in quanto hanno individualità particolari, ma quello che si riflette negli specchi è un unico sole. È evidente che la realtà di Cristo è diversa da quella di Mosè.
In verità la Santa Realtà9 è conscia del segreto dell’esistenza fin dal principio e fin dall’infanzia appaiono e sono visibili in lui segni di grandezza. Perciò com’è possibile che con tutti questi doni e perfezioni egli non abbia coscienza?
Abbiamo detto che le sante Manifestazioni hanno tre condizioni. La condizione fisica, la realtà individuale e il centro dell’apparizione delle perfezioni: è come il sole, il calore e la luce. Le altre persone possiedono il piano fisico e il piano dell’anima razionale – lo spirito e la mente.10 Così il detto: «ero addormentato e le brezze divine furono alitate su di Me e Mi svegliai» è simile alle parole di Cristo: «Il corpo è triste, ma lo spirito è felice»11 o ancora: «Sono afflitto» o «sono tranquillo» o «sono turbato». Queste parole si riferiscono alla condizione fisica e non hanno connessione con la realtà individuale o con la manifestazione della Realtà divina. Considerate quante migliaia di vicissitudini possono accadere al corpo dell’uomo, ma lo spirito non ne è toccato. Può anche accadere che alcune membra del corpo siano paralizzate, ma l’essenza della mente permane ed è eterna. Mille incidenti possono accadere alla veste, ma per colui che l’indossa non c’è pericolo. Queste parole dette da Bahá’u’lláh: «Ero addormentato e la brezza passò su di me e mi svegliò», si riferiscono al corpo.
Nel mondo di Dio non esistono passato, futuro, presente, è tutto lo stesso. Così quando Cristo disse: «Nel principio era la Parola»,12 significa che esso era, è e sarà, perché nel mondo di Dio non esiste il tempo. Il tempo ha potere sulle creature, ma non su Dio. Per esempio, nella preghiera Cristo dice: «Sia santificato il Tuo nome» e il significato è: Il Tuo nome era, è e sarà santificato.13 Mattino, mezzogiorno e sera sono relativi a questa terra, ma nel sole non esistono né mattino, né mezzogiorno, né sera.
XLDomanda: Uno dei poteri posseduti dalle Manifestazioni divine è la conoscenza. Quali sono i suoi limiti?
Risposta: La conoscenza è di due specie: soggettiva e oggettiva. Esistono, cioè, una conoscenza intuitiva e una conoscenza derivata dalla percezione.
La conoscenza delle cose universalmente posseduta dagli uomini è conseguita per mezzo della riflessione o dell’evidenza: la concezione di un oggetto si forma cioè o per la forza della mente oppure vedendo un oggetto, la cui forma si riproduce nello specchio del cuore. L’ambito di questa conoscenza è molto limitato, perché dipende dallo sforzo e dal conseguimento.
Ma la seconda specie di conoscenza, che è la conoscenza dell’essere, è intuitiva. Essa è simile alla cognizione e alla consapevolezza che l’uomo ha di se stesso.
Per esempio, la mente e lo spirito dell’uomo sono coscienti delle condizioni e dello stato delle membra e delle parti che compongono il corpo e sono pure coscienti di tutte le sensazioni fisiche. Analogamente essi sono a conoscenza anche del loro potere, delle loro sensazioni e delle loro condizioni spirituali. Questa è la conoscenza dell’essere, che l’uomo comprende e percepisce, perché lo spirito circonda il corpo ed è conscio delle sue sensazioni e dei suoi poteri. Questa conoscenza non è il prodotto di uno sforzo o dello studio. È una cosa esistente, un dono assoluto.
Poiché circondano l’essenza e le qualità delle creature, le Realtà Santificate, le supreme Manifestazioni di Dio, trascendono e contengono le realtà esistenti e comprendono tutte le cose; perciò la loro conoscenza è una conoscenza divina e non acquisita, cioè, è un dono santo, una rivelazione divina.
Menzioneremo un esempio espressamente per chiarire questo tema. L’essere più nobile sulla terra è l’uomo. Egli comprende i mondi animale, vegetale, minerale, cioè queste condizioni sono contenute in lui a tal punto che egli è possessore di queste condizioni e di questi stati. Egli è conscio dei loro misteri e dei segreti della loro esistenza. Questo è soltanto un esempio e non un’analogia. In breve, le supreme Manifestazioni di Dio sono consapevoli della realtà dei misteri degli esseri. Perciò essi promulgano leggi opportune e adatte alla condizione del mondo del-l’uomo, perché la religione è la connessione essenziale che procede dalle realtà delle cose. Se non fosse cosciente delle realtà degli esseri, la Manifestazione, cioè il Santo Legislatore, non potrebbe comprendere la connessione essenziale che procede dalle realtà delle cose e non potrebbe certamente fondare una religione conforme ai fatti e adatta alle condizioni. I Profeti di Dio, le supreme Manifestazioni, sono come bravi medici e il mondo contingente è come il corpo umano: le leggi divine sono il suo rimedio e la sua terapia. Di conseguenza, il medico deve conoscere tutte le membra, gli organi e la costituzione e lo stato dal paziente ed esserne consapevole, per poter prescrivere una medicina benefica contro il violento veleno della malattia. In realtà il dottore deduce dalla malattia il rimedio adatto al paziente, perché prima formula la diagnosi della malattia e poi prescrive il rimedio dell’affe-zione. Finché la malattia non è identificata, come possono essere prescritti il rimedio e il trattamento? Per poter prescrivere una medicina adatta, il dottore deve dunque avere una profonda conoscenza della costituzione, delle membra, degli organi e dello stato del paziente ed essere a conoscenza di tutte le malattie e di tutti i rimedi.
La Religione è dunque la connessione necessaria che emana dalla realtà delle cose e le supreme Manifestazioni di Dio, essendo a conoscenza dei misteri degli esseri, comprendono questa connessione essenziale e, in base a questa conoscenza, istituiscono la Legge di Dio.
XLIDomanda: Qual’è la vera spiegazione dei cicli che si susseguono nel mondo dell’esistenza?
Risposta: Ciascuno dei corpi luminosi di questo firmamento illimitato ha un ciclo di rivoluzione di diversa durata, ciascuno ruota nella propria orbita e dà inizio a un nuovo ciclo. Così la terra completa una rivoluzione ogni trecentosessantacinque giorni, cinque ore, quarantotto minuti e rotti, dopo di che ha inizio un nuovo ciclo, cioè, il precedente ciclo si rinnova. Allo stesso modo, per l’intero universo, sia nei cieli sia fra gli uomini, vi sono cicli di grandi eventi, di fatti e avvenimenti importanti. Quando un ciclo finisce, ne incomincia uno nuovo e quello vecchio, in seguito a grandi eventi che accadono, è completamente dimenticato e non ne resta traccia o testimonianza. Come vedete, non abbiamo testimonianze di ventimila anni fa, sebbene, come abbiamo già dimostrato, la vita su questa terra sia molto antica. Essa non ha centomila o duecentomila, o un milione o due milioni di anni. È molto più antica e le antiche testimonianze e tracce sono totalmente cancellate.
Allo stesso modo, ciascuna delle Manifestazioni divine ha un ciclo e durante il ciclo prevalgono e si applicano le Sue leggi e i Suoi comandamenti. Quando il ciclo si completa con l’apparizione di una nuova Manifestazione, ha inizio un nuovo ciclo. Così i cicli incominciano, finiscono e si rinnovano, finché non si completa nel mondo un ciclo universale, quando hanno luogo importanti eventi e grandi accadimenti che cancellano completamente ogni traccia e ogni testimonianza del passato. Allora incomincia nel mondo un nuovo ciclo universale, perché questo universo non ha principio. Abbiamo già esposto prove ed evidenze su questo tema. Non occorre ripetersi.
In breve, affermiamo che un ciclo universale nel mondo dell’esistenza costituisce un lungo periodo di tempo e comprende innumerevoli e incalcolabili periodi ed epoche. In questo ciclo le Manifestazioni risplendono nel regno del visibile, finché una grande Manifestazione universale fa del mondo il centro della sua radiosità. La Sua apparizione fa sì che il mondo raggiunga la maturità e l’estensione del Suo ciclo è molto grande. In seguito altre Manifestazioni sorgono sotto la Sua ombra ed Esse, pur rimanendo sotto la Sua ombra, rinnovano alcuni comandamenti riguardanti affari e questioni materiali, secondo le necessità dei tempi.
Oggi ci troviamo nel ciclo che ha avuto inizio con Adamo e la sua suprema Manifestazione è Bahá’u’lláh.
XLIIDomanda: Qual è il grado del potere e delle perfezioni dei Troni della Realtà, le Manifestazioni di Dio e qual è il limite della loro influenza?
Risposta: Considerate il mondo dell’esistenza, cioè il mondo delle cose materiali. Il sistema solare è buio e tenebroso, il sole è il centro della luce e tutti i pianeti del sistema ruotano attorno al suo potere e beneficiano del suo dono. Il sole è la causa della vita e dell’illuminazione e lo strumento della crescita e dello sviluppo di tutti gli esseri del sistema solare, perché senza il dono del sole non esisterebbe alcun essere vivente, tutto sarebbe buio e distrutto. Appare perciò chiaro ed evidente che il sole è il centro della luce e la causa della vita degli esseri del sistema solare.
Allo stesso modo, le sante Manifestazioni di Dio sono i centri della Luce della Realtà, della sorgente dei Misteri e dei doni dell’amore. Essi risplendono nel mondo del cuore e dei pensieri e diffondono grazie eterne sul mondo degli spiriti. Donano la vita spirituale e brillano della luce delle realtà e dei significati. L’illuminazione del mondo del pensiero proviene da questi centri di luce, da queste sorgenti di misteri. Senza il dono dello splendore e le istruzioni di questi Santi Esseri, il mondo delle anime e dei pensieri sarebbe tenebra oscura. Senza gli insegnamenti irrefutabili di queste sorgenti di misteri, il mondo umano diverrebbe il pasto di appetiti e qualità animali, l’esistenza di ogni cosa sarebbe irreale e non vi sarebbe vera vita. Ecco perché è detto nel Vangelo: «nel principio era la Parola», per significare che la Parola divenne la causa di ogni vita.14
Considerate ora l’influenza del sole sugli esseri terreni e quali segni e risultati appaiano evidenti e chiari dal fatto che esso sia vicino o lontano, che sorga o tramonti. Una volta è autunno, un’altra primavera, poi estate o ancora inverno. Quando il sole oltrepassa la linea dell’Equatore, la primavera vivificante si manifesta nel suo splendore e quando è al solstizio d’estate, i frutti raggiungono la massima perfezione, piante e cereali danno i loro prodotti e gli esseri terreni raggiungono il massimo della crescita e dello sviluppo.
Allo stesso modo, quando la santa Manifestazione di Dio, che è il sole del mondo della Sua creazione, brilla sui mondi dello spirito, dei pensieri e dei cuori, allora appaiono la primavera spirituale e una nuova vita, diventa visibile il potere del meraviglioso tempo della primavera e ne appaiono splendidi benefici. Come avete osservato, al tempo dell’apparizione di ogni Manifestazione di Dio avvengono progressi straordinari nel mondo dell’intelletto, del pensiero e dello spirito. Per esempio, guardate quale sviluppo è stato conseguito nel mondo dell’intelletto e del pensiero in questa èra divina ed è solo l’inizio dell’aurora. Fra non molto vedrete che nuovi doni e insegnamenti divini illumineranno questo mondo oscuro, trasformando queste tristi regioni nel paradiso dell’Eden.
Occorrerebbe troppo tempo per spiegare i segni e i doni di ciascuna delle sante Manifestazioni. Pensate e riflettete e giungerete alla verità su questo tema.
XLIIIRisposta: Da un punto di vista universale, i Profeti sono di due specie. Gli uni sono i Profeti indipendenti Che hanno seguaci, gli altri sono i Profeti che non sono indipendenti e che sono essi stessi seguaci.
I Profeti indipendenti sono legislatori e fondatori di un nuovo ciclo. Con la Loro apparizione il mondo indossa una nuova veste, si stabiliscono le basi della religione ed è rivelato un nuovo libro. Essi ricevono il dono della Realtà della Divinità senza alcun intermediario e la Loro illuminazione è essenziale. Essi sono come il sole che è luminoso di per se stesso, la luce è una sua necessità essenziale, non la riceve da nessun’altra stella. Queste Albe del mattino dell’Unità sono sorgenti del dono e specchi del-l’Essenza della Realtà.
Gli altri Profeti sono seguaci e promotori, perché sono diramazioni e non sono indipendenti. Essi ricevono il dono dei Profeti indipendenti e si giovano della luce della Guida dei Profeti universali. Sono come la luna, che non è luminosa e radiosa in se stessa, ma riceve luce dal sole.
Le Manifestazioni dello Stato Profetico universale che apparvero indipendentemente sono, per esempio, Abramo, Mosè, Cristo, Maometto, il Báb, Bahá’u’lláh. Ma gli altri che furono seguaci e promotori sono come Salomone, Davide, Isaia, Geremia ed Ezechiele. Essendo fondatori, i Profeti indipendenti fondano una nuova religione e fanno degli uomini creature nuove. Essi cambiano la morale generale, promuovono nuove norme e costumi, rinnovano il ciclo e la Legge. La loro apparizione è come la stagione primaverile, che riveste tutte le creature terrene di nuovi abiti e dà loro una nuova vita.
Quanto al secondo tipo di Profeti che sono seguaci, anche loro promuovono la Legge di Dio, fanno conoscere la Religione di Dio e proclamano la Sua parola. Ma in se stessi non hanno né forza né potere, tranne quello che ricevono dai Profeti indipendenti.
Domanda: A quale categoria appartengono Buddha e Confucio?
Risposta: Anche Buddha fondò una nuova religione e Confucio rinnovò la morale e antiche virtù, ma le loro istituzioni sono andate completamente distrutte. Le credenze e i riti dei buddhisti e dei confuciani non hanno continuato secondo i loro insegnamenti fondamentali. Il fondatore del Buddhismo era un’anima meravigliosa. Egli stabili l’Unicità di Dio, ma in seguito i principi originali delle Sue dottrine scomparvero gradualmente e apparvero e si diffusero costumi e cerimoniali ignoranti finché, alla fine, giunsero al culto di statue e immagini.
Considerate ora: Cristo ripeté spesso che i dieci comandamenti del Pentateuco dovevano essere rispettati e insistette sul fatto che dovevano essere preservati. Tra i dieci comandamenti ce n’è uno che dice: «Non adorare immagine alcuna».15 Attualmente in alcune chiese cristiane esistono dipinti e immagini. È quindi evidente che la Religione di Dio non mantiene i principi originari fra le genti, ma è gradualmente cambiata e alterata fino ad essere completamente distrutta e annullata. È per questo che la manifestazione si rinnova ed è fondata una nuova religione. Ma se le religioni non cambiassero né si alterassero, non ci sarebbe alcun bisogno di rinnovamento.
In principio l’albero esisteva in tutta la sua bellezza, carico di germogli e di frutti, ma alla fine invecchiò, divenne sterile, appassì e si esaurì. Ecco perché il vero Giardiniere ripianta un giovane, incomparabile albero della stessa specie, che cresce e si sviluppa giorno per giorno, getta un’ampia ombra nel giardino divino e produce meravigliosi frutti. Accade così alle religioni. Col passare del tempo le fondamenta originarie cambiano, la verità della Religione di Dio scompare completamente e non ne rimane lo spirito. Appaiono le eresie, la fede diventa un corpo esanime. Questa è la ragione per cui è rinnovata.
Ora i buddhisti e i confuciani adorano immagini e statue. Ignorano completamente l’Unicità di Dio e credono in dèi immaginari, come gli antichi greci. Ma all’inizio non era così, c’erano principi diversi e diversi ordinamenti.
Ancora, considerate quanta parte dei principi della religione di Cristo sia stata dimenticata e quante eresie siano apparse. Per esempio, Cristo proibì la vendetta e la trasgressione e ordinò la benevolenza e la misericordia in cambio dell’offesa e del male. Riflettete, ora, quante guerre sanguinose, quante oppressioni, crudeltà, rapacità e stragi vi sono state fra le stesse nazioni cristiane! Molte di queste guerre furono fatte per ordine dei Papi. È quindi evidente che col passare del tempo le religioni cambiano e si modificano completamente. Perciò sono rinnovate.
XLIVDomanda: Nei Libri Sacri vi sono parole di rimprovero e ammonimento rivolte ai Profeti. A chi sono rivolte e per chi è il rimprovero?
Risposta: Tutti i discorsi divini contenenti riprovazione, sebbene apparentemente siano rivolti ai Profeti, sono in realtà diretti alle genti, per una saggezza che è misericordia assoluta, affinché i popoli non si scoraggino e non si perdano d’animo. Sembrano dunque rivolti ai Profeti; ma, sebbene lo siano apparentemente, in realtà non sono rivolti ai Profeti, ma ai popoli.
Inoltre, un re indipendente e potente rappresenta il proprio paese: quello che dice è la voce di tutti e ogni accordo che fa è un accordo per tutti, in quanto i desideri e le aspirazioni di tutti i suoi sudditi sono compresi nei suoi desideri e nelle sue aspirazioni. Allo stesso modo, ogni Profeta è l’espressione di un intero popolo. Così la promessa e il discorso che Dio rivolge a Lui è in effetti rivolto a tutti. Generalmente il discorso di rimprovero e di ammonimento è troppo severo per la gente e le spezzerebbe il cuore. Perciò la perfetta Saggezza usa questa forma di discorso, come è chiaramente dimostrato anche nella Bibbia, dove è detto che i figli di Israele si ribellarono e dissero a Mosè: «Non possiamo combattere contro gli Amalechiti, perché sono potenti, forti e coraggiosi». Dio allora rimproverò Mosè e Aronne, sebbene Mosè desse prova di perfetta obbedienza e non fosse ribelle. Sicuramente il grande Uomo, Che è il mediatore del Dono divino e il latore della Legge, deve necessariamente obbedire ai comandi di Dio. Queste Anime Sante sono come le foglie di un albero, mosse dall’insufflar del vento e non dal proprio desiderio, perché Esse sono attratte dalla brezza dell’Amore di Dio e la Loro volontà è completamente sottomessa. La loro parola è la parola di Dio, il loro comandamento è il comandamento di Dio, la loro proibizione è la proibizione di Dio. Sono come il globo di cristallo che riceve luce dalla lampada. Sebbene la luce sembri emanare dal cristallo, in realtà risplende dalla lampada. Allo stesso modo per i Profeti di Dio, i centri della manifestazione, per Loro moto e riposo provengono dall’ispirazione divina, non dalle passioni umane. Se così non fosse, come potrebbe il Profeta essere degno di fiducia, come potrebbe essere il Messaggero di Dio, il latore dei comandamenti e delle proibizioni di Dio? Tutti i difetti menzionati nei Libri Sacri a proposito delle Manifestazioni si riferiscono a problemi del genere.
Dio sia lodato che siete venuta qui e avete incontrato i servitori di Dio! Avete mai notato in loro altro che la fragranza e il compiacimento di Dio? No davvero. Avete visto con i vostri stessi occhi che si sforzano e si adoperano giorno e notte e che non hanno altro scopo se non l’esaltazione della parola di Dio, l’educazione degli uomini, il miglioramento delle masse, il progresso spirituale, il conseguimento della pace universale, la benevolenza verso tutta l’umanità e la gentilezza verso tutte le nazioni. Sacrificandosi per il bene dell’umanità, sono distaccati dai vantaggi materiali, e lavorano per donare virtù all’umanità.
Ma ritorniamo al nostro tema. Per esempio, nell’Antico Testamento, nel Libro di Isaia, capitolo XLVIII, versetto 12, è detto: «Ascoltami, o Giacobbe, e tu, o Israele, che sei chiamato da Me. Io son Colui che è; Io sono il primo; Io sono anche l’ultimo». È evidente che ciò non significava che Giacobbe era Israele, ma il popolo d’Israele. Così nel Libro di Isaia al capitolo XLIII, versetto 1, è detto: «Ma ora, così ha detto il Signore, tuo Creatore, o Giacobbe, e tuo Formatore, o Israele: Non temere; perciocché Io ti ho riscattato, Io ti ho chiamato per lo tuo nome; tu sei Mio!».
Inoltre, nei Numeri, al capitolo XX, versetto 23: «E il Signore parlò a Mosè e ad Aaronne, al monte di Hor, presso a’ confini del paese di Edom, dicendo: Aronne sarà raccolto a’ suoi popoli; perciocché egli non entrerà nel paese che Io ho donato ai figliuoli d’Israele; conciossiaché voi siate stati ribelli al Mio comandamento all’acqua di Meriba».16 E nel versetto 13: «Quest’è l’acqua di Meriba, della quale i figliuoli d’Israele contesero col Signore; ed Egli fu santificato fra loro».
Osservate: il popolo d’Israele si ribellò, ma apparentemente il rimprovero era rivolto a Mosè e Aronne. Come è detto nel Deuteronomio, capitolo III, versetto 26: «Ma il Signore si era gravemente adirato contro a Me, per cagion vostra; e però non Mi esaudì. E il Signore mi disse: BastiTi; non parlarMi più di questa cosa».
Ora questo discorso e questo rimprovero si riferiscono effettivamente ai figli d’Israele che, per essersi ribellati al comandamento di Dio, furono tenuti a lungo prigionieri nell’arido deserto, sull’altra sponda del Giordano, fino al tempo di Giosuè – salute a 1ui. Questo discorso e questo rimprovero sembravano rivolti a Mosè e Aronne, ma in realtà erano rivolti al popolo d’Israele.
Allo stesso modo nel Corano è detto a Muhammad: «T’abbiam concesso davvero segnalata vittoria, a che Iddio ti perdoni i peccati tuoi passati e presenti».17 Questo discorso, sebbene sembri rivolto a Muhammad, era in realtà per tutto il popolo. Questo modo di esprimersi, come si è già detto, era usato dalla perfetta saggezza di Dio, affinché i cuori della non fossero turbati, ansiosi e tormentati.
Quante volte i Profeti di Dio e le Sue supreme Manifestazioni confessano nelle loro preghiere peccati e colpe! Questo è soltanto per insegnare agli uomini, per incoraggiarli e spronarli all’umiltà e alla mansuetudine e per indurli a confessare peccati e colpe. Infatti queste Anime sante sono pure da ogni peccato, immuni da ogni colpa. Nel Vangelo è detto che un uomo andò da Cristo e lo chiamò «Maestro buono». Cristo rispose: «Perché Mi chiami buono? Niuno è buono, se non un solo, cioè: Iddio».18 Questo non vuol dire – Dio non lo voglia – che Cristo era un peccatore; ma l’intenzione era d’insegnare sottomissione, umiltà, mansuetudine e modestia agli uomini con cui parlava. Questi Santi Esseri sono luce e la luce non si unisce con l’oscurità. Essi sono vita e la vita e la morte non si confondono. Sono la guida e la guida e l’errore non possono convivere. Sono l’essenza dell’obbedienza e l’obbedienza non può coesistere con la ribellione.
Per concludere, i discorsi rivolti in forma di rimprovero che si trovano nei Libri Sacri, pur sembrando rivolti ai Profeti, cioè alle Manifestazioni di Dio, sono in realtà diretti ai popoli. Questo vi apparirà evidente e chiaro quando avrete diligentemente esaminato i Libri Sacri.
Salute a voi.È detto nel sacro versetto: «Colui Che è l’Oriente della Rivelazione19 non ha compagni nella Più Grande Infallibilità. È Lui la Manifestazione di “Egli fa quel che vuole” nel regno del creato. Dio ha riservato questa distinzione al Proprio Essere e non ha assegnato a nessuno una parte di uno stadio così sublime e trascendente».20
Sappi che l’infallibilità è di due specie: infallibilità essenziale e infallibilità acquisita. Così pure esistono una conoscenza essenziale e una conoscenza acquisita e così è per altri nomi e attributi. L’infallibilità essenziale è una dote peculiare della suprema Manifestazione, perché ne è un requisito essenziale e un requisito essenziale non può essere separato dalla cosa stessa. I raggi sono una necessità essenziale del sole e sono inseparabili da esso. La conoscenza è una necessità essenziale di Dio ed è inseparabile da Lui. La forza è una necessità essenziale di Dio ed è inseparabile da Lui. Se potesse esserne separata, Egli non sarebbe Dio. Se i raggi potessero essere separati dal sole, esso non sarebbe il sole. Perciò se s’immagina di separare la Più Grande Infallibilità dalla suprema Manifestazione, non sarebbe più la suprema Manifestazione e le mancherebbero le perfezioni essenziali.
Ma l’infallibilità acquisita non è una necessità naturale. Al contrario, è un raggio del dono dell’infallibilità che dal Sole della Realtà brilla sui cuori e concede una parte di sé alle anime. Sebbene queste anime non abbiano l’infallibilità essenziale, pure esse sono sotto la protezione di Dio. Cioè, Dio le protegge dall’errore. Così molti santi. che non erano orienti della Più Grande Infallibilità furono tuttavia preservati dall’errore sotto l’ombra della protezione e della custodia di Dio; perché erano mediatori di grazia fra Dio e gli uomini. Se Dio non li avesse protetti dall’errore, i loro errori avrebbero tratto in errore le anime dei credenti e le fondamenta della Religione di Dio ne sarebbero state sconvolte, il che non sarebbe stato conveniente né degno di Dio.
Riassumendo, l’infallibilità essenziale appartiene specialmente alle supreme Manifestazioni e l’infallibilità acquisita è concessa a ogni anima santa. Per esempio, la Casa Universale di Giustizia,21 se sarà istituita secondo le condizioni necessarie – con membri eletti da tutti i popoli – quella Casa di Giustizia sarà sotto la protezione e l’in-fallibile guida di Dio. Se essa deciderà, all’unanimità o a maggioranza, su una questione non menzionata nel Libro, le sue decisioni e i suoi ordini saranno protetti da errore. Ora, i membri della Casa di Giustizia non hanno, individualmente, l’infallibilità essenziale; ma il corpo della Casa di Giustizia è sotto la protezione e l’infallibile guida di Dio. Questa si chiama infallibilità conferita.
In breve è detto che «l’Oriente della Rivelazione» è la manifestazione di queste parole: «Egli fa quel che vuole». Questa condizione è peculiare di quell’Essere Santo e nessun altro partecipa a questa perfezione essenziale. Cioè, poiché le Manifestazioni supreme possiedono certamente l’infallibilità essenziale, qualunque cosa emani da Loro è identica alla verità e conforme alla realtà. Essi non sono sotto l’ombra delle leggi precedenti. Qualunque cosa dicano è parola di Dio, qualunque cosa facciano è un’azione giusta. Nessun credente ha il diritto di criticare. L’atteggiamento dei credenti deve essere di assoluta sottomissione, perché la Manifestazione ha perfetta saggezza, cosicché qualunque cosa la Manifestazione dica o faccia è assoluta saggezza ed è in armonia con la realtà.
Chi non comprende il segreto nascosto di uno dei Suoi comandamenti o azioni non deve opporvisi, perché la Manifestazione fa quel che vuole. Quante volte è accaduto che, quando un uomo saggio, perfetto, intelligente ha compiuto un atto, altri, incapaci di comprenderne la saggezza, abbiano sollevato obiezioni e siano rimasti meravigliati che quel saggio avesse detto o fatto quella cosa. Questa opposizione proviene dalla loro ignoranza e la saggezza del saggio è pura ed esente da errore. Allo stesso modo, l’abile dottore, quando cura il paziente, fa quel che vuole e il paziente non ha il diritto di obiettare. Qualunque cosa il dottore dica o faccia è giusta. Tutti dovrebbero considerarlo la manifestazione di queste parole: «Egli fa quel che vuole e comanda quello che desidera». Il dottore userà sicuramente alcune medicine contrarie alle idee di certa gente. Ora, a coloro che non hanno il vantaggio di conoscere la scienza e l’arte medica non è consentita opposizione. No, in nome di Dio! Al contrario, tutti devono essere sottomessi e fare quello che il bravo dottore dice. Perciò, il bravo dottore fa quel che vuole e i pazienti non condividono questo diritto. Prima si deve accertare la bravura del dottore, ma quando la bravura del dottore è stata accertata, egli fa quel che vuole.
Cosi pure, quando il capo dell’esercito non ha rivali nel-l’arte della guerra, in quello che dice e comanda fa quel che vuole. Quando il comandante di una nave è competente nel-l’arte della navigazione, in tutto quello che dice e comanda fa quel che vuole. E poiché il vero educatore è l’Uomo Perfetto, in tutto quello che dice e comanda Egli fa quel che vuole.
In breve; il significato di «Egli fa quel che vuole» è che, se la Manifestazione dice qualcosa, o dà un ordine, o compie un’azione, e i credenti non ne comprendono la saggezza, essi non devono ugualmente opporvisi, neppure col pensiero, né cercare di sapere perché ha detto o fatto la tal cosa. Le altre anime che stanno all’ombra delle supreme Manifestazioni sono sottomesse ai comandamenti della Legge di Dio e non devono deviarne neppure di un capello. Devono uniformare i loro atti e le loro parole alla Legge di Dio. Se deviano dalla Legge, ne saranno ritenute responsabili e saranno riprovate alla presenza di Dio. È certo che esse non partecipano al permesso: «Egli fa quel che vuole», perché questa condizione è peculiare delle supreme Manifestazioni.
Cosi Cristo – possa il mio spirito essere sacrificato per Lui – fu la manifestazione di queste parole «Egli fa quel che vuole », ma i discepoli non condivisero questa condizione, perché, essendo sotto l’ombra di Cristo, non potevano deviare dal Suo comando e dalla Sua volontà.
PARTE IVSiamo ora giunti al tema della modificazione delle specie e dello sviluppo organico, vale a dire, a indagare se l’uomo discende dall’animale.
Questa teoria ha trovato credito nelle menti di alcuni filosofi europei ed è ora assai difficile farne comprendere la fallacia. Ma in futuro sarà chiaro ed evidente e anche i filosofi europei si renderanno conto della sua infondatezza, perché, in verità, è un evidente errore. Se si osservano gli esseri con sguardo penetrante e si analizzano attentamente le condizioni delle esistenze e si esaminano lo stato, l’organizzazione e la perfezione del mondo, ci si convince che nel mondo possibile non c’è nulla di più meraviglioso di quello che già esiste, perché tutti gli esseri esistenti, terrestri e celesti, così come questo illimitato spazio e tutto ciò che vi si trova, sono stati creati e organizzati, composti, ordinati e perfezionati come dovevano. Nell’universo non ci sono imperfezioni. Pertanto, neppure diventando pura intelligenza e riflettendo per l’eternità si potrebbe immaginare qualcosa di meglio di quello che già esiste.
Comunque, se in passato la creazione non fosse stata adorna della massima perfezione, l’esistenza sarebbe stata imperfetta e priva di senso e, in tal caso, la creazione sarebbe stata incompleta. Questo problema dev’essere esaminato con la massima attenzione. Per esempio, s’immagini che il mondo contingente assomigli in senso generale al corpo umano. Se la composizione, l’organizzazione, la perfezione, la bellezza e la completezza che ora esistono nel corpo umano fossero diverse, il corpo sarebbe assoluta imperfezione. Ora, se s’immagina un’epoca nella quale l’uomo apparteneva al mondo animale o era un semplice animale, si troverebbe che l’esistenza sarebbe stata imperfetta, cioè, non sarebbe esistito l’uomo, sarebbe mancato questo componente principale, che è per il corpo del mondo ciò che il cervello e la mente sono per l’uomo. In tal caso il mondo sarebbe stato assai imperfetto. È quindi dimostrato che se un tempo l’uomo si fosse trovato nel regno animale, la perfezione dell’esistenza sarebbe andata distrutta, perché l’uomo è il massimo componente di questo mondo e un corpo, privato del proprio componente principale, sarebbe certamente imperfetto. Consideriamo l’uomo come il massimo componente, perché, fra le creature, egli è il compendio di tutte le perfezioni esistenti. Quando parliamo dell’uomo, intendiamo l’uomo perfetto, il principale individuo del mondo, che è il compendio delle perfezioni spirituali e visibili ed è come il sole fra gli esseri. Immaginate allora che un tempo il sole non esistesse, ma fosse un pianeta. Certamente in quell’epoca le relazioni dell’esistenza sarebbero state scompaginate. Come si può immaginare una cosa simile? Per chi esamini il mondo dell’esistenza basta quello che abbiamo detto.
C’è ancora un’altra prova più sottile. Tutti questi innumerevoli esseri che abitano il mondo, siano essi uomini, animali, vegetali o minerali, singolarmente presi, sono composti di elementi. Non c’è dubbio che la perfezione esistente negli esseri è dovuta al fatto che Dio li ha creati con gli elementi che li compongono, è dovuta alla giusta miscela e alle giuste proporzioni di quegli elementi, alla modalità della loro composizione e all’influenza di altri esseri, poiché tutti gli esseri sono collegati l’uno all’altro come una catena e il vicendevole aiuto, la mutua assistenza e la reciproca influenza appartenenti alle proprietà delle cose sono la causa dell’esi-stenza, dello sviluppo e della crescita delle cose create. Evidenze e prove confermano che ogni essere agisce universalmente sugli altri esseri, sia in modo assoluto sia per associazione. Infine la perfezione di ciascun essere, cioè la perfezione che vedete ora nell’uomo, o altrove, per quanto riguarda gli atomi, le membra o i poteri, è dovuta alla composizione degli elementi, alla loro misura, al loro equilibrio, alla modalità della loro combinazione e alla reciproca influenza. Quando tutto ciò sia riunito insieme, l’uomo viene all’esi-stenza.
Poiché la perfezione dell’uomo è dovuta interamente alla composizione degli elementi, alla loro misura, al metodo della loro combinazione, alle influenze reciproche e alle vicendevoli azioni dei vari esseri, allora, poiché l’uomo è stato creato dieci o centomila anni fa a partire da questi elementi terrestri con la medesima misura e il medesimo equilibrio, il medesimo metodo di combinazione e di mescolanza e la medesima influenza di altri esseri, il medesimo uomo esisteva esattamente allora come adesso. Questo è evidente e non vale la pena discuterne. Fra mille milioni di anni, se gli elementi dell’uomo si riuniranno e sistemeranno in questa particolare proporzione e se gli elementi si combineranno secondo il medesimo metodo e si esporranno alla medesima influenza di altri esseri, esisterà esattamente il medesimo uomo. Per esempio, se dopo centomila anni ci saranno l’olio, il fuoco, lo stoppino, la lampada e colui che accende la lampada; cioè, se ci saranno tutte le cose necessarie che ci sono ora, si otterrà esattamente la medesima luce.
Questi sono fatti conclusivi ed evidenti. Ma gli argomenti adotti dai filosofi europei sono sostenuti da prove dubbie e inconcludenti.
XLVIISappi che una delle verità spirituali più astruse è che il mondo dell’esistenza, cioè, questo universo infinito, non ha principio.
Abbiamo già spiegato che i nomi e gli attributi della Divinità richiedono l’esistenza di esseri. Sebbene questo argomento sia stato spiegato dettagliatamente, ne riparleremo in breve. Sappi che è impossibile immaginare un educatore senza allievi, che non può esserci un monarca senza sudditi, che è impossibile nominare un maestro senza scolari, che non può esistere un creatore senza creatura, che non si può concepire un provveditore senza alcuno cui si debba provvedere, perché tutti i nomi e tutti gli attributi divini richiedono l’esistenza di esseri. Se potessimo immaginare un tempo in cui non esisteva nessun essere, ciò implicherebbe la negazione della Divinità di Dio. Inoltre, l’inesistenza assoluta non può diventare esistenza. Se gli esseri fossero stati assolutamente inesistenti, l’esistenza non sarebbe stata possibile. Perciò, poiché l’Essenza dell’Unità (cioè l’esistenza di Dio) è eterna e senza fine, vale a dire non ha né principio né fine, è certo che il mondo dell’esistenza, questo universo infinito, non ha né principio né fine. Sì, può darsi che una delle parti dell’universo, uno dei pianeti, per esempio, nasca o si distrugga, ma gli altri innumerevoli pianeti continuano ad esistere. L’universo non ne sarebbe né scompaginato né distrutto. Al contrario, l’esistenza è eterna e perpetua. Come ogni pianeta ha un inizio, così ha necessariamente una fine, perché ogni composizione, collettiva o singola, deve necessariamente decomporsi. La sola differenza è che alcune cose si decompongono rapidamente, altre più lentamente, ma è impossibile che una cosa composta alla fine non si decomponga.
È necessario perciò sapere che cos’era al principio ciascuna delle importanti cose esistenti, perché non c’è dubbio che al principio l’origine era una sola. L’origine dei numeri è uno e non due. È quindi evidente che all’inizio la materia era una sola e che quell’unica materia apparve in diversi aspetti in ciascun elemento. Così si produssero varie forme e questi vari aspetti divennero permanenti e ciascun elemento si specializzò. Ma questa stabilità non fu definita e non raggiunse la realizzazione e la perfetta esistenza se non dopo moltissimo tempo. Allora gli elementi si composero, si organizzarono e si combinarono in forme infinite, o meglio, dalla composizione e dalla combinazione di questi elementi apparvero innumerevoli esseri.
Per la saggezza di Dio e per la Sua potenza preesistente, questa combinazione e questa organizzazione furono il prodotto di un’unica organizzazione naturale, che fu composta e combinata con la massima forza, conformemente alla saggezza e secondo una legge universale. Da ciò appare evidente che essa è creazione di Dio e non una composizione fortuita e un assestamento casuale. Ecco perché da ogni composizione naturale può sorgere un essere, ma dalle composizioni accidentali non ne appare nessuno. Per esempio, se un uomo raduna alcuni elementi e li combina secondo la propria mente e la propria intelligenza, non ne scaturisce un essere vivente, perché il sistema è innaturale. Questa è la risposta alla domanda implicita del perché, se gli esseri sono il prodotto della composizione e della combinazione di elementi, non sia possibile riunire gli elementi, mescolarli e creare un essere vivente. L’ipotesi è errata, perché l’origine di questa composizione proviene da Dio. È Dio Che produce la combinazione e poiché essa è prodotta secondo il sistema naturale, da ogni composizione nasce un essere e si ottiene un’esistenza. Una composizione elaborata dall’uomo non produce nulla, perché l’uomo è incapace di creare.
In breve; abbiamo detto che dalla composizione e dalla combinazione degli elementi, dalla loro decomposizione e dalla loro quantità e dall’effetto di altri esseri su di essi, risultano forme e realtà infinite e innumerevoli esseri. È chiaro che questo globo terrestre non è venuto all’esistenza nella sua forma attuale tutto in una volta. Ma questa esistenza universale ha gradualmente attraversato varie fasi, fino ad adornarsi della presente perfezione. Gli esseri universali possono essere paragonati a quelli particolari e gli assomigliano, in quanto entrambi sono sottoposti a un sistema naturale, a una legge universale e a un’organizzazione divina. Così troverete che i più piccoli atomi del sistema universale assomigliano ai più grandi esseri dell’universo. È evidente che essi provengono dallo stesso laboratorio di potenza sottoposto a un unico sistema naturale, a un’unica legge universale. Perciò essi possono essere paragonati l’uno all’altro. Così un embrione umano nel grembo materno cresce e si sviluppa gradualmente, assume varie forme e condizioni, finché non raggiunge la maturità in un grado di massima bellezza e appare in una forma perfetta e con massima grazia. Allo stesso modo, il seme del fiore che vedete era al principio una piccolissima cosa insignificante. Poi crebbe e si sviluppò sottoterra e, dopo avere assunto varie forme, sbocciò com’è ora in perfetta freschezza e grazia. Allo stesso modo, è evidente che la terra, avendo trovata l’esistenza, crebbe e si sviluppò nella matrice dell’universo e ne uscì in varie forme e condizioni, finché a poco a poco raggiunse l’attuale perfezione, si adornò di innumerevoli esseri e apparve come un’organizzazione completa.
È quindi chiaro che la materia originaria, che è nello stato embrionale, e gli elementi mescolati e composti che ne costituivano la forma primordiale crebbero e si svilupparono gradualmente durante molte ère e molti cicli, passando da una forma all’altra, fino ad apparire in questa perfezione, in questo sistema, in questa organizzazione e in questo assetto, grazie alla suprema saggezza di Dio.
Ritorniamo ora al nostro tema: all’inizio della sua esistenza nel grembo della terra, l’uomo crebbe e si sviluppò gradualmente come un embrione nel grembo materno, passò da una forma all’altra, da un aspetto all’altro, fino ad apparire nella bellezza e nella perfezione, con la forza e con il potere che ha ora. È certo che in principio egli non possedeva bellezza, grazia ed eleganza e che le ha conseguite solo per gradi. Non v’è dubbio che l’embrione umano non apparve immediatamente nella forma attuale. In quel tempo esso non era la manifestazione delle parole «Sia benedetto Dio, il migliore dei Creatori».1 Gradualmente passò attraverso varie condizioni e forme fino a conseguire la forma e la bellezza, la perfezione, la grazia e l’avvenenza che ha ora. Appare così evidente ed è confermato che lo sviluppo e la crescita dell’uomo sulla terra fino al conseguimento dell’attuale perfezione assomigliano alla crescita e allo sviluppo dell’embrione nel grembo materno. L’uomo passò di condizione in condizione, di forma in forma, da un aspetto all’altro, secondo i requisiti del sistema universale e della Legge divina.
Vale a dire, l’embrione attraversa vari stati e condizioni, finché non consegue la forma in cui manifesta le parole: «Sia benedetto Dio, il migliore dei Creatori» e non appaiono i segni della ragione e della maturità. Allo stesso modo, l’esistenza dell’uomo sulla terra, dal principio fino al conseguimento dello stato, della forma e della condizione attuali, richiede necessariamente molto tempo e attraversa molti gradi fino a raggiungere la condizione odierna. Ma l’uomo è una specie distinta fin dal principio della sua esistenza. Allo stesso modo, l’embrione umano nel grembo materno aveva inizialmente una strana forma. Poi passa di conformazione in conformazione, di stato in stato, di forma in forma, fino ad apparire nella massima bellezza e perfezione. Ma anche quando si trova nel grembo della madre e sotto questa strana forma, totalmente diversa da quella presente, esso è l’embrione di una specie superiore e non di una specie animale. La sua specie e la sua essenza non sono soggetti a cambiamenti. Ora, anche ammettendo che esistano veramente tracce di organi che sono poi scomparsi, questa non è una prova del fatto che la specie non è permanente e originaria. Tutt’al più ciò dimostra che la forma, l’apparenza e gli organi dell’uomo sono progrediti. L’uomo è sempre stato una specie distinta, un uomo, non un animale. Così, se l’embrione dell’uomo nel grembo materno passa da una forma all’altra così che la seconda non assomiglia in alcun modo alla prima, è forse questa la prova che la specie è cambiata? che era prima un animale e che i suoi organi sono progrediti e si sono sviluppati fino a diventare un uomo? No davvero! Quanto puerile e quanto infondato è questo concetto! Infatti la prova dell’originalità della specie umana e della permanenza della natura umana è chiara e evidente.
XLVIIISi è già parlato un paio di volte del tema dello spirito, ma le nostre parole non sono state trascritte.
Sappiate che la gente si divide in due categorie, cioè esistono due parti opposte. Gli uni negano lo spirito e sostengono che anche l’uomo è una specie d’animale. Essi dicono: non si vede che animali e uomini hanno le stesse facoltà e gli stessi sensi? Gli elementi semplici che occupano lo spazio si combinano incessantemente e da ciascuna delle loro combinazioni si produce un nuovo essere. Fra questi esseri vi è colui che possiede spirito,2 facoltà e sensi. Più perfetta la combinazione, più nobile l’essere. La combinazione degli elementi del corpo dell’uomo è più perfetta di quella di tutti gli altri esseri, è miscelata in perfetto equilibrio e quindi è più nobile e perfetta. «L’uomo», sostengono, «non ha particolari facoltà e uno speciale spirito di cui gli altri animali sono privi. Gli animali hanno un corpo sensibile, ma in alcune facoltà l’uomo ha una sensibilità più acuta, sebbene, per quanto riguarda i sensi esteriori, come l’udito, la vista, il gusto, l’olfatto e il tatto nonché alcune facoltà interiori, come la memoria, l’ani-male sia più riccamente dotato di lui». «Anche l’animale», aggiungono, «ha intelligenza e percezione». Tutto ciò che essi concedono e che l’intelligenza dell’uomo è superiore.
Questo è ciò che asseriscono i filosofi contemporanei, queste le loro affermazioni, le loro supposizioni e questo decreta la loro immaginazione. E così, con forti argomenti e prove, fanno risalire l’origine dell’uomo agli animali e sostengono che un tempo l’uomo era un animale e che le specie sono cambiate e progredite a poco a poco fino a raggiungere il presente stato umano.
Ma i teologi dicono: No, non è così. Se l’uomo ha facoltà e sensi esteriori in comune con gli animali, vi è in lui una facoltà straordinaria di cui gli animali sono privi. Le scienze, le arti; le invenzioni, i commerci e le scoperte delle realtà sono il frutto di questo potere spirituale. Esso abbraccia ogni cosa, ne comprende le realtà, scopre tutti i misteri nascosti degli esseri e conoscendoli li controlla. L’uomo inoltre percepisce cose che esteriormente non esistono, cioè verità intellettuali, che non sono sensibili e che non hanno esistenza esteriore, perché sono invisibili. Così l’uomo comprende la mente, lo spirito, le qualità, i caratteri, l’amore e il dolore dell’uomo, che sono realtà intellettuali. Inoltre, le scienze, le arti, le leggi e le infinite invenzioni dell’uomo erano un tempo segreti invisibili, misteriosi e nascosti e solo il potere umano che tutto abbraccia li ha scoperti e portati dal piano dell’invisibile a quello del visibile. Telegrafo, fotografia, fonografo e altre invenzioni e arti meravigliose erano un tempo misteri nascosti. La realtà umana li ha scoperti e portati dal piano dell’in-visibile a quello del visibile. Un tempo le qualità di questo ferro che vedete – come le qualità di tutti i metalli – erano un mistero nascosto. Ma gli uomini hanno scoperto questo minerale e l’hanno lavorato in forma industriale. Altrettanto è accaduto per tutte le altre scoperte e invenzioni umane, che sono innumerevoli.
Non possiamo negarlo. Se diciamo che questi sono effetti di facoltà possedute anche dagli animali e del potere dei sensi corporei, vediamo chiaramente che, per quanto riguarda queste facoltà, gli animali sono superiori all’uomo. Per esempio, la vista degli animali è molto più acuta di quella dell’uomo e così anche i sensi dell’olfatto e del gusto. In breve, quanto alle facoltà comuni agli uomini e agli animali, spesso gli animali sono più dotati. Per esempio, prendiamo la facoltà della memoria. Se si porta un colombo da qui in terre lontane e lo si lascia libero, esso ritorna, perché ricorda la strada. Portate un cane da qui al centro dell’Asia e lasciatelo libero ed esso ritornerà senza perdere la strada. Altrettanto vale per le altre facoltà, come l’udito, la vista, l’olfatto, il gusto e il tatto.
È chiaro, dunque, che, se non vi fosse nell’uomo una facoltà diversa da qualsiasi altra posseduta dagli animali, questi sarebbero superiori a lui in fatto di invenzioni e di comprensione delle realtà. È perciò evidente che l’uomo dispone di una dote di cui l’animale è privo. Ora, l’anima-le percepisce le cose sensibili, ma non le realtà intellettuali. L’animale, per esempio, vede ciò che cade nell’ambito del suo raggio visivo, non quello che si trova al di là e che esso non può immaginare. Così un animale non può immaginare che la terra ha la forma di un globo. Ma l’uomo in base alle cose che conosce può dimostrare cose che non conosce e scoprire verità ignorate. L’uomo, per esempio, vede la curva dell’orizzonte e ne deduce che la terra è rotonda. Per esempio, ad ‘Akká la stella polare si trova a 33 gradi, cioè a 33 gradi sull’orizzonte. Procedendo verso il polo nord, la stella polare sale sull’orizzonte di un grado per ogni grado percorso. Vale a dire, l’altezza della stella polare passa da 33 a 34 gradi, poi a 40, a 50, a 60 e a 70. Raggiunto il Polo, la stella polare è a 90 gradi o allo zenit, ossia è diritta sul nostro capo. La stella polare e la sua ascensione sono cose sensibili. Quanto più ci s’inoltra verso il Polo, tanto più la stella polare sale. Da queste due verità conosciute è stata scoperta una cosa sconosciuta, cioè che l’orizzonte è curvo, che l’orizzonte di ciascun grado terrestre è diverso da quello di tutti gli altri. L’uomo percepisce questa realtà e ne arguisce una cosa invisibile, cioè la sfericità della terra. Questa percezione è impossibile all’animale. Allo stesso modo, l’animale non può comprendere che il sole è il centro e che la terra gli gira attorno. L’animale è prigioniero dei sensi e legato ad essi. Tutto ciò che trascende i sensi, le cose che non controlla, l’animale non le comprende, sebbene quanto ai sensi esteriori sia più dotato dell’uomo. Sì dimostra così che esiste nell’uomo una facoltà di scoperta, che lo distingue dagli animali e questa facoltà è appunto lo spirito umano.
Sia lode a Dio! L’uomo è sempre teso verso l’alto e le sue aspirazioni sono elevate. Egli desidera sempre raggiungere un mondo più vasto di quello in cui vive e salire a una sfera più alta di quella in cui si trova. Il desiderio di elevazione è una caratteristica dell’uomo. E mi meraviglio che alcuni filosofi americani ed europei vagheggino un graduale avvicinamento al mondo animale e vadano così a ritroso, mentre la tendenza della vita è verso l’elevazione. Eppure se si dicesse a uno di loro: «Siete un animale», se ne sentirebbe molto offeso e incollerito.
Quale differenza fra il mondo umano e il mondo animale, fra l’elevazione dell’uomo e l’abbassamento del-l’animale, fra le perfezioni dell’uomo e l’ignoranza del-l’animale, fra la luce dell’uomo e la tenebra dell’animale, fra la gloria dell’uomo e l’abiezione dell’animale! Un arabetto di dieci anni governa nel deserto due o trecento cammelli e gli basta la voce per mandarli avanti o farli tornare indietro. Un gracile indiano è in grado di maneggiare un enorme elefante a tal punto da ridurlo il più obbediente dei servi. Tutte le cose sono soggiogate dalla mano dell’uomo, egli può resistere alla natura, mentre tutte le altre creature ne sono prigioniere: nessuno può sottrarsi alle sue pretese. Soltanto l’uomo può resistere alla natura. La natura attrae i corpi verso il centro della terra, ma l’uomo, con mezzi meccanici, se ne allontana e sale nell’aria. La natura impedisce all’uomo di attraversare i mari, ma l’uomo si costruisce una nave e viaggia e attraversa il grande oceano. E cosi via, il tema non ha fine. Per esempio, l’uomo guida le macchine sui monti e nei deserti e raccoglie in un luogo le notizie di eventi occorsi in oriente e in occidente. Tutto questo è contro natura. Il mare, con la sua immensità, non può deviare di un atomo dalle leggi della natura. Il sole, con tutta la sua magnificenza, non può allontanarsene neppure di una punta d’ago e non potrà mai comprendere le condizioni, lo stato, le qualità, i movimenti e la natura dell’uomo.
Quale potere esiste dunque in questo piccolo corpo umano che comprende tutto questo? Che cos’è questa soggiogante capacità che controlla tutto?
Resta ancora un punto. I filosofi moderni dicono: «Non abbiamo mai visto lo spirito umano e, per quanto abbiamo cercato nell’organismo, non siamo riusciti a scoprire una facoltà spirituale. Come è possibile immaginare una facoltà che non è sensibile?» I teologi rispondono: «Neppure lo spirito animale è sensibile e può essere percepito attraverso le sue facoltà corporee. Come si dimostra l’esistenza dello spirito animale? Si dimostra che negli animali esiste una facoltà che non si trova nelle piante, la facoltà dei sensi, cioè la vista, l’udito e altre facoltà, dagli effetti. Da questi si deduce che esiste uno spirito animale. Allo stesso modo, dalle prove e dai segni che abbiamo menzionato deduciamo che esiste uno spirito umano. Poiché negli animali vi sono segni che non si riscontrano nelle piante, si dice che la facoltà dei sensi è una proprietà dello spirito animale. Anche nell’uomo si vedono segni, facoltà e perfezioni che non esistono negli animali, perciò si arguisce che nell’uomo esiste una facoltà di cui l’animale è privo».
A voler negare tutto ciò che non cade sotto i sensi, dovremmo negare realtà indiscutibili. Per esempio, l’etere non è sensibile, ma la sua esistenza è indubbia. Il potere di attrazione non è sensibile, ma sicuramente esiste. Che cosa ci permette di affermarne l’esistenza? I loro segni. Così questa luce è la vibrazione dell’etere e da questa vibrazione deduciamo l’esistenza dell’etere.
XLIXDomanda: Che ne dite delle teorie sulla crescita e sullo sviluppo degli esseri sostenute da alcuni filosofi europei?
Risposta: Ne abbiamo parlato l’altro giorno, ma ne parleremo ancora. In breve, il problema sarà risolto stabilendo se le specie siano originarie o no. Cioè, la specie umana è stata tale fin dalle origini o è derivata dagli animali?
Alcuni filosofi europei ammettono che le specie crescono e si sviluppano e che sono passibili di trasformazione e cambiamento. Una delle prove che essi adducono per sostenere questa teoria è che un attento studio e una verifica della scienza della geologia ha dimostrato chiaramente che l’esistenza dei vegetali ha preceduto quella degli animali e che l’esistenza degli animali ha preceduto quella dell’uomo. Essi ammettono che le specie vegetali e animali sono cambiate, perché in alcuni strati della terra sono state scoperte piante che esistevano nel passato e che ora sono estinte. Esse sono progredite, sono diventate più forti; hanno mutato forma e apparenza e così le specie sono cambiate. Ugualmente, negli strati della terra vi sono specie animali che si sono modificate e trasformate. Uno di questi animali è il serpente. Alcuni segni indicano che un tempo il serpente aveva i piedi; ma col passare del tempo essi sono scomparsi. Similmente, nella colonna vertebrale dell’uomo vi è un segno che equivale a una prova che, in altri tempi, l’uomo, come altri animali, era munito di coda. Un tempo la coda serviva, ma quando l’uomo si sviluppò, non ne ebbe più bisogno e perciò, poco per volta, scomparve. Quando il serpente si rifugiò sotto terra e divenne un animale strisciante, non ebbe più bisogno dei piedi, che quindi scomparvero, ma ne sono rimaste le tracce. L’argomento principale è questo: la presenza delle tracce di certe membra dimostra che un tempo esse esistevano e che, siccome oggi non servono più, a poco a poco sono scomparse. Perciò mentre le membra perfette e necessarie sono rimaste, quelle che non servivano sono a poco a poco scomparse con la modificazione delle specie, ma ne restano le tracce.
La prima risposta a questa argomentazione è che l’aver l’animale preceduto l’uomo non costituisce una prova dell’evoluzione, del cambiamento e della modificazione delle specie o del fatto che l’uomo sia stato portato dal mondo animale a quello umano. Infatti, mentre l’ap-parizione di questi vari esseri è cosa certa, è possibile che l’uomo sia venuto all’esistenza dopo gli animali. Così, esaminando il regno vegetale, vediamo che i frutti di alberi diversi non maturano tutti in una volta. Al contrario, alcuni maturano prima e altri dopo. La precedenza non dimostra che il frutto tardivo di un albero si sia prodotto dal frutto precoce di un altro albero.
In secondo luogo, queste deboli tracce e questi rudimenti di membra hanno forse un’importante giustificazione che la mente ancora non comprende. Quante cose esistono di cui non conosciamo ancora la ragione! Così la scienza della fisiologia, ossia la conoscenza della composizione delle membra, ci insegna che la ragione e la causa dei vari colori degli animali, dei capelli dell’uomo, del colore rosato delle labbra, nonché della varietà dei colori degli uccelli; sono ancora sconosciute, sono un segreto nascosto. Ma si sa che la pupilla dell’occhio è nera per attrarre i raggi del sole, perché se fosse di un altro colore, cioè uniformemente bianca, non attrarrebbe i raggi solari. Dunque, come la ragione delle cose che abbiamo menzionate è sconosciuta, così è possibile che anche la ragione e la saggezza di queste tracce di membra, esistenti nell’ani-male e nell’uomo, siano sconosciute. La ragione esiste sicuramente, ma non la conosciamo.
In terzo luogo, supponiamo pure che un tempo gli animali, o anche l’uomo, possedessero membra oggi scomparse. Ciò non costituisce una prova sufficiente del cambiamento e dell’evoluzione della specie. Infatti, dall’inizio del periodo embrionale fino al raggiungimento del grado della maturità, l’uomo attraversa varie forme e aspetti. L’aspetto, la forma, l’immagine, il colore cambiano ed egli passa da una forma all’altra, da un aspetto all’altro. Nondimeno, appartiene alla specie umana sin dal principio del periodo embrionale, cioè è un embrione di uomo e non di animale. Tutto ciò non è evidente a prima vista, ma lo diventa in seguito. Per esempio, supponiamo che un tempo l’uomo assomigliasse a un animale e che ora sia progredito e si sia modificato. Supponendo che ciò sia vero, ancora questo non è una prova del cambiamento delle specie. No, come si è già detto, è come il cambiamento e la modificazione dell’embrione umano fino al conseguimento del grado della ragione e della perfezione. Lo diremo più chiaramente. Supponiamo che, in altri tempi, l’uomo camminasse a quattro zampe o avesse la coda. Questi cambiamenti e queste modificazioni sono simili a quelli del feto nel grembo materno. Malgrado cambi in tutti i modi e cresca e si sviluppi fino a conseguire una forma perfetta, l’embrione è una specie speciale fin dall’inizio. Vediamo che le specie originarie dei generi non cambiano e non si modificano neppure nel regno vegetale, ma la forma, il colore e le dimensioni mutano e si modificano o perfino progrediscono.
Riassumendo, come nel grembo materno l’uomo passa da una forma all’altra, da una foggia all’altra, cambia e si sviluppa, ma ciò nondimeno è sempre di specie umana sin dal principio dello stadio embrionale, così l’uomo è una specie distinta sin dall’inizio della sua esistenza nella matrice del mondo, cioè è un uomo, ed è passato poco per volta da una forma all’altra. Dunque, il cambiamento dell’aspetto, l’evoluzione delle membra, lo sviluppo e la crescita non impediscono alla specie di essere originaria, pur ammettendo la realtà della crescita e del progresso.3 Ma sin dall’inizio l’uomo esisteva in questa forma e composizione perfetta, aveva capacità e attitudine all’acqui-sizione di perfezioni materiali e spirituali ed era la manifestazione delle parole «Faremo l’uomo a Nostra immagine e somiglianza».4 Egli è solo diventato più gradevole, più bello e più aggraziato. La civiltà lo ha fatto emergere dallo stato selvaggio, come i frutti selvatici, coltivati e curati da un giardiniere, diventano più belli, più dolci e acquistano maggiore freschezza e delicatezza.
I giardinieri del mondo dell’umanità sono i Profeti di Dio.
LLe prove da noi addotte sull’origine della specie umana erano prove logiche. Parleremo ora di prove spirituali di importanza essenziale. Come abbiamo dimostrato la Divinità con argomentazioni logiche e come abbiamo provato logicamente che l’uomo esiste sin dalle origini come uomo e che la sua specie data dall’eternità, così, ora, si tratta di dimostrare spiritualmente che l’esistenza umana, vale a dire la specie umana, è un’esistenza necessaria e che senza l’uomo le perfezioni della Divinità non apparirebbero. Ma queste prove non sono logiche, bensì spirituali.
Abbiamo dimostrato e stabilito a più riprese che l’uo-mo è il più nobile di tutti gli esseri, il compendio di tutte le perfezioni e che tutti gli esseri e tutte le esistenze sono centri da cui si riflette la gloria di Dio. Vale a dire, i segni della Divinità di Dio sono apparenti nelle realtà delle cose e delle creature. Come il globo terrestre è il luogo in cui si riflettono i raggi del sole – come la sua luce, il suo calore e la sua influenza sono evidenti e visibili in tutti gli atomi della terra – così gli atomi degli esseri nello spazio infinito proclamano e dimostrano una delle perfezioni divine. Nulla è privo di questo beneficio. Tutto è segno della misericordia di Dio, oppure del Suo potere, della Sua grandezza, della Sua giustizia, della Sua alma provvidenza o anche della Sua generosità, della Sua visione, del Suo udito, del Suo sapere, della Sua grazia e così via.
Indubbiamente ciascun essere è il centro dello splendore della gloria di Dio, cioè le perfezioni di Dio ne appaiono e vi risplendono. È come il sole che risplende sul deserto, sul mare, sugli alberi, sui frutti e sui fiori e su tutte le cose della terra. Il mondo, anzi ogni essere esistente, proclama uno dei nomi di Dio. Ma la realtà dell’uomo è la realtà collettiva, la realtà generale, il centro nel quale riluce la gloria di tutte le perfezioni di Dio. Cioè, per ciascun nome, attributo, perfezione che affermiamo di Dio esiste un segno nell’uomo. Se fosse altrimenti, l’uomo non potrebbe immaginarle o comprenderle. Così, diciamo che Dio vede e l’occhio è il segno della Sua visione. Se nell’uomo non ci fosse la vista, come potremmo immaginare la visione di Dio? Il cieco (cioè chi è nato cieco) non può immaginare la vista e il sordo (cioè chi è sordo dalla nascita) non può immaginare l’udito e il morto non può comprendere la vita. Di conseguenza, la Divinità di Dio, che è la somma di tutte le perfezioni, si riflette nella realtà dell’uomo. Vale a dire, l’Essenza dell’Unità, cioè Dio, è l’insieme di tutte le perfezioni e da questa unità Dio getta un riverbero sulla realtà umana. Perciò l’uomo è lo specchio perfetto che si trova davanti al Sole della Verità ed è il centro dell’irradiazione: il Sole della Verità risplende in questo specchio. Il riverbero delle perfezioni divine appare nella realtà dell’uomo e perciò egli è il rappresentante di Dio, il messaggero di Dio. Se l’uomo non esistesse, l’universo non avrebbe un risultato, perché lo scopo del-l’esistenza è l’apparizione delle perfezioni di Dio.
Non si può dunque dire che un tempo l’uomo non esisteva. Tutto ciò che si può dire è che un tempo il globo terrestre non esisteva e che, all’inizio, l’uomo non era ancora apparso. Ma dal principio che non ha principio fino alla fine che non avrà fine esiste sempre una perfetta Manifestazione. L’Uomo di Cui parliamo non è un uomo qualunque, è l’Uomo perfetto. Infatti, la parte più nobile dell’albero è il frutto, che è la ragione della sua esistenza. Se l’albero non producesse frutti, non significherebbe nulla. Dunque non si può immaginare che i mondi dell’esi-stenza, le stelle e la terra siano stati, un giorno, popolati da asini, vacche, topi e gatti e che non vi sia stato l’uomo. Questa supposizione è falsa e insensata. La parola di Dio è chiara come il sole, Questa è una prova spirituale; ma all’inizio non si può presentare questa prova ai materialisti. Prima bisogna parlare delle prove logiche e poi di quelle spirituali.
LIDomanda: In origine l’uomo aveva una mente e uno spirito, oppure essi sono un prodotto della sua evoluzione?
Risposta: L’inizio dell’esistenza dell’uomo sul globo terrestre assomiglia alla sua formazione nel grembo materno. L’embrione cresce e si sviluppa gradualmente nel grembo materno fino alla nascita, dopo di che continua a crescere e a svilupparsi fino a raggiungere l’età della ragione e della maturità. Sebbene appaiano già nell’in-fanzia, i segni della mente e dello spirito non raggiungono il grado della perfezione, ma sono imperfetti. La mente e lo spirito appaiono e diventano evidenti nella massima perfezione soltanto quando l’uomo raggiunge la maturità.
Così, all’inizio anche la formazione dell’uomo nella matrice del mondo fu come quella dell’embrione. Poi, gradualmente, egli progredì in perfezione, crebbe e si sviluppò fino a raggiungere lo stato della maturità, quando la mente e lo spirito divennero visibili nella massima forza. All’inizio della sua formazione, la mente e lo spirito esistevano, ma erano nascosti. Si manifestarono in seguito. Anche nella matrice del mondo, la mente e lo spirito esistevano allo stato embrionale, ma erano nascosti. Apparvero in seguito. Allo stesso modo l’albero esiste nel seme, ma è nascosto e celato. Quando il seme si sviluppa e cresce, appare l’albero completo. Allo stesso modo, la crescita e lo sviluppo degli esseri sono graduali. Questa è l’or-ganizzazione universale divina ed è anche il sistema naturale. Il seme non diventa subito albero, l’embrione non diventa subito uomo, il minerale non diventa subito pietra. Crescono e si sviluppano gradualmente e raggiungono il limite della perfezione.
Tutti gli esseri, grandi o piccoli, furono creati perfetti e completi fin dall’inizio, ma le loro perfezioni apparvero per gradi. L’organizzazione di Dio è una, l’evoluzione dell’esistenza è una, il sistema divino è uno. Grandi o piccoli, tutti gli esseri sono soggetti a un’unica legge e a un unico sistema. Ogni seme racchiude in sé tutte le perfezioni vegetali sin dal principio. Per esempio, le perfezioni vegetali esistono nel seme fin dall’inizio, ma non sono visibili. Appaiono a poco a poco. Così dal seme appare prima il germoglio, poi spuntano i rami, le foglie, i boccioli e i frutti. Ma tutto ciò esisteva nel seme sin dal-l’inizio della sua esistenza potenzialmente, anche se non apparentemente.
Allo stesso modo, l’embrione ha fin dal principio tutte le perfezioni, come lo spirito, la mente, la vista, l’olfatto, il tatto – in una parola tutte le facoltà – ma esse non sono visibili, lo diventano soltanto per gradi.
Allo stesso modo, il globo terrestre fu creato con tutti i suoi elementi, le sue sostanze, i suoi minerali, i suoi atomi e i suoi organismi fin dall’inizio. Ma essi apparvero solo per gradi: prima il minerale, poi la pianta, poi l’animale e alla fine l’uomo. Questi generi e queste specie esistevano sin dall’inizio, ma non erano sviluppate sul globo terrestre e apparvero in seguito solo gradualmente. Infatti la suprema organizzazione di Dio e il sistema naturale universale pervadono tutti gli esseri e tutti sono sottoposti a questa legge. Se considerate questo sistema universale, vedrete che non c’è un solo essere che raggiunga il limite della perfezione nel momento in cui viene all’esistenza. Tutti gli esseri crescono e si sviluppano gradualmente e poi raggiungono lo stadio della perfezione.
LIIDomanda: Qual’è la saggezza dell’apparizione dello spirito nel corpo?
Risposta: La saggezza dell’apparizione dello spirito nel corpo è questa: lo spirito umano è un Pegno divino affidato all’uomo e deve attraversare tutte le condizioni, perché il passaggio e il movimento attraverso le condizioni dell’esistenza è il mezzo per cui esso acquista perfezioni. Così, quando una persona viaggia e attraversa diverse regioni e molti paesi, metodicamente e sistematicamente, questo è certamente un modo per acquisire perfezioni, perché si possono vedere località, scenari e paesi, dai quali si possono scoprire le condizioni e lo stato di altre nazioni. Si viene, così, a conoscenza della geografia dei paesi, delle rispettive bellezze e arti, si prende dimestichezza con le abitudini, i costumi e gli usi dei popoli, si vedono la civiltà e il progresso dell’epoca e si conoscono i sistemi di governo, le forze e le capacità dei vari paesi. Altrettanto avviene quando lo spirito umano attraversa le condizioni dell’esistenza: esso si appropria dei diversi gradi e delle varie condizioni. E anche nella condizione del corpo può certamente acquisire perfezioni.
Inoltre, è necessario che i segni della perfezione dello spirito appaiano in questo mondo, sì che il mondo della creazione produca infiniti risultati e il corpo riceva vita e manifesti i doni divini. Così, per esempio, i raggi del sole devono risplendere sulla terra e il calore del sole deve far crescere gli esseri terrestri. Se i raggi e il calore del sole non risplendessero sulla terra, essa sarebbe disabitata, non avrebbe significato, il suo sviluppo sarebbe ritardato. Allo stesso modo, se le perfezioni dello spirito non vi apparissero, questo mondo rimarrebbe privo di luce e assolutamente selvaggio. Quando lo spirito appare nella forma fisica, questo mondo si illumina. Come lo spirito del-l’uomo è la causa della vita del corpo, così il mondo si trova nella condizione del corpo e l’uomo nella condizione dello spirito. Se non esistesse l’uomo, le perfezioni dello spirito non si manifesterebbero e la luce della mente non risplenderebbe nel mondo. Il mondo sarebbe come un corpo senza anima.
Il mondo si trova anche nella condizione di un albero da frutto e l’uomo è come il frutto. Senza frutto, l’albero sarebbe inutile.
Inoltre, le membra, gli elementi, la composizione che si trovano nell’organismo umano sono un’attrazione e un magnete per lo spirito. È certo che lo spirito vi appare. Così uno specchio terso attrae sicuramente i raggi solari e diventa luminoso e vi appaiono immagini meravigliose. In altri termini, quando sono raggruppati secondo l’ordine naturale e con forza perfetta, gli elementi esistenti diventano un magnete per lo spirito e lo spirito vi appare con tutte le sue perfezioni.
In questo caso non si può dire: «Che bisogno c’è che i raggi del sole scendano sullo specchio?» Infatti il rapporto esistente fra la realtà delle cose, siano esse spirituali o materiali, richiede che quando uno specchio terso è posto davanti al sole, la luce del sole vi appaia. Allo stesso modo, quando gli elementi si raggruppano e si combinano secondo il sistema, l’organizzazione e il modo più gloriosi, lo spirito umano vi appare e vi si manifesta. Questo è il decreto del Potente, del Saggio.
LIIIDomanda: Qual’è la natura del rapporto fra Dio e le creature, cioè, fra l’Indipendente, l’Altissimo e gli altri esseri?
Risposta: Il rapporto fra Dio e le creature è quello fra creatore e creatura. È simile al rapporto fra il sole e i corpi oscuri degli esseri contingenti e a quello fra l’artefice e le cose da lui plasmate. Il sole, nella sua essenza, è indipendente dai corpi che illumina, perché la sua luce risiede in lui ed è libera e indipendente dal globo terrestre. Così la terra si trova sotto l’influenza del sole e ne riceve la luce, mentre il sole e i suoi raggi sono del tutto indipendenti dalla terra. Ma, se non esistesse il sole, la terra e gli esseri terreni non potrebbero sussistere.
La dipendenza delle creature da Dio è una dipendenza per emanazione. In altri termini, le creature emanano da Dio, ma non Lo manifestano.5 Il loro rapporto è di emanazione e non di manifestazione. La luce del sole emana dal sole, ma non lo manifesta. L’apparizione per emanazione è come l’apparizione dei raggi dal luminare degli orizzonti del mondo, cioè, l’essenza del Sole della Verità non si divide e non discende nella condizione delle creature. Allo stesso modo, il globo del sole non si divide e non discende sulla terra. I raggi, che sono il dono del sole, emanano da esso e illuminano i corpi oscuri.
Invece, l’apparizione per manifestazione è la manifestazione dei rami, delle foglie, dei boccioli e dei frutti a partire dal seme, perché il seme diventa rami e frutti nella sua essenza e la sua realtà entra nei rami, nelle foglie e nei frutti. Questa apparizione per manifestazione sarebbe per Dio, 1’Altissimo, pura imperfezione, il che è assolutamente impossibile, in quanto implicherebbe che l’Asso-luto Preesistente si qualifichi con attributi contingenti. Ma se così fosse, la pura indipendenza diverrebbe mera povertà e la vera esistenza diverrebbe inesistenza, il che è impossibile.
Quindi, le creature emanano da Dio. Il che significa che le cose sono realizzate per mezzo di Dio e che tutti gli esseri giungono all’esistenza grazie a Lui. La prima cosa che emana da Dio è quella realtà universale che gli antichi filosofi chiamavano «Intelletto Primo» e che la gente di Bahá chiama «Primo Volere». Per quanto riguarda la sua azione nel mondo di Dio, questa emanazione non è limitata dal tempo o dallo spazio. Non ha né inizio né fine, inizio e fine essendo, in rapporto a Dio, una sola cosa. La preesistenza di Dio è preesistenza essenziale e anche preesistenza temporale e la fenomenalità della contingenza non è temporale, ma essenziale, come abbiamo già spiegato un giorno a tavola.6
L’«Intelletto Primo», pur non avendo avuto inizio, non condivide la preesistenza di Dio, perché l’esistenza della realtà universale è nullità in rapporto all’esistenza di Dio e non ha il potere di associarsi a Lui e di essere come Lui nella preesistenza. Il tema è già stato spiegato in precedenza.
L’esistenza delle cose viventi significa composizione e la loro morte significa decomposizione. Ma la materia e gli elementi universali non sono completamente annientati o distrutti. No, la loro inesistenza è una semplice trasformazione. Per esempio, un uomo annientato diventa polvere, ma non diventa assoluta inesistenza. Continua a esistere sotto forma di polvere, si è avuta una trasformazione e la sua composizione si è casualmente decomposta. L’an-nientamento degli altri esseri avviene in modo identico, perché l’esistenza non diventa assoluta inesistenza e l’assoluta inesistenza non diventa esistenza.
LIVDomanda: Nella Bibbia è detto che Dio alitò lo spirito nel corpo dell’uomo. Qual è il significato di questo versetto?
Risposta: Sappi che la provenienza è di due tipi: provenienza e apparizione per emanazione e provenienza e apparizione per manifestazione. La provenienza per emanazione è come la derivazione dell’azione dell’attore, dello scritto dello scrittore. Lo scritto emana dallo scrittore e il discorso dall’oratore, come lo spirito umano emana da Dio. Esso non manifesta Dio, cioè, nessuna parte si stacca dalla Realtà di Dio per entrare nel corpo dell’uomo. No, così lo spirito appare nel corpo dell’uomo, come il discorso emana dall’oratore.
Ma la provenienza per manifestazione è la manifestazione della realtà di una cosa sotto altra forma, come la derivazione di quest’albero dal seme o la derivazione del fiore dal seme del fiore, poiché è il seme che appare in forma di rami, foglie e fiori. Questo è ciò che si definisce provenienza per manifestazione. Gli spiriti umani, in rapporto a Dio, sono dipendenti per emanazione, esattamente come il discorso procede dall’oratore e lo scritto dallo scrittore. Cioè, l’oratore non diventa discorso, lo scrittore non diventa scrittura. No, essi procedono dall’artista per emanazione. L’oratore ha capacità e forza perfette e il discorso emana da lui, come l’azione emana dall’attore. Il vero Oratore, l’Essenza dell’Unità, è sempre stato in un’u-nica condizione, che non cambia, non si modifica, non subisce trasformazioni o vicissitudini. Egli è l’Eterno, l’Immortale. E quindi la provenienza degli spiriti umani da Dio avviene per emanazione. Quando la Bibbia dice che Dio alitò il Suo spirito nell’uomo, lo spirito è ciò che emana dal vero Oratore e si realizza nella realtà dell’uomo, come un discorso.
Ma la provenienza per manifestazione (se con questo vocabolo s’intende l’apparizione divina e non una suddivisione in parti) è, come già si è detto, la provenienza e l’apparizione dello Spirito Santo e della Parola che procedono da Dio. Come si afferma nel Vangelo di Giovanni: «Nel principio la Parola era, e la Parola era presso Dio».7 Spirito Santo e Parola sono dunque l’apparizione di Dio. Lo Spirito e la Parola stanno a significare le perfezioni divine che apparvero nella Realtà di Cristo e queste perfezioni erano presso Dio. Allo stesso modo, il sole manifesta tutta la sua gloria nello specchio. Parola non significa infatti il corpo di Cristo, ma le perfezioni divine manifeste in Lui. Infatti Cristo era come uno specchio terso posto davanti al Sole della Realtà e le perfezioni del Sole della Realtà, cioè la sua luce e il suo calore, erano visibili ed evidenti in quello specchio. Se guardiamo lo specchio, vediamo il sole e diciamo: «È il sole». Perciò la Parola e lo Spirito Santo, che significano le perfezioni di Dio, sono l’apparizione divina. Questo è il significato del versetto del Vangelo che dice: «la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio»,8 in quanto le perfezioni divine non sono diverse dall’essenza dell’Unicità. Le perfezioni di Cristo sono chiamate la Parola, perché tutti gli esseri sono nella condizione delle lettere e una sola lettera non ha un significato completo, mentre le perfezioni di Cristo hanno il potere della parola, in quanto da una parola si può arguire un significato completo. La Realtà di Cristo, essendo la manifestazione delle perfezioni divine, era dunque come una parola. Perché? Perché Egli è un compendio di significati perfetti. Ecco perché fu chiamato Parola.
E sappi che la provenienza della Parola e dello Spirito Santo da Dio, che è la provenienza e l’apparizione della manifestazione, non deve essere interpretata nel senso che la Realtà della Divinità si sia suddivisa in parti, o moltiplicata, o che sia discesa dall’alto della santità e della purezza. Dio non voglia! Se uno specchio puro e terso si trova davanti al sole, la luce e il calore, la forma e l’im-magine del sole vi risplendono con tale evidenza, che se un osservatore dicesse del sole, radioso e visibile nello specchio: «Questo è il sole», direbbe il vero. E tuttavia lo specchio è lo specchio e il sole è il sole. Anche se appare in numerosi specchi, l’Unico Sole è sempre uno. Questa condizione non è né presenza, né ingresso, né commistione, né discesa, perché ingresso, presenza, discesa, uscita e commistione non sono necessità e caratteristiche degli spiriti, ma dei corpi. Tanto meno appartengono alla santificata e pura Realtà di Dio. Dio è esente da qualunque cosa non si accordi con la Sua purezza e con la Sua eccelsa e sublime santità.
Come abbiamo detto, il Sole della Realtà rimane sempre nella stessa condizione, non subisce cambiamenti né alterazioni, né trasformazioni, né vicissitudini. È eterno e immortale. Ma la Santa Realtà della Parola di Dio è nella condizione di uno specchio, terso, raffinato e scintillante. Il calore, la luce, l’immagine e la somiglianza, cioè le perfezioni del Sole della Realtà, appaiono in esso. Ecco perché Cristo dice nel Vangelo: «Il Padre è nel Figlio», cioè il Sole della Realtà appare nello specchio.9 Lode sia a Colui che brillò su questa Sacra Realtà, Che è santificato fra gli esseri!
LVDomanda: Qual’è la differenza fra mente, spirito e anima?
Risposta: È stato già spiegato che lo spirito è universalmente suddiviso in cinque categorie: vegetale, animale, umano, spirito di fede e Spirito Santo.
Lo spirito vegetale è la capacità della crescita che si realizza nel seme grazie all’influenza di altre esistenze.
Lo spirito animale è la facoltà dei sensi, che si realizza grazie alla composizione e alla mescolanza degli elementi. Quando questa composizione si decompone, anche la capacità sensoriale perisce e si distrugge. Essa può essere paragonata a una lampada. Quando l’olio, lo stoppino e il fuoco si congiungono, la lampada si accende. Quando la combinazione si disfa, cioè quando le varie parti si separano l’una dell’altra, anche la lampada si spegne.
Lo spirito umano che distingue l’uomo dall’animale è l’anima razionale e questi due termini – spirito umano e anima razionale – si riferiscono alla stessa cosa. Lo spirito umano, che nella terminologia dei filosofi è l’anima razionale, abbraccia tutti gli esseri e, nei limiti delle capacità umane, scopre le realtà delle cose e perviene a conoscere le loro peculiarità e i loro effetti nonché le qualità e le caratteristiche degli esseri. Ma se non è assistito dallo spirito della fede, lo spirito umano non arriva a conoscere i segreti divini e le realtà celestiali. È come uno specchio che, sebbene terso, levigato e brillante, ha bisogno di luce. Finché un raggio di sole non si rifletta su di esso, non può scoprire i segreti celesti.
Ma la mente è il potere dello spirito umano. Lo spirito è la lampada, la mente la luce che ne brilla. Lo spirito è l’albero, la mente il frutto. La mente è la perfezione dello spirito, la sua qualità essenziale, come i raggi del sole sono la necessità essenziale del sole.
Questa spiegazione è breve, ma completa. Perciò riflettete e, se Dio vorrà, potrete scoprirne i dettagli.
LVINell’uomo esistono cinque facoltà esterne, che sono gli agenti della percezione, cioè grazie a queste cinque facoltà l’uomo percepisce gli esseri materiali. Esse sono: la vista che percepisce le forme visibili. l’udito che percepisce i suoni udibili, l’olfatto che percepisce gli odori, il gusto che percepisce i cibi, e il tatto che, diffuso in tutto il corpo, percepisce le cose tangibili. Queste cinque facoltà percepiscono le esistenze esterne.
L’uomo ha anche facoltà spirituali: l’immaginazione che concepisce le cose, il pensiero che riflette sulle realtà, la comprensione che comprende le realtà, la memoria che preserva tutto ciò che l’uomo immagina, pensa e comprende. L’intermediario fra le cinque facoltà esterne e quelle interne è il senso che esse hanno in comune, cioè il senso che agisce tra le facoltà esterne e quelle interne e trasmette alle facoltà interne tutto ciò che i sensi esteriori percepiscono. Si chiama facoltà comune, perché comunica fra le facoltà esterne e quelle interne ed è perciò comune alle une e alle altre.
Per esempio, una delle facoltà esterne è la vista. Essa percepisce questo fiore e ne trasmette la percezione alla facoltà interna, la facoltà comune, la quale la trasmette all’immaginazione, che a sua volta concepisce e forma un’immagine e la trasmette alla facoltà del pensiero. La facoltà del pensiero riflette e, dopo aver afferrato la realtà, la trasmette alla facoltà della comprensione, la quale, dopo averla capita, consegna l’immagine dell’oggetto percepito alla memoria e la memoria la preserva nel proprio deposito.
Le facoltà esterne sono cinque: vista, udito, gusto, olfatto e tatto.
Anche le facoltà interne sono cinque: facoltà comune, immaginazione, pensiero, comprensione e memoria.
LVIIDomanda: Quanti tipi di caratteri umani esistono e qual’è la causa delle differenze e delle diversità degli uomini?
Risposta: L’uomo ha un carattere innato, un carattere ereditario e uno acquisito con l’educazione.
Quanto al carattere innato, sebbene la creazione divina sia essenzialmente buona, pure le diversità delle qualità naturali dell’uomo dipendono dalla differenza di grado. Tutti sono ottimi, ma lo sono più o meno, a seconda del grado. Tutta l’umanità ha intelligenza e capacità, ma l’in-telligenza, la capacità, il valore degli uomini sono differenti. Il che è evidente.
Per esempio, considerate i bambini di una famiglia, di un luogo, di una scuola, istruiti dallo stesso insegnante, nutriti con lo stesso cibo, nello stesso clima, che indossino gli stessi abiti e seguano le stesse lezioni. È certo che fra questi bambini alcuni sono più bravi nelle scienze, altri sono nella media, altri ancora sono ottusi. Appare quindi evidente che esistono differenze naturali di grado e diversità di valore e di capacità già all’origine. Queste differenze non implicano il bene o il male, si tratta semplicemente di differenze di grado. Uno occupa il grado più elevato, l’altro il grado medio, l’altro ancora quello inferiore. Allo stesso modo, esiste l’uomo ed esistono anche gli animali, le piante e i minerali, ma i gradi di queste quattro esistenze sono diversi. Quale differenza fra l’esistenza dell’uomo e quella dell’animale! Eppure entrambe sono esistenze. È evidente che nell’esistenza vi sono differenze di grado.
La diversità delle qualità ereditate dipende dalla forza o dalla debolezza della costituzione. Cioè, se i genitori sono deboli, i figli sono deboli, se i genitori sono forti, lo sono anche i figli. Allo stesso modo, la purezza del sangue ha notevoli conseguenze, perché il seme puro è come le varietà superiori che esistono fra le piante e gli animali. Per esempio, vedete che i figli nati da un padre e da una madre deboli hanno per natura una costituzione fragile e nervi deboli, sono sofferenti, non hanno pazienza, né costanza, né risolutezza, né perseveranza e sono irascibili, perché i figli ereditano la debolezza e la fragilità dei genitori.
Si aggiunga che una benedizione particolare è conferita ad alcune famiglie e ad alcune generazioni. Così è per una benedizione speciale che tutti i Profeti d’Israele provengono dai discendenti di Abramo. È una benedizione che Dio ha concesso a quella progenie: a Mosè da parte di padre e di madre, a Cristo dalla discendenza della madre e così a Muhammad e al Báb, nonché a tutti i Profeti e alle Sante Manifestazioni di Israele. Anche La Bellezza Benedetta10 discende direttamente da Abramo, perché oltre Ismaele e Isacco Abramo ebbe altri figli, che in quei tempi emigrarono nelle terre della Persia e dell’Afganistan e la Bellezza Benedetta è un loro discendente.
Da ciò appare evidente che esiste anche un carattere ereditario e a tal punto che, se le caratteristiche di una persona non sono conformi alle sue origini, anche se fisicamente quella persona appartiene a quella discendenza, spiritualmente non è considerata un membro della famiglia; come Canaan,11 che non è considerato della stirpe di Noè.
Ma la differenza delle qualità che dipendono dalla cultura è grandissima, perché l’educazione ha un’enorme influenza. Grazie all’educazione l’ignorante diventa colto, il pauroso diventa coraggioso. Grazie alla coltivazione, il ramo storto si raddrizza, il frutto aspro e amaro delle montagne e dei boschi diventa dolce e squisito, il fiore a cinque petali diventa un fiore a cento petali. Grazie all’educazione le nazioni selvagge si civilizzano e perfino gli animali si addomesticano. L’educazione deve essere considerata cosa della massima importanza, perché come le malattie sono estremamente contagiose nel mondo fisico, così, in qualche modo, sono contagiose anche le qualità dello spirito e del cuore. L’educazione ha un’influenza universale e le differenze da essa prodotte sono grandissime.
Si potrebbe obiettare che, poiché la capacità e il valore degli uomini differiscono, perciò le differenze di capacità causano certamente differenze di carattere.12
Ma non è così, perché la capacità è di due specie, naturale e acquisita. La prima, che è creazione di Dio, è essenzialmente buona – nella creazione di Dio non esiste il male. Ma la capacità acquisita diventa causa dell’appa-rizione del male. Per esempio, Dio ha creato gli uomini in modo tale, e ha donato loro costituzione e capacità tali, che essi traggono beneficio dallo zucchero e dal miele, mentre sono danneggiati e rovinati dal veleno. Questa natura e questa costituzione sono innate e Dio le ha date ugualmente a tutta l’umanità. Ma l’uomo può abituarsi al veleno, assumendone piccole quantità tutti i giorni e aumentandole gradualmente, fino a non poter più vivere senza un grammo di oppio al giorno. Le sue facoltà naturali sono così completamente pervertite. Osservate come la capacità naturale e la costituzione possano modificarsi, a tal punto da essere completamente pervertite da varie abitudini e pratiche. Non si criticano le persone dedite ai vizi per la natura e le capacità innate, ma per quelle che hanno acquisito.
Nella creazione non esiste il male, tutto è bene. Certe qualità e certe nature innate che sembrano riprovevoli in alcune persone, in realtà non lo sono. Per esempio, nei lattanti si possono osservare segni di avidità, collera e irascibilità sin dall’inizio della loro vita. Si potrebbe quindi dedurne che il bene e il male siano innati nell’uomo, il che è contrario alla pura bontà della natura e della creazione. La risposta è che l’avidità, che consiste nel chiedere di più, usata correttamente, è una qualità lodevole. Infatti, se un uomo è avido di acquisire scienza e conoscenza, avido di diventare compassionevole, generoso e giusto, ciò è lodevole. Se sfoga la sua collera e la sua ira contro un tiranno sanguinario simile a una belva, la cosa è molto lodevole. Ma se non usa queste qualità nel giusto modo, esse sono riprovevoli.
È quindi evidente che, nella creazione e nella natura, il male non esiste affatto. Le qualità naturali dell’uomo sono riprovevoli quando siano usate in modo illecito. Così, se una persona ricca e generosa dona a un povero una somma di denaro per le sue necessità e se quel povero spende quella somma in cose illecite, ciò è riprovevole. Altrettanto dicasi di tutte le qualità naturali dell’uomo che costituiscono il capitale della vita. Se sono espresse e usate in modo illecito diventano condannabili. Perciò è chiaro che la creazione è soltanto buona. Considerate che la peggiore qualità e il più odioso attributo, sorgente d’ogni male, è la menzogna. Non si può immaginare facoltà peggiore e più disdicevole di questa. Essa distrugge tutte le perfezioni umane ed è causa di innumerevoli vizi. Non c’è caratteristica peggiore di questa, che è l’origine di ogni male. Eppure, se un medico conforta un ammalato dicendogli: «Grazie a Dio, state meglio, ci sono speranze di guarigione», anche se queste parole non corrispondono alla verità, pure possono confortare il paziente e dare una svolta alla malattia. Questa menzogna non è quindi riprovevole.
Con ciò il tema è chiarito. Saluti.Domanda: Qual è il grado della percezione del mondo umano e quali sono i suoi limiti?
Risposta: Sappi che la percezione varia. L’infimo grado della percezione è quello dell’animale, cioè, la sensibilità naturale che si manifesta mediante le facoltà dei sensi e che si chiama sensazione. In questo gli uomini e gli animali sono sullo stesso piano. Inoltre alcuni animali, quanto ai sensi, superano l’uomo. Ma, nell’umanità, la percezione differisce e cambia a seconda delle diverse condizioni dell’uomo.
La prima condizione della percezione nel mondo della natura è la percezione dell’anima razionale. Di questa percezione e di questa facoltà, tutti gli uomini, negligenti o attenti, credenti o negatori, sono compartecipi. L’anima razionale dell’uomo è una creazione di Dio. Essa comprende le altre creature ed è superiore ad esse, è più nobile e distinta e comprende le cose. La facoltà dell’anima razionale può scoprire la realtà delle cose, capire le peculiarità degli esseri e penetrare i misteri dell’esistenza. Tutte le scienze, il sapere, le arti, le meraviglie, le istituzioni, le scoperte e le imprese provengono dall’esercizio dell’intel-ligenza dell’anima razionale. Un tempo esse erano fra i misteri protetti e i segreti nascosti: L’anima razionale le scoprì gradualmente e le portò dal piano invisibile e nascosto al regno visibile. Essa è la massima facoltà percettiva nel mondo della natura. Nel suo volo più alto, comprende le realtà, le proprietà e gli effetti degli esseri contingenti.
Ma la mente universale divina, che trascende la natura, è il dono del Potere preesistente. Questa mente universale è divina, abbraccia le realtà esistenti e riceve la luce dei misteri di Dio. Non è una facoltà di indagine e di ricerca, ma una facoltà consapevole. La facoltà intellettuale del mondo della natura è una facoltà di indagine che, con le sue ricerche, scopre le realtà degli esseri e le proprietà delle esistenze. Ma la facoltà intellettuale celestiale, che trascende la natura, abbraccia le cose, ne prende cognizione, le conosce, le comprende, è consapevole dei misteri, delle realtà e dei significati divini e scopre le verità nascoste del Regno. Questa facoltà intellettuale divina è l’attri-buto peculiare delle sante Manifestazioni e delle Albe dello stato profetico. Un raggio della sua luce cade sullo specchio del cuore dei giusti e un frammento, una particella di questo potere giunge loro attraverso le Sante Manifestazioni.
Le Sante Manifestazioni hanno tre condizioni: una è la condizione fisica, l’altra quella dell’anima razionale, l’altra ancora, quella della manifestazione della perfezione e dello splendore regale. Il corpo comprende le cose nella misura della sua capacità nel mondo fisico e perciò in certi casi dà segni di debolezza. Per esempio: «Stavo dormendo ed ero inconscio. Le brezze di Dio spirarono su me, mi risvegliarono e mi comandarono di proclamare la Parola». Oppure quando Cristo, a trent’anni, fu battezzato e lo Spirito Santo discese su di Lui. Prima di quel momento, lo Spirito Santo non si era manifestato in Lui. Tutto ciò si riferisce alla condizione fisica delle Manifestazioni. Ma la loro condizione celeste abbraccia tutte le cose, conosce tutti i misteri, scopre tutti i segni e regna su tutto, tanto prima quanto dopo l’inizio della missione. Ecco perché Cristo disse: «Io son l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo»,13 il che sta a significare: in Me non c’è mai stato né ci sarà mai cambiamento o modificazione.
LIXDomanda: Fino a che punto la comprensione umana può capire Dio?
Risposta: Questo tema richiede molto tempo. Perciò non è facile spiegarlo a tavola. Tuttavia ne parleremo in breve.
Sappiate che esistono due specie di conoscenza: la conoscenza dell’essenza delle cose e la conoscenza delle qualità. L’essenza di una cosa si conosce attraverso le sue qualità, altrimenti resta sconosciuta e nascosta.
Poiché la nostra conoscenza delle cose, anche di quelle create e limitate, è una conoscenza delle qualità e non dell’essenza, com’è possibile comprendere la Realtà divina nella sua essenza che è illimitata? E infatti l’essenza delle cose non è comprensibile, lo sono solo le qualità. Per esempio, l’intima essenza del sole è sconosciuta, ma comprensibile attraverso le sue qualità, cioè il calore e la luce. L’intima essenza dell’uomo è sconosciuta e invisibile, ma è definita e conosciuta attraverso le sue qualità. Così le cose non sono conosciute nell’essenza, ma nelle qualità. Sebbene la mente abbracci tutte le cose e capisca tutti gli esseri esteriori, pure questi esseri le restano sconosciuti nell’essenza e le sono noti solo nelle qualità.
Allora, com’è possibile conoscere nell’essenza il Signore eterno, immortale, che si ritiene santificato dalla comprensione e dalla concezione? Vale a dire, se le cose possono essere conosciute solo negli attributi e non nel-l’essenza, è certo che anche l’Essenza della Realtà divina è sconosciuta nell’essenza e nota negli attribuiti. Inoltre, com’è possibile che la realtà fenomenica abbracci la Realtà Preesistente? Infatti comprendere significa abbracciare, deve esserci un abbraccio che consenta la comprensione. E invece l’Essenza dell’Unità abbraccia tutto, ma non può essere abbracciata.
Anche la differenza delle condizioni del mondo degli esseri è un ostacolo alla comprensione. Per esempio, questo minerale appartiene al regno minerale. Per quanto lontano arrivi, esso non arriverà mai a comprendere la capacità della crescita. Le piante, gli alberi, per quanto progrediscano, non potranno mai concepire la facoltà della vista o degli altri sensi fisici. E un animale non potrà mai immaginare la condizione dell’uomo, cioè i suoi poteri spirituali. Le differenze di condizione sono un ostacolo alla conoscenza. Il grado inferiore non può comprendere quello superiore. Come potrà dunque la realtà fenomenica comprendere la Realtà preesistente? Conoscere Dio significa quindi comprendere e conoscere i Suoi attributi, ma non la Sua Realtà. Inoltre, la conoscenza degli attributi non è assoluta, ma proporzionata alla capacità e al potere dell’uomo. La filosofia consiste nel comprendere la realtà delle cose come sono, secondo le capacità e i poteri del-l’uomo. Infatti la realtà fenomenica può comprendere gli attributi del Preesistente soltanto entro i limiti delle capacità umane. Il mistero della Divinità è santificato e purificato dalla comprensione degli esseri, in quanto tutto ciò che perviene all’immaginazione è ciò che l’uomo comprende e il potere della comprensione umana non abbraccia la Realtà dell’Essenza divina. L’uomo può comprendere soltanto gli attributi della Divinità, la cui irradiazione appare ed è visibile nel mondo e nelle anime umane.
Quando guardiamo il mondo e le anime umane, vediamo in essi, chiari ed evidenti, i meravigliosi segni delle perfezioni divine, perché la realtà delle cose dimostra la Realtà universale. La Realtà della Divinità può essere paragonata al sole, che dall’alto della sua magnificenza brilla su tutti gli orizzonti. E ciascun orizzonte, ciascuna anima riceve una parte del suo fulgore. Se non esistessero la luce e i raggi, non esisterebbero neppure gli esseri. Tutti gli esseri esprimono qualcosa di questa luce e ne hanno un raggio e una parte. Gli splendori delle perfezioni, dei doni e degli attributi di Dio emanano e irradiano dalla realtà dell’Uomo perfetto, cioè l’Unico, la suprema Manifestazione di Dio. Altri esseri ne ricevono solamente un raggio, ma la Manifestazione è lo specchio del Sole, che vi appare e vi si manifesta, con tutte le sue perfezioni, i suoi attributi, i suoi segni e i suoi prodigi.
La conoscenza della Realtà della Divinità è impossibile e inaccessibile, ma conoscere la Manifestazione di Dio significa conoscere Dio, perché i doni, gli splendori e gli attributi divini appaiono in essa. Perciò, chi perviene alla conoscenza delle Manifestazioni di Dio giunge anche alla conoscenza di Dio. Mentre chi trascura la conoscenza delle sante Manifestazioni si priva della conoscenza di Dio. È quindi assodato e dimostrato che le sante Manifestazioni sono il centro del dono, dei segni e delle perfezioni di Dio. Benedetti coloro che ricevono la luce dei doni divini dagli Orienti illuminati.
Speriamo che gli Amici di Dio, come una forza magnetica, attraggano questi doni dalla sorgente e che sorgano con tale luce e con tali segni da essere prove lampanti del Sole della Realtà.
LXAvendo dimostrato l’esistenza dello spirito14 dobbiamo ora dimostrarne l’immortalità.
L’immortalità dello spirito è menzionata nei Libri Sacri ed è la base fondamentale delle religioni divine. Si dice che la punizione e il premio siano di due specie, cioè, primo, ricompense e punizioni di questa vita, secondo, quelle dell’altro mondo. Ma il paradiso e l’inferno dell’esistenza si trovano in tutti i mondi di Dio, tanto in questo mondo quanto nei mondi celestiali dello spirito. Ottenere queste ricompense significa ottenere la vita eterna. Ecco perché Cristo disse: «Agite in modo tale da conquistare la vita eterna, e da nascere d’acqua e di spirito, sicché entriate nel Regno».15
Le ricompense in questa vita sono le virtù e le perfezioni che adornano la realtà dell’uomo. Per esempio, un uomo era oscuro e diventa luminoso, era ignorante e diventa saggio, era negligente e diventa vigile, era addormentato e si risveglia, era morto e ritorna in vita, era cieco e vede, era terreno e diventa celestiale, era materiale e diventa spirituale. Con queste ricompense egli ottiene la rinascita spirituale e diventa una nuova creatura. Diventa la manifestazione di quel versetto del Vangelo in cui è detto dei discepoli che erano nati «non di sangue, né di volontà di carne, né di volontà d’uomo, ma da Dio».16 Ciò significa che essi furono liberati dalle caratteristiche animali e dalle qualità tipiche della natura umana e assunsero le qualità divine, che sono il dono di Dio. Questo è il significato della seconda nascita. Per uomini simili non v’è tortura maggiore dell’essere separati da Dio e non v’è punizione più dura dei vizi dei sensi, delle qualità oscure, della bassezza d’animo, dell’asservimento ai desideri carnali. Quando la luce della fede li libera dalle tenebre di questi vizi e il Sole della Realtà li illumina e tutte le virtù li nobilitano, essi considerano tutto questo come il premio più ambito e sanno che è il vero paradiso. Allo stesso modo, ritengono che la punizione spirituale, cioè la massima tortura e punizione dell’esistenza è essere assoggettati al mondo della natura e separati da Dio, essere brutali e ignoranti, cadere preda delle passioni della carne, lasciarsi prendere da debolezze animali, essere caratterizzati da qualità oscure, come la falsità, la tirannia, la crudeltà, l’attaccamento alle cose del mondo o essere dediti a pensieri satanici. Per loro queste sono le massime punizioni e torture.
Allo stesso modo, le ricompense dell’altro mondo sono la vita eterna chiaramente menzionata in tutti i Libri Sacri, le perfezioni, i doni eterni e la felicità perpetua. Le ricompense dell’altro mondo sono le perfezioni e la pace che si ottengono nei mondi spirituali dopo aver lasciato questo mondo, mentre le ricompense di questa vita sono le perfezioni che si conseguono in questo mondo e che sono la causa della vita eterna, poiché sono il vero progresso dell’esistenza. È come l’uomo che passa dal mondo embrionale allo stato della maturità e diventa la manifestazione di queste parole: «Benedetto sia Iddio il migliore dei Creatori».17 Le ricompense dell’altro mondo sono la pace, le grazie spirituali, i vari doni spirituali del Regno di Dio, il conseguimento dei desideri del cuore e dell’anima e l’incontro con Dio nel mondo dell’eternità. Allo stesso modo, le punizioni dell’altro mondo, cioè i suoi tormenti, consistono nell’essere privati delle benedizioni divine particolari e dei doni assoluti e ricadere nei gradi inferiori dell’esistenza. Chi è privo di questi favori divini, sebbene dopo la morte continui a vivere, è considerato come morto dal popolo della verità.
La prova logica dell’immortalità dello spirito è questa, che da una cosa inesistente non può provenire alcun segno, cioè, è impossibile che da un’assoluta inesistenza appaiano segni, perché i segni sono la conseguenza di un’esistenza e la conseguenza dipende dall’esistenza del principio. Così, da un sole inesistente non potrebbe venire alcuna luce, da un mare inesistente non apparirebbero onde, da una nuvola inesistente non potrebbe cadere pioggia, un albero inesistente non produce frutti, un uomo inesistente non manifesta e non produce nulla. Perciò, finché appaiono segni di esistenza, quei segni sono la prova che il possessore di quei segni esiste veramente.
Considerate che oggi il Regno di Cristo esiste. Come potrebbe manifestarsi un regno così grande da un re inesistente? Da un mare inesistente, come potrebbero sollevarsi onde così alte? Da quale giardino inesistente potrebbero spirare brezze così profumate? Riflettete sul fatto che nessun effetto, nessuna traccia, nessuna influenza di un essere, minerale, vegetale o animale, sussiste dopo che le sue parti si sono disperse e i suoi elementi decomposti. Soltanto la realtà umana e lo spirito dell’uomo sussistono e continuano ad agire e ad aver potere dopo che le sue membra si sono disintegrate, le sue particelle si sono disperse e la sua composizione s’è distrutta.
È una questione molto sottile, soppesatela attentamente. Questa che vi diamo è una prova razionale, sì che il saggio possa pesarla sulla bilancia della ragione e della giustizia. Ma se lo spirito umano gioisce ed è attratto verso il Regno di Dio, se la vista interiore si dischiude, se l’udito spirituale si rafforza, se i sentimenti spirituali predominano, l’uomo può vedere l’immortalità dello spirito con la stessa chiarezza con cui vede il sole e le liete novelle e i Segni di Dio lo pervaderanno.
Domani forniremo altre prove.Discutevamo ieri il tema dell’immortalità dello spirito. Sappiate che i poteri e la comprensione dello spirito umano sono di due specie o, per meglio dire, che lo spirito percepisce e agisce in due modi diversi. Un modo è mediante strumenti e organi, per cui vede con gli occhi, ode con le orecchie, parla con la bocca. Questa è l’azione dello spirito e la percezione umana della realtà mediante organi. Vale a dire, lo spirito è colui che vede con gli occhi, colui che sente con le orecchie, colui che parla con la bocca.
L’altra manifestazione dei poteri e delle azioni dello spirito avviene senza strumenti e organi. Per esempio, nel sonno lo spirito vede senza occhi, sente senza orecchie, parla senza bocca, corre senza piedi. In breve, queste azioni sono indipendenti dai mezzi degli strumenti e degli organi. Quante volte accade che lo spirito faccia un sogno nel mondo del sonno e che il suo significato diventi evidente due anni dopo in circostanze corrispondenti. Allo stesso modo, quante volte accade che un problema irresolubile in stato di veglia sia risolto nel mondo dei sogni. Nello stato di veglia, l’occhio vede solo a breve distanza, ma in sogno ci si trova a oriente e si vede l’occidente. Da svegli si vede il presente, ma nel sonno si vede il futuro. Nello stato di veglia, con mezzi di trasporto rapidi, si può viaggiare alla velocità massima di 20 farsakh18 all’ora. Nel sonno si attraversano in un batter d’occhio l’Oriente e l’Occidente. Infatti lo spirito viaggia in due modi diversi: senza mezzi, e cioè spiritualmente, e con i mezzi, e cioè materialmente, come gli uccelli che volano e coloro che sono trasportati.
Nel sonno, il corpo è come morto, non vede e non sente, non ha discernimento né consapevolezza né percezione, cioè le facoltà dell’uomo sono inattive, ma lo spirito vive ed esiste. Anzi, la sua penetrazione aumenta, il suo volo è più alto, la sua intelligenza più acuta. Pensare che lo spirito perisca dopo la morte del corpo è come immaginare che un uccello in gabbia sia soppresso se la gabbia si rompe, sebbene l’uccello non abbia nulla da temere dalla distruzione della gabbia. Il nostro corpo è come la gabbia e lo spirito come l’uccello. Vediamo che, senza gabbia quest’uccello vola nel mondo del sonno. Perciò, se la gabbia si rompe, l’uccello continua ad esistere. I suoi sentimenti saranno ancora più forti, le sue percezioni più acute, la sua felicità maggiore. In verità, dall’inferno perviene a un paradiso di delizie, perché per l’uccello riconoscente non c’è paradiso più grande della libertà dalla gabbia. Ecco perché i martiri corrono verso il luogo del sacrificio con massima gioia e letizia.
Nello stato di veglia, l’occhio umano vede, al massimo, a un’ora di distanza,19 perché con lo strumento del corpo il potere dello spirito viene a determinarsi in tal modo. Ma, con la visione interiore e con l’occhio mentale lo spirito vede l’America e può percepire quello che vi si svolge, conoscere le condizioni delle cose e organizzarvi i suoi affari. Se dunque lo spirito fosse uguale al corpo, anche la facoltà della visione interiore dovrebbe essere proporzionata. È quindi evidente che lo spirito è diverso dal corpo, che l’uccello è diverso dalla gabbia e che la facoltà di penetrazione dello spirito è assai più forte senza la mediazione del corpo. Così abbandonato lo strumento, chi lo possedeva continua ad agire. Per esempio, se la penna è abbandonata o si rompe, lo scrittore resta vivo e presente, se la casa è distrutta, il padrone di casa resta vivo ed esiste. Questa è una delle prove logiche dell’immortalità dell’anima.
Ce n’è un’altra. Il corpo si indebolisce, si appesantisce, si ammala o guarisce, oppure si stanca o si sente riposato, talvolta perde una mano o un braccio, oppure le sue facoltà fisiche sono menomate, diventa cieco o sordo o muto, le sue membra si possono paralizzare. In breve, il corpo può avere ogni sorta di imperfezione. Ma lo spirito, nel suo stato originale, nella sua percezione spirituale, è eterno e perpetuo, non subisce imperfezioni, non diventa menomato. E invece il corpo, quando è completamente soggetto a malanni e sventure, è privato del dono dello spirito, come uno specchio che, quando si rompe, si sporca o s’impolvera, non può più riflettere i raggi del sole o mostrare i suoi doni.
Abbiamo già spiegato che lo spirito dell’uomo non si trova nel corpo, perché è libero e purificato da entrate e uscite, che sono condizioni corporee. Il rapporto tra lo spirito e il corpo è come quello tra il sole e lo specchio. In breve, lo spirito umano si trova in una sola condizione. Non si ammala a causa delle malattie del corpo, non guarisce a causa della sua salute. Non si ammala, non s’inde-bolisce, non diventa infelice, povero, leggero o piccolo. Non è cioè toccato dalle infermità del corpo e se il corpo s’indebolisce, se gli amputano le mani, i piedi o la lingua, o se perde l’udito o la vista, lo spirito non ne reca visibili effetti. È quindi evidente e certo che lo spirito è diverso dal corpo e che la sua durata è indipendente da quella del corpo. Al contrario, lo spirito governa il mondo del corpo in tutta la sua grandezza. E la sua forza e la sua influenza sono evidenti e visibili, come il dono del sole nello specchio. Ma, quando s’impolvera o si rompe, lo specchio smette di riflettere i raggi del sole.
LXIISappi che le condizioni dell’esistenza sono limitate alle condizioni della servitù, dello stato profetico e della Divinità, mentre le perfezioni divine e contingenti sono illimitate. Se riflettete profondamente, scoprirete che le perfezioni dell’esistenza sono illimitate anche esteriormente, poiché non potrete incontrare un essere tanto perfetto da non poterne immaginare uno ancora più perfetto. Per esempio, non potrete vedere un rubino nel regno minerale, una rosa nel regno vegetale, un usignolo in quello animale, senza pensare che possa esisterne un esemplare migliore. Come i doni divini sono infiniti, così lo sono anche le perfezioni umane. Se fosse possibile raggiungere il limite della perfezione, una delle realtà degli esseri potrebbe arrivare a essere indipendente da Dio e il contingente potrebbe conseguire la condizione dell’assoluto. Ma per ogni essere esiste un punto che non può sorpassare. Cioè colui che si trova nella condizione della servitù, per quanto lontano arrivi nel conseguire illimitate perfezioni, non raggiungerà mai la condizione della Divinità. Altrettanto dicasi per gli altri esseri. Un minerale, per quanto progredisca nel regno minerale, non potrà mai ottenere i poteri del vegetale. In un fiore, pur progredito nel regno vegetale, non apparirà mai la facoltà dei sensi. Così, questo pezzo di minerale d’argento non può acquisire l’udito o la vista, può solo migliorare nella propria condizione e diventare un minerale perfetto, ma non può acquistare la facoltà della crescita, o quella dei sensi, o acquistare la vita. Può progredire solamente nella propria condizione.
Per esempio, Pietro non può diventare Cristo. Tutt’al più può conseguire infinite perfezioni nella condizione della servitù, perché ogni realtà esistente può progredire. Poiché, deposta la spoglia mortale, lo spirito dell’uomo ha una vita eterna, certamente ogni essere vivente ha la capacità di progredire. È quindi consentito chiedere progresso, perdono, misericordia, benefici e benedizioni per una persona dopo la sua morte, perché l’esistenza ha in sé la capacità di progredire. Ecco perché, nelle preghiere di Bahá’u’lláh, si chiedono il perdono e la remissione dei peccati dei defunti. Inoltre, le persone hanno bisogno di Dio nell’altro mondo, come lo hanno in questo. Le creature hanno sempre bisogno, sia in questo sia nell’altro mondo, e Dio è assolutamente indipendente.
La ricchezza dell’altro mondo è la vicinanza a Dio. Di conseguenza, è certo che a coloro che sono vicini alla Corte divina è concesso di intercedere e questa intercessione è approvata da Dio. Ma l’intercessione nell’altro mondo non è come in questo. È un’altra cosa, un’altra realtà, che non può essere espressa a parole.
Se al momento della morte, un ricco lascia per testamento una donazione ai poveri e ai bisognosi e assegna una parte della sua ricchezza perché sia spesa per loro, forse questa azione potrà essere la causa del suo perdono e condono e del suo progresso nel Regno divino.
Anche i genitori affrontano le più grandi preoccupazioni e avversità per i figli e, spesso, quando i figli hanno raggiunto la maturità, essi passano all’altra vita. Accade raramente che i padri o le madri vedano il premio delle cure e delle sofferenze affrontate per i figli. Perciò in cambio i figli devono mostrare carità e benevolenza e implorare perdono e misericordia per i genitori. Così, in cambio dell’amore e della bontà che vostro padre vi ha dimostrato, dovete donare ai poveri per amor suo, chiedere, con massima sottomissione e umiltà, il perdono e la remissione dei suoi peccati e invocare l’indulgenza suprema.
È perfino possibile che la condizione di coloro che sono morti nel peccato e nella miscredenza cambi, cioè che essi divengano oggetto del perdono per la generosità di Dio, non per la Sua giustizia, perché generosità significare dare senza merito e giustizia significa dare ciò che si merita. Come abbiamo il potere di pregare per le anime qui, così lo avremo anche nell’altro mondo, che è il Regno di Dio. In quel mondo tutti gli esseri non sono forse creature di Dio? Perciò tutti possono progredire anche in quel mondo. Come possono ricevere luce per le loro suppliche qui, così possono implorare perdono e ricevere luce mediante intercessioni e suppliche anche lassù. E come le anime possono svilupparsi grazie all’aiuto delle suppliche, delle implorazioni e delle preghiere dei santi in questo mondo, altrettanto avviene dopo la morte. Le anime possono progredire grazie alle proprie suppliche e alle proprie preghiere, soprattutto quando siano oggetto dell’intercessione delle sante Manifestazioni.
LXIIISappi che nulla di ciò che esiste resta in stato di riposo, vale a dire, tutte le cose sono in movimento. Ogni cosa o cresce o declina, ogni cosa o viene dall’inesistenza al-l’esistenza o passa dall’esistenza all’inesistenza. Così questo fiore, questo giacinto, in un certo periodo di tempo è passato dal mondo dell’inesistenza a quello dell’esi-stenza e ora sta passando dall’esistenza all’inesistenza. Questo stato di moto, che è detto essenziale, cioè, naturale, non può essere separato dagli esseri, perché ne è il requisito essenziale, come ardere è il requisito essenziale del fuoco.
È quindi dimostrato che il movimento è necessario all’esistenza, la quale o cresce o declina. Ora poiché lo spirito continua a esistere anche dopo la morte fisica, necessariamente o progredisce o declina. E nell’altro mondo smettere di crescere equivale a declinare. Ma lo spirito non abbandona mai la propria condizione, nella quale continua a svilupparsi. Per esempio, la realtà dello spirito di Pietro, per quanto lontano vada, non raggiungerà mai la condizione della Realtà di Cristo. Progredisce soltanto nel proprio ambito.
Osservate questo minerale. Per quanto lontano vada, si evolve nella propria condizione. Non potrete mai portare questo cristallo in una condizione nella quale acquisti la vista. È impossibile. Allo stesso modo, la luna che si trova nel cielo, per quanto lontano vada, non diventerà mai un sole luminoso. Ma nel proprio stato essa ha un apogeo e un perigeo. I discepoli, per quanto lontano vadano, non diventeranno mai Cristo. È vero che il carbone può diventare diamante, ma entrambi si trovano nella condizione del minerale e gli elementi che li compongono sono identici.
LXIVSe consideriamo gli esseri con occhio veggente, notiamo che sono limitati a tre categorie, cioè appartengono al regno minerale, o a quello vegetale, o a quello animale e ciascuna delle tre classi si divide in specie. L’uomo è la specie più elevata in quanto possiede le perfezioni di tutte le classi, cioè, ha un corpo che cresce e percepisce. Oltre ad avere le perfezioni del minerale, del vegetale e dell’animale, l’uomo ha anche un’eccellenza speciale di cui gli altri esseri sono privi, cioè le perfezioni intellettuali. L’uomo è quindi il più nobile degli esseri.
L’uomo si trova al massimo grado della materia e all’inizio della spiritualità, cioè, rappresenta il termine dell’imperfezione e l’inizio della perfezione. Egli si trova nell’ultimo gradino dell’oscurità e all’inizio della luce. Ecco perché si è detto che la condizione umana significa la fine della notte e il principio del giorno, per dire che l’uomo è il compendio di tutti i gradi dell’imperfezione e che possiede i gradi della perfezione. L’uomo ha in sé tanto il lato animale quanto la parte angelica e lo scopo del-l’educatore è di formare le anime, in modo che la parte angelica domini il lato animale. Allora, se il potere divino che è nell’uomo, e che costituisce la sua perfezione essenziale, domina le forze sataniche, che sono imperfezione assoluta, l’uomo diventa la creatura più perfetta. Ma se il potere satanico domina il potere divino, l’uomo diventa infimo fra le creature. Ecco perché egli è la fine dell’im-perfezione e l’inizio della perfezione. In nessuna altra specie nel mondo vi sono tante differenze, contrasti, contraddizioni e opposizioni come nella specie umana. Così, il riflesso della Luce divina esisteva nell’uomo come esisteva nel Cristo e vedete quanto amato e onorato Egli sia. Nel contempo, vediamo l’uomo adorare una pietra, una zolla di terra, un albero. Quant’è meschino l’uomo che fa oggetto della sua adorazione l’infimo grado dell’esistenza, cioè una pietra, una pezzo di argilla senz’anima, una montagna, una foresta o un albero. Quale maggior vergogna per un uomo che adorare le esistenze più basse? Allo stesso modo, il sapere è una qualità dell’uomo, ma lo è anche l’ignoranza. La sincerità è una sua qualità, ma lo è anche la falsità. Devozione e slealtà, giustizia e ingiustizia, eccetera, sono qualità dell’uomo. In breve, tutte le perfezioni e le virtù, nonché tutti i vizi sono qualità dell’uomo.
Considerate anche le differenze individuali fra gli uomini. Cristo aveva forma umana e anche Caifa aveva forma umana, così anche Mosè e Faraone, Abele e Caino, Bahá’u’lláh e Yahyá.20
Si è detto che l’uomo è il maggior rappresentante di Dio e il Libro della Creazione, in quanto tutti i misteri degli esseri si ritrovano in lui. Se si pone sotto l’ombra del vero Educatore ed è correttamente istruito, diventa l’es-senza delle essenze, la luce delle luci, lo spirito degli spiriti. Diventa il centro delle apparizioni divine, la sorgente delle qualità spirituali, l’alba delle luci celestiali, il crogiolo delle ispirazioni divine. Se resta privo di questa educazione, diventa manifestazione di qualità sataniche, compendio di vizi animali e fonte di tutte le condizioni oscure.
La ragione della missione dei Profeti è educare gli uomini, affinché questo pezzo di carbone divenga un diamante e questo albero sterile sia sottoposto a innesto e produca i frutti più dolci e deliziosi. Raggiunto lo stato più nobile del mondo dell’umanità, l’uomo può progredire ulteriormente nelle condizioni della perfezione, ma non nello stato, perché gli stati sono limitati, mentre le perfezioni divine non hanno fine.
L’uomo progredisce sia prima sia dopo aver deposto la spoglia materiale, ma progredisce nella perfezione, non nello stato. Così gli esseri si completano nell’uomo perfetto. Non c’è altro essere superiore a un uomo perfetto. Raggiunto questo stato, l’uomo può ancora progredire in perfezione ma non nello stato, perché non esiste uno stato superiore a quello di un uomo perfetto nel quale egli possa trasferirsi. L’uomo progredisce soltanto nello stato dell’umanità, perché le perfezioni umane sono infinite. Così, per quanto colto un uomo sia, ne possiamo sempre immaginare uno più colto.
Quindi, le perfezioni umane essendo infinite, l’uomo può progredire nelle perfezioni anche dopo aver lasciato questo mondo.
LXVDomanda: Il Kitáb-i-Aqdas dice: «...chi ne è privo, appartiene alla gente dell’errore, sebbene dia prova di compiere azioni buone». Che cosa significa questo versetto.
Risposta: Questo versetto benedetto significa che la base del successo e della salvezza è la conoscenza di Dio e che i risultati della conoscenza di Dio sono le buone azioni che sono i frutti della fede.
Privo di questa conoscenza, l’uomo è separato da Dio e quando c’è questa separazione, le buone azioni non hanno un effetto completo. Questo versetto non significa che le anime separate da Dio siano tutte uguali, compiano esse azioni buone o cattive. Significa solo che la conoscenza di Dio è la base e che le buone azioni derivano da essa. È tuttavia certo che c’è differenza fra il buono, il peccatore e il malvagio separato da Dio. Chi è separato da Dio, ma ha buoni principi e buon carattere, merita il perdono divino, mentre chi è peccatore e ha cattive qualità e un cattivo carattere è privato dei doni e delle benedizioni di Dio. Questa è la differenza.
Perciò il versetto benedetto significa che le sole buone azioni, senza la conoscenza di Dio, non possono portare alla salvezza eterna, al successo eterno, alla prosperità e all’ac-cesso nel Regno di Dio.
LXVIDomanda: Dopo che il corpo è stato abbandonato e lo spirito ha ottenuto la libertà, in quale modo esiste l’anima razionale? Supponiamo che le anime assistite dal dono dello Spirito Santo giungano alla vera esistenza e alla vita eterna, che cosa accade delle anime razionali, cioè degli spiriti velati?21
Risposta: Taluni ritengono che il corpo sia la sostanza ed esista di per sé e che lo spirito sia accidentale e dipenda dalla sostanza del corpo. In realtà è vero il contrario, l’anima razionale è la sostanza e il corpo dipende da essa. Se l’accidente, ossia il corpo, è distrutto, la sostanza, cioè lo spirito, permane.
Secondo, l’anima razionale, vale a dire lo spirito umano, non discende nel corpo, cioè non vi penetra, in quanto discesa e ingresso sono proprietà dei corpi e l’anima razionale ne è libera. Lo spirito non è mai penetrato in questo corpo, perciò nel lasciarlo non ha bisogno di una dimora. No, lo spirito è collegato con il corpo, come questa luce lo è con lo specchio. Quando lo specchio è terso e perfetto, la luce della lampada vi appare e quando lo specchio si copre di polvere o si rompe, la luce scompare.
L’anima razionale, vale a dire lo spirito umano, non è penetrata nel corpo e non esiste per suo mezzo. E quindi, perché dovrebbe aver bisogno di una sostanza grazie alla quale esistere, dopo che la composizione del corpo si è disfatta? Al contrario, è l’anima razionale la sostanza grazie alla quale il corpo esiste. La personalità dell’anima razionale esiste sin dall’inizio, non è dovuta alla strumentalità del corpo, ma lo stato e la personalità dell’anima possono rafforzarsi in questo mondo. Essa può progredire e raggiungere i gradi della perfezione o rimanere negli infimi abissi dell’ignoranza, velata e priva della possibilità di vedere i segni di Dio.
Domanda: Con quali mezzi lo spirito umano, vale a dire l’anima razionale, progredisce dopo aver lasciato il mondo mortale?
Risposta: Il progresso dello spirito umano nel mondo divino, dopo aver rotto il suo legame con il corpo di polvere, avviene soltanto grazie alla munificenza e alla misericordia del Signore, o per l’intercessione e le preghiere sincere di altre anime umane, o per opere di carità e importanti buone azioni compiute in suo nome.
L’IMMORTALITÀ DEI BAMBINIDomanda: Qual’è la condizione dei bambini che muoiono prima di raggiungere l’età della ragione o prima di nascere?
Risposta: Questi infanti sono all’ombra del favore di Dio e, non avendo commesso alcun peccato e non essendo contaminati dalle impurità del mondo della natura, sono centri di una manifestazione di munificenza e l’Occhio della Compassione si poserà su di loro.
LXVIIMi chiedete della vita eterna e dell’accesso nel Regno. L’espressione esteriore usata per designare il Regno è cielo. Ma non si tratta di una realtà o di un fatto, bensì di un paragone e di una similitudine, perché il Regno non è un luogo materiale, è santificato22 dal tempo e dallo spazio. È un mondo spirituale, un mondo divino, il centro della Sovranità di Dio. È libero dal corpo e da ciò che è corporeo ed è santificato e purificato dalle immaginazioni del mondo umano. La delimitazione nello spazio non è una prerogativa degli spiriti, ma dei corpi. Lo spazio e il tempo non circondano la mente e lo spirito, ma il corpo. Osservate che il corpo dell’uomo è circoscritto in un piccolo spazio, occupa solo due spanne di terra. Ma lo spirito e la mente dell’uomo attraversano paesi e regioni – perfino gli sconfinati spazi celesti – abbracciano tutto ciò che esiste e fanno scoperte nelle eccelse sfere a infinite distanze. Ciò avviene perché lo spirito non occupa spazio, trascende lo spazio e, per lo spirito, la terra e il cielo sono una cosa sola, poiché esso fa scoperte in entrambi. Ma il corpo è circoscritto in un solo luogo e non conosce ciò che si trova al di là.
Infatti la vita è di due specie: quella del corpo e quella della spirito. La vita del corpo è materiale, ma la vita dello spirito esprime l’esistenza del Regno, che consiste nel ricevere lo Spirito di Dio e nell’essere vivificati dal soffio dello Spirito Santo. La vita materiale esiste, ma per gli spiriti santificati essa è pura inesistenza e morte assoluta. Allo stesso modo, l’uomo esiste ed esiste anche questa pietra, ma quale differenza fra l’esistenza dell’uomo e quella della pietra! La pietra esiste, ma nei confronti dell’esistenza dell’uomo è inesistente.
Il significato della vita eterna è il dono dello Spirito Santo, come il fiore riceve il dono della stagione primaverile, della sua aria e delle sue brezze. Osservate: all’inizio questo fiore aveva una vita simile a quella del minerale. Ma al sopravvenire della stagione primaverile, del dono delle sue nuvole, del calore del sole ardente, esso ha ottenuto un’altra vita di massima freschezza, delicatezza e fragranza. Nei confronti della seconda, la prima vita del fiore è morte.
Il significato è che la vita del Regno è la vita dello spirito, la vita eterna, e che essa è libera dallo spazio, come lo spirito umano che non ha un posto. Se si esamina il corpo umano, non si trova un luogo particolare per lo spirito, perché lo spirito non ha mai avuto un posto ed è immateriale. Esso è collegato con il corpo come il sole lo è con lo specchio. Il sole non è nello specchio, ma è collegato con lo specchio.
Allo stesso modo, il mondo del Regno è libero da qualunque cosa sia percepita dall’occhio o da altri sensi – udito, gusto, olfatto, tatto. La mente, che è nell’uomo e della quale si riconosce l’esistenza, dov’è nell’uomo? Se si esamina un corpo con gli occhi, con le orecchie o con altri sensi, non la si trova, eppure esiste. Perciò la mente non ha un posto, ma è collegata con il cervello. Anche il Regno è così. Come l’amore, che non ha un posto, ma è collegato con il cuore, cossi neppure il Regno ha un posto, ma è collegato con l’uomo.
L’ingresso nel Regno avviene mediante l’amore di Dio, il distacco, la santità e la castità, mediante la sincerità, la purezza, la saldezza, la fedeltà e il sacrificio della vita.
Queste spiegazioni dimostrano che l’uomo è immortale e vive in eterno. Per coloro che credono in Dio, che Lo amano e hanno fede, la vita è eccellente, cioè, eterna. Ma le anime che sono separate da Dio come da un velo, sebbene abbiano la vita, hanno una vita oscura che, nei confronti della vita dei credenti, è inesistenza.
Per esempio, l’occhio e l’unghia sono vivi, ma la vita dell’unghia, paragonata alla vita dell’occhio, è inesistenza. Questa pietra e quest’uomo esistono entrambi, ma, paragonata all’esistenza dell’uomo, la pietra è inesistente, non ha essere. Infatti, quando un uomo muore, il suo corpo è distrutto e annientato e diventa come pietra e terra. Appare quindi evidente che, sebbene esista, il minerale, paragonato all’uomo, è inesistente.
Allo stesso modo, le anime separate da Dio come da un velo, sebbene esistano in questo mondo e nel mondo dopo la morte, paragonate alla santa esistenza dei figli del Regno di Dio, sono inesistenti e separate da Dio.
LXVIIIDomanda: La predestinazione di cui si parla nei Libri Sacri è una cosa decretata? Se è così, non è inutile sforzarsi di evitarla?
Risposta: Il destino è di due specie: decretato e condizionato o imminente. Il destino decretato è quello che non può essere modificato né alterato e il destino condizionato è ciò che può avvenire. Così, per questa lampada è destino decretato che l’olio bruci e si consumi. Perciò, che alla fine la lampada si spenga è un decreto che non può essere alterato o modificato, perché è un destino decretato. Allo stesso modo, nel corpo umano è stato creato il potere della vita e non appena esso si distrugge o finisce, il corpo si decompone, così come la lampada si spegne, quando l’olio brucia e finisce.
Ma il destino condizionato può essere paragonato a questo: quando c’è ancora olio nella lampada, un forte vento soffia sulla fiamma e la spegne. Questo è un destino condizionato. È saggio evitarlo, proteggersene, essere cauti e circospetti. Ma il destino decretato, che è come quando l’olio della lampada finisce, non può essere alterato, modificato o ritardato. Deve accadere, è inevitabile che la lampada si spenga.
LXIXDomanda: Le stelle del cielo influenzano l’anima umana, oppure no?
Risposta: Alcuni corpi celesti esercitano sul globo terrestre e sugli esseri terreni influssi materiali così chiari ed evidenti, da non richiedere spiegazioni. Considerate il sole, che grazie all’aiuto e alla provvidenza di Dio sviluppa la terra e tutti gli esseri terreni. Senza la luce e il calore del sole, le creature terrene non esisterebbero.
Quanto all’influsso spirituale degli astri sul mondo umano, per quanto strano possa sembrare, pure, riflettendo profondamente sul tema, non dovrebbe sorprendervi eccessivamente. Ma non intendo dire che le predizioni che gli astrologi del passato dedussero dai movimenti delle stelle corrispondessero a certi avvenimenti, perché gli oroscopi di quegli antichi astrologi erano una forma di immaginazione che risaliva ai sacerdoti egizi, assiri e caldei, nonché alle fantasie degli indù, ai miti dei greci, dei romani e di altri adoratori delle stelle. Intendo solo dire che questo universo illimitato è come il corpo umano, le cui membra sono strettamente connesse e collegate l’una al-l’altra. In quale misura gli organi, le membra e le parti del corpo umano sono frammisti e collegati in reciproco aiuto e soccorso e quanto si influenzano a vicenda! Allo stesso modo, le parti di questo infinito universo hanno membra ed elementi collegati gli uni con gli altri e si influenzano l’un l’altra spiritualmente e materialmente.
Per esempio, l’occhio vede e tutto il corpo ne risente. L’orecchio ode e tutte le membra ne sono scosse. Su questo non v’è dubbio e l’universo è come un essere vivente. Inoltre, il collegamento fra le membra degli esseri deve necessariamente avere effetti e impressioni, tanto materiali quanto spirituali.
Per coloro che negano l’influenza dello spirito sulle cose materiali facciamo un breve esempio. Suoni e canti armoniosi, melodie e voci gradevoli sono accidenti riguardanti l’aria – dato che suono è un termine che descrive le vibrazioni della aria – e i nervi del timpano sono stimolati da queste vibrazioni e ne risulta l’udito. Pensate ora che le vibrazioni dell’aria, che pure sono un accidente senza importanza, attraggono e turbano lo spirito del-l’uomo ed esercitano un grande effetto su di esso: lo fanno piangere o ridere. Possono anche influenzarlo a tal punto da indurlo a mettersi in pericolo. Vedete quindi quale connessione esista fra lo spirito dell’uomo e le vibrazioni dell’atmosfera, tanto che il movimento dell’aria lo trasporta da uno stato d’animo a un altro e può sopraffarlo interamente, può perfino privarlo della pazienza e della serenità. Considerate quanto ciò sia strano, nulla esce dalla bocca del cantante e nulla entra nell’ascoltatore. Eppure si produce un grande effetto spirituale. Perciò è certo che un così stretto rapporto fra gli esseri debba avere effetti e influenze spirituali.
Si è detto che le membra e le parti del corpo umano si influenzano reciprocamente. Per esempio, l’occhio vede e il cuore ne è influenzato. L’orecchio sente e lo spirito ne è influenzato. Il cuore è in pace e i pensieri si rasserenano e una sensazione piacevole si trasmette a tutte le membra del corpo. Quale rapporto e quale accordo è mai questo! Dal momento che fra le membra del corpo umano, che è soltanto uno dei tanti esseri finiti, esistono un rapporto, un legame spirituale, un’influenza, certamente esisterà un collegamento spirituale e materiale anche fra gli esseri universali e infiniti. Benché questi collegamenti non possano essere scoperti in base alle leggi esistenti e alla scienza attuale, pure la loro esistenza fra gli esseri è certa e assoluta.
Concludendo, gli esseri, grandi o piccoli che siano, sono legati l’uno all’altro dalla perfetta saggezza di Dio e si influenzano reciprocamente. Se così non fosse, nel sistema universale e nell’organizzazione generale dell’esi-stenza, si avrebbe disordine e imperfezione. Ma essendo strettamente collegati l’uno all’altro, gli esseri sono sistemati ordinatamente al loro posto e perfetti.
Questo tema merita di essere esaminato.Domanda: L’uomo è libero in tutte le sue azioni, oppure sottostà a obblighi e costrizioni?
Risposta: Questa domanda riguarda uno dei problemi teologici più importanti e astrusi. Se Dio vuole, chiariremo questo tema nei dettagli un altro giorno, all’inizio della cena. Per ora lo spiegheremo in breve, in poche parole, come segue. Alcune cose sono soggette al libero arbitrio dell’uomo, come la giustizia, l’equità, la tirannia e l’ingiu-stizia, in altre parole, le buone e le cattive azioni. È evidente che queste azioni sono, per la maggior parte, lasciate alla volontà dell’uomo. Ma vi sono alcune cose alle quali l’uomo è forzato e costretto, come il sonno, la morte, le malattie, il declino delle forze, danni, sventure. Tutto ciò non è soggetto alla volontà dell’uomo ed egli non ne è responsabile, ma è costretto a subirle. Ma nella scelta delle buone e delle cattive azioni egli è libero e le compie di sua volontà.
Per esempio, se lo desidera, può passare il tempo suo a lodare Iddio, oppure ad occuparsi di altri pensieri. Può essere una luce accesa dal fuoco dell’amore di Dio e un filantropo che ama il mondo, oppure uno che odia l’uma-nità e si occupa di cose materiali. Può essere giusto o crudele. Queste azioni sono soggette al controllo della volontà dell’uomo e, di conseguenza, egli ne è responsabile.
Ora sorge un altro problema. L’uomo è assolutamente impotente e dipendente, dato che la forza e il potere appartengono esclusivamente a Dio. Tanto l’esaltazione quanto l’umiliazione dipendono dal beneplacito e dalla volontà dell’Altissimo.
È detto nei Vangeli che Dio è come il vasaio che fa «un vaso ad onore, ed un altro a disonore».23 Ora, il vaso a disonore non ha il diritto di incolpare il vasaio, dicendo: «Perché non mi hai fatto diventare una tazza preziosa, che passa di mano in mano?». Il significato di questo versetto è la diversità dello stato degli esseri. Ciò che si trova nella condizione più bassa dell’esistenza, come un minerale, non ha il diritto di lamentarsi, dicendo: «O Dio, perché non mi hai dato le perfezioni di un vegetale?». Allo stesso modo, una pianta non ha il diritto di lamentarsi per essere stata privata delle perfezioni del mondo animale, né converrà a un animale lamentarsi di non possedere le perfezioni umane. No, tutte le cose, sono perfette nel proprio grado e devono sforzarsi di conseguire le perfezioni del proprio grado. Come si è detto, gli esseri inferiori non hanno il diritto di accedere, né sono adatti, alle perfezioni superiori. Il loro progresso deve avvenire all’interno del proprio stato.
Anche l’inerzia o il moto dell’uomo dipendono dal-l’assistenza di Dio. Se non riceve aiuto, l’uomo non è capace di compiere né il bene né il male. Ma quando l’aiuto dell’esistenza viene dal Signore Generoso, l’uomo è in grado di fare sia il bene sia il male. Se gli viene tolto l’aiuto, egli rimane del tutto impotente. Ecco perché, nei Libri Sacri, si parla di aiuto e di assistenza di Dio. Questa condizione è come quella di una nave, mossa dalla forza del vento o del vapore. Se la forza cessa, la nave non può muoversi. Ma il suo timone la dirige da una parte e dal-l’altra e la forza del vapore la spinge nella direzione desiderata. Se il timone è diretto verso est, la nave va a est. Se è diretto verso ovest, la nave punta a ovest. Il movimento non proviene dalla nave, ma dal vento o dal vapore.
Allo stesso modo, in ogni azione o inazione, l’uomo riceve forza e aiuto da Dio. Ma la scelta fra il bene e il male appartiene a lui. Così, se un re nomina un uomo governatore di una città, se gli dà potere e autorità e gli mostra la via della giustizia e dell’ingiustizia secondo le leggi e poi il governatore commette un’ingiustizia, benché egli agisca in base all’autorità e alla potestà conferitegli dal re, il sovrano sarà assolto dall’accusa di ingiustizia. Ma se il governatore agisce secondo giustizia, lo farà anche grazie all’autorità conferitagli dal re, il quale ne sarà soddisfatto.
In altri termini, sebbene la scelta del bene e del male appartenga all’uomo, gli dipende in ogni caso dal sostegno della vita che gli viene dall’Onnipotente. Il Regno di Dio è immenso e tutti sono prigionieri nella stretta del Suo Potere. Il servo non può nulla di propria volontà. Dio è forte, onnipotente e il Soccorritore di tutti gli esseri.
Così questo problema è stato spiegato abbastanza chiaramente. Salute a voi!
LXXIDomanda: Alcuni credono di compiere scoperte spirituali, cioè credono di parlare con gli spiriti. Che tipo di rapporto è questo?
Risposta: Le scoperte spirituali sono di due tipi: quelle che sono pura immaginazione e attestazioni di poche persone e quelle che assomigliano all’ispirazione e sono reali. Di questo tipo sono le rivelazioni di Isaia, Geremia e san Giovanni, che sono reali.
Riflettete che la facoltà del pensiero dell’uomo è di due tipi. Uno è vero, quando concorda con una data verità. Questi concetti si realizzano nel mondo esterno. Tali sono le opinioni corrette, le teorie giuste, le scoperte scientifiche e le invenzioni.
L’altro tipo di concezioni è costituito da pensieri vani e idee inutili che non danno né frutto né risultato e non hanno alcuna realtà. Essi sorgono come onde del mare delle fantasie e scompaiono come vani sogni.
Allo stesso modo vi sono due specie di scoperte spirituali. Appartengono alla prima le rivelazioni dei Profeti e le scoperte spirituali degli eletti. Le visioni dei Profeti non sono sogni, ma scoperte spirituali e hanno una realtà. Per esempio, essi dicono: «Ho visto una persona in una certa forma e ho detto la tal cosa ed ella mi ha dato la tale risposta». Questa visione non appartiene al mondo del sonno, ma della veglia. Anzi, è una scoperta spirituale espressa come se fosse l’apparizione di una visione.
L’altro tipo di scoperta spirituale è fatto di pura immaginazione, ma queste immaginazioni si materializzano in modo tale che molte persone dal cuore semplice credono che esse abbiano una realtà. Lo dimostra chiaramente il fatto che tali comunicazioni spiritiche non hanno mai portato ad alcun risultato. No, si tratta solo di storie e di racconti.
Sappiate che la realtà dell’uomo abbraccia le realtà delle cose e ne scopre le verità, le proprietà e i segreti. Così tutte le arti, le meraviglie, le scienze e il sapere sono stati scoperti dalla realtà umana. Un tempo esse erano segreti celati e nascosti. Poi a poco a poco la realtà umana li scoprì e li portò dal regno dell’invisibile al piano del visibile. È quindi evidente che la realtà dell’uomo abbraccia le cose. Essa si trova in Europa e scopre l’America, si trova sulla terra e fa scoperte nei cieli. Rivela i segreti delle cose, conosce le realtà di tutto ciò che esiste. Queste scoperte corrispondenti alla realtà sono come la rivelazione, che è comprensione spirituale, ispirazione divina e associazione di spiriti umani. Per esempio, un Profeta dice: «Ho visto, ho detto, ho sentito la tal cosa». È pertanto evidente che lo spirito ha grande percezione anche senza l’ausilio dei cinque sensi, come gli occhi o le orecchie. Tra le anime spirituali vi sono comprensioni e scoperte spirituali e una comunione purificata dall’immaginazione e dalla fantasia, un’associazione indipendente dal tempo e dallo spazio. Così è scritto nel Vangelo che Mosè ed Elia vennero da Cristo sul Monte Tabor. È evidente che non fu un incontro materiale, ma una condizione spirituale, espressa come incontro fisico.
L’altro tipo di conversazione, presenza e comunicazione degli spiriti è pura immaginazione e fantasia e ha solo la parvenza della realtà.
A volte, la mente e il pensiero dell’uomo scoprono alcune verità e da questo pensiero e da questa scoperta provengono segni e risultati. Questo pensiero ha un fondamento. Ma alla mente umana si presentano molte immagini che sono come le onde del mare delle immaginazioni. Esse non danno frutto e nessun risultato proviene da loro. Allo stesso modo, l’uomo, immerso nel mondo del sonno, vede una visione che si realizza esattamente, mentre, un’altra volta, fa un sogno che non ha il benché minimo risultato.
Ciò che intendiamo è che questo stato, che definiamo conversazione e comunicazione con gli spiriti, è di due tipi: può trattarsi di semplice immaginazione, ma possono anche esserci visioni simili a quelle menzionate nel Libro Sacro, alle rivelazioni di san Giovanni e di Isaia e all’in-contro di Cristo con Mosè ed Elia. Qui si tratta di eventi reali che producono effetti meravigliosi sulla mente e sul pensiero degli uomini e ne attraggono i cuori.
LXXIIDomanda: Vi sono persone che guariscono gli ammalati con mezzi spirituali, cioè, senza medicine. Come può accadere?
Risposta: Sappi che vi sono quattro modi di curare e guarire senza medicine, due dovuti a cause materiali e due a cause spirituali.
Uno dei due modi di guarigione materiale è dovuto al fatto che, nell’uomo, tanto la salute quanto la malattia sono contagiose. Il contagio della malattia è rapido e violento, mentre quello della salute è estremamente debole e lento. Se due corpi vengono a contatto, è certo che alcune particelle microbiche passano dall’uno all’altro. Come la malattia si trasferisce da un corpo a un altro per contagio rapido e forte, può anche darsi che la salute robusta di un uomo forte dia sollievo alla lievissima indisposizione di un malato. Vale a dire, il contagio della malattia è violento e ha un effetto rapido, mentre quello della salute è molto lento e ha un effetto modesto che può esplicarsi soltanto nel caso di disturbi molto lievi. Il forte potere di un corpo sano può sopraffare una lieve debolezza di un corpo ammalato e la salute ne è il risultato. Questa è una delle possibilità di guarigione.
L’altra specie di guarigione senza medicine è dovuta alla forza magnetica di un corpo che agisce su un altro e diventa causa di guarigione. Anche questa forza ha solo un lieve effetto. Talvolta è possibile giovare a un ammalato imponendogli la mano sulla testa o sul cuore. Perché? Per effetto del magnetismo e dell’impressione mentale esercitata su di lui, che fa sparire il male. Ma anche questo effetto è assai lieve e debole.
Uno degli altri due modi di guarigione spirituale – quando cioè l’agente curativo è una forza spirituale – dipende dalla completa concentrazione della mente di una persona forte su un ammalato, quando quest’ultimo aspetti con fede concentrata che il potere spirituale della persona forte gli porti guarigione, a tal punto da stabilire un profondo collegamento fra la persona forte e quella inferma. La persona forte farà ogni possibile sforzo per curare il paziente ammalato e costui è sicuro di ricevere la guarigione. Dall’effetto di queste impressioni mentali si produce un eccitamento dei nervi e l’impressione e l’eccitamento dei nervi diventano la causa della guarigione del malato. Così, quando un ammalato desidera vivamente una cosa e ci spera molto e improvvisamente riceve la notizia della sua realizzazione, si produce un eccitamento nervoso, che fa scomparire completamente la malattia. Allo stesso modo, se all’improvviso si presenta una ragione di spavento, si può produrre un tale eccitamento nei nervi di una persona forte, da farla subito ammalare. La causa della malattia non è una cosa materiale, perché la persona non ha mangiato nulla e nessuna cosa nociva l’ha toccata. L’unica causa della malattia è l’eccitamento dei nervi. Allo stesso modo, l’improvvisa realizzazione di un grande desiderio può produrre una tale gioia che i nervi ne sono eccitati e l’eccita-mento può portare alla guarigione.
Per concludere, un collegamento completo e perfetto fra il medico spirituale e il malato – cioè, un tale legame che il medico spirituale si concentri interamente e il malato dia tutta l’attenzione al medico spirituale dal quale egli attende di ricevere la salute – questo legame provoca un eccitamento dei nervi che porta alla guarigione. Ma tutto ciò ha effetto soltanto entro certi limiti e non sempre. Se infatti il paziente è afflitto da una malattia molto violenta, oppure se è ferito, questi mezzi non allontanano il male né possono far rimarginare la ferita. Cioè, questi mezzi sono inefficaci nel caso di malattie gravi, a meno che non venga in aiuto la tempra del malato, perché spesso una forte tempra vince la malattia. E questo è il terzo modo di guarigione.
Ma il quarto modo di guarigione è prodotto per il potere dello Spirito Santo. Non dipende dal contatto, dalla vista o dalla presenza o altra qualsivoglia condizione. Sia la malattia lieve o grave, vi sia o meno un contatto dei corpi, sussista o meno un rapporto fra l’infermo e il guaritore, la guarigione ha luogo grazie al potere dello Spirito Santo.
LXXIIIIeri a tavola abbiamo parlato di metodi curativi e di guarigione spirituale, che consistono nel curare le malattie con i poteri spirituali.
Parliamo ora della guarigione materiale. La scienza medica è ancora nell’infanzia. Non ha raggiunto la maturità. Ma quando l’avrà raggiunta, le cure saranno praticate con cose che non siano ripugnanti al gusto e all’olfatto dell’uomo, cioè con alimenti, frutta e verdure; gradevoli tanto al gusto quanto all’olfatto. Infatti la causa che produce le malattie – cioè, la causa che consente alla malattia di penetrare nell’organismo umano – o è di natura fisica oppure è l’effetto dell’eccitamento dei nervi.
Ma le principali cause delle malattie sono fisiche, perché il corpo umano è composto di numerosi elementi, nella misura di un particolare equilibrio. Finché l’equilibrio si mantiene, l’uomo è immune da malattie. Ma, se questo equilibrio essenziale, che è il perno della costituzione, è turbato, la costituzione ne è dissestata e sopravviene la malattia.
Per esempio, se uno degli elementi che costituiscono il corpo umano diminuisce e un altro aumenta, la proporzione e l’equilibrio sono disturbati e insorge una malattia. Per esempio, per mantenere l’equilibrio, la proporzione di un componente deve essere di mille grammi e quella di un altro elemento di cinque. Il fattore di mille grammi diminuisce fino a settecento, mentre quello di cinque sale fino a rompere l’e-quilibrio. Allora insorge una malattia. Ristabilito l’equilibrio grazie a rimedi e cure, la malattia è allontanata. Così, se lo zucchero aumenta, la salute è compromessa. Ma se il medico proibisce dolci e amidi, lo zucchero diminuisce, l’equilibrio si ristabilisce e la malattia è debellata. Ora, il riequilibrio di questi elementi del corpo umano si ottiene in due modi, con le medicine o con gli alimenti, e quando il corpo ha riacquistato l’equilibrio, il male è debellato. Tutti gli elementi costitutivi dell’uomo esistono anche nei vegetali. Di conseguenza, se uno degli elementi che costituiscono il corpo dell’uomo diminuisce e l’uomo si nutre di cibi che contengono gran quantità dell’elemento diminuito, l’equilibrio è ristabilito e l’uomo guarisce. Se lo scopo è quello di riequilibrare gli elementi costitutivi del corpo, si può conseguirlo tanto con le medicine quanto con i cibi.
La maggior parte delle malattie che colpiscono l’uomo, colpiscono anche gli animali. Ma l’animale non si cura con farmaci. Nelle montagne e nelle foreste, il medico degli animali è la facoltà del gusto e dell’olfatto. L’animale ammalato annusa le piante che crescono nella campagna, mangia quelle che sono dolci e profumate al gusto e all’olfatto e guarisce. La causa della guarigione è questa. Quando lo zucchero diminuisce nella sua costituzione, egli incomincia ad aver voglia di cose dolci. Perciò mangia le erbe che hanno un sapore dolce, perché la natura lo guida, l’olfatto e il gusto lo gradiscono ed esso mangia. Lo zucchero aumenta nella sua natura ed esso riacquista la salute.
È quindi evidente che è possibile curarsi con cibi, alimenti e frutta; ma poiché oggi la scienza medica è imperfetta, ciò non è stato ancora del tutto compreso. Quando la scienza medica giungerà alla perfezione, le terapie saranno praticate con cibi, alimenti, frutta fragranti, verdure e varie acque calde e fredde.
Questo discorso è breve, ma a Dio piacendo, un’altra volta, il tema sarà spiegato più dettagliatamente.
PARTE VLa vera spiegazione di questo argomento è molto difficile. Sappi che gli esseri sono di due specie: materiali e spirituali, quelli percepibili dai sensi e quelli intellettuali.
Le cose sensibili sono quelle percepite dai cinque sensi esteriori. Così si dicono sensibili le cose esterne visibili dal-l’occhio. Le cose intellettuali sono quelle che non hanno esistenza esteriore, ma sono concezioni della mente. Per esempio, la mente – che non ha esistenza esteriore – è una realtà intellettuale. Tutte le caratteristiche e le qualità dell’uomo – che non sono sensibili – sono esistenze intellettuali.
In breve, le realtà intellettuali, come tutte le qualità e le ammirevoli perfezioni dell’uomo, sono essenzialmente buone ed esistono. Il male è semplicemente la loro inesistenza. Così l’ignoranza è mancanza di sapere, l’errore mancanza di guida, la dimenticanza mancanza di memoria, la stupidità mancanza di buon senso. Tutte queste cose non hanno un’esistenza reale.
Allo stesso modo, le realtà sensibili sono essenzialmente buone e il male è dovuto alla loro inesistenza. Vale a dire, la cecità è mancanza della vista; la sordità mancanza di udito, la povertà mancanza di ricchezze, la malattia mancanza di salute, la morte mancanza di vita; la debolezza mancanza di forza.
Ma sorge un dubbio nella mente, cioè, gli scorpioni e i serpenti sono velenosi. Visto che sono esseri esistenti, sono buoni o cattivi? Sì, rispetto all’uomo uno scorpione o un serpente sono cattivi, ma non lo sono rispetto a se stessi, dato che il veleno è la loro arma e con il pungiglione si difendono. Ma siccome gli elementi del veleno non vanno d’accordo con i nostri, poiché c’è antagonismo fra questi elementi che sono diversi, perciò, questo antagonismo è un male. Ma in realtà, per quanto li riguarda, essi sono buoni.
Il succo del discorso è che una cosa può essere cattiva nei confronti di un’altra e nello stesso tempo non essere cattiva, se la si consideri nei limiti della propria esistenza. È dunque dimostrato che nel mondo dell’esistenza non esiste nulla di cattivo. Tutto ciò che Dio ha creato, l’ha creato buono. Il male è inesistenza, come la morte è mancanza di vita. Quando un uomo non ha più vita, muore. L’oscurità è mancanza di luce, quando non c’è più luce, c’è buio. La luce è una cosa esistente, ma il buio è inesistente. La ricchezza esiste, ma la povertà non esiste.
Diventa così evidente che tutti i mali ci riportano all’inesistenza. Dio esiste, il male non esiste.
LXXVSappiate che vi sono due specie di tormenti: sottili e grossolani. Per esempio, l’ignoranza è un tormento, ma è un tormento sottile. Anche l’indifferenza verso Dio è un tormento e così la falsità, la crudeltà e la slealtà. Tutte le imperfezioni sono tormenti, ma sono tormenti sottili. Per un uomo intelligente la morte è certamente meglio del peccato e l’amputazio-ne della lingua è meglio di una menzogna o di una calunnia.
L’altra specie di tormento è grossolana, come, per esempio, le punizioni, la prigionia, le percosse, l’espulsione e l’esilio. Ma per il popolo di Dio, il massimo tormento è la separazione da Dio.
LXXVISappiate che rendere giustizia significa dare a ciascuno secondo i suoi meriti. Per esempio, se un operaio lavora dalla mattina alla sera, la giustizia impone che gli sia pagato un salario. Ma se non ha svolto nessun lavoro e non si è dato da fare e gli si offre un regalo, questa è generosità. Se fate l’ele-mosina e offrite un regalo a un povero, che non si è dato da fare per voi e che non ha fatto nulla per meritarlo, questa è generosità. Così Cristo invocò il perdono dei suoi assassini. Questa è generosità.
Ora, la questione del bene e del male delle cose può essere decisa in base alla ragione o in base alla legge. Alcuni credono che si debba decidere in base alla legge. Così pensano gli Ebrei, i quali, credendo che tutti i comandamenti del Pentateuco siano assolutamente obbligatori e li considerano una questione di legge e non di ragione. Essi dicono che uno dei comandamenti del Pentateuco stabilisce che è illecito mangiare carne e burro insieme, perché è taref; che in ebraico significa impuro, come kosher significa puro. È una questione di legge, dicono, e non di ragione.
Ma i teologi pensano che il bene e il male dipendano tanto dalla ragione quanto dalla legge. La base fondamentale della proibizione del furto, dell’inganno, della falsità, dell’ipocrisia e della crudeltà è la ragione. Qualsiasi persona intelligente capisce che l’omicidio, il furto, l’inganno, la falsità, l’ipocrisia e la crudeltà sono un male e sono condannabili. Infatti, se pungete un uomo con una spina, egli grida, si lamenta e geme. Perciò è evidente che egli può capire che l’omicidio è un male ed è condannabile secondo ragione. Se commette un omicidio, ne è responsabile, tanto se la fama del Profeta lo ha raggiunto quanto in caso contrario, perché è la ragione che stabilisce la reprensibilità dell’azione. Quando un uomo commette una cattiva azione, ne è sicuramente responsabile.
Ma là dove i comandamenti del Profeta sono sconosciuti e le persone non seguono le istruzioni divine, come il comandamento di Cristo di rendere bene per male, ma agiscono secondo i desideri naturali – cioè, se tormentano coloro che li tormentano – dal punto di vista della religione essi sono scusabili, perché non hanno ricevuto il comandamento divino. Pur non meritando misericordia e benevolenza, tuttavia Dio li tratta con misericordia e li perdona.
Secondo ragione anche la vendetta è condannabile, perché vendicandosi il vendicatore non ci guadagna nulla. Se un uomo colpisce un altro e il colpito si vendica restituendo il colpo, quale vantaggio ne trae? È forse un balsamo per la sua ferita o un rimedio per il suo dolore? No, Dio non voglia! In verità le due azioni sono identiche, sono entrambe un’offesa. L’unica differenza è che una è avvenuta prima e l’altra dopo. Perciò, una persona che, colpita, perdona, anzi, agisce in modo contrario ai modi usati verso di lei, è degna di lode. La legge della comunità punisce l’aggressore, ma non compie una vendetta. La punizione serve solo ad ammonire, a proteggere e a contrastare la crudeltà e la trasgressione, affinché altri non siano tirannici.
Ma colui che, colpito, perdona e condona dà prova di grandissima generosità. E ciò è degno di ammirazione.
LXXVIIDomanda: I criminali devono essere puniti o perdonati e i loro delitti ignorati?
Risposta: Vi sono due specie di punizioni retributive. L’una è la vendetta, l’altra è il castigo. L’uomo non ha diritto di vendicarsi, ma la comunità ha diritto di punire i criminali e la punizione serve da avvertimento e prevenzione, affinché nessun altro osi commettere un delitto analogo. Questa punizione serve a proteggere i diritti umani, ma non è vendetta. La vendetta placa l’ira del cuore opponendo un male a un altro male. Ciò non è lecito. L’uomo non ha il diritto di vendicarsi. Ma se i criminali fossero completamente perdonati, l’ordine del mondo ne sarebbe scompaginato. Perciò la punizione è una necessità essenziale per la sicurezza delle comunità, ma colui che è vessato da un trasgressore non ha diritto di vendicarsi. Deve invece perdonare e condonare, perché questo atteggiamento è degno del mondo umano.
Le comunità devono punire gli oppressori, gli assassini e i malfattori, per ammonire e dissuadere gli altri dal commettere delitti analoghi. Ma la cosa più essenziale è che il popolo sia educato in modo tale che non si commettano delitti, dato che è possibile educare la gente in modo tale che si eviti e si rifugga dal commettere delitti e che il delitto appaia come il massimo castigo, la massima condanna e il peggior tormento. Perciò non si commetterà più nessun delitto che comporti una pena.
Dobbiamo parlare di cose che si possano realizzare in questo mondo. Le teorie e le grandi idee in proposito sono molte, ma sono irrealizzabili. Dobbiamo quindi parlare soltanto di cose fattibili.
Per esempio, se una persona vessa, danneggia e affligge un’altra persona e quest’ultima contraccambia, questa è vendetta ed è cosa riprovevole. Se il figlio di ‘Amr uccide il figlio di Zayd, Zayd non ha il diritto di uccidere il figlio di ‘Amr. Se lo fa, questa è vendetta. Se ‘Amr disonora Zayd, quest’ultimo non ha il diritto di disonorare ‘Amr. Se lo fa, questa è vendetta ed è molto riprovevole. No, Zayd deve rendere bene per male. Deve non solo perdonare, ma, possibilmente, soccorrere il suo persecutore. Questo comportamento è degno di un uomo. Infatti, quale vantaggio si trae dalla vendetta? Le due azioni si equivalgono, se una è riprovevole, lo sono entrambe. L’unica differenza è che una è stata commessa prima e l’altra dopo.
Ma la comunità ha il diritto di difendersi e di proteggersi. Essa non nutre odio o animosità verso l’assassino. Lo mette in prigione e lo punisce unicamente per la protezione e la sicurezza degli altri. Non lo fa per vendicarsi di lui, ma per infliggere una punizione che serva a proteggere la comunità. Se la comunità e gli eredi dell’ucciso perdonassero e rendessero bene per male, il malvagio continuerebbe a maltrattare gli altri e gli omicidi proseguirebbero. I perversi, come lupi, distruggerebbero gli agnelli di Dio. La comunità non prova risentimento o rancore nell’infliggere la pena e non desidera placare la propria ira. Punendo si prefigge soltanto di proteggere gli altri, sì che nessun atto di crudeltà sia più commesso.
Così, quando Cristo disse: «se alcuno ti percuote in su la guancia destra, rivolgigli ancor la sinistra»,1 lo fece per insegnare agli uomini a non compiere vendette personali. Non intendeva dire che se un lupo assale un gregge di pecore per distruggerlo, si debba incoraggiarlo. No, se Cristo avesse saputo che un lupo fosse entrato nell’ovile e stesse per uccidere le pecore, lo avrebbe certamente impedito.
Come il perdono è uno degli attributi del Misericordioso, così anche la giustizia è uno degli attributi del Signore. La tenda dell’esistenza è sorretta dalla colonna della giustizia e non da quella della clemenza. Il perpetuarsi dell’umanità dipende dalla giustizia e non dalla misericordia. Perciò se ora tutti i paesi praticassero la legge del perdono, in breve tempo il mondo ne sarebbe dissestato e le fondamenta della vita umana si sgretolerebbero. Per esempio, se i governi europei non si fossero opposti al famigerato Attila, egli non avrebbe lasciato vivo una sola persona.
Alcune persone sono veramente come lupi feroci. Se non si aspettassero una punizione, ucciderebbero per puro piacere e diversivo. Così uno dei tiranni della Persia uccise il suo tutore per puro divertimento, per spasso, per sport. Il celebre Mutavakkil, l’Abbaside, dopo aver convocato i ministri, i consiglieri e i funzionari, aprì nella sala una scatola piena di scorpioni e proibì ai presenti di muoversi. Quando gli scorpioni punsero i dignitari, scoppiò in fragorose risate.
Ricapitolando, l’organizzazione delle comunità dipende dalla giustizia e non dalla clemenza. Pertanto ciò che Cristo intendeva per clemenza e perdono non è che quando le nazioni vi assalgono, bruciano le vostre case e saccheggiano i vostri beni, aggrediscono le vostre mogli, i vostri figli e parenti e violano il vostro onore, dovete sottomettervi alla presenza di quei dispotici nemici e lasciarli liberi di commettere atti di crudeltà e di oppressione. No, le parole di Cristo si riferiscono al comportamento di due persone l’una verso l’altra. Se una persona assale un altro, l’offeso deve perdonare. Ma le comunità devono proteggere i diritti umani. Così, se qualcuno mi assale, mi offende, mi vessa, mi ferisce, non devo opporgli resistenza e devo perdonarlo. Ma se una persona vuole assalire Siyyid Manshádi,2 glielo impedirò sicuramente. Evidentemente la non interferenza sarebbe una gentilezza verso il malfattore, ma nei confronti di Manshádi sarebbe un torto. Se in questo momento un arabo selvaggio entrasse nella sala con una spada sguainata, intenzionato ad aggredirvi, ferirvi o uccidervi, glielo impedirei sicuramente. Se vi abbandonassi alla sua mercé, quella non sarebbe giustizia, ma ingiustizia. Ma se aggredisse me personalmente, lo perdonerei.
Rimane ancora una cosa da dire e cioè che le comunità si occupano giorno e notte di promulgare leggi penali e di allestire e organizzare strumenti e mezzi di punizione. Costruiscono prigioni, fabbricano catene e ceppi, predispongono luoghi di esilio e di confino e varie specie di pene e di torture, credendo, con quei sistemi, di correggere i criminali. In realtà, così facendo, distruggono la morale e provocano una perversione dei caratteri. La comunità dovrebbe invece sforzarsi e impegnarsi notte e giorno col massimo zelo per ottenere l’edu-cazione degli uomini, per farli progredire giorno dopo giorno e migliorare nella scienza e nella conoscenza, per aiutarli ad acquisire virtù, a imparare la moralità e a evitare i vizi, in modo che non sia commettano delitti. Attualmente si vede il contrario. La comunità pensa sempre ad applicare le leggi penali, a preparare mezzi di punizione, strumenti di morte e di castigo, luoghi di prigionia e di esilio e tutti si aspettano che si commettano delitti. Il che ha un effetto demoralizzante.
Ma, se la comunità si sforzasse di educare le masse, giorno per giorno la conoscenza e le scienze aumenterebbero, la comprensione si allargherebbe, la sensibilità si svilupperebbe, i costumi migliorerebbero e la moralità si normalizzerebbe. In breve, vi sarebbe progresso in tutte queste classi di perfezioni e il numero dei delitti diminuirebbe.
È stato accertato che i delitti sono meno frequenti fra i popoli civili che fra quelli incivili – vale a dire fra coloro che hanno acquisito la vera civiltà, che è la civiltà divina, la civiltà di coloro che abbinano perfezioni spirituali e materiali. Poiché la causa dei delitti è l’ignoranza, perciò tanto maggiori sono la conoscenza e la scienza, tanto più diminuiscono i delitti. Pensate quanti delitti si commettono fra i barbari popoli africani. Arrivano al punto di uccidere per mangiare la carne e bere il sangue altrui! Perché ciò non accade in Svizzera? La ragione è evidente: lo impediscono l’educazione e le virtù.
Le comunità devono quindi pensare a prevenire i delitti, piuttosto che a punirli con severità.
LXXVIIIMi avete chiesto dello sciopero. Questo problema è, e sarà ancora per molto tempo, causa di gravi difficoltà. Gli scioperi sono dovuti a due cause. L’una è l’estrema ingordigia e cupidigia dei produttori e degli industriali, l’altra, gli eccessi, l’avidità e l’intransigenza dei lavoratori e degli artigiani. È quindi necessario porre rimedio alle due cause.
Ma la ragione principale di queste difficoltà risiede nelle leggi della civiltà attuale, perché esse comportano che un piccolo numero di individui possa accumulare immense fortune, superiori ai loro bisogni, mentre la maggior parte resta povera, indigente e nella massima miseria. Il che è l’opposto della giustizia, dell’umanità e dell’equità, è il colmo dell’iniquità, l’opposto di ciò che è causa del compiacimento divino.
Questo contrasto è tipico del mondo umano. Fra le altre creature, cioè fra quasi tutti gli animali, c’è una forma di giustizia e di uguaglianza. Così in un gregge di pecore e in un branco di daini in campagna c’è uguaglianza. Anche fra gli uccelli delle praterie, delle pianure, delle colline o dei frutteti e fra quasi tutti gli animali c’è una certa uguaglianza. Fra loro non esistono differenze nei mezzi di vita ed essi vivono nella pace e nella gioia più complete.
Ben altro accade nella specie umana, che persiste nel più grave errore e nella massima iniquità. Pensate a un individuo che abbia ammassato tesori colonizzando un paese a proprio vantaggio. Si è procurato un’immensa fortuna e si è assicurato profitti e introiti che scorrono come un fiume, mentre a centomila sventurati, deboli e impotenti, manca un tozzo di pane. Non esistono né uguaglianza né benevolenza. Così vedete che si distruggono la pace e la gioia e si nega il benessere dell’umanità a tal punto da rendere improduttiva la vita di molti. Infatti, ricchezze, onori, commerci e industrie sono nelle mani di pochi industriali, mentre gli altri sono esposti a una lunga serie di difficoltà e di pene infinite, non traggono né vantaggi né profitti, non hanno né agi né pace.
Si devono dunque introdurre norme e leggi per regolare le eccessive ricchezze di alcuni privati e soddisfare i bisogni delle masse di milioni di poveri. Si otterrebbe così una certa moderazione. Ma l’uguaglianza assoluta è altrettanto impossibile, perché l’assoluta uguaglianza nelle ricchezze, negli onori, nel commercio, nell’agricoltura e nell’industria porterebbe al disordine, al caos, al dissesto dei mezzi di sussistenza e alla delusione generale. L’ordine della comunità ne andrebbe completamente distrutto. Sorgerebbero difficoltà anche se si imponesse un’eguaglianza ingiustificata. È perciò preferibile instaurare uno spirito di moderazione per mezzo di leggi e di regolamenti che impediscano la formazione di eccessive ricchezze da parte di alcuni e che tutelino i bisogni essenziali delle masse. Per esempio, i produttori e gli industriali accumulano tesori ogni giorno, mentre i poveri artigiani non si guadagnano nemmeno il pane quotidiano. Questo è il colmo dell’i-niquità e nessuna persona giusta può accettarlo. Perciò, si dovrebbero introdurre leggi e regolamenti che permettano agli operai di ricevere dai proprietari delle fabbriche un salario adeguato e una parte degli utili, nella misura di un quarto o un quinto, a seconda delle capacità delle imprese, oppure operai e produttori dovrebbero ripartire equamente utili e vantaggi in qualche altro modo. In realtà, il capitale e la direzione vengono dai proprietari delle fabbriche, il lavoro e la fatica dagli operai. I lavoratori dovrebbero ricevere salari che assicurino un adeguato sostentamento e, quando smettono di lavorare e diventano deboli e impotenti, dovrebbero ricevere benefici dagli introiti dell’industria. Oppure i salari dovrebbero essere abbastanza alti da soddisfare i lavoratori con la somma che ricevono, così che siano in grado di risparmiare qualcosa per i giorni del bisogno e della debolezza.
Quando le cose saranno organizzate in questo modo, i proprietari delle fabbriche non metteranno più da parte, ogni giorno, ricchezze di cui non hanno alcun bisogno, (infatti, se la fortuna è sproporzionata, il capitalista soccombe sotto l’e-norme peso e si trova nella massima difficoltà e preoccupazione, perché l’amministrazione di una ricchezza eccessiva è molto difficile ed esaurisce la forza naturale dell’uomo). E i lavoratori e gli artigiani non verserebbero più nella miseria e nel bisogno e non sarebbero esposti alle peggiori privazioni al termine della loro vita.
È quindi chiaro ed evidente che la ripartizione delle ricchezze eccessive fra un piccolo numero di individui, mentre le masse sono in miseria, è un’iniquità e un’ingiustizia. Allo stesso modo, l’uguaglianza assoluta sarebbe un ostacolo alla vita, al benessere, all’ordine e alla pace dell’umanità. In queste questioni è senz’altro preferibile la moderazione, che si ottiene quando i capitalisti si moderano nell’acquisire profitti e tengono conto del benessere dei poveri e dei bisognosi, cioè fanno in modo che i lavoratori e gli artigiani ricevano un salario giornaliero stabilito fisso e partecipino agli utili generali dell’impresa.
Quanto ai diritti comuni dei produttori, dei lavoratori e degli artigiani, sarebbe bene che si emanino leggi che concedano moderati profitti ai produttori e ai lavoratori i mezzi necessari alla sopravvivenza e a un sicuro avvenire. Così, quando diventano deboli e smettono di lavorare, quando invecchiano o si ammalano, o lasciano figli in tenera età, essi e i loro figli non saranno schiacciati da un eccesso di povertà. Ed è dagli introiti dell’impresa stessa, ai quali hanno diritto, che riceveranno una parte, sia pur piccola, che serva loro per vivere.
Allo stesso modo, i lavoratori non devono più avanzare eccessive pretese, né ribellarsi, né pretendere oltre i loro diritti. Non devono più scioperare, devono essere obbedienti e sottomessi e non chiedere salari eccessivi. Ma i diritti reciproci di ambedue le parti devono essere legalmente stabiliti e fissati dal costume in base a leggi giuste e imparziali. Se una delle due parti trasgredisce, un tribunale deve condannare il trasgressore e il braccio esecutivo deve applicare la sentenza. L’ordine sarà così ristabilito, e le difficoltà appianate. L’inter-ferenza della magistratura e dello Stato nelle vertenze fra produttori e lavoratori è legale, perché i conflitti fra lavoratori e produttori non si possono paragonare agli affari ordinari fra privati, che non riguardano il pubblico e dei quali lo Stato non deve occuparsi. In realtà, sebbene sembrino affari privati, le vertenze fra le due parti producono un danno pubblico, perché il commercio, l’industria, l’agricoltura e gli affari generali del paese sono tutti strettamente collegati. Se si verifica un abuso in uno dei vari settori, il danno colpisce la massa. Così le vertenze fra lavoratori e produttori diventano causa di danno generale.
Magistratura e pubblici poteri hanno quindi il diritto di intervenire. Se fra due individui insorge una vertenza di competenza del diritto privato, è necessario che la questione sia risolta da un terzo. Questo è il compito dello Stato. Allo stesso modo, come si potrebbe trascurare il problema degli scioperi, che producono difficoltà in tutta la nazione e che sono spesso collegati con i soprusi dei lavoratori nonché con l’avidità dei produttori?
Buon Dio! È mai possibile che, vedendo un suo simile morire di fame, o privato di tutto, un uomo possa riposare e vivere tranquillo in una casa lussuosa? Chi incontra una persona nella massima miseria, può godere della propria fortuna? Ecco perché nella Religione divina è prescritto e stabilito che i ricchi rinuncino ogni anno a una parte della loro fortuna per il mantenimento dei poveri e degli sventurati. Tale è il fondamento della Religione di Dio vincolante per tutti.
Poiché attualmente lo Stato non obbliga né costringe nessuno a farlo, chi mostri benevolenza verso i poveri per naturale tendenza del proprio buon cuore e con grande radiosità, farà cosa altamente lodevole, approvata e gradita.
Questo è il significato delle buone azioni nei Libri sacri e nelle Tavole divine.
LXXIXAlcuni sofisti pensano che l’esistenza sia un’illusione, che ogni essere sia un’assoluta illusione priva di esistenza – in altre parole, che l’esistenza degli esseri sia come un miraggio, come il riflesso di un’immagine nell’acqua o in uno specchio, mera apparenza priva in sé di un principio, di un fondamento o di una realtà.
Questa teoria è sbagliata, perché sebbene l’esistenza degli esseri sia illusoria rispetto a quella di Dio, tuttavia ha una consistenza reale e certa nella condizione dell’essere. È inutile negarlo. Per esempio, l’esistenza del minerale è inesistenza rispetto a quella dell’uomo. E infatti quando l’uomo è evidentemente distrutto, il suo corpo diventa un minerale, ma – nel mondo minerale – il minerale esiste. È quindi evidente che, in relazione all’esistenza dell’uomo, la terra è inesistente e che la sua esistenza è illusoria; ma, in relazione al minerale, essa esiste.
Allo stesso modo, confrontata con l’esistenza di Dio l’esi-stenza degli esseri non è che illusione e vanità, mera apparenza come un’immagine riflessa nello specchio. Ma, sebbene l’im-magine visibile nello specchio sia illusoria, la sua sorgente e la sua realtà è la persona riflessa, il cui volto appare nello specchio. In breve, nei confronti della persona riflessa il riflesso è un’illusione.
Diventa così evidente che, sebbene, in relazione all’esi-stenza di Dio, gli esseri non abbiano esistenza ma siano come un miraggio o un riflesso nello specchio, pure nel loro grado esistono.
Questa è la ragione per cui di coloro che erano incuranti e negavano Dio, Cristo disse che erano morti, sebbene fossero, evidentemente, vivi, perché, confrontati con le persone di fede, essi erano morti, ciechi, sordi e muti. Questo intese dire Cristo quando esclamò: «Lascia i morti seppellire i loro morti».3
LXXXDomanda: Quante specie di preesistenza e di fenomeni esistono?
Risposta: Alcuni sapienti e alcuni filosofi ammettono due specie di preesistenza: preesistenza essenziale e preesistenza temporale. Anche i fenomeni sono di due specie: fenomeni essenziali e fenomeni temporali.
La preesistenza essenziale è quella che non è preceduta da una causa, mentre i fenomeni essenziali sono preceduti da una causa. La preesistenza temporale non ha principio, mentre i fenomeni temporali hanno un principio e una fine, perché l’esistenza delle cose dipende da quattro cause: la causa efficiente, la materia, la forma e la causa finale. Per esempio, questa sedia ha un fabbricante, che è il falegname, una sostanza, che è il legno, una forma, che è quella di una sedia e uno scopo, che è quello di essere usata come sedile. Perciò, questa sedia è essenzialmente fenomenica, in quanto procede da una causa e la sua esistenza dipende da altre cause. Si dice che essa è essenziale e realmente fenomenica.
Ora, il mondo dell’esistenza, è un fenomeno reale nei confronti del suo fattore. Il corpo, che è sostenuto dallo spirito, è un fenomeno essenziale nei confronti dello spirito. Lo spirito è indipendente dal corpo e, nei suoi confronti, è una preesistenza essenziale. Sebbene i raggi siano sempre inseparabili dal sole, tuttavia, il sole è preesistente e i raggi sono fenomenici, poiché l’esistenza dei raggi dipende da quella del sole. Ma l’esistenza del sole non dipende da quella dei raggi, poiché il sole è il donatore e i raggi sono il dono.
La seconda proposizione è che esistenza e inesistenza sono entrambe relative. Dicendo che la tal cosa è venuta all’esisten-za dall’inesistenza, non ci si riferisce all’inesistenza assoluta, ma s’intende che la condizione precedente, confrontata con quella attuale, era nulla. Il nulla assoluto non può pervenire all’esistenza in quanto non ha in sé la capacità di esistere. L’uomo esiste come esiste il minerale, ma l’esistenza del minerale è nulla nei confronti di quella dell’uomo, perché il corpo umano, quando è distrutto, diventa polvere e minerale. Ma quando la polvere progredisce nel mondo umano e questo corpo morto diventa vivo, l’uomo accede all’esistenza. Sebbene la polvere, cioè il minerale, esista nella propria condizione, è nulla in relazione all’uomo. Entrambi esistono, ma, nei confronti dell’uomo, l’esistenza della polvere e del minerale è inesistenza e nulla, perché quando l’uomo diventa inesistente, ridiventa polvere e minerale.
Perciò sebbene il mondo contingente esista, nei confronti dell’esistenza di Dio è inesistenza e nullità. L’uomo e la polvere esistono entrambi, ma che grande differenza fra l’esi-stenza del minerale e quella dell’uomo! In confronto con la seconda la prima è inesistenza. Allo stesso modo, in relazione all’esistenza di Dio, l’esistenza della creazione è inesistenza. Appare quindi evidente e chiaro che gli esseri esistono, ma in relazione a Dio e alla Parola di Dio sono inesistenti. Questo è il principio e la fine della Parola divina che dice: «Io sono l’Alfa e l’Omega». Egli è infatti il principio e la fine del Dono. Il Creatore ha sempre avuto una creazione, i raggi hanno sempre brillato e sfolgorato dalla realtà del sole, perché senza i raggi, il sole sarebbe buio pesto. I nomi e gli attributi di Dio implicano l’esistenza degli esseri e il Dono Eterno non cessa. Se così fosse, sarebbe l’opposto delle perfezioni di Dio.
LXXXIDomanda: Qual’è la verità sulla questione della reincarnazione nella quale alcuni credono?
Risposta: Quanto stiamo per esporre intende spiegare la realtà, non già deridere le credenze altrui. Vogliamo soltanto illustrare i fatti, questo è tutto. Non contestiamo le idee di nessuno e non approviamo nessuna critica.
Sappiate, dunque, che coloro che credono nella reincarnazione appartengono a due categorie: gli uni non credono nella punizione spirituale o nel premio del mondo avvenire e suppongono che, reincarnandosi e ritornando in questo mondo, l’uomo ottenga premi e ricompense. Essi ritengono che il paradiso e l’inferno si trovino in questo nostro mondo e non parlano dell’esistenza dell’altro. Fra costoro vi sono due sottospecie. L’una pensa che talvolta l’uomo ritorni in questo mondo sotto forma animale per subire una dura punizione e che, dopo aver sopportato questo doloroso tormento, sia liberato dal mondo animale e ritorni in quello umano. È la cosiddetta trasmigrazione. L’altra sottospecie crede che dal mondo umano si ritorni a vivere nel mondo umano e che con questo ritorno si ottengano ricompense e punizioni meritate nelle vite precedenti. È la reincarnazione Entrambe queste sottospecie ignorano altri mondi oltre a questo.
I credenti nella reincarnazione della seconda categoria sostengono l’esistenza di un altro mondo e considerano la reincarnazione uno strumento di perfezionamento, cioè credono che con questo andirivieni dal mondo l’uomo acquisisca gradualmente le perfezioni fino a raggiungere la massima perfezione. In altri termini, gli uomini sono composti di materia e di forza. All’inizio, vale a dire nel primo ciclo, la materia è imperfetta. Ma, ritornando ripetutamente in questo mondo, progredisce e acquisisce raffinatezza e delicatezza fino a diventare come uno specchio levigato. E la forza, che non è altro che spirito, si realizza con tutte le sue perfezioni nella materia.
Questa è la presentazione del tema secondo coloro che credono nella reincarnazione e nella trasmigrazione. Ne abbiamo fatto un riassunto. Se dovessimo entrare nei dettagli, ci vorrebbe troppo tempo. Questo riassunto è sufficiente. Essi non adducono argomentazioni e prove logiche, ma semplici supposizioni e deduzioni basate su congetture e non argomenti conclusivi. Ai credenti nella reincarnazione si devono chiedere prove, non congetture, supposizioni e fantasie.
Ma avete chiesto argomentazioni sull’impossibilità della reincarnazione. È quello che ora spiegheremo. La prima prova della sua impossibilità è che l’esteriore è espressione dell’in-teriore, la terra è lo specchio del Regno, il mondo materiale corrisponde al mondo spirituale. Osservate come nel mondo sensibile le forme non si ripetano, perché nessun essere è, in nessun aspetto, identico e uguale a un altro. Il segno dell’uni-cità è visibile e apparente in tutte le cose. Anche se tutti i granai del mondo fossero pieni di grano, non riuscireste a trovare due chicchi assolutamente uguali e identici, privi di alcunché che li distingua. È certo che fra loro vi saranno differenze e distinzioni. Poiché la prova dell’unicità è presente in tutte le cose e l’Unicità e l’Unità di Dio appaiono nella realtà di tutte le cose, la ripetizione di una medesima apparenza è assolutamente impossibile. Perciò la reincarnazione, che è la ripetuta apparizione dello stesso spirito nella sua essenza e nella sua precedente condizione in questo nostro mondo, è impossibile e irrealizzabile. Come la ripetizione della stessa apparenza è impossibile e preclusa agli esseri materiali, così il ritorno alla medesima condizione, tanto nell’arco discendente quanto in quello ascendente, è precluso e impossibile anche agli esseri spirituali, poiché il mondo materiale corrisponde a quello spirituale.
È tuttavia evidente che gli esseri materiali ritornano per quanto riguarda la specie. Così, gli alberi che hanno prodotto foglie, boccioli e frutti negli anni precedenti produrranno esattamente le stesse foglie, gli stessi boccioli e gli stessi frutti negli anni susseguenti. Questo si chiama ripetizione della specie. Se qualcuno obiettasse che foglie, boccioli e frutti si sono decomposti e che sono discesi dal mondo vegetale al mondo minerale e poi dal mondo minerale sono ritornati a quello vegetale e quindi c’è stata una ripetizione – la risposta è che boccioli, foglie, frutti dell’anno scorso si sono decomposti e che i loro elementi combinati si sono disintegrati e dispersi nello spazio e che le particelle delle foglie e dei frutti del-l’anno scorso, dopo essersi decomposte, non si sono ricomposte e non sono ritornate. La specie è invece ritornata per la combinazione di nuovi elementi. Altrettanto avviene al corpo umano: dopo la decomposizione, esso si disintegra e i suoi componenti si disperdono. Se quel corpo dovesse ritornare dal mondo minerale o vegetale, non avrebbe esattamente la stessa composizione di elementi dell’uomo precedente. Gli elementi si sono decomposti, dispersi e dileguati in questo vasto spazio. In seguito altre particelle di elementi si sono combinate e si è formato un nuovo corpo. Può darsi che una delle particelle che facevano parte del corpo precedente sia entrata a far parte della composizione del corpo formatosi in seguito, ma le particelle non si sono conservate e mantenute esattamente e completamente, senza aggiunte o diminuzioni, per potersi ricombinare in modo tale che da questa composizione e mescolanza venga all’esistenza un altro individuo. Non si può dunque dimostrare che quel corpo sia ritornato con tutte le sue particelle, che l’uomo precedente sia divenuto quello susseguente, che di conseguenza vi sia stata una ripetizione, che, come il corpo, sia ritornato anche lo spirito e che la sua essenza sia ritornata in questo mondo dopo la morte fisica.
Se diciamo che la reincarnazione serve ad acquisire perfezioni, affinché la materia si raffini e si ingentilisca e la luce dello spirito vi si manifesti nella massima perfezione, anche questo è pura fantasia. Anche supponendo di credere a questa argomentazione, pure è impossibile che si cambia natura con il rinnovamento e il ritorno. L’essenza dell’imperfezione, ritornando, non diventa la realtà della perfezione. L’assoluta oscurità, ritornando, non diventa sorgente di luce. L’essenza della debolezza, ritornando, non si trasforma in forza e potenza e una natura terrena non diventa realtà celeste. L’albero Zaqqúm,4 per quante volte ritorni, non darà mai frutti dolci e l’albero buono, per quante volte riappaia, non darà mai frutti amari. È quindi evidente che il ritorno e il rientro nel mondo materiale non possono essere causa di perfezione. Questa teoria non ha prove o testimonianze. È una semplice idea. No, in realtà è la munificenza di Dio che consente di acquisire le perfezioni.
I teosofi credono che, nell’arco ascendente5 l’uomo riappaia molte volte fino a raggiungere il Centro Supremo. In quella condizione la materia diventa uno specchio limpido, la luce dello spirito vi risplende in tutta la sua potenza e si acquisisce la perfezione essenziale. Ora, è una verità teologica dimostrata e profonda che i mondi materiali terminano alla fine dell’arco discendente e che la condizione dell’uomo è alla fine dell’arco discendente e al principio di quello ascendente, che è opposto al Centro Supremo. Inoltre, dal principio alla fine dell’arco ascendente esistono numerosi gradi spirituali. L’arco discendente è detto inizio6 e quello ascendente progresso.7 L’arco discendente finisce nelle cose materiali e quello ascendente nelle cose spirituali. Nel descrivere un cerchio la punta del compasso non compie alcun movimento retrogrado, perché questo sarebbe contrario al movimento naturale e all’or-dine divino, altrimenti sciuperebbe la simmetria del cerchio.
Inoltre, il mondo materiale non è così prezioso ed eccellente che l’uomo, una volta fuggito da questa gabbia, debba desiderare ricadere in trappola una seconda volta. No, grazie al Dono Eterno, il valore e la vera capacità dell’uomo non diventano apparenti e visibili ritornando nei gradi dell’esistenza, ma attraversandoli. Quando la conchiglia si apre diventa evidente se contiene una perla oppure vile materia. Una volta cresciuta, la pianta produce spine o fiori e non occorre che ricresca. Inoltre, progredire e avanzare nei mondi in ordine diretto secondo la legge naturale produce l’esistenza e andare in senso contrario al sistema e alle leggi della natura produce l’inesistenza. Il ritorno dell’anima dopo la morte è contrario al movimento naturale e opposto al sistema divino.
Perciò, è assolutamente impossibile ottenere l’esistenza mediante il ritorno. È come se un uomo, dopo essere stato liberato dal grembo materno, debba ritornarvi una seconda volta. Considerate quanta puerile fantasia sia implicita nella credenza nella reincarnazione e nella trasmigrazione. Chi ci crede considera il corpo umano come se fosse un recipiente che contiene lo spirito, così come una tazza contiene acqua. È possibile togliere l’acqua da una tazza e versarla in un’altra. È un gioco da bambini. Non ci si rende conto che lo spirito è un entità incorporea. Non entra e non esce, ma è collegato con il corpo come il sole lo è con lo specchio. Se così fosse e lo spirito, ritornando in questo mondo materiale, potesse attraversare i gradi e raggiungere la perfezione essenziale, sarebbe assai meglio che Dio prolungasse la vita dello spirito nel mondo materiale, finché esso non avesse acquisito perfezioni e grazie. In questo modo lo spirito non dovrebbe assaggiasse la coppa della morte o riacquistare una seconda vita.
L’idea che l’esistenza sia circoscritta entro questo mondo perituro e la negazione dell’esistenza dei mondi divini ebbero origine inizialmente dalle fantasie di alcuni credenti nella reincarnazione. Ma i mondi divini sono infiniti. Se culminassero in questo mondo materiale, la creazione sarebbe inutile, anzi, l’esistenza sarebbe un semplice trastullo infantile. Il risultato di questi infiniti esseri, che è la nobile esistenza dell’uomo, si limiterebbe a un andirivieni di pochi giorni in questa dimora peritura e, dopo aver ricevuto premi e ricompense, tutti diventerebbero perfetti. La creazione divina e gli infiniti esseri esistenti si perfezionerebbero e si completerebbero, cosicché la Divinità del Signore e i nomi e gli attributi di Dio a favore di questi esseri spirituali, per quanto riguarda il loro effetto, finirebbero nell’ozio e nell’inerzia! «Gloria al tuo Signore, il Signore Che è santificato oltre tutte le loro descrizioni».8
Così erano le limitate menti degli antichi filosofi, come Tolomeo e altri, i quali credevano e si immaginavano che il mondo, la vita e l’esistenza fossero circoscritti nel globo terrestre e che questo sconfinato spazio fosse delimitato dalle nove sfere del cielo e che tutto fosse vuoto e vacuo. Considerate i limiti del loro pensiero e la debolezza della loro mente. Coloro che credono nella reincarnazione pensano che i mondi spirituali siano soltanto mondi dell’immaginazione umana. Inoltre, alcuni di loro, come i Drusi e i Nusayri, credono che l’esistenza sia circoscritta in questo mondo fisico. Quale incompetente ipotesi! Infatti, in questo universo di Dio che appare nella massima perfezione, bellezza e grandiosità, le luminose stelle dell’universo materiale sono innumerevoli! Dobbiamo quindi riflettere sino a che punto siano illimitati e sconfinati i mondi spirituali che ne costituiscono le fondamenta essenziali. «Siate attenti, o voi che avete intuito!»9
Ma ritorniamo al tema. Nelle Scritture divine e nei Libri sacri si parla di «ritorno», ma gli ignoranti non ne hanno compreso il significato e coloro che credevano nella reincarnazione hanno fatto congetture in merito. Ciò che i Profeti intendevano per «ritorno» non è il ritorno dell’essenza, ma delle qualità, non è il ritorno della Manifestazione, ma delle perfezioni. Nel Vangelo è detto che Giovanni figlio di Zaccaria è Elia. Queste parole non stanno a indicare che l’anima razionale e la personalità di Elia sono ritornate nel corpo di Giovanni, ma piuttosto che le perfezioni e le qualità di Elia erano manifeste ed evidenti in Giovanni.
Ieri sera in questa stanza c’era una lampada accesa. Stasera, quando si accenderà un’altra lampada, diremo che la luce di ieri risplende di nuovo. L’acqua sgorga da una fontana, poi cessa. Quando rincomincia a scorrere, diciamo che quell’ac-qua è la stessa che scorre ancora. Oppure, diciamo che questa luce è identica a quella di prima. Altrettanto dicasi della primavera dell’anno scorso, quando sono nati boccioli, fiori ed erbe odorose e sono maturati deliziosi frutti. L’anno venturo diremo che quei deliziosi frutti sono ritornati e così per i germogli, i fiori e i boccioli. Ciò non significa che le stesse particelle che componevano i fiori dell’anno scorso, dopo essersi decomposte, si siano ricombinate e siano quindi ritornate. Il vero significato è che la delicatezza, la freschezza, il delizioso profumo e i meravigliosi colori dei fiori dell’anno scorso sono visibili e apparenti, esattamente nello stesso modo, nei fiori di quest’anno. In breve, queste espressioni si riferiscono soltanto alla somiglianza esistente tra i fiori precedenti e quelli attuali. Il «ritorno» di cui si parla nelle Sacre Scritture è questo: la Penna Suprema10 lo spiega ampiamente nel Kitáb-i-Íqán. Consultatelo, in modo da essere informati della verità dei misteri divini.
Lode e salute a voi!Domanda: Come intendono i teosofi e i sufi il problema del Panteismo?11 Che cosa significa e di quanto si avvicina alla verità?
Risposta: Sappiate che il tema del panteismo è antico. È una credenza che non riguarda solo i teosofi e i sufi. Ci credevano anche alcuni saggi greci, come Aristotele, il quale disse: «La verità semplice è in tutte le cose, ma non è nessuna di essa». In questo caso «semplice» è l’opposto di «composto», significa la Realtà isolata, purificata e santificata da composizioni e divisioni, che Si risolve in innumerevoli forme. Perciò l’Esistenza Reale è tutte le cose, ma non è nessuna di esse.
In breve, i credenti nel panteismo ritengono che l’Esisten-za Reale possa essere paragonata al mare e che gli esseri siano come le sue onde. Le onde, che stanno a indicare gli esseri, sono forme innumerevoli dell’Esistenza Reale. Perciò la Sacra Realtà è il Mare della Preesistenza12 e le innumerevoli forme delle creature sono le onde che ne appaiono.
I panteisti paragonano questa teoria all’unità reale e all’infinito dei numeri. L’unità reale si rispecchia nei gradi degli infiniti numeri, perché i numeri sono la ripetizione dell’unità reale. Così il numero due è la ripetizione di uno e altrettanto dicasi per gli altri numeri.
Una delle loro prove è questa. Tutti gli esseri sono oggetti noti a Dio. Non può darsi conoscenza senza oggetto conosciuto, poiché la conoscenza è relativa a ciò che esiste e non al nulla. La pura inesistenza non può avere alcuna specificazione o individuazione nei gradi della conoscenza. Perciò le realtà degli esseri, che sono l’oggetto conosciuto da Dio l’Altissimo, hanno la stessa esistenza della conoscenza,13 in quanto hanno la forma della Conoscenza divina e sono preesistenti, appunto come lo è la Conoscenza divina. Se la conoscenza è preesistente, lo è anche l’oggetto conosciuto. E le individuazioni e le specificazioni degli esseri, che sono le conoscenze preesistenti dell’Essenza dell’Unità, sono la Conoscenza divina. Infatti le realtà dell’Essenza dell’Unità, la conoscenza e gli oggetti conosciuti hanno un’assoluta unità che è reale e stabilita. Altrimenti, l’Essenza dell’Unità diverrebbe il luogo di molteplici fenomeni e si renderebbe necessaria una molteplicità di preesistenze,14 il che è assurdo.
È così dimostrato che gli oggetti conosciuti costituiscono la conoscenza e che la conoscenza è l’Essenza, cioè che il Conoscitore, la conoscenza e gli oggetti conosciuti sono un’unica realtà. E chi immagina qualcosa di diverso deve ritornare alla molteplicità e alla concatenazione15 e le preesistenze finiscono col divenire innumerevoli. Poiché l’individuazione e la specificazione degli esseri nella conoscenza di Dio era l’Essenza dell’Unità, e poiché non c’era alcuna differenza fra loro, così c’era una sola vera Unità e tutti gli oggetti conosciuti erano diffusi e inclusi nella realtà dell’unica Essenza – vale a dire, secondo il modo della semplicità e dell’unità, tutti gli oggetti conosciuti costituivano la conoscenza di Dio l’Altissimo e l’Essenza della Realtà. Quando Dio manifestò la Sua gloria, queste individuazioni e specificazioni degli esseri che avevano un’esistenza virtuale – che erano, cioè, una forma della Conoscenza divina – trovarono un’esistenza sostanziata nel mondo esterno. E questa Esistenza reale Si risolse in infinite forme. Questa è la base del loro argomento.
Teosofi e sufi si dividono in due rami. L’uno comprende la massa che crede nel panteismo per semplice spirito d’imitazione senza comprenderne il significato attribuitogli dai saggi. Infatti la massa dei sufi crede che Essere significhi esistenza generale, presa sostantivamente, come è compresa dalla ragione e dall’intel-ligenza – quella cioè, che l’uomo può intendere. Invece, l’esi-stenza generale è uno degli accidenti che compenetrano la realtà degli esseri, mentre le qualità degli esseri sono l’essenza. L’esi-stenza accidentale, che dipende dagli esseri, è come le altre proprietà delle cose che ne dipendono. Essa è un accidente fra gli accidenti e certamente ciò che è essenza è superiore a ciò che è accidente. Infatti l’essenza è l’origine e l’accidente è la conseguenza. L’essenza dipende da se stessa e l’accidente dipende da altro – cioè richiede un’essenza da cui dipendere. Altrimenti Dio sarebbe una conseguenza delle creature: Egli avrebbe bisogno di esse ed esse sarebbero indipendenti da Lui.
Per esempio, ogni qual volta gli elementi isolati si combinano secondo il sistema divino universale, viene al mondo uno degli esseri. Vale a dire, quando certi elementi si combinano, si produce un’esistenza vegetale. Quando si combinano altri elementi, nasce un animale. Si combinano altri elementi ancora e se ne producono creature diverse. In questo caso, l’esistenza delle cose è una conseguenza della loro realtà. Come potrebbe accadere che questa esistenza, che è un accidente fra altri accidenti e che necessita di un’altra essenza da cui dipendere, sia l’Essenza Preesistente, l’Autore di tutte le cose?
Ma i saggi iniziati, fra i teosofi e i sufi, che hanno esaminato il problema, pensano che esistano due categorie di esistenza. L’una è l’esistenza generale, che è compresa dall’intelligenza umana. Essa è fenomenica e accidentale, mentre la realtà delle cose è l’essenza. Il panteismo non vale, però, per l’esistenza immaginaria e generale, ma solo per la vera Esistenza, libera e santificata da ogni altra interpretazione. Grazie ad Essa tutte le cose esistono. Essa è l’Unità grazie alla quale tutte le cose sono venute al mondo, ivi comprese la materia, l’energia e questa esistenza generale che è percepita dalla mente umana. Secondo i teosofi e i sufi, questa è la verità della questione.
In breve, quanto alla teoria secondo la quale tutte le cose esistono per mezzo dell’Unità, tutti sono d’accordo – tanto i filosofi quanto i Profeti. Ma c’è fra loro una differenza. I Profeti dicono: «La Conoscenza di Dio non ha bisogno dell’esistenza degli esseri, ma la conoscenza delle creature ha bisogno del-l’esistenza delle cose conosciute». Se la Conoscenza di Dio avesse bisogno di qualche altra cosa, sarebbe conoscenza della creatura e non conoscenza di Dio. Infatti ciò che è Preesistente è diverso da ciò che è fenomenico e ciò che è fenomenico è l’op-posto dì ciò che è Preesistente. Ciò che attribuiamo alla creatura – cioè le necessità degli esseri contingenti – lo neghiamo nei confronti di Dio. Infatti la purificazione o santificazione dalle imperfezioni è una delle Sue proprietà necessarie. Così, in ciò che è fenomenico vediamo l’ignoranza, nel Preesistente riconosciamo la conoscenza. Nel fenomenico troviamo la debolezza, nel Preesistente riconosciamo la forza. Nel fenomenico vediamo la povertà, nel Preesistente riconosciamo la ricchezza. Così il fenomenico è la sorgente delle imperfezioni e il Preesistente è il compendio delle perfezioni. La conoscenza fenomenica ha bisogno di oggetti conosciuti. La Conoscenza preesistente è indipendente dall’esistenza degli oggetti. La preesistenza della specificazione e dell’individuazione degli esseri, che sono gli oggetti conosciuti da Dio l’Altissimo, non esiste. E questi attributi divini e perfetti non sono tanto ben compresi dall’intel-ligenza, da consentirci di decidere se la Conoscenza divina abbia bisogno degli oggetti conosciuti, oppure no.
In breve, questa è la tesi principale dei sufi. Se volessimo accennare a tutte le loro prove e spiegare le loro risposte, occorrerebbe moltissimo tempo. Questa è la loro prova decisiva e la loro più semplice tesi – almeno, quella dei saggi fra i sufi e dei teosofi.
Ma la questione dell’Esistenza Reale per la quale tutte le cose esistono – cioè la realtà dell’Essenza dell’Unità grazie alla quale tutte le creature sono venute al mondo – è ammessa da tutti. La differenza consiste nel fatto che i sufi dicono: «La realtà delle cose è la manifestazione dell’Unità Reale». Ma i Profeti dicono: «essa emana dall’Unità Reale». E fra manifestazione e emanazione c’è una grande differenza. Apparizione come manifestazione significa che una singola cosa appare in infinite forme. Prendiamo come esempio un seme, cioè un oggetto dotato di perfezioni vegetative, che manifesta in infinite forme, sviluppandosi in rami, foglie, fiori e frutti: si dice che questa è un’apparizione come manifestazione. Mentre nell’apparizione per emanazione, l’Unità Reale rimane e persiste nell’elevatezza della Sua santità, mentre l’esistenza delle cose emana da Essa e non si manifesta da Essa. Si può fare il paragone del sole dal quale emana la luce che si riversa su tutte le creature. Ma il sole resta nell’elevatezza della sua santità. Non discende e non si risolve in forme luminose. Non appare nella sostanza delle cose grazie alla loro specificazione e individuazione. Il Preesistente non diventa fenomenico. La ricchezza indipendente non diventa povertà incatenata. La pura perfezione non diventa assoluta imperfezione.
Ricapitolando, i sufi ammettono Dio e la creatura e affermano che Dio Si risolve nelle infinite forme delle creature e si manifesta come il mare, che appare nelle infinite forme delle onde. Queste onde fenomeniche e imperfette sono la stessa cosa del Mare Preesistente, che è il compendio di tutte le perfezioni divine. Per contro, i Profeti credono che esistano tre cose: il mondo di Dio, il mondo del Regno e il mondo della Creazione. La prima emanazione da Dio è il dono del Regno, che emana e si riflette nella realtà delle creature, come la luce emana dal sole e risplende sulle creature. E questo dono, che è la luce, si riflette in infinite forme nella realtà di tutte le cose e le specifica e individualizza secondo la capacità, il merito e il valore intrinseco delle stesse. Ma l’affer-mazione dei sufi comporta che la Ricchezza indipendente discenda nel grado della povertà, che il Preesistente si limiti alle forme fenomeniche e che la Potenza pura si circoscriva nello stato della debolezza, secondo le limitazioni degli esseri contingenti. E questo è un evidente errore. Osservate che la realtà dell’uomo, che è la più nobile delle creature, non discende nella realtà dell’ani-male; che l’essenza dell’animale, dotato delle facoltà dei sensi, non si abbassa al grado vegetale e che la realtà del vegetale, che è la capacità della crescita, non discende nella realtà del minerale.
In breve, stabilito che qualsiasi realtà superiore non discende né si abbassa a stati inferiori, come potrebbe la Realtà universale di Dio, superiore a qualsiasi descrizione e attribuzione, malgrado la Sua assoluta santità e purezza, risolverSi nelle forme della realtà delle creature, che sono una sorgente di imperfezioni? Questa è pura fantasia che nessuno può concepire.
E invece, questa sacra Essenza è il compendio delle perfezioni divine e tutte le creature sono favorite dal dono del Suo splendore per emanazione e ricevono le luci, la perfezione e la bellezza del Suo Regno, allo stesso modo in cui tutte le creature terrene ricevono il dono della luce dei raggi del sole, ma il sole non discende e non si abbassa alle realtà favorite degli esseri terreni.
Dopo cena, data l’ora tarda, non c’è tempo per ulteriori spiegazioni.
Saluti.I metodi riconosciuti per acquisire la conoscenza sono soltanto quattro. In altri termini la realtà delle cose può essere compresa con uno di questi quattro metodi.
Il primo metodo è mediante i sensi – cioè, con questo metodo si comprende tutto ciò che l’occhio l’orecchio, il gusto, l’olfatto e il tatto percepiscono. Tutti i filosofi europei lo considerano oggi il metodo più perfetto. Essi dicono che il principale metodo per acquisire la conoscenza è mediante i sensi. Sebbene sia imperfetto poiché commette errori, essi lo considerano superiore. Per esempio, il senso più importante è la facoltà della vista. La vista vede acqua nel miraggio e vede le immagini riflesse negli specchi come se fossero reali ed esistenti. Grandi corpi lontani sembrano piccoli e un punto rotante sembra un cerchio. La vista crede che la terra sia ferma e vede il sole muoversi e in molti casi analoghi induce in errore. Perciò non possiamo fidarcene.
Il secondo è il metodo della ragione, adottato dagli antichi filosofi, le colonne della saggezza. È il metodo della comprensione. Essi dimostravano le cose mediante la ragione e si attenevano fermamente alle prove logiche. Tutti i loro argomenti sono argomenti della ragione. Malgrado ciò, fra loro c’erano grandi divergenze e le loro opinioni erano contraddittorie. A volte cambiavano idea, cioè, per vent’anni dimostravano l’esi-stenza di una data cosa con argomenti logici, per poi negarla con argomenti altrettanto logici. Tant’è vero che Platone dimostrò dapprima che la terra era immobile e il sole si muoveva e poi – sempre con argomenti logici – dimostrò che il sole era un centro fisso e la terra si muoveva. In seguito si diffuse la teoria tolemaica e l’idea di Platone fu completamente dimenticata, finché un nuovo osservatore non la riportò in vita. Così, sebbene si affidassero tutti ad argomenti della ragione, nessun matematico fu d’accordo. Allo stesso modo, i filosofi risolvevano in un dato momento un determinato problema con argomenti logici, per negarne poi la soluzione sempre con argomenti della stessa natura. Talvolta un filosofo sosteneva fermamente, e con validi argomenti e prove in appoggio, una data teoria che poi egli stesso contraddiceva con argomenti ugualmente fondati sul ragionamento. È quindi evidente che il metodo della ragione non è perfetto. Lo dimostrano le divergenze degli antichi filosofi, l’instabilità e la mutevolezza delle loro opinioni. Se quel metodo fosse perfetto, i pensatori dovrebbero essere tutti uniti nelle idee e concordi nelle opinioni.
Il terzo metodo di comprensione è mediante la tradizione, cioè mediante i testi delle Sacre Scritture. La gente dice: «Nell’Antico e nel Nuovo Testamento Dio così parlò». Anche questo metodo è imperfetto, poiché le tradizioni sono comprese mediante la ragione. E poiché la ragione è soggetta a commettere errori, come si può dire che non sbaglierà nell’in-terpretare il significato delle tradizioni, dato che essa può fallire e non è certamente in grado di conseguire la certezza. Questo è il metodo seguito dai capi religiosi. Qualunque cosa comprendano del testo dei libri è sempre ciò che la loro ragione comprende e non è necessariamente la verità autentica, perché la ragione è come una bilancia e i significati contenuti nei Libri Sacri sono come gli oggetti pesati. Se la bilancia non è esatta come si potrà accertare il peso?
Sappiate quindi che ciò che è nelle mani della gente, ciò che essi credono, è soggetto a errore. Poiché, se la prova addotta per dimostrare o confutare una cosa è presa dall’evi-denza dei sensi, questo metodo, come si è visto, non è perfetto. Altrettanto dicasi se le prove sono intellettuali. E anche se le prove sono tradizionali, esse sono imperfette. La gente non dispone quindi di criteri ai quali affidarsi.
Ma il dono dello Spirito Santo ci dà il vero metodo di comprensione che è infallibile e indubbio. Ciò avviene grazie all’aiuto che lo Spirito Santo dà all’uomo e questa è l’unica condizione che consenta di conseguire la certezza.
LXXXIVDomanda. Coloro che hanno il dono delle buone azioni e della benevolenza universale, che hanno qualità lodevoli, che agiscono con amore e gentilezza verso tutte le creature, che si curano dei poveri e si sforzano di instaurare la pace universale, che bisogno hanno degli insegnamenti divini, dai quali si credono indipendenti? Qual’è la condizione di queste persone?
Risposta. Sappi che azioni, sforzi e parole come queste sono lodevoli e approvate e sono la gloria dell’umanità. Ma, da sole, non bastano. Sono un corpo bellissimo, ma privo di spiritualità. No, ciò che dà vita eterna, onore imperituro, illuminazione universale, vera salvezza e prosperità è, in primo luogo, la conoscenza di Dio. È noto che essa è superiore a ogni altra conoscenza ed è la massima gloria del mondo umano. Infatti, dall’attuale conoscenza della realtà delle cose derivano vantaggi materiali e grazie a questi la civiltà esteriore progredisce. Ma la conoscenza di Dio è causa di progresso e di attrazione spirituale e, per suo mezzo, si ottengono la percezione della verità, l’esaltazione dell’umanità, la civiltà divina, la rettitudine morale e l’illuminazione.
In secondo luogo viene l’amore di Dio, la cui luce brilla nella lampada dei cuori di coloro che conoscono Dio. I suoi fulgidi raggi illuminano l’orizzonte e conferiscono all’uomo la vita del Regno. In verità, l’amore di Dio è il frutto del-l’esistenza umana, perché questo amore è lo spirito della vita e l’eterna munificenza. Se l’amore di Dio non esistesse, il mondo contingente rimarrebbe al buio. Se l’amore di Dio non esistesse, i cuori degli uomini sarebbero morti e privi delle sensazioni dell’esistenza. Se l’amore di Dio non esistesse, l’unione spirituale andrebbe perduta. Se l’amore di Dio non esistesse, la luce dell’unità non illuminerebbe il genere umano. Se l’amore di Dio non esistesse, l’oriente e l’occidente non si abbraccerebbero. Se l’amore di Dio non esistesse, la divisione e la disarmonia non si trasformerebbero in fraternità. Se l’amore di Dio non esistesse, l’indifferenza non diverrebbe affetto. Se l’amore di Dio non esistesse, lo sconosciuto non diverrebbe amico. L’amore del mondo umano prende luce dall’amore di Dio ed è apparso per la munificenza e la grazia di Dio.
È chiaro che la realtà dell’umanità è diversa, che le opinioni sono varie e che i sentimenti differiscono. E queste differenze di opinioni, di pensieri, di intelligenza, di sentimenti fra le razze umane provengono da una necessità essenziale, perché le differenze dei gradi dell’esistenza delle creature sono una delle necessità dell’esistenza che si sviluppa in infinite forme. Perciò abbiamo bisogno di una forza comune che domini i sentimenti, le opinioni e i pensieri di tutti, di una forza grazie alla quale queste divisioni non abbiano più effetto e tutti gli individui siano portati sotto l’influenza dell’unità del mondo umano. È chiaro ed evidente che la massima forza esistente nel mondo umano è l’amore di Dio. Esso porta i vari popoli all’ombra della tenda dell’affetto. Produce il massimo amore e la più perfetta unità fra famiglie e nazioni antagoniste e ostili.
Guardate, dopo la venuta di Cristo, quante nazioni, razze, famiglie e tribù si unirono all’ombra della Parola divina in forza dell’amore di Dio. Divisioni e differenze secolari furono completamente distrutte e annientate. I concetti di razza e di madrepatria sparirono. Le anime e le esistenze si unirono. Tutti divennero spiritualmente veri Cristiani.
La terza virtù dell’umanità è la buona volontà che è la base delle buone azioni. Alcuni filosofi hanno considerato l’intenzione superiore all’azione, perché la buona volontà è luce assoluta, è purificata e santificata da impurità di egoismi, inimicizie e inganni. Un uomo può compiere un’azione che sembra giusta, ma in realtà è dettata dall’avidità. Per esempio, il macellaio alleva la pecora e la protegge. Ma la sua buona azione è dettata dal desiderio di trarne profitto e il risultato di tanta cura è la macellazione della povera bestia. Quante azioni giuste sono dettate dall’avidità! Ma la buona volontà è scevra da tali impurità.
In breve, se alla conoscenza di Dio si sommano l’amore di Dio, l’attrazione, l’estasi e la benevolenza, allora una buona azione è completa e perfetta. Altrimenti, per quanto lodevole, una buona azione che non sia sorretta dalla conoscenza di Dio, dall’amore di Dio e dall’intenzione sincera è imperfetta. Per esempio, l’essere di un uomo deve riunire in sé tutte le qualità per essere perfetto. La vista è estremamente preziosa e apprezzabile, ma dev’essere sorretta dall’udito. L’udito è apprezzabile, ma dev’essere completato dalla favella. La favella è pregevole, ma dev’essere assistita dal potere della ragione e così via. Altrettanto dicasi delle altre facoltà, degli altri organi e delle altre membra dell’uomo. Quando tutte queste facoltà, questi sensi, questi organi e queste membra coesistano, l’individuo è perfetto.
Oggi s’incontrano nel mondo persone che, in verità, desiderano il bene universale e, nei limiti delle loro forze, si adoperano per proteggere gli oppressi e aiutare i poveri. Sono entusiasti della pace e del benessere universale. Sebbene sotto questo aspetto siano perfette, tuttavia, se sono prive della conoscenza e dell’amore di Dio, restano imperfette.
Galeno, il medico, nella sua opera in cui commenta il trattato di Platone sull’arte del governo,16 afferma che i principi fondamentali della religione hanno grande influenza su una perfetta civiltà, perché «la moltitudine non può capire il nesso delle parole esplicative, ma ha bisogno di espressioni simboliche che annuncino ricompense e punizioni di un altro mondo. Ciò che dimostra la verità di questa affermazione», soggiunge Galeno, «è che oggi vediamo un popolo, chiamato cristiano, che crede nelle ricompense e nelle punizioni. E questa setta compie bei gesti come quelli del vero filosofo. E così si vede chiaramente che essi non temono la morte, non desiderano e non vogliono dal popolo altro che giustizia ed equità e sono considerati veri filosofi».
Riflettete, ora, che la sincerità, lo zelo, la spiritualità, l’impegno nell’amicizia e le buone azioni di un credente in Cristo erano allora tali che Galeno, medico-filosofo, benché non fosse di religione cristiana, dovette attestare la bontà morale e le perfezioni di quella gente, tanto da dire che erano veri filosofi. Quelle virtù e quella morale erano ottenuti non soltanto per mezzo delle buone azioni. Infatti, se la virtù consistesse solo nell’ottenere e nel fare del bene, come questa lampada accesa che illumina la casa – il che è senza dubbio un beneficio – perché non loderemmo la lampada? Il sole fa crescere tutti gli esseri della terra e il suo calore e la sua luce favoriscono la crescita e lo sviluppo. C’è maggiore beneficio di questo? Eppure, poiché non proviene dalla buona volontà o dall’amore e dalla conoscenza di Dio, questo bene è imperfetto.
E invece, quando un uomo porge a un altro una coppa d’acqua, quest’ultimo gli è grato e lo ringrazia. Qualcuno senza riflettere dirà: «Il sole che dà luce al mondo, il dono supremo visibile in lui, deve essere adorato e lodato. Se lodiamo un uomo che compie un semplice atto di gentilezza, perché non dovremmo essere grati e riconoscenti al sole per il suo dono?» Ma se vorremo cercare la verità, vedremo che l’insignificante atto di gentilezza dell’uomo è dovuto all’esistenza di sentimenti consapevoli e per questo è degno di lode, mentre la luce e il calore del sole non sono dovuti a sentimenti coscienti, perciò non meritano né lode né gratitudine né ringraziamento.
Allo stesso modo, anche una buona azione, benché lodevole, se non è dettata dall’amore e dalla conoscenza di Dio, è pur sempre imperfetta. Inoltre se riflettete, vedrete che queste buone azioni di uomini che non conoscono Dio sono an-ch’esse – in ultima analisi – un portato degli insegnamenti divini. Vale a dire, gli antichi Profeti indussero gli uomini a compiere queste azioni, ne spiegarono la bellezza e ne dichiararono gli splendidi effetti. Pertanto questi insegnamenti si diffusero fra gli uomini, li toccarono l’uno dopo l’altro e indirizzarono i loro cuori verso queste perfezioni. Quando si resero conto che queste azioni erano considerate buone e diventavano motivo di gioia e di felicità per l’umanità, gli uomini vi si uniformarono.
Quindi anche queste azioni provengono dagli insegnamenti di Dio. Ma per vederlo occorre giustizia e non servono controversie e polemiche. Grazie a Dio, voi siete stata in Persia e avete visto come, grazie alle sante brezze di Bahá’u’lláh, i Persiani siano diventati benevoli verso l’umanità. In precedenza, se incontravano persone di razza diversa, le maltrattavano e si mostravano pieni di inimicizia, di odio e di malanimo, arrivando perfino a insozzarle di rifiuti. Bruciavano Vangeli e Antichi Testamenti e se si contaminavano le mani toccando quei libri, se le lavavano. Oggi, la maggior parte di loro recita e canta – com’è giusto – i versetti di questi due Libri nelle riunioni e nelle assemblee e ne commenta gli insegnamenti esoterici. Sono diventati ospitali verso i nemici, trattano i lupi sanguinari con gentilezza, come se fossero gazzelle delle pianure dell’amore di Dio. Avete visto i loro usi e costumi e avete sentito dei costumi delle generazioni precedenti. Questa trasformazione della morale, questo miglioramento della condotta e del linguaggio, sono forse possibili altrimenti che mediane l’amore di Dio? No, in nome di Dio! Se volessimo introdurre questa morale e questi costumi mediante la scienza e il sapere, occorrerebbero veramente migliaia d’anni e non si riuscirebbe a diffonderli fra le masse.
Eppure oggi ci siamo riusciti con la massima facilità, grazie all’amore di Dio.
Siate avvertiti, o voi che possedete comprensione!
INDICE ANALITICOAcqua, simbolo della conoscenza e della vita, 19.6
Adamo, 18.1-5razionale, 38.1, 3, 6, 39.1, 6, 55.5, 58.3, 5, 66.1-6
Animaliil Sole della Realtà sorge da vari segni dello Zodiaco, 14.9
Astronomiagli elementi dell’universo sono collegati gli uni con gli altri, 69.1-8
AtomiAttributi. Vedi Carattere, Uomo, poteri e virtù dell’, Spiritualità
Azioni. Vedi anche Attiopere di bene possono essere causa di perdono, 62.4
Báb, il, 8.1-4, 11.33possano divenire la gente del Sole della Realtà 59.9
Bahá’u’lláh, 9.1-26Jamál-i-Qidam (Bellezza Preesistente o Antica Bellezza), 9.1n
Luce della Realtà, 10.3Kitáb-i-Aqdas (il Libro Più Santo), 12.4, 45.1n, 65.1-4
Kitáb-i-Haykal, 9.16gli ‘ulamá non sanno rispondere all’epistola di, 9.17
Bambinisimboli nella, 16.4-5. Vedi anche Bibbia, spiegazione di versetti, Profezie, Simboli
il clero non ha capito 1.23.6infallibilità della Casa Universale di Giustizia, 45.4 e nota
Cattolica, Chiesaimperfezione della, prova della perfezione di Dio, 2.1-11
materiamondo della, richiede l’apparizione dello spirito umano, 52.1-6
perfezione della, 46.1-3chiesa di Dio fondata sulla roccia della fede, 34.1-3
declino del, 43.9-10Verbo di Dio esisteva prima della sua manifestazione corporea, 28.4
battesimo di, 19.1-8grandezza di, dovuta alle perfezioni e non alla nascita, 18.1-6
nato dallo Spirito Santo, 17.1-7, 29.4Destino, 68.1-3. Vedi anche Libero arbitrio, Predestinazione
Dio, 37.1-8, 45.1-2, 62.1, 80.6attributi, 3.10, 37.2, 5-6, 8, 45.2, 47.2, 59.6, 7, 8, 77.8, 80.6
conoscenza di, da parte dell’uomofuturo, la Sua conoscenza del, non ne produce il verificarsi, 35.1-6
generosità di, 62.6perché si rivolsero verso l’orizzonte di Mosè, 14.11
si raduneranno in Terra Santa, 12.7-8Egizi, negazione di Muhammad, causa della distruzione degli, 11.21
Eguaglianzamateriale, è inesistenza relativa, 67.1-2, 8, 79.1-5, 80.4-6
mondi dell’, non sono mai stati privi dell’uomo, 50.4
movimento (progresso e declino) necessario all’, 63.1-3
perfezioni dell’, illimitate 62.1segni dell’, non possono apparire dalla inesistenza, 60.5
tre condizioni dell, servitù, profezia e Divinità, 62.1
l’uomo non può progredire oltre la propria condizione, 64.1-7
Eucaristia, 22.1-11dell’uomo, 17.7, 38.4, 46.1-6, 47.1-8, 49.1-8, 51.1-6
sempre una specie distinta, 47.8, 49.6-7Figli, devono implorare il perdono per i genitori, 62.5
Filosofi. Vedi Aristotele, Pitagora, Platone, Socrate
Filosofia, fallibilità della ragione nella, 59.6, 83.3
FuocoGenitori, i figli devono implorare il perdono per 1.62.5
Geremia, 34.2, 37.8, 43.5, 71.2simbolo della forma esteriore della religione, 11.11
Gesù. Vedi Cristoquando conseguono la perfezione diventano eterne, 38.4
sono tormenti, 75.1Intelligenza, 1.3, 3.9. Vedi anche Conoscenza, Mente
Intenzioni e azioni umane, 84.6, 7‘ulama non riescono a rispondere a Bahá’u’lláh, 9.17
Ismaele, 4.3, 7.6Israele, gli ebrei si riuniranno in Terra Santa, 12.7-8
Israeliti, 5.3-4, 6.3-4Kitáb-i-Aqdas (Il Libro Più Santo), 12.4, 45.1n, 65.1-4
Kitáb-i-Haykal, 9.16Kitáb-i-Iqán (Libro della Certezza), 26.1, 26.1n, 81.16
Lampada. Vedi Lucedeve cambiare con i cambiamenti degli uomini 11.13, 20.4-8
di DioLibero arbitrio, 70.1-9. Vedi anche Destino, Predestinazione
Logica, fallibilità della, 83.3Manifestazione-i di Dio, 16.5-8, 31.1-7, 37.1-10, 42.1-6, 58.4-5. Vedi anche le varie Manifestazioni: Abramo, Báb, Bahá’u’lláh, Buddha, Cristo, Mosè, Muhammad
ascensione delle, 39.4manifestano le perfezioni e gli attributi di Dio, 37.4-10, 54.4-6, 59.7-8
potere divino, 3.12-6rispecchiano il Sole della Realtà, 27.6, 37.4, 59.7-8
segni di grandezza fin dall’infanzia, 39.5i miracoli non costituiscono una prova delle, 10.6-9, 20.1-9
necessità di obbedire alle, 45.5-9Cristo e Bahá’u’lláh hanno le perfezioni delle Manifestazioni precedenti e ancora di più, 37.10
Uomo Perfetto 27.4, 45.7, 50.4, 59.7Martirio dei bábí, 8.2. Vedi anche Prove e tribolazioni
Materiaall’inizio il rango profetico di, fu tenuto segreto, 10.31
condizioni delle donne prima di Muhammad, 7.5Muhammad-‘Alíy-i- Bárfurúshí, ?ájí Mullá (Quddús), 11.33 e nota
Musica, potere della, 69.5differenza fra i buoni, i peccatori e i malvagi che sono separati, 65.1-4
possono essere perdonati dopo la morte, 62.6Ottomano, impero, la luna è il simbolo dell’, 13.4
Pace, instaurazione della, 11.48, 12.1-8Parola di Dio, 28.3-4, 30.7, 38.5. Vedi anche Dio, Verbo di
causa della vita, 42.3le buone azioni dei giusti sono peccati dei Vicini, 30.11
contro lo Spirito Santo, 31.1-7differenze fra i buoni, i peccatori e i malvagi che sono separati, 65.1-4
importanza essenziale di una vita immacolata, 45.6
preghiera per il perdono del, dei defunti, 62.2delle Manifestazioni di Dio, 3.9, 13-4, 27.4 e nota, 45.7
dello spirito umano, 36.4tutte le cose sono state create perfette sin dal principio, 51.4
di tutto il creato, 46.2-3ricostruzione della, dipende dagli insegnamenti di Bahá’u’lláh, 9.24
sole, simbolo della, 13.4Pianeti, composizione e decomposizione dei, 47.2. Vedi anche Terra
Pietro, 9.25, 20.2, 30.1-4 e notaPredestinazione, 35.1-6, 1-3. Vedi anche Destino, Libero arbitrio
PreesistenteProfezie, 10.14. Vedi anche Bibbia, spiegazione dei versetti della
anziani, ventiquattro, 11.48data dell’avvento del, 10.21-9, 11.6-8, 33, 13.6-13
frutto perfetto della Legge di Muhammad, 13.5Signore degli Eserciti manifestato in Terra Santa, 9.15
terzo guaio, apparizione del, 11.41Qualità. Vedi anche Carattere, Ricercatore, Spiritualità
ereditarie, 7.5Quddús (?ájí Mullá Muhammad-‘Alíy-i-Bárfurúshí), 11.33 e nota
Quraysh, 7.3cicli spirituali delle, 14.6-11, 36.6, 51.1-4, 43.3
instaurazione del Regno divino, 11.44leggi della, devono cambiare, 11.13, 20.2-8, 40.7, 43.10
scienza e, 34.8deve essere come una farfalla e un usignolo, 14.10
deve cercare il Sole della Realtà e non il luogo dove esso sorge, 14.10
qualità del, 10.11-2Salute e guarigione, LXXIII, 1-7. Vedi anche Medici, Medicina
cureSeconda venuta di Cristo. Vedi Cristo, seconda venuta di
Sensi (facoltà), cinque interiori e cinque esteriori, 56.1-5, 83.2
Serpente, 30.2Simboli, necessità dei, 16.1-8. Vedi anche Bibbia, spiegazione di versetti, Profezie
l’acqua, la conoscenza e la vita, 19.6della Realtà 11.44, 48, 14.9, 23.3, 36.6, 45.3, 54.6
ha molti orienti,XIV, 9immagine del, e dello specchio, 24.2, 4, 27.4, 36.3, 6, 37.4, 39.4, 50.3, 52.5, 54.4-5, 59.7, 61.6
simbolo della Persia, 13.4anima razionale, 38.1, 3, 6, 39.1, 6, 55.5, 58.3, 5, 66.1-6
apparizione nel corpo, 52.1-4necessità della apparizione dello, nel corpo, 52.1-6
non è influenzato dalle vicende del corpo, 39.6, 51.1-6, 56.1-4
non è limitato dal tempo e dallo spazio, 67.1-5le Manifestazioni hanno un’anima razionale, 38.1-7
Spirito Santo, 25.1-7, 27.5-8, 36.5, 38.5, 83.6Spirituali, influenze, sulle cose materiali, 69.1-7
Spiritualitàil potere del corpo è debole in confronto al potere dello spirito, 30.11
qualità della, sono contagiose, LVVII, 8le virtù dell’uomo appaiono grazie al potere di Dio, 15.8
Stelle, influsso delle, 69.1-7il mondo contingente è fonte di imperfezione, 2.4-6
perfezione della, essere fertile, 15.2teoria dei materialisti sulla formazione della, 17.6
trasformazione della, in questo ciclo, 12.4fine dell’imperfezione e inizio della perfezione, 64.2
conoscenza dell’, di due tipi, 16.1-3corpo dell’, può essere incapace di riflettere lo spirito, 61.5
differenze fra i buoni, i peccatori e i malvagi che sono separati da Dio, 65.1-4
differisce dall’animale, 48.1-11Adamo è la causa della vita fisica dell’ uomo, 29.1-9
antichissima, 51.1-5Cristo è la causa la della vita spirituale dell’, 29.1-9
emanazione di Dio, 53.1-7, 54.2essere assimilato da un uomo, onore per il mondo animale, 15.5
evoluzione dell’, 17.7, 38.4, 46.1-6, 47.1-8, 49.1-8, 51.1-6
sempre una specie distinta, 47.8, 49.6-7acquisite con il passaggio attraverso le condizioni dell’esistenza, 52.2-3
poteri e virtù dell’, 15.7-8, 84.1-13rimproverato da Dio attraverso le Manifestazioni, 44.1-11
seconda nascita, 60.3progresso spirituale prosegue nella, 62.2-6, 63.1-3, 64.1-7, 66.5-6
progresso spirituale grazie a preghiere, intercessioni, opere di carità di altre persone 62.4-5, 66.5-6
Regno di Dio nella, 67.1-9Yá Bahá’u’l-Abhá (O Gloria delle Glorie), 9.25 e nota
Zaqqúm, albero, 81.8 e notail Sole della Realtà sorge da vari segni dello, 14.9
Zoroastriani, 10.151 Il testo persiano di questo libro è stato pubblicato nel 1908 a Londra da Kegan Paul, Trench, Trubner e Co., Ltd. col titolo di An-núr al-abhá fí mufáwa?át ‘Abdu’l-Bahá. (N.d.e.)
1 Sull’idea di Dio, vedasi «La Divinità può essere compresa soltanto attraverso le Manifestazioni Divine», cap. XXXVIII e «La conoscenza di Dio nell’uomo», cap. LIX.
Il lettore noterà che la Fede bahá’í non ha una concezione antropomorfica di Dio e che, se usa la terminologia abituale, si preoccupa di spiegarne il significato simbolico.
2 Cfr. Genesi I, 26. Per la traduzione italiana della Bibbia si è seguito il testo del lucchese Giovanni Diodati (1576-1649), con qualche modifica in casi di discordanza con il testo inglese o di arcaismi che ci sono parsi andare a discapito della chiarezza. (N.d.e.)
3 Cfr. Genesi I, 26.4 Le Manifestazioni divine sono i fondatori delle religioni. Cfr. «Le due classi di Profeti», cap. XLIII.
5 Anche il Báb discendeva da Muhammad.7 Questo odioso costume era praticato da una delle più barbare tribù arabe, quella dei Banú-Tamím.
8 A Medina.10 Cfr. Jurjí Zaydán, Umayyads and Abbasids, trad. David Samuel Margoliouth.
11 Copernico.12 Cfr. Corano XXXVI, 38. Per la traduzione italiana del Corano si è seguito il testo di Alessandro Bausani (1961), con qualche modifica in caso di discordanza con il testo inglese. (N.d.e.)
13 Cfr. Corano XXXVI, 40.15 Il Báb è qui chiamato col titolo di ?a?rat-i-A‘lá, «Sua Altezza Suprema», ma per facilitare il lettore continueremo a chiamarlo col nome con cui è conosciuto in Europa, e cioè «il Báb».
16 I teologi della religione musulmana.17 Jamal-i-Mubárak, «Bellezza Benedetta», è il titolo qui dato a Bahá’u’lláh. Altri Suoi titoli sono Jamál-i-Qidam, «Bellezza Preesistente» e «Antica Bellezza». Noi, comunque, lo chiameremo Bahá’u’lláh, «Gloria di Dio», il nome con cui è noto in Occidente.
18 Esiliato dapprima a Baghdad, poi a Costantinopoli, poi a Adrianopoli, nel 1868 fu imprigionato ad ‘Akká (San Giovanni d’Acri), «la Più Grande Prigione».
19 Il penetrante giudizio di Bahá’u’lláh sopraffece in questa circostanza la malignità dei Suoi nemici che non si sarebbero certo accordati sul miracolo da chiedere.
20 Cioè l’Iraq arabo, per distinguerlo dal distretto iraniano che allora era chiamato «‘Iráq-i-A‘?am» e oggi si chiama Arák.
21 Adrianopoli.23 Una delle opere di Bahá’u’lláh scritta dopo la Sua Dichiarazione.
24 Il figlio di un console francese in Siria, col quale Bahá’u’lláh era in rapporti d’amicizia.
25 Il nome usato per indicare le epistole di Bahá’u’lláh.
26 Valí.27 Cfr. IX, 9, nota 19. Dando tanta importanza a questo esempio del buon senso di Bahá’u’lláh, ‘Abdu’l-Bahá intende sottolineare l’inutilità dei miracoli come prova della verità delle Manifestazioni di Dio. Cfr. «I miracoli», cap. XXII.
28 Invocazione usata dai bahá’í come dichiarazione di fede, alla lettera «O Gloria delle Glorie».
29 Bahá’u’lláh.34 «Egira», dall’arabo hijra significa migrazione (di Muhammad da Mecca a Medina). (N.d.e.)
35 Cfr. Daniele XII, 6-7.38 L’anno 1290 dalla proclamazione della Missione di Muhammad era il 1280 dell’Egira, o il 1863-1864 della nostra era. Fu allora (aprile 1863) che Bahá’u’lláh, nel lasciare Baghdad per Costantinopoli, dichiarò a quelli che Lo circondavano di essere la Manifestazione annunciata dal Báb.
I bahá’í celebrano questa dichiarazione con la Festa del Ri?ván, il nome del giardino alle porte della città dove Bahá’u’lláh soggiornò per dodici giorni e dove fece la Sua dichiarazione.
39 Apocalisse XI, 3.41 Questa frase è la traduzione persiana del versetto del Corano prima citato.
42 Apocalisse XI, 4.52 È un altro nome del Corano, che significa «discriminazione».
53 Cfr. Apocalisse XI, 10.55 ?ájí Muhammad-‘Alíy-i-Bárfurúshí, uno dei principali discepoli del Báb e una delle diciannove Lettere del Vivente.
56 Apocalisse XI, 12.73 Una delle opere di Bahá’u’lláh, nella quale Egli afferma che ‘Abdu’l-Bahá è Colui al quale tutti devono rivolgersi dopo la Sua morte.
74 Apocalisse XI, 19.77 Il territorio al di là del fiume Oxus, antico nome del fiume Amu-Daria che scorre dall’altipiano del Pamir al lago d’Aral. (N.d.e.)
78 Cfr. Apocalisse XII, 4.2 Dalla lettera a Ná?iri’d-Dín Sháh. Vedi Gli Inviti del Signore degli Eserciti. Tavole di Bahá’u’lláh (Casa Editrice Bahá’í, Roma, 2002), H 192.
3 Cfr. Corano XIX, 17.6 Questa conversazione dimostra la futilità delle discussioni su questo tema. Gli insegnamenti di ‘Abdu’l-Bahá sulla nascita di Cristo si trovano nel capitolo seguente.
7 Cfr. Giovanni I, 12-3.10 Cioè, di Cristo, Che spesso i musulmani chiamano Rúhu’lláh, Spirito di Dio.
11 Cfr. Giovanni VI, 51, 50.16 Il Kitáb-i-Íqán, una delle prime opere di Bahá’u’lláh rivelate a Baghdad, prima della dichiarazione della Sua manifestazione.
17 Giovanni III, 13.18 In queste conversazioni, come il lettore avrà già osservato, ‘Abdu’l-Bahá intende indicare il significato di alcuni passi delle Scritture, anziché citarne il testo esatto.
19 Masíkh, il mostro. In arabo vi è un gioco di parole sui vocaboli Masíh, Messia, e masíkh, mostro.
20 Cfr. 1 Tessalonicesi V, 2, 2 Pietro III, 10.25 Abu’l-bashar, il padre degli uomini, è uno degli appellativi dati dai musulmani ad Adamo.
26 Cfr. Giovanni VI, 41, 50, 58.37 Cfr. «Cause della diversità dei caratteri degli uomini», cap. LVII.
38 Bahá’u’lláh, Il Kitáb-i-Íqán. Il Libro della Certezza. 2a ed. italiana, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1994.
39 Cfr. Giovanni I, 19-21.43 È noto che il nome di Pietro era Simone, ma Cristo lo chiamava Cefa, che corrisponde alla parola greca petras, che significa roccia.
44 Cfr. Matteo XVI, 14-8.5 Cioè nel regno dell’uomo, dove solo lo Spirito manifesta 1’immortalità. Cfr. «I cinque aspetti dello spirito», cap. XXXVI, «La condizione dell’uomo e il suo progresso dopo la morte», cap. LXIV, eccetera.
6 Cfr. Giovanni XIV, 11, XVII, 21.20 Il Kitáb-i-Aqdas, Il Libro Più Santo [1a ed. italiana, Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1995, § 47], la principale opera di Bahá’u’lláh, nella quale si trova la maggior parte dei comandamenti. È la base dei principi della Fede Bahá’í.
21 La Casa di Giustizia (Baytu’l-Adl) è un’istituzione creata da Bahá’u’lláh. Egli ne menziona due livelli: le Case Locali di Giustizia, responsabili di una città o di un villaggio, e la Casa Universale di Giustizia. ‘Abdu’l-Bahá, nelle Sue Ultime Volontà e Testamento, aggiunse un livello intermedio, le Case Secondarie di Giustizia. L’infallibilità è stata conferita solo alla Casa Universale di Giustizia. Attualmente, per evidenziare la loro funzione puramente spirituale, le Case di Giustizia Locali e Secondarie sono chiamate Assemblee Spirituali Locali e Nazionali.
1 Corano XXIII, 14.3 Cioè, se ammettiamo, per esempio, che l’uomo sia stato un tempo un quadrupede e abbia avuto la coda.
4 Cfr. Genesi 1:26.5 Questo tema, emanazione e manifestazione, è più ampiamente spiegato nel capitolo seguente.
6 Cfr. «La vera preesistenza», cap. LXXX.12 Perciò nessuno potrebbe essere biasimato per il proprio carattere.
13 Cfr. Apocalisse XXII, 13.14 Cfr. «Differenze fra uomini e animali», cap. XLVIII.
15 Cfr. Giovanni III, 5.19 È costume persiano misurare le distanze «a tempo».
20 Mírzá Yahyá ?ubh-i-Azal, fratellastro di Bahá’u’lláh e Suo irriducibile nemico.
21 Per «spiriti velati» si intendono qui le anime razionali, le anime che non hanno lo spirito della fede. Cfr. «Anima, spirito, e mente», cap. LV.
22 Testuale nella versione inglese; s’intenda «trascendente il tempo e lo spazio». (N.d.e.)
23 Romani IX, 21.15 Cioè, un’infinita ripetizione di cause ed effetti.
16 Cfr. Ibn Abí U?aybi‘a, ‘Uy?n al-anb? f? ?abaq?t al-a?ibb? (Il Cairo, 1882), Tomo I, pp. 76-7.
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